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Full text of "Dissertazione [sulla famiglia da Carrara e Pappafava]"

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A SUA ECCELLENZA 



IL SIGNOR. 



CONTE FEDERICO 

DELLA TORRE ec. ec. 




E a voi fu indirizzata, e col favor va* 
ftro io ottenni la Differ tastone abboy^ 
%ata da un troppo Giovane Moderno Scrittore fopra la 
Genealogia di alcune Famiglie , le quali contrarerò pa- 
rentela colla Cafa da Carrara , egli è ben dovere, che 
T analifi, che io ne ho lavorato, a voi fia da me me- 
àeftmo prefentata . E quantunque a me non Ita ignota 
la profonda cognizione , che rapporto a quefle materie 
voi poffedete , onde non £»& n-afcevmi. dubbio , che de 
molti abbagli preft da quel troppo fervido .Autore vi 
farete accorto da voi fleffo, a me (fé non m inganna 
H amor proprio, dal quale fono chiamato a giufiificar- 
mi ) tocca principalmente il favellarne per confermarvi 
nel mio partito, fé benignamente vi ritrovate difpofto ; 
o a fvogliervi dal fuo, fé, non avendo maturamente- 
e f aminato il mio Promemoria, verfo di lui fofle in- 

a 2 c/i** 



dinato . Io qui dell' Opera mia non vi favo parola 
pia oltre , perchè f Introduzione di efja vi fuggerirà al- 
la memoria efjer tre anni trajcorfi, dacché fofle da Per- 
fona di cote/te Contrade pregato a favorirmi . Ecco do- 
po tre anni folamente u/ctre alla luce quefto mio pìc- 
colo lavoro , interroto da mille fatalità, e forfè poco 
degno di effervi pre/entato . Terminata l Opera , e con- 
fegnata allo Stampatore a perfuafwne de miei jimic't^ 
fono flato coftretto a formare V Jlvvifo ai Lettori , che 
dopo li cinque Capitoli ritroverete , e di cui qui non vi 
trattengo per non recarvi noja maggiore. 

La mode (li a però delle ri f polle , che mi ho preferì tto , 
e 7 non e f porre agli occhi del Mondo la fua Diflerta- 
yione fono un te/limonio del mio carattere onefìo , e del- 
la venerazione , che ho per Voi, e per le Per Jone, che 
godono il titolo dì volìri famigliari , In un altra Opera 
fua egli s è dìmoftrato affai avaro dì laudi verfo la vo- 
(ìra Famiglia, della quale non fa dt uopo, che io ra- 
gioni, quando tanti illuflri Scrittori ne anno prima di 
me con tanta gloria loro, e Voftra eccellentemente ra- 
gionato . Io fpero , cti egli anderà più guardingo neU 
avvenire, e che la paffìone di comparire al Mondo .Au- 
tore farà raffrenata dalle infmuazionì, che io mi dò /* 
onore di prefentargli* Piacciavi dì aggradire, che io 
mi tenga occulto a voi, comp ì* voglio effere al Pub- 
blico , quando bafìar vi deve , che un onefi Uomo Cit- 
tadino di que (ìo Mondo vi Itimi, e proccuri coll'Opere 
fue a Voi, qual Mecenate , dirette 5 di pale fare a tutti 
r eccellenza del voflro Carattere , della Nobiltà Vo- 
(Ira , e del purgato vo/ìro giudizio» 



IN- 



INTRODUZIONE. 



NEI ricercare ad una perfona di civile condizione 'l e di raro 
talento, col quale molte ore del giorno io foglio con piace- 
re, e diletto condurre, il tìw^,,.» a\ alunne Famiglie Germane , nel- 
le quali entrarono Femmine della Cafa da Carrara, allora dominante 
in Padova, all' occafione , che egli ne'confini della Germania per fuo 
diporto doveva trasferirli, non mi farei mai creduto, che quegli, cui 
fu commefla cotal ifpezione, perfona per altro di nobile condizio- 
ne, porgeffe in rifpofta ad un "Promemoria ( così da lui denomina- 
to ) una critica, e pungente DhTertazione non richiefta, e fuori af- 
fatto dal propofito defiderato. Qualunque ella fiali cotale Diflèrtazio- 
ne , io ottengo però 1* intento col vedere delineate le Armi , o fia 
Blafone di alcune delle ricercate Famiglie. Ma il Satirico Squitinio, 

A che 



j INTRODUZIONE. 

che a tutta pofla , e con termini non del tutto convenienti ad un Iftorico, 
per non dire ad un modello Cavaliere vi aggiunge, e 1 fapere ch'egli 
ha dato alla luce colle Stampe di non fo qual Librajo alcuna fimile 
opera fua, temendo che non efca un giorno al Mondo ancor que- 
lla, m'ha fatto rifolvere a fcuotermi dal letargo, e ad efaminare at- 
tentamente quanto egli adduce contro il più volte nominato Prome- 
moria non folo, ma altresì contro tutta la Famiglia da Carrara. 

Egli vuole primieramente, che chi eftefe il Promemoria s'abbia 
ingannato nel nome del Padre, della Figlia, dello Spofo, e della Fa- 
miglia ; e feguendo poi con una Genealogica ferie ( tratta tutta da 
Francefco Sanfovino delle Famiglie Illuftri d'Italia, ) della Cafa da 
Carrara, fi pone a lacerare il nome de' più Illuftri membri di effa. 
Di ciò non contento, ( ne fo poi da qual cattivo talento indotto 
contro la Famiglia Carrarefe ) con una Spiritofa invenzione proferi- 
fce una opinione rapporto all'origine fua non più udita, non più 
fcritta, né trattata da alcuno degli Autori Italiani, o da altri con- 
temporanei, o pofteriori, né finalmente inventata da' più acerrimi 
nemici della medefima . Ma finalmente ( non fi fcorge da qual 
fubito , gentile, e generofo pentimento indotto) figurandofi, dice 
egli , ( i ) che la fua Filaflrocca giunger pojfa nelle mani di alcuno 
degli ancor Superbiti Conti Tappafava. .. rampolli nfciti dal mede fi- 
mo Carrarefe Lignaggio : conforta quelli ad invanirfi di aver avuto 
tre de' loro Maggiori di buona fama, fé gli altri furono (2) dif cor- 
di tra loro: tiranni verfo i Judditi: moleftì alle circonvicine Citta: 
ingrafi a 1 Uro benefattori: fuperbi , prefuntuoft, prepotenti: fenza fede, 
fenza legge , fenza religione, fenza onoratezza, fenza polìtica. Que- 
lle fono le fne medeflme parole." r/^ IJ ~ ^eiia ma Ortografia, e in- 
terpunzione Tedefca . Poi quanto alla afferita loro baffa Origine 
( parto della fua Spiritofa invenzione ) li eforta a non averfene a 
male full'efempio de' Monarchi, e di certa Famiglia di Germania. 
Quello è il breve epilogo della erudita Differtazione. 

Sdegnar fi deve certamente ogni perfona, quantunque poco inte- 
reffata nel vedere annerita la candidezza della verità, avvilita la 

ripu- 



( 1 } Diflert. i 775 , MS. jr. , C * ) Ibid. e. io. 



INTRODUZIONE. j 

riputazione d'una Famiglia, che a' f\oi giorni (ì vide onorata da' 
maggiori Monarchi, e che por quaiì un Secolo tenne il Dominio d' 
una della più antiche, e più nobili Città dell' Italia, e di altre ai; r 
Cora della fteffa Provincia, di cui per poco che alcuno abbia fcorfo 
gli antichi Scrittori e moderni, avrà letto elogj, e laudi fparfe qua 
e là ih fuo onore. Il vedere fmentiti tanti antichi benemeriti Au> 
tori, annichilati tanti Pubblici Documenti, ofcurata la fama di tan- 
ti Uomini illuftri ufciti dalla Carrarefe Famiglia, ed avvilita la lo- 
ro forgente, della quale niuno mai osò profferire determinata fen- 
tenza, confetto la verità, eccitò un poco d'acrimonia nell'animo 
mio. Una Critica tanto fevera ad un Promemoria fatto, come fuol 
dirfì , in fu due piedi (del che mi farà fede il foprannomi nato Signo- 
re) una mentita cotanto indifcreta, e un apparato tale dimaledicen- 
za non reggono al legittimo lume, e all' oppofita forza della verità, e 
richiedono da chi lo ha dettato una giuftificazione nelle forme con- 
tro l'ingiuriofa penna d'uno appaffionato Scrittore. 

Io mi accingo adunque a porgerla o al Pubblico, fé crederò ciò 
neceffario , o privatamente a quel Cavaliere , cui fu diretta la 
Critica., per difìngannarlo delle fallaci impreflìoni , che que- 
lla gli aveffe potuto nell'animo fufcitare. Quanto alla Genealogia 
non mi riufcirà difficile cotale giuftificazione, perchè fondata fopra 
un Arbore da un Secolo e più incifo in Rame ( i ) , e da erudita pen- 
na lavoratole fu documenti di antiche carte, e di Autori ufciti al- 
le ftampe appoggiato. Non così circa l'epoca determinata de' Matri- 
moni, perchè nell'apporla nel Promemoria intender volli l'eftenfio- 
ne intera d'un Secolo, per facilitare, a chi doveva favorirmi del 
Blafone di quelle *amignc, y rinvenire di quali Arme, dentro a 
quel Secolo fi foffero fervite . Ed era agevoliffimo il penfar ciò , per- 
chè trattandoli di Donne ammogliate in tre Generazioni, farebbe 
Rato ben cafo particolare, che tutte nell'anno medefimo del 1300. 
fi foffero maritate. Concioffiachè non addomandava io già, né ricer- 
cava lume per determinarmi , fé quelle Femmine foffero entrate o no 
nelle allegate Famiglie. Se il Mondo ignora, che dalla mia penna, 
qualunque ella fiafi, l'innocente Tromemoria fia ufcito, non devo 

A 2 io per 

Ci) Vedi l' Arbore in calce . 



4 INTRODUZIONE, 

io per quello Mare alle morte, e qual Padre poco curante de'proprj 
figli negligerne la cuftodia „ o lafciarii efpofli all' altrui malevo- 
lenza. 

Io giuflificherò adunque quello non folamente , ma procurerò di 
togliere dalla Famiglia da Carrara una sì brutta nota, di fgannare il 
Mondo erudito, anzi di confortarlo a non mancar di fede agli Au- 
tori, li quali in molto numero fino a quello tempo da Secoli nue 
hanno trattato. 

E troppo noto ad alcuni pochi eruditi di quelle parti, li quali mi 
onorano del loro compatimento, che io fio lavorando da molt'anni 
-i*Htoria di quella Famiglia, anzi dir puoffi l'Ifloria dell'Italia tutta 
di tre Secoli, e più, per potermi contenere in filenzio fopra una 
materia, che la riguarda, e che ufcendo alla luce, di mille errori 
infetta comparirebbe, qualora prima non le appianaffi la flrada, col 
confutare opinioni tanto contrarie a quella verità j che ho fucchiata 
da moltiffimi Autori delle Cronache Italiane, contemporanei, e che 
anno vitfuto nella fi effe Città, e territori dominati da'Carrarefì . 

E perchè devo render conto di me medefimo, dirò primieramen- 
te, che facendo la profeffione d'Iflorico, temo ( fé mai mi venifle- 
la tentazione di efporre quella Ifloria alla luce )- di aver maggiori 
quiflioni per aver dettola verità, che per averla occultata, inorpeU 
lata, o diffbrmata. Io forno corfo fulle tracce de' Pubblici Documen- 
ti , de'Pri vilegj de' Principi , delle Epigrafi , Ifcrizioni , de'Tellamen *■ 
ti, delle Invefliture, Donazioni, e degl'Iftrumenti in generale, de* 
Cronifli più accreditati, de' Manufcritti delle migliori Biblioteche à' 
Italia, e fuori, e de'lumi tratti da> erudite perfone, ommettendo d* 
istruirmi dagli Autori moderni, li quaK-» n ~ niicr a<t ^veiii hanno trafc. 
to le cognizioni, che ci fomminiflrano. Fondato fu queil'infegna- 
mento dato da Bafilio Imperatore d' Oriente a Leone fuo Figlio :. 
Ter Hìflorias veteres in ne recufa. Ibi emm reperiti fine labore , que- 
siti coltegerunt cum labore, atque illinc bauries..,. E quindi fu tali 
fondamenti antichi, piuttoflochè fu Moderni, io ho-flabilito le bafi. 
del mio piccolo edificio. Di tutto ciò rendo efatto conto nelle An- 
notazioni, che appongo all'Ifloria, non folamente per giuflificare 
quanto in quella da me.- fi defcrive coli' addurre l'Autore, l'Edizio- 
ne, il Codice, e le pagine y ma per dilucidare alcuni punti contro- 

verfi 



INTRODUZIONE. 5 

verfi per le varie opinioni degli Scrittori, che ne favellano, e perdi- 
moflrare quali ragioni ad una fentenza, anziché all'altra mi condu- 
cano: in maniera che il Lettore flia di continuo in buona fede del- 
la fìncerità dello Scrittore, e niuna parzialità al vero contraria vi fi 
porta fofpettare. Che ciò fia vero, parlando io nel primo Libro del- 
la detta Moria della Origine della Famiglia da Carrara, niuna pofi- 
tiva certezza ho riabilito, perchè da niun' Autore la potei conghiet- 
turare, e folo efpongo candidamente ciò che di efia trovo fcritto, la- 
rdando in libertà il Lettore di appigliarti a quella che più gli ag- 
grada. E' vero, che o poteva fupplire con qualche fpiritofa inven- 
zione, ovvero determinarmi a quella opinione, che maggior onore 
faceva a quefla Famiglia, appoggiandola full' autorità di accreditati 
Scrittori ; ma né da ciò reputo , che maggior pregio farebbe deriva- 
to alla Famiglia di cui prendeva a narrare le gerla, né maggior lau- 
de m'avrei conciliato co' miei ingegnofi raziocinj, i quali venivano 
efpofli ad infinite contraddizioni. 

Mi balla adunque di poter afTerire, che quantunque tanti Scritto- 
ri ne abbiano fludiofamente indagato l'origine, a niuno fia fortito 
ritrovarla vile, ed ofcura, come ora fi vuol afTerire. Nel che ( eoa 
fua buona pace fia detto ) doveva imitarmi l' Autore della Critica , 
e riferbare le fpìrìtofe invenzioni in una compofizione Poetica > dove 
potevano aver luogo: tanto più, che dal Promemoria non era a tal 
lavoro chiamato. Se invece di appoggiarli ad un racconto efibitoqual 
favola da Wolfango Lazio, allo Spenero 7 , che lo porge^-adulterato , 
ad alcuni Storici Francefi , fi foffe degnato di palfar fopra alcun' Au- 
tore Italiano, de' quali la famofa Raccolta del Signor Prevofto Lo- 
dovico Muratoli, i amc , e Splendore dell' Italiana Letteratura , moltif- 
fimi gliene fomminiflrava, forfè s'avrebbe aliai più illuminato, ov- 
vero farebbe andato più circofpetto nelle affezioni avanzate per non 
opporfi alla folla di Autori, che fi anno confermato il credito per 
tanti Secoli. Non è da flupirfi, che il Sartfovlno nella Moria delle 
Famiglie d'Italia abbia pfefo cotanti abbagli, e in tante maniere s' 
abbia contraddetto, come io ho feoperto, perchè a trattare tali ma- 
terie, gii era certamente neceffario di portarli ad efaminare ne' pri- 
vati archivj di quelle Famiglie, i Documenti MSS. li quali forfè non gli 

fareb- 



6 INTRODUZIONE. 

farebbero flati sì di leggieri fomminiftrati . Ma neppur egli feppe in- 
ventare parlando della Famiglia da Carrara 1' origine adottata dal Cri, 
tico; che (i) anzi porta intere le parole del Vergerlo, Autore Syn- 
chrono agli ultimi Carrarefi .- E fé l'Autore novello nel porli a ra- 
gionare di effa Famiglia non voleva fare tal ricerca, non gli manca- 
vano Autori flampati per illuminarli. In ealce di quella Operetta 
porremo un Catalogo di molti di quelli, de' quali mi fono fervito 
nella mia Iftoria, e da' quali pure ho tratto qualche cognizione per 
quella, che è un piccoliflìmo Epilogo di effa in quelle parti, nelle 
quali fono chiamato a favellare. Vegga il Critico, quanti gliene ri- 
mangano da efaminare: e in buona cofcienza poi mi faprà dire, fé 
prima di fcrivere, non conofca ora, che doveva quelli confultare , 
e maturamente confìderare. Ne Sinopia de' libri occorrevo/i (2) .( co- 
sì s' efprime il Critico in una fua Dilfertazione flampata 1' An- 
no 1766. ) fcufano uno Scrittore; perchè appunto nulla deve afferi- 
re che con prove evidenti e da Autore accreditato alla memoria de' 
pofteri confegnate, non poffadimoflrare. Che anzi trattandofi di de- 
nigrare la riputazione d'illuftri Famiglie coli* attribuir loro una vi- 
le derivazione, uno o due Autori non ballerebbero , quando all'in- 
contro molti ne ritrovaffimo di contraria opinione . Perchè poi chia- 
mato a render ragione di ciò che ha falfamente efpollo, beffato, e 
derifo ne rimarrebbe. Io qui lo chiamo, e meco forfè lo chiamareb- 
bero tanti altri delle Famiglie (3) Altani, e Turriani, fé fi pren- 
deffero molta pena di un leggiero, e troppo credulo Scrittore; quafi 
che la fua opinione poffa infirmare l'altre confermate per molti Se- 
coli. Io mi ricordo, che ricercato dal Conte Giorgio di Polcenigo Ca- 
valiere erudito, colto, e di talent® iìns 01 »' 6 < dei cfie fanno fede 
le molte opere lue ufeite alle Stampe in Poefia e Storia, e qualun- 
que 



( O Sanfov. e. j 99. 

Ci) DùTert. 17SS. pag. 82.. 

(j) Dificrt. del Crit. 1766. V. Diario Ven, dove fono eruditamente efpofte le derivazio- 
ni di tutte le Famiglie di quella Repub. Come fé quel Sacro Autore facitor di Lunari avef- 
fe potuto efaminare tutti gli Archivi di quelle Famiglie. Eppure fi flampa , e fi permetteae 
bugie, che ingannano gl'ignoranti. Ottimo libro, e conforto pel Critico. 



- 



INTRODUZIONE. 7 

qae h» la fortuna di conofcerlo ) ne' momenti, ne' quali flava lavo- 
rando la fua Storia de' Parlamenti co ài porgergli un qualche lume, 
gì" inviai un Catalogo di Libri, da' quali, crederà io, che gli fareb- 
be avvenuto di rinvenirli: e di molti di efìì ebbi l'onore di fervir- 
lo. Onde è fuor di dubbio, che e quelli, e molt' altri avrà egli vo- 
luto confultare prima di efporre alle Stampe, e vo'dire al giudizio 
Li Uomini di lettere, un'Opera di non molte carte; ma in cui 
però regna dappertutto una Geometrica evidenza: e ciò ad oggetto 
di efier preparato alla difefa de'fuoi Teoremi, fé da alcuno foriero 
per avventura attaccati. Sia quello un teftimonio della (lima, che 
io nutro per quel Cavaliere, e per fua gloria, non già per mio van- 
to, quando io voglio folamente perfuafo il Mondo, che dall'ami- 
cizia fua mi reputo abbaflanza onorato. 

Non v'ha Principato nella noftra Italia, il quale o per eiTere flato 
invafo da nuovi Principi, o per le interne fazioni, o per la fatali- 
tà, che foffrono tutte le cofe terrene foggette al cambiamento, e 
alla corruzione, non abbia mutato nome, e Padrone. Di tanti Prin- 
cipi Italiani la fola Cafa d'Elle ancora fuflìfle nel Principato , benché 
diminuito, de'fuoi Maggiori., e fla già per cedere alla forte degli al- 
tri . Io confiderò, che nefluno poffa dedurre la memoria dell'Atavo 
fuo, del Trifavolo, e molto meno degli antichi Progenitori 3 fé non 
in tre modi. Per la tradizione de* vecchi: da qualche antico Docu- 
mento : o dalla Autorità degli Scrittori . Che fé alcuno di quefli tre 
manchi, allora fono permeffe le conghietture , nelle quali ha moltif- 
fima forza di probabilità la coerenza del cognome della Famiglia. 
Perchè quanto a' cognomi, che fi traggono dai Regni, Provincie, e 
Caflelli, e fonu lineai «au Famiglie dai molti Padroni di que' luo- 
ghi, e dalle diverfe Famiglie, che li dominarono, non è forte con- 
ghiettura l'argomentare la loro denominazione. Così ha fcritto un 
celebre Autore prima di me. Noi .'vedremo nel profeguimento di 
quella, fé ci manchino i tre indicati lumi per poterci rivolgere ad 
altra opinione. E quanto alla efpofla dal critico, il quale fenza vo- 
ler ricorrere ad effi, ed efaminarli, proprio Marte ce la profferifee, 
vedremo, eh' è fondata fopra la probabilità di un Ente non efiflen- 
te. Credo ciò convenirli ad un Sacerdote della Verità, come fu chia- 
mato da un'illuftre Scrittore chi fa profteffione di Storico. 

Io 



VJ 



8 INTRODUZIONE. 

Io proccurerò nel breve corfo di quefta Operetta, qualunque ella 
fia per riufcire, di avverare in me quel precetto di Luciano, il qual 
vuole, che l'Iftoria fia feparata dall'Encomio, e dall' Adulazione m < 
non da un picciolo muricciuolo, ma da una ben grofla parete. Nel 
che m'ajuta il Critico nella fopra allegata fua Diflertazione 1766, 
nella Dedicatoria, le cui parole piace a me di qui aggiungere, per- 
chè forfè di quella poco buona edizione, e di quell'Opera, la quale 
poco interefla il Mondo erudito, fi faranno provveduti. La verità 
( dice egli ) è P Anima dalla Storie , ami è quella marca caratterini*- 
ca, che dalla Favola, e dal Romanzo la dìftingue. Prima nota verità* 
eft: ut nempe res, eventufqueomnes puriter, &ex fidenarret, Ju/i. 
Lipf. ad lib. 1, Tolti. Cap. ix. Ma oh quanti eruditi a" dì noflri ritro- 
vati fi , che far pompa volendo dell" imaginazione , di cui dottati ne fo- 
no , con un' illimitata liberta di penfare , e di fcrivere , per fatti veri 
ci vendono i loro delti) , e perdendo]} nella nuvola formano Chimere , 
ed al dire d'Orazio Art. Poet. v. 322. nugafque canoras... ifpargen- 
do in cotal guifa fu* componimenti loro del magnifico , dilettevole, e 
ftravagante , e captivandofi con tal ciarlataneria l' affetto , e protezione- 
de' Mecenati. Manca il verbo principale; ma non importa. Pare a 
me che convenga al Critico il dirgli : Quid ridts ì De te fabula nar- 
ratm. Si noti, che ciò èfcritto del 1766.; e la Diflertazione ch'io efa- 
mino è del 1765. Poca memoria! Io non farei fiat'ofo di così fcri- 
vere. Vedremo in feguito le Favole, 1* imaginazione , ovvero fptti- 
tofa invenzione: e la protezione de' Mecenati fi legge nel manifefto 
latino di un'Opera che vorrebbe andar fotto i Torchi. Quanto alla 
definizione dell' Iftoria, fé mi faltafle il prurito di comparire Lette- 
rato, e lettore de' Moderni Dizione»-; » ««ws oicer. 1. de Invent. 
Retbor. Fab. Quint. 2. Inflit. : Corn. Agrippa de Vanti. Scient. Vi- 
ves lib. 2. de Cauf.corrupt. Art. Sabell. jfEnnead. lib. 5. Ifocr. in Pa- 
natbenaico 52. Diod. Sic. Strabone. Polit in Svet., e mille altri (i\ 
Sono d* un gran foccorfo quelli Dizionarj ! Io me ne valgo per que- 
fta volta. L'Iftoria è una riftretta rapprefentazione della verità del- 
le cofe: e fempre che vi s'includa alcuna cofa di finto, o immagi- 
nato 



C 1 ) Laugier Wfloirt de Pini/c nella Pref- 



INTRODUZIONE. 9 

nata manca immediatamente di eflere Moria, e diviene favola, e 
Poefia . Quelle hnmflginaz'toni fpiritofe, delle quali propone fervirfì 
l'Autor noftro in mancanza di lumi certi, da' quali poteva rappre* 
tentarci la verità, fanno che eccedendo la prefcrizione e '1 vero 
confine con allegazioni di paflì inventati, e conpropofizioni ordinate 
ad un fuoverifimile, ed arbitrano concetto ceffi la fua Differtazione di 
efler legitima Moria, ed egli volendo comparire Morico fi tramuti 
in Poeta. 

Seguendo però il mio coftume io addurrò nel corfo di quella, non 
per Cacoete d'erudizione, ma per depurare la verità, le parole, i 
documenti, i quali m'inducono a penfare, ed a fcrivere. Sarà leci- 
to ad ognuno di fare il confronto. Non fi fianchi il Lettore nell' 
efaminare tutti li paffi prodotti de' Cromili, le parole de' quali io 
reccherò colla barbarie della lingua, e della Ortografia di que' tem- 
pi ; come farò di alcuni pochi tratti dalla Differtazione del Critico. 
Vedraffi inoltre, che una verità odiofa farà da me occultata, quan- 
do ella porti infamia a Famiglie fuperlìiti, e non offufchi, o cangi 
di faccia il ragionamento; e così all'incontro, quando mi fi prefen- 
ti l'occafione di encomiarle, lo farò volentieri fempre fulla fcorta 
de 'trapalati: vale a dire, che io amerò meglio di effer chiamato 
Copiira , che inventore . Che fé mi fi rendeffe neceffario di biafima- 
re quelle Famiglie in alcuno de' loro maggiori, non ufciranno que- 
lli biafimi dalla mia penna ma potrà il lettore fcapricciarfi nel ri- 
vangare l'Autore da me citato. E meno la difputa m'indurrà ad ol- 
trepaffare i limiti della (lima , e confiderazione per la Famiglia di 
quello mordace Autore della Critica, che non ho la fortuna di co- 
nofcere e del quale mi riconofco di gran lunga di giudicio, di efpe- 
rienza, e di fapere inferiore. Quindi a tutto potere farò vedere, 
che in me fi avvera quello fcriffe Seneca (i) Ut liqueat iltum fenfiffe 
qua fcripfit, e che veramente fono: Omnium magnorum ìngeniorum 
tfflìmator . 

Per procedere adunque con ordine , ecco la divifione dell' Ca- 
perà. 

B Pri- 



C i ) Seti, itt Epifl. 



io INTRODUZIONE. 

Primo addurrà le opinioni rapporto all'origina della Famiglia da; 
Carrara: ed efaminerà fé poffano combinarli con quella del Critico, 

Secondo ; tratterà del Blafone , Emblemmi , Infegne e Coni dalla 
Famiglia da Carrara , e de' membri di effa, col confronto della Opir 
nione, e dell'argomento del Critico. 

Terzo; parlerà di alcuni perfonaggi fprtiti <la effa Famiglia fu '1 
fondamento di Scrittori, per inveftigare fé Tre foli, e non molti 
altri, meritino gli elogi del Critico, come meritarono a' loro giorni 
1' eftimazione de' maggiori Principi. 

Quarto ; giuftificherà il Dominio de' Carrarefi in Padova . 
•Quinto; verferà circa il Promemoria combattuto dal Critico. 

Li quali cinque Capitoli intitolaremo : Origine, Arme, Perfone, 
Dominio, e Matrimonj. 




CA- 



Il 




CAPITOLO PRIMO 
ORIGINE. 




AGLI Autori Stampati, e Manufcritti io raccolgo 
varie opinioni circa l'origine- della Famiglia da Car- 
rara, le quali qui efpongo. 
Alcuni, la fanno derivare da'Conti di RofiìgIione : Sette Opi- 

. , ,, ._ . i •• » ir i !• • i nioni della 

alcuni dalla Germania, altri da Longobardi, dal Ca- Origine de 1- 
ftello di Badano', dalla raédefima Città di Padova^- dal- 



la Famiglia Annia di Roma, e finalmente da Milo. 
ne Romano. Ecco gli Autori» 

Tebaldo Cortellerio ( i ): T)e Nobìlìbut vìris de Carr&rìa Carrarìert* 
fes fuerunt de Alemania , qui veneruit abitare in Villani Jauxani Vi- 
centini dìjlri&us, <fe> inde Carrariam urbis V adusi.: & alii dicunt , guod 
fuerunt de eadem doma cum illis de Montagnone . , , , Sed quidquid dica> 
tur omitto , j«;^ hodìe funt Nobile s > & potente* Civesi Paduani. La Cron. 
A non. (2): Quefii ( Carraresi ) -*»*■;**»!****■■ Accendono da Milone Roma- 
no , & altri dicono da' Longobardi , (fa' altri dai Conti di Renciglione , & art. 
Co dicono dal Caflello di Bajfano y i quali fi fecero Signori di 2 adova ì dì 
Trevifo, & altre Città. Bern. Scardeonio (3): 'Fior uh per JliTiolini tem* 

poro, 



(1} MS. e. 14. Di queflo Aut. fcrivono Scardeonio 1. 2. ci. 8. pag. 166. Àng. Porten. 1. 7* 
cap. 7. pag. 163. Jac. Salomonio Infcrip. Uib. Pat. pag. 227. 
(a) MS. e. 66. dell' Avot, Vecchia . (3} lib. 3. ci. ij. pag. 27J. 

B 1 



li ORIGINE 

por a atque poflea etìam magis Patavii Carrarìenfium Famìlìa, qus, etfi tan~ 
t& vetufiatìs fuerit , ut ejus orìgo prorfus ignoretur . . . Francefco Gucieardi- 
ni ( i). Donde con gloria grande del /angue Germanico di/ce/ero tante Ca/e 
ìlluflri a" Italia , quei dz, Gonzaga, quei da Carrara , quei della Scala.. . . 
Fra (2): Leandro Alberti Trajfero quefii Carr art fi origine dal nobìl Ca- 
Jlello dì Buffano , e vennero ad abitare in quefta Citta. . , , Gio: Bonifa- 
zio (3 ) all'anno 11 14. E di quefio medejì'iio anno fi legge un altro privileg- 
gio fatto il giorno 23. di Gennaro , nel qnaie ejfo Henrico Imperatore fa dono 
del Caftello di Carrara pofto nel Padovano ad Enrico (4), a Marfilio , a 
Uberto, & a Uguccio Tedefchi di Mundiber , che f eco erano in Italia venuti 
figliuoli di Milone ( 5 ) , nato di Enrico , che fa figliuolo di Lltulfo , del 
quale fu Padre Gumberto , che intorno V anno 1000. ,~ fiorì di/cefo dì nobile 
fiirpe Longobarda , dal quale Marfilio Padre di Giacobino tutti l Carrara già: 
Signori di Padoa difcefero. Perciocché di quefio Giacobino fu Figliuolo Mar- 
filio Padre di Ciacobo , e di Albertino. Di Giacobo .... Segue- la. discenden- 
za da Carrara, ia quale concorda quafi perfettamente coi noftro Arbo- 
re. Il Cor Alfonfo Lofchi (6). Giacomo il Grande da Carrara defcenden- 
te da fuoi Maggiori, che avanti Eccelìno avevano anco fignoreggiato .. . Traf- 
fero (7) H Carr are fi V anticbiffima loro origine altri dìffe da Milone Roma- 
no, molti dal J "angue de' Longobardi , aliri da' Conti dì Rujfiglìone s e fu eh 
dìffe anco dal Camello di Baffano , Jac. Zabarella ( 8).: Carrarienes Patavii 
Cives , <èV inde Principes a Comitibus Rujfìnonis originem duxerunt , & fui 
fuo dominio habuerunt cum Padua , Veronam Tarvìfium , Brixiam , Cremo- 
nam , Clodìam ,Feltre , B eli unum , & alia oppida minime obf cura . De haccla- 
rijfima , & potentìffima domo ili. D. Rubertus Pappafava . . . filius Bonifacii 
equitis , qui cum filli 's , & nepotibus nuper in Nobilitafem Venetam eleilus... 
Bernard. Scard. (9): Sub Henrico IV.ex quattuorpr&cìpuis familiis ,qua iltis 
temporibus armis , auBoritate , opibus , potenti" ****nr*rì?tcit reliquos anteibant . 
Atheftìna videlìcet, Honaria carrarienfis , é\ Campìfamperìa . Jac. Cavat. 
(io): Sed collata ab his ( Carrarefi ) beneficia, & F amili a fplendor , ex qua 

Pa- 



( 1) Ift. d'Italia lib. 9. pag. 333. 

(a) Befcr. d'Italia pag. 477. (3) Ift. de Trevigi lib. 3. pag. 14J. 

(<).) Vedi l'Arbore in Calce. (5) Vedi ibidem. 

(_6 ) Compend. Ift. p. 358. (7) Id. pag. &I. 

£8 ) In Crift. Reg. Svecias pag. 112. (9) lib. 3. ci. 13. pag. 170. 

£ 10 ) Hift. Coen. Sancì. Juftinas Pat. lib, z. pag. 57. 



CAPITOLO PRIMO. i ? 

TatAvini olìm Prìncipe! ortum duxerunt , montnt ipfius originem fcrutarì . Qui- 
ÀAm e Germania profeclam fcribunt Anno 900. unde edam pinta, nobìlefqm 
familla per Italiam ejfunduntur . H&rerem fi qua cjfet Ungaretti auEloritai . 
ÌJam Germanie a Fami/i* , qua in Italia ctaruerunt , non nifi Germanorum 
Coefarum tempore inveci a fttnt . Horum primus Qtho debellati! Berengario, Ó* 
Adalberto pacatam Italiam recìpit Anno 961. Attdmen ex eodem AuElore qui- 
dam Carrarienfium clari babentur fub Htfnnorum eruptione , quam ante an- 
nos quinquaginta contigijfe Cronologia docet . Prodit is Marfilìum Carrarien- 
fìtim cum Tranfalgardo copìis Patavinis Pr&fefìum dum irruente! Hunna ar- 
ceret , boneftam mort-em opetivìffe ... ( 1 ) neque enìm credere pojfumu! XJrbem 
periculo trepidam aciei commi fiffe novo homini , acTranf alpino , /ed magi! opti- 
mo Civi , (T agnita Virtutìs ... itaque Mtrfiliì dignità,! civìum benevolentiam , 
fiducìamque demonfirat , quA raro in novum hominem cadunt . Plura ex ea- 
dem Familia viri claruerunt domi forifque ad Jacobum ufque cui Patavina 
Refpublica Inter fattìonei cìvìum nutans , publico decreto commandatur..,. 
Da un Inftrumento unito a molti altri in un libro, (t) che ha per ti- 
tolo Coftitui Cefi a magnifica D'iva memori a III, Dn. Dn. Francifci Senior is 
de Carraria, il quale fu da me fatto ricopiare l'anno- 1750. io raccolgo, 
che i Carrarefi venififero da' Longobardi , fé penfaffi con la furia del Cri- 
tico. Ecco l' Iftrumento del 1027. *• Luglio Ind.X. Verfa circa una Do- 
nazione fatta da Litolfo da Carrara di alcune Poffeffioni in detto luogo 
al Monaftero di S. Stefano di Carrara.... Ego Lìtolfui filius q. Gumberti 
de prAdiElo loco Carraria, qui profejfus fum ex natione mea lege vivere Lon- 
gobardorum . Altro I(trumento~~del 1068. 6. Agofto Ind. VI. di altra Do- 
nazione al fuddetto Monaftero di Artuicio figlio di Litulfo. Artuicius fi- 
liti! Litolphi de Cafiro , qui vocatur Carrara. , qui me prof e firn fum lege vì- 
vere Lo ngobard or urn . Avvertanfi due cofe in quelli Iftrumenti, e in tutti 
gli altri , che addur potrei, vale a dire, che né Litolfo, né fuo Figlio 
fi chiamavano da Carrara, ma de Cafiro carraria: l'altra, che ie parole 
tx Natione mea Longobardwum non mi Jafciano rifolvere a determinare P 
origine di quella famiglia da' Longobardi, quando tanti altri fenza un 
maturo rifleffo fi fono lafciati trafportare nell'afferire la derivazione di 
altre Famiglie. Imperciocché, e Pietro Paolo Vergerio , che a momenti 

addur- 



rò Id. pag. 44. £2) MS, BiW. Saibantis V'eroga: Codice N; 10.90. 



*4 ori a. I N È 

addurremo, parla chiaramente delle leggi, con le quali fi giudicava ice 
Italia ne' tempi degli allegati Iftrumenti., e '1 Sigonio (i) ce ne da ufi; 
faggio nelle paiole, che feguono. Parla di Carlo Magno all'Anno 774» 
Et ut libertatis fpeciem aliquam prahuìffe Italia, videretùr ■ , quoties in Italia?»' 
venit , conventfts Epifcoporum, Abbatum t av Procerum Italicorumhabere infti- 
ttfìt , & cum iis ■: res Regni gmvìjftmas Francorum inftituto: communicavit \ldem' 
Legem ttìatn Salicam in Italiam ìntulit . ~Erat aittem Salica' idem , quam 
Francìca . Siquidem Franti Orientaies Salii appellati . Ita ab hoc tempore tri- 
bus Italia legibus vixit , Romana, Longobarda , & Salica . obfervatum efi 
autem , ut qua quijque lege vivere vellet profiteretur, atque ex ea jus Ufi 
diceretUr. Quam confuetudinefh Italia inde uf^ue ad Lottarti fecund. Impera- 
tori! tempora confervavit . Lotario Imperatore l'Ari. 825. promulgò Io ftef- 
fo ( 2 ) . Cosi Ludovico all' Anno 855. ( 3 ) . Sotto a' Regni di Vido, Ot- 
tone Magno, Enrico» Corrado feguì il medefimo coilume . Lottarlo pe- 
rò cambiò l'Anno 1137. (4)... Ante hoc tempus: Italici certe alii Longobar. 
dica, alii Salica , alii Romana lege utebantur : In poflerum autemomnes uni 
jttri , unique legi , coeteris abrogati; ■> nemp e Romana, obtemperarunt : Jufque 
Civile .. t Primus autem Bononia. Imerius exponere coepit', ut Odofredus me- 
moria, prodidit . .. Il; Muratori (5).fegue il Sigonio dove tratta della no- 
biltà de' Longobardi , èddle leggi Longobarda, Romana , eSalIica .-senza 
quefte cognizioni chi non avrebbe a Carra refi attributo l'origine da' Lon- 
gobardi ? Ella è probabile, ma non è certa . lo non cito qui il Sanfovi- 
no (6), perchè letto, e riletto, frittole rifritto dal Critico, il quale 
mi faprà infegtiare, che concorda co' fopra allegati Autori, e porge anzi 
la teftimonianza del Vergerlo. M' ho riferbat© quello per ultimo per ad- 
durné le precife parole (7). Carrarienfìs Familia', unde Paduanorum Prin- 
iipttm origo pr&feHa efi, darà ne olim, ac potens ufpiam gentium fìmul cum 
amplitudine fua in h&c loca derivata fit , an vere /«£ incerto gentis au- 
tiere ex par'vis , ufi fit , initiìs in-tantammagnitudìnem hic excreverit , non fa- 

O) Ori§l« v/ar vetufiioribus Utteris (a) confiat , -Nam pofi avulfum- quidem ex Italia lm- 
fce incerta . 



C 1 ) De regno Italiae Iib. 4. pag. 164. (1) W. Iib. 4. pag. 100. 
(j) Id. Iib. 5. pag, ilo. £4) Id. 1. Hi pag. 508. 

Cs ) Ant. Ed. Par. 1. Cap. x. pag. 70. e fegg. Q6~) Fatn. d'Ital. pag. 39^. 
•<7> Ref. italic Mur. T. XVI* pag. 113. 



CAPITOLO PRIMO. tr 

feriiim , affiiSìumque a bar bari s, nano futi per multa tempora .. . qui fui tem- 
peri* res geflas illttflri aliquo genere orationìs defcrìberet . ., (a) Quod antan ^ * ) Pes 

*^" mancanza 

/ti fatavinam Vrbem antiquijfimam attinet , pr&ter panca, qus. in libri; ve- <T Iilorici, 

ternrn extant tradita , nibil fané , vel quod minimum dicere aufim , parum ad- 

tnodum de his confiat , qua, ante Ezzelini tyrannidem gefla funt . Illa vero 

tempora infìgnì cr additate jam , tantifque miferiis annotata funt , ut cbbli- 

vioni tradì nonpotuerint : Itaquefcriptis extant (b) .-Quo tempore Familia h&c tifi (IO Memo- 
rie di Ecccl- 
nonnullis alìis regionum ifiar/tm divitiis potentiaque minor erat , vetufiate ta- lino. 

tnen orìginis , ne generis nobilitate inter primas habebatur . Pofi Illa veroAlber- 
tìnus MujJ'attis , qui dcflrin* gloria... in qua multa funt deCarrarienfìbus vi- 
rts y & $>>ft> s eorum ... ( C ) . Sed ab his poflremo injuria laceffttus ,pleraque li- Ma(r rcrif ' 
ber in* ftylo permljìt. Inde vero Guielmns de Cortojtis contemporaneus ejus , & c i Car "' 
concivis , & ipfe quidem Hiftorìam confcribere adorfus e fi ( i ), multarne pofi 
illum vita ei fuperftes , cnm de domefiicis , tuffi etiam de extemis rebus in 
unam feriem collegit ... & apud ifios quidem, tametfi multa de viri* , de Fa- 
milia tamen bujus origine (d) nìhil agitur . Joannes vero de Bafiliis , qui £d) Ma 

, . r • r . / \ ./»■ non della 

communem vulgi Jententiam Jecutus e Germania, (e) venijje eos commemorat , Origine . 

recentìor e fi , qttam ut multa Hit notitia vetufiatìs effe poffit , prafertim cum Bafiiio trae" 

nulla fubfunt documenta fcribentium , & pUraque de multis adeo fabulofa de , ^rarefi 

rebus interferit ( f ) , ut hìc etiam , qus. piane verifimilia funt fidem abro- dalla Ger- 

get . Itaque quoniam illì quidem de Orìgine nihìl attìngunt , hìc vero, fi quid Qf) Ojsal 

etiam , non fatis tamen certa aut opinioni* apud fé , aut apud alio* fidei au- fa predar- 
gli . 
itor e[i, geminum rumorem, qui de hac re habeat exequar (g). Primum enitn (g) Por- 
," r , „ ■ / i \ . t ta due Opi- 

quA vulgo fide* eft , e .Germania { h ).ortum traxerunt : Varum qutbus excau- n j on i. 

fis fedem mutaverint , quove duce, aut tempore, in has terras advenerint , „^ a ,j al i a 

incertum efi (i). Ego fi quid buie fententìs.. adhibere fidei inducor , juxtafum, C l e [> ia ^ I * tl * 

ut Longobardorum (k) genere defiuxijfe eos arbitrar . Moveor primum hac ve- e noto il 

teri vulgataque fnm»% juS ex Germania advenijfe .ditti funt , nude gens il- 00 Da'Lo.a- 

,/•",'., " gobardi . 

la rber , (y Ayme -ducibus, primum frafedìa eft , qua multo* per annos ma- 

gnam Italia Partem y quam armis occupavit Regio titulo , & proprìis legibus 

tenuti . Deinde, quod in vetufiis quibufdam annotatìonibus contrattuum prò- 

feffos ( I ) j effe dìcunt ex Natione fua legibus vivere Longobardorum . Qui ita 

txiftimat e Germania defcendijfe eos y primum ab his poffeffum lo cum in Vi- re di tal O- 

p ai ione . 



( i ) Guglielmo Cortufio < 



io* ORIGINE 

centi»» agro Aufanum memorati diuque inde appellatosi diSiofque loci- tllittt 
Comites : quod & apud quofdam carmmibus traditum fcio . ( Forfè parla 
di due verfi portati da Tebaldo Cortellerio (i). stemmate jauxani fui- 
gens Garr aria furgit: Montanìnus apex , & Tr aver f aria proles . Li quali ver- 
fi fono attribuiti a Gianbono di Andrea de' Favafafchi , Poeta di que' Se- 
coli remoti. ) AuBos denique & numero cognatorum, & amicorum potentia y 
verumque omnium copia penetra/fe quofdam in Paduanum agrum, atque in 
XJrbem ìpfam y ubi & Carrariam prìmum , & plurima deinde Opida, ac po- 
00 Secon. flremo Urbis Principatum ' obtinuerunt . ( a ) Alti vero contra ex Tran/ alpina 
re daTRof- Ga l l >' a . ortum traxiffe eo,s opinati funt ex illis deRu/ciono , qui temporibus ma* 
fighone. gai Karóli, fy v.etufiate generis, & pr abitate gefiorum illuflres habebantur . 
Quod & apttd veteres ku)us Pamilia,, prius etìam quam Princìpatus Urbis ef- 
/et ad fé delatus , Celebris opinio fuit . Et rei quidam feriem ennarrant , ut e fi. 
a majoribus per manus tradita. Qua quidem verune fit ejus norratio , ita 
& verìtatis fides , alìunde qnam hic petatur . Nam ea qnidem Johannes de 
Ravena fe> multa diligentia , & eleganti ftylo perfcrìpfit . At verifimìle certe 
quod confi at, res nihil nbhor^et . Atque ita ma)ores exiftimaffe , argumento e fi 
vetus bofpitii confuetudo , & amicitiahujus femper in hanc diemutrinque fer- 
v (b) Si di- ^àta: quod ex con)unSiione profe&um e fi origini s opinione, (b) Buie ig'tur po- 
queft'ukL fi rem& fententìs. propìor fum , ut ajfentiam , nulla re magis adduBus, quam 
ma • quod verìfimil'um efi , eos antiquitatis fus. tenaciores , & originis propria, me- 

more* pr a, cstteris fuiffe. Nam quod fé Legìbus profejfi funt vivere Longobar- 
dorum, fort affé non fiirpis originemdeclarat , fed favorem acceptarum partium > 
& contrahendi morem . Quicquid enìm temporibus illis in Communitate civili 

gerebatur , aut Longobardorum lege, aut Gallica conftabat (e). Verum etfi 
CO Vedi fo .,.,/-.. 

pra Sigonio, nihil hot-um fuerit , nec efi hufus P umilisi nobilitai de forìs petenda, qua. ufi- 
e Muratori. . , . , , , „ ...... 

que m Itaha & ecara , & pervetufia efi. P.otuit tamen hts optntombus tam 

variis caufam dediffe , quod UH divfrfo tempore, ut féerique memorant b-ellis , 
ac feditionibus pulfi fedibus patriis, alti tu Tranfalpinam Galliam, alii in 
Girmaniam profugi abierunt: indeque redeuntes , contraBìs auxìliis fìmul & 
amicorum, quos domibabebant freti potentia , & clìentum favoribus , loca qui- 
bus ejeBi erant , receperunt . Quid enìm att'met } & tanto circuitu gentis pri- 
nter dia invefligare, quando retro trans omnem memoriam multa fubeunt cla- 

ritst- 



C i 3 MS. e i*. 



CAPITOLO PRTMO. , 7 

ritati t ìndici* ? Nam ér quìdem primo generis Nobilitai e fi Nobilitati s erigi" 
nim ex vetuftate ignorar» ( i ) . Aut quid, fplendorem apud exteros qu^ri-. 
mus , quando fatis (ttperque /ìt domi fplenderìs ? Nam multo* quidem ex no, 
ftris ea veritas babet , ut nullam effe in Italia Nobilitatetn arbitremur* 
nifi jiu deforis aliata fit , cum cor.tr. n fuam bine UH Nobilitatetn ancupentur _ 
Plerìque enim alienigen& Prìncipe! autlores fui generis ltalos /ibi vtndi- 
ennt , Inter quas & JDuces Aufiria , & Comites Vigilienfes ex Patriciis Ro~ 
manorum Familìis origìnem ftiam defiuxijfe glorientur . Itaque & nonnulli 

quoque noflrornm longius aufi Spettare Carrarienfìum genus ab Milone (*)ry) Origine 

_ , . . , ° ,, ,. ,...,.. da Milone 

Romano derivare conati Junt ... Hique nullo alio argumenco /reti mihi vi- R Cm3a0 ^ 

dentur , quam quod Mlonis nomen dudum familiare Carrarienfiprofap'iA fuit , 

& ab antiquo Inter eos appellatione multorum crebro repetìtum . Sed inter 

h&c tam incerta, (b ) ac -varia, lìbera efi cuique tonteffura . Quod vero Cb) Opinìa. 

*^~ ni tutte diiU- 

conjlat , longìs retro temporibus Carrarienfis Familia & ""iris potens , & di' bic. 

vitiis opulenta. & armorum gloria illufiris fuit . Quod declarant infignìa, 
privilegia , qua bis ab veteribus Imperatoribus indulta funt , & magnifica > 
largitiones ab bis allattando profetisi , & maxime Celebris cu)ufdam donatio- 
nìs (2) annotatìo , qua. per Litui 'phum Guibertt filìumfupracirciter quadrìgen- 
tefimum annum , temporibus imperatagli Conradi Primi ( fecondo gli Italia- 
ni fi chiama l. e fecondo li Scrittori Germani II. (}) ) /'» Monafierium 
Sancii Stefani de Canaria collata efi , ac deinde duorum ejus Litaffè filio- 
rum, alìorumque ex cognatìone fimìlis largitas. Quod Monafierium ab eis fun^ 
datum, eorumque lìberditatibus aucìum perpetitos pire legitimo patrmos ba* 
bet . Carraria vero Ficus efi (e) haud ignobìtis Patevini agri, feptimo «££#*- CO Carrar» 
te milliario , ubere folo pofitus , acqui: irrìguus, & prtter ìd quod bomin.um 

fiudiis colitur ameenìs) pafeuis , faltibu s , ac nemorìbus vallatus , itaque pi- 

t ■ • • • • • j 7. ,. . v- C<0 Onde 

{cationi, aucupio, venattomque permaxime commodus , ubi efi quod & »$?e- tratte il r.o- 

ftes homines in ufum vita, exerceret , ó* operofam nobilhatem amoeno fiudio (IV^ ear . 

pojjtt obiettare . Nomen autem loco inU;*~ m (d) opinar , auod ibi. effet confini- ™0} artcfic '- 
* " 2 CO Detto 

dJs curribus (e) artificium celebre . nam ante* Villa, Nemorìs. appellabatur (f\, P rima Vil!a 

v del Bofeo . 
C mr, 



Ci) Vedi Sanfov. e. W). £s) Iflrumento 1017. pr. Luglio. 

C 3 ) Cron. Spangenb. Carion. Cantra.». Ckrift» Matthias pag* 899» 

Dien. Pet. R»t. Temp. 



i8 O R I G I N E 

In e)us medie loci colle aliquantifper edito } ac non manti quidem eongeflo ',j 
fed qui fìt ex ipfa terra natu' , Arx inerat , cujus adbuc extant ruìn&mH" 
rerum ingente s . Ezellnì namque temporibus .a fundamentis diruta ejl . JEam 
nomo fuperiorum Principum, cum plerafque inter Paduanorum fines éf ingen- 
ti fumptu, & multa arte a folo adificajfent , reficere curavit : credo ut effe t 

diruta, pofius monujnentum fus. vetuftatìs , quam reftituta adauB& potenti*, 
(z) Carrarefì ^ ' ' . 

abitavano in fignum . lite igitur {a) Uh kabitabant cum anguftiores res erant , aut etiam 

pofieaquam crevere opes > fi quando rure agere licuìjfet . Hinc efi Tamilia. 

il cognome f umtum cognome» , {b) fiamme ufque ili e currus militare his fignum multis )am 

d \£*™& ì bellìs late cognltum , faplerifque viSìoriis proctilillufire . AbHenrico Quarto{i) 

Carro. Romanorum Imperatore , primum quod fcriptìs extat , data e fi huic autorità! 

CO Infeuda- dicendi juris , ac vita, necìfque , in fubditos potefias , ( e) a quo & jus 
ti di Carra- . . '• \ - 

ra. aquarumCarrariA finibus adiacentium acceperunt . Ipfique cumOpido } &Mo- 

nafierio , rebufque fuis omnibus vìfì funt ad proximam Imperli curam ^ratto- 
nemque pertinere } ut alio nufquam pojfmt in jus tradì , aut ad munera » 
fationefque obeundas cogì. A Federico quoque Primo eifdem pr&rogatìvis do- 
nati funt in perfonam Marfiiii de Carrarìa cum omnibus leghime defeen- 
(d) Marfilio dentibus (2). Hic efi communis fiipes (d) . a quo Carrarlenfium Principum 
primo Stipi- cri i° perpetua fuccejftone derivata eft . Nam etji multorum aliorum ante id 
jareli. "' te mpus nomina rdps'rjanuir , ex illis tamen ìnterrupta or iginis ferie s conftat , 
Fjus "Miter quo nomine appellaretur ìncertum efi \ clarum tamen fuijfe vtrum 
argumento efi , quod Imperator cum Marfilium ampliffìmo cxornet decreto , & 

j e } n p " ole propriis eius meritis ( e ) . é> memoria Patrìs ad id fé motum affeverat , qui, 
del Privileg- ' r 

S'°- •/* fervitiis Pr&dece(forìs fui feilieet Conradi Secundi (f) conflanter , fideh- 

some fopra . terque perfìftens obiit . H&c ipfa verba decreto inferta funt . Aliud vero ds 
ìlio compertum non babeo , n,tm nominum horum quidem memoria ex annota- 
ìonibus privìlegiorum , contraBuum , teftamentorumque colletta efi . P°fi * a 
vero tempora, a fingulìs fere Romanìs Imperatoribus , & veter»*» juraim con- 
firmatione , & a,lia infuper novi i#»~ privilegia facile fuis meritis obtìnue- 
runt . Fieri autem potefi , ut fo ante id tempus ab vetuftioribus Pri'icipìbu s 
Romanìs eam poteflatem , amplioremve conf ecuti Jint\ nec teftimonia ulla fu- 
beffe Jcripturarum , quippe qua aliquando periijfent. lllud enìm confi at più- 



CO Inftrumento 1114. 25. Gen. Ind. VIL 
(2) Into. iifio. 15. Ott. Ind. Vili- 



INTRODUZIONE. , i v 

rima fuitriim ainiquitatum , NotubUitdtìfque tbonìMtnt* , opes quoqu, . A 
tmnem pr&tìofiiin fuptptltefliltm lugubri quodam cafn interiljju ( i ) . 

Ecco quello ne ferivo quefto Autore, nelle cui parole ben puofli di- 
re» che alcuna non ve ne fia, che contro I' Autore della Critica non 
abbia il fuo Campanello . Quello ballar dovrebbe, fé pure non voleflìmo ere* 
derlo , come oggidì fi coftuma , adulatore d' una Famiglia, fotto l'om- 
bra della quale egli viveva. Ma la malizia non era ancora , o la Cor- 
tiggianeria arrivata al grado, a cui è giunta a'noftri giorni . Veggafi 
quanto finceramente egli fi fpiega , quando porgendo le molte opinioni, 
a niuna sa determinarli. Scriveva verfo il Mille quattrocento , né più 
faper gli fu permeilo. Vorrà ora il Critico dopo quattrocent'anni , fen- 
za ftudio, fenza efame federe a fcranna , e decidere'- Ma giacché è dal 
Vergerlo citato anche Albertino Muffato, veggiamo ciò che quelli ne 
dica. L' offe fa ricevuta dal Muffato rammemorata dal Vergerlo fu mof- 
fa da Jacopo, Nicolò, Obizzo, Brufco, Ubertino , Marfilio ,. Marfiliet- 
to, ed altri della Cafa da Carrara; perchè né popolari tumulti del 1314, 
e 1315. maltrattarono quelli Gualpertiuo fratello di Albertino, Abbate 
di Santa Giuftina , e Taccheggiarono la fua Cafa, onde fu egli poi sbandi- 
to da Padova, e confinato in Chioggia, dove li 31. Maggio del 1329 
morì. Benché egli fcagli infinite ingiurie contro de'fopranominati , e una 
invettiva contro il Popolo pure favellando della Famiglia loro appunto 
circa 1' anno 13 14. dice. (.2) Erat in Urbe filrps nobììh vetuftetque Carret- 
tieri fis , pr&potens vlris , rerumque omnium affluenti^ . 

Quelli fono Autori Stampati , e che corrono per le mani di tutti > 
oltre molti altri , li quali con elTì concordano, che farebbero maggiore 
il volume, ma non piùcofpicua la verità. Degl'Iflrumetiti io potrei prod- 
durne una numerofa ferie,* ma da quelli pochi fpero che ognuno rimar- 
rà convinto. E tuttocchè negli Archivj particolari della Famiglia Pap- 
pafava io gli abbia, efaminati, piace a me di porger quelli , che dal MS. 
Saibante mi vengono fomminiftrati , come non foggetti ad alcuna ecce- 
zione. Dall' Iftrumento adunque dal 1027. (3) fopra ennunciato veggia- 
mo che la Famiglia da Carrara fi trovava in que' tempi in, agiato (lato, 

Ci e. abban- 



(0 Vedi Cap. II. in Jacopo III. 

CORer. Italie. Script.. T. X. pag. 608. (3) MS. Saib. pag. 1. 



ao , ORIGINE 

e abbondante di ricchezze, quando voleflìmo negare le aflerzionì diGu» 
glielmo Ongarello , e di Jacopo Cavazio fopra addotte, le quali ci fan- 
no vedere un Marfilio da Carrara dell' A. 952. e più in su. Dopo l'.In- 
linimento fudetto fegue l'altro (i) 1068. 31. Maggio Ind. VI. di una 
compera fatta da Enrico figlio di Litolfo di alcune poffefìfìoni nel con- 
fine di Pernumia villaggio del Territorio Padovano . L' altro del ( 2 ) 
jo68. 6. Agollo Ind. VI» di un'ultra donazione al Monaftero di S. Ste- 
fano di Carrara di Artuicio figlio di Litolfo da Carrara. Del (3) 1077. 
20. Ott. Ind. XV. altra Donazione di Gumberto figlio di Litolfo daGar- 
rara al detto Monaftero. E per feguir l'ordine de* tempi del (4-) 1095» 
31. Maggio. Ind- III. una Donazione fatta da Litolfo , Milone , e En- 
rico da Carrara al Monaftero di Santa Giuftina di Padova . Un inftrumento 
del (5) r ioo. 24. Sett- Ind. Vili- Un altro del 1 109. 5. Giugno Ind. II. (6) 
Pofcia del 1114; 23.Gen.Ind- VII. il primoìnftrumcnto d'infeudazione (7) 
fatta da Enrico IV. Imperatore del Caftello di Carrara ad Enrico , e 
fua Moglie Adelafia, a Marfilio, Uberto, Ugolone germani , ad Euri- 
cone, Litolfo, eGumberto pure Germani da Carrara. Quefto è l'Inftru* 
mento nominato dal Verger o, e che dal.Critico fi confonde con quello del 
1027. di Donazione fopra riferito. Quindi de' C 8') 1149- ?. Settembre 
Ind- XII. altra infeudazione di Giovanni Vefcovo di Padova • Del 
1160. (9) 15. Ott. Ind. VIII. v' ha un altro Privileggio di Federico 
I. a Marfilio de Gafiro Cartaria, fuis , & Paterni! meriti* Indulti . Anche 
ài quello il Vergerlo fopra . Del (io) 1182. 5. Nov, Ind. XV. Dei 
1IS4. 15. Ott. Ind. II. (n) di Federico l. Imperatore di Infeudazione 
fopra l'eredità di Maria da Baone Moglie di Giacobino da Carrara, e 
molt' altri. La prima Divifione del 1-8,15. 6. Maggio Ind. III. (12) de- 
nota chiaramente le ricchezze di quella famiglia. 

Tutte 



Ci) M. pag. 5. (.1 ) Id. pag. 8, 

C3) Id. pag. io.- (O^rniq- Med. svi T. 2, Murat. pag. 9043. Difert. fi. Jac. Cavae 
1. a. f>ag. 57. 

C ! ) MS. Saib. pag. ri. C * 5 M, pag. 1 s . 

(7) Id. pag. 1.7. 

£8) Id. pag. 17. (o) Id. pag. 19. ( l0 ) H, pag. ^. 

£.iO là. pag. t7 . Ci») Id. pag. 35 » 



CAPITOLO PRIMO. 2 i 

Tutte le commemorate autorità degli Scrittori, e documenti da me 
fors' anche in troppo numero elibi te , dimoftrano , che la Famiglia da 
Carrara a buon conto dell'Anno 1027. era in un grado di beni di fortu- 
na , che certamente ad una perfona di batta effrazione non fi convengo- 
no , e che quelli non già per donazioni , Infeudazioni di alcun Impe- 
ratore da efì'a fi pofledevano ; ma come rettaggi de' loro Maggiori ; poi- 
ché tali Infeudazioni non appariscono . Forfè all' Autore della Critica 
non è nota la Nobiltà della Famiglia Tranfalgarda , ora chiamata Forza- 
tè , t Capodililh in Padova : il che fé folle , da per fé conghietturar 
potrebbe , fenza invenzioni fpiritofe , che fé Marfilio da Carrara fu con 
uno de* Tranfalgardi eletco Generale de' Padovani contro gli Unni, non 
doveva eflere ellracto ad una Jiobiliflìma perfona un compagno di baffa , 
e agrefle condizione, o da poco tempo cavata dal fango, e dall'Aratro, 
Comunque ciò fia feguito , o qua! fede predar fi polla a Tebaldo Cor- 
tellerio j all' Ongarello fuo Volgarizzatore , io non fondo fopra quello fat- 
to , il quale trovo per altro afleiito da que' due Scrittori , la nobile 
effrazione della Famiglia da Carrara . Non è fpiritofa invenzione la mia, 
non è conghiettura , come quella del Critico , dello Spenero , e diVol- 
fango Lazio , li quali ardifeono afìerire fulla femplice fomiglianza dell' 
Arme gentilizia , di cui fi fervivano i Carrarefi 3 colla profefiìone Villi- 
ca , quali Arme parlante , che cotal Famiglia da un Villico Ca derivata 
contro le opinioni fcritte da tanti Autori , contro gli antichi, e moder- 
ai documenti . Pare a me di fentire il forte argomento fopra del 'quale 
fi fonda il Critico . Li Carrarefi adoperavano per Arme un Carro: Il Carré 
è proprio de' Bifolchi : Dunque li Carrarefi erano Bifolchi . Io mi riccordo 
ancora le Summule , che fludiando la Logica mi furono infegnate, e ben 
veggo la fallacia dell'Argomento ; e potrei agevolmente rivolgerlo coa- 
tro l'Aurore , fé dalle contumelie volefFi coglier vantaggi . Ma lafciamo 
quefle bacecole . Abbiamo, veduto nel Vergerio , che la Villa di Carra- 
ra , Carrara fi denominava prima che, quefta Famiglia fi portafle ad abi„ 
tarvi , da qualunque regione poi ella fia ufeita . Ecco l' inganno . Dun- 
que i Carrarefi non diedero il nome alla Villa , o al Cartello , ma da 
quella lo riceveroao . Or che fiiamo noi più fu quelle frivolezze, 'quan- 
do mi fi porge un punto Iflorico fenza Epocha fine die , fine C&njule ? 

Ne viene in confeguenza , che io debba efaminare l'accennato pafTo 
«fi Lazio de Migr. Gent. al lib. xn. portato dallo Spenero , e bevu- 
to 



ìz R l G I N E 

to dal Critico . Così è fcritto nella, dotta Differtazione . ( i) Currum 
( in fcuto ) dediffe dici'tur apud- vVolfangum, Latium lib, 3Cii. Migr y Impera* 
ter viro Plebejo , qui re vebicularia vitam tolleraverit } & infeius Ccefarìf 
filiam, vel amicam raptam babuerit Conjugem „■ Eum vere Padus. Maretrio- 
nem fecit , unde Carrarìorum nomen . Ciò feguì,., ; E fegue pure il Criti- 
co , le cui parole noi non vogliamo recare , per non efporre alla lu- 
ce ciò , che a lui giova tenere: occulto „ Egli è d'uopo , allorché d' un 
Autore ci ferviamo , l'aver relazione di lui , e come di lui Tentano gli 
altri , Oltre molti ( 2 ) piace a me di porgere l'autorità di Seifrido , 
che Io tratta da mendace 5 e. impudente . E parlando di lui , e diCufpì- 
niano Francefco Guilimano dice 1. quando alteri ( cioè in Cufpiniano ) 
magls fludium quam facultas abfuit 1 In altero -vero (vale a dire in Lazio) 
■vereor ut ne utrunque . Latti frafetto fi qua in Genealogìa»! Auflriacam com- 
mentarla fcripfit , ad normam , verìtatemque penfemus , tot pene exerraiiones 
funi j quot fuere in eìfdem linea. „ Nullius : omnino Principis toto opere cum 
fide geftx notata , panca: admodum conjugia , rara liberum pignora , confufa s 
abfurda', , falfa pleraque omnia , perinde quafì implenda, charts, } non dige- 
rendo), laboraret , haud infigni Principum incuria , quìbus Hofiorici titulo , éf 
officio impofuit ,. majori nefeio audacia , & indigniate .... Altrove : <=)«/ 
Margaritam Teriolenfem babuiffe fcrlpferunt , ceu funt Cufpinianus , & La~ 
tìus in Commentarli! Aufiriacis , & alti , ìllìs qua? narrant caufls , & il- 
l'ecebris ritm veterum Poetarum fé , & alias fnbulis obleElant . (3) Né V 
Autore della Critica dimoftra averne migliore opinione , perchè di- 
ce (4) : Cbe le fatiche di Lazio nel Libro de Mìgrationibus Gentium marita^ 
no pocbijfìma attenzione. Dunque come porge poi quello Autore qual tetto 
di Lingua , come: fuol dirli ? Onde io più veramente di lui potrei qui 
in breve colle fue fteffe parole concludere , che tanto l'autorità di La- 
zio , quanto l'invenzione del Critico può accopiarfi con Sanconiatone » 
con Berofo Caldeo delle antichità del Mondo , con Fabio Pittore , con 
Mànettone , MefTala Corvino } Maxfilio Lesbia , e Senofonte degli Ec~ 

qui- 



£r) Diflerf. I7<5S- pag., r$.. 

£1) Diego Lecquille Domus: Aufìr. T, I. pag. uj« *]?•■•• 147.... Frane, Belforelo Atw 

Lib'. 1. .. 2. 

C 3 ) Lee. T. 2. pag. 179. ... Ì04? 
CO Djff. 1765. pag. i; 



CAPITOLO PRIMO. zì 

«quivoci , fé egli vi pone Tomafo Secretarlo del Patriarca N/m*(i), e 1- 
dloria de Bello Hnnnìco di Ruffino Acquilejefe , Ji quali fervirono di 
tefto il primo al Sanl'ovino , il fecondo al, Signor di Sukoviz. , Quc- 
Aa bella erudizione l'ha tratta certamente il Critico da un Difcorfo pro- 
nunciato nella nuova Accademia di Udine > come luogo vicino all' ordi- 
nario Aio foggiomo . Giovanni Ravennate Autore citato dal Verge- 
gio (i) , e da altri Scrittori (3) fembra aver qualche opinione di quella 
Figlia di Celare , che fu Moglie d'un Carrarefe ; al qual Autore dando 
retta quegli , che formò il fopraennunziato Arbore della Famiglia da 
Carrara , al nome di Litolfo così ragiona : XTxor Elìfabetha , quam Jean- 
nes Ratiinnat frìfeorum erttdìtionem fecutus C&faris filiam a Landulp/jo abdu* 
Barn opinatur . Ma qui non v'è né il Viro Plcbejo , né l'Amicar» , né il 
M-irctricnem , nude Carrarìorum nomen . Alle parole di Giovanni Raven- 
nate non ho predato fede ; ma per non orarne ttere di investigare con di- 
ligenza la verità fopra ciò che trovai fcritto , ho affaticato molto per 
rintracciare quella Figlia d'un Celare ; e feorrendo per tre fecoli , non 
m'è fortito di rinvenirla . Per la qual cofa, quantunque illuftreperque- 
fta Famiglia folle una tale congiunzione , non ho né tampoco avuto % 
coraggio di farne parola. Ma di grazia efaminiamo il fatto. Un cuilor 
de di Armenti ofa rapire una Figlia d' un' Imperadore ! Più : in premio 
di cotal rateo , l'imperatore lo privileggia , e Io crea Maretrìonem ! Oh 
qui ù mi trovo imbrogliato. Che domiti lignifica quello Maretrienemì Af« 
fé di Dio , né io , né Cant' altri , che ne fanno più di me giungiamo a 
.compitarla., o a volgarizzarla . Chi vuole ila orrore del Copi Ha (ecos 
configlio il Critico ad afferire ) e invece di Maretrìonem andafle fcritto 
Marcbionem ; Chi dal Greco , (**'?*$ , che lignifica congiungere , e da 
Trìones Latino , come da Varone, e da Gellio fi chiamano li Bovi , quan- 
do arano ia Terra , -onde (i componga la dizione Bevi attaccati per arar 
Ja terra : Chi in un modo chi nell' altro s'è affaticato di {piegarne il 
vero fenfo , e lo fpirito . Io ne ho ricercato , come di barbaro-latino 
fu '1 lerolexicon Macri , fu '1 Glofìario del du-Frefne , fopra n n ' opuf- 

culo 



Ci) Gio: Bat. Pigna Ift. de'Princ. d'Ette. CO Vedi fopra 

C 3 D Jac. FU. Suppl. delle Cron. lib. 14. pag. 355. Giobat. Reean, nella vita del Poggio 
Fior. Lor. Mei nella vita di Leon. Aret. pag. 2%. 



*4 ORIGINE 

culo dell' Aleiato . De Magìfiratlbus ec. e full' indice dell' Iftoria di Ara» 
miano Marcellino ; e non ho trovato neppure parola , che la Tornigli » 
Che poflo dunque dirne di più ? Se non pregare il Critico a fregarme- 
la , perchè la parola Maretrit-enìs non è parola che fpieghi Ente t ma 
un comporto di lettere , le quali né il Gori , né il Marchefe Maffei 
coli' Alfabetto Etrufco faprebbono dirmi a qual Diabolico Idioma s'ap- 
partenga. 

Noi abbiamo tolto la riputazione al povero Lazio fenza alcun frutto » 
perchè poi egli non ha fcritto come afferifee il bugiardo Spenero. Se il 
Critico fi fofie degaato di efaminare alla fonte il Lazio non farebbe in- 
corrò in tate opinione 3 avrebbe {coperto la favola , e farebbe caduta la 
fua gran fabrica da' fondamenti , come lavorata fopra una bafe d'arena, 
o paludofa . Forfè egli ha chiufo egli occhi a bello Audio per isfogare V 
aftio fuo contro una delle Famiglie Italiane ; ma non ha potuto alluci- 
nare la vifta anche agli afcri . Ecco il Tripode , e l'Oracolo . Sulla E- 
(a) Psffo iì dizione ( a ) di Francfort Anno 1600. , che èia migliore così fcrive Volfan- 

Volfango 

Laiio dell' go . Marchiones Paduanì de Carrarìa , in quorum ìnfìgnibus currus vìfitur : 

Ediz. di 

Francfort. Hlnc data nomini , atque etiam (b) Fabula cccafio , qua ferunt C&Jaris fi- 

(b)Fabula: , liam ( e ) , a nobili quidam (d) abduBam , demum in Italia finibus in pro- 
Co) Filiam ftibulo- meruiffe- , fujìuliffe tamen ftve ex abduttore , fìve Marito (e) duos 
cam pueros infigni fpecìe ; quvs forte Imperator per Patavium iter faciens , ufi 

C d )*foWlji poflremo Agricola fé mifera conjunxet at , confpicatus , cum de matte quare- 

CO ° l'uno, Y et , quanam tam pulchrituiìne eonfpicuos pueros edidiffet : natta occaftontm 
o l'altro: il 2 t JC r ji j 

primo era venia impetranda Matrona adflìEia. , pulla vefie- amicta, cum filiis ad Impe» 
Noabilii ... 

ratorem introduchur , Ibi verbis ultracitraque habìtis , agnofeitur a Patre 

filia ; & cum humi Illa ; pravoluta dellEli -venìam peteret , eum non modo in- 
dulfrffe referunt , verum maritum Agrìcolam ad Principìs ìnfuper dignitatem t 
fafiigìumque fujìuliffe Donato Patavio , è? agro vicino : & pr» rei veritate , 
ne de origine dubharvnt curru in in(ìgnil»'f pitlo . linde & de Carrarìa Prin* 
eipes , fa Marcbiónes cognominati fuere . E fegue poi con una breve , e 
confufa Genealogia lo fteffb Lazio , mefeendo nomi , e gradi di paren- 
- tela a capriccio , e fenza verità. Io non m'affatico di commentare que- 
llo paffb , e perchè Volfango medefìmo lo chiama Favola , e perchè a 
mofirare che fia favola , farei torte alla erudizione vafiiflìma del 
Critico. 

Primieramente remerebbe il dubbio fé que'due Figli ìnfìgni fpecìe fof- 
fe-ro figli del Nobile rapitore e Marito, dell' Agricola.. Poi qual Autore 

ha 



CAPITOLO PRIMO. z , 

he mai fcrìtto, che Padova forte foggetta prima dell' An. 1 3 i a. ad uno 
della Cafa da Carrara, o ad alcun privato ; fé anzi tutti d'accordo la 
fanno foggetta agi' Imperatori d'Occidente ( non entriamo nelle favole 
al di là dell'Era volgare ) ad Eccellino , in Governo di Repubblica? Il 
titolo di Marchefe mai fu proprio di quella Famiglia, ma bensì di Con- 
ti d" Anguillara , e d'altri Villaggi , e Cartelli . Oltrecchè chi non sa 
del tempo , in cui quella dignità di Marchefe fu introddotta , moftra 
certamente di aver poca cognizione delle Irtorie , dalle quali fi trae» 
che il titolo di Marchefe prima alle Marche corrifpondeva , come di 
Ancona, di Benevento, di Trevigi ec. (r), e fi dilatarono pofcia porte, 
riormente al Ratto fuppofto. Di quella propagazione del titolo di Mar- 
chefe e' iftruifce il Muratori , dicendo (2 ) . " Certamente la Spagna, 
la Francia , e l'Italia coll'aver comunicato dopo il 1500. a moltifliani 
nobili, e anche ignobili il titolo di Marchefe ne han fatto un tale foia- 
lacquamento, che in qualche Città fi contano oggidì più Marche/i che 
non fi concavano una volta per tutta l'Italia. Io credo aver parlato ab- 
baftanza , e con ragioni , che ad una tal favola fono anche di troppa 
efuberanza .. 

Veggiamo ora la bella applicazione,, e comento fatto dal Critico fu 
querta Favola avidamente da lui qual Evangelico detto abbracciata . 
Quante belle cofe ! Primieramente io defidero anfiofamente di vedere 
quello affumicato , e tarlato, e logoro Iftrumento di Privilegio . Il Cri- 
tico mi dice (3) appoggiato al fuo caro Sanfovino : Ciò feguì fecondo 
quello , che io per congettura rilevar poffo dal Sun/ovino ( Non è congettu- 
ra , perchè il Sanfovino parla colle fterte parole , come vedremo ) al 
principio del fecola Undecimo , quando da Corrado II. detto il Salico un cer~ 
to Litolfo figlinolo dì Gumberto fu dicebiarato Signore di Carrara con mero , 
e mifio impero a e poJeftl M f angue , Veduta la copia , rimiriamo l'Origi- 
nale. Il Sanfovino fcrive:(4.) §Hue(lo Lha/fo ■vijfc l'anno di Crìflo 1060, e 
tanto inanx,i che egli era .al Mondo nel tempo di Corrado Imperatore , il qua- 
le regnò dal 1015, fino al 104©,, dal qual Corrado fu invejlito diCarrara y 

D e di 



( 1 ) Ann. Mur. T. V. pag. 484. Pign» Ift. de'Prin. d' Eftc lib. 1, pag. 71. 
( 1) Ann. Eft. cap. 5. pag. 24. 
C 3 ) Difert. nói. pag. 14. 
£ 4 ) Sanfov. pag. jg>. 



z5 ORI G I N E 

e dì aliti luoghi con mero , e mìflo Imperlo , e con podeftk di /angue . Non' 
era meglio l'interlineare le parole del Sanfovino? Se il Sanfovino , come 
fbpra ho fcritto, fi forte portato nell'Archivio Pappafava , e averte ri- 
chiefto in grazia lume fopra di ciò , non avrebbe prefo un granciporro. 
Egli lo ha prefo , e con lui il Critico ambo in foveam fono caduti, quai 
Giachi! Primieramente Corrado II. detto il Salico incominciò a regnare 
nell'An. 1024, morto in quell'anno Enrico IL il Bavaro fuo antecede- 
re , e terminò 1' anno '1039. ( 1 ) Poi certamente qui fi confonde Filtro» 
mento del 1027 , il quale non è, che una femplice donazione fatta da 
Litolfo da Carrara, Regnante Corrado II. La abbiamo veduta. La prima 
infeudazione da noi portata qui fopra , e nominata dal Vergerlo , e da 
altri ( torno a ripettere ) è dall' An. 1114. 23. Gennajo, Ind. VII. l'ot- 
to Enrico IV imperatore . Ed io vorrei vederne una più antica , ed 
anche concedere , che da Corrado il Salico forte la Famiglia da Carrara 
infeudata di quel Cartello . Quid inde ? Vcggiamo I' Iftrumento , leggia- 
mone i termini, onoreremo il nuovo Marchefe Villano, e lo porremo 
fulla Urta, che ce ne porge il .Muratori , 

Ma per non ommettere diligenza, e non defraudare il lettore di ciò» 
che fu'l propofito del Ratto della Figlia di Cefare trovo fcritto, ecco 
quello mi viene fuggerito dalla bontà , e virtù del Sig. Bali Farfetti 
Gentiluomo Veneziano erudito , come dalle molte opere fue porte alle 
Stampe fi può conghietturare, e mio Angolare amico . Egli portìede un 
.Codice MA*, originale dal Secolo XVI. L'Opera , che in erto fi contie- 
ne è divifa in £ei;Libri ... Nel primo fi tratta della Città di Padova , e 
del Territorio , e vi fi legge .una compendiofa Storia di que'IaCittà dal- 
la fondazione fino all'anno ,1510» Il fecondo tratta delle Famiglie illuftri 
de' nobili , e Cittadini Padovani già eftinte . Nei terzo fi tratta delie 
Famiglie nobili aflolutamente , ed immediatamente ,, e fra quefte mette 
in primo luogo la Carrara Papafava . Nel quarto ec. Nella prefazione 
al Libro 3. l'autore fi protetta, che nel deferivere la nobiltà delle Fa- 
miglie non wfa adulazione alcuna, o malignità , e che ha ricercato con 
ogni induftria la verità da fcritture particolari , da privilegi, e da autg. 
ri .... Alla pag. 298. del Codice, come fegue. 

„ Signo, 



C 1 ) Cufpin. Spengemb. Cri*. Mattia Dion. Pet. Rat. Temp. P. j. lib. 8. pag. +27. 



CAPITOLO PRIMO. pj 

,, Signori da Carrara cognominati P appaiava . 

» Ojierta nobililììma , illultre, ed antica famiglia de' Signori Carrared 
,> cognominati Pappafava, alcuni vogliono, che difeendeflero da un Ba- 
„ ron Germano, o Alemanno, il qual venne ad abitar» in quelle parti, 
,, prima a Valle, Villa di Foflon fotto Vicenza , poi a Carrara . Altri 
,, dicono, che furono antichi Cittadini di Etiganea : Ed altri vogliono, 
,, che fuflero di fangue Lombardo . Ma fi tiene per vero, che averterò 
„ origine da'Rurtìoni >- e quella è la vera fua Origine. 

,, Landolfo del Sangue de'Ruftìoni da Narbona di frirpe Imperatoria, 
,> principale nella Corte di Cefare Imperatore da lui fommamente ama- 
„ to , di belliflìmo afpetto, della cui bellezze , e Virtù Elifabet Figli- 
,, uola dell'Imperatore Ci accefe di ardentiffimo amore ; e Umilmente 
3y arfe per lei Landolfo. Onde che per efler nobiliflìmo , e per le fue 
„ opere illuftri, per la famigliarità qual avea, eflendo lunghi/Timo tempo 
,, flato nella Corte del Padre, lusingata la fanciulla da amore , alle cui 
„ forze non potendo refiftere, ambi fecretamente fi promifero in matri- 
} > monio ; radunato tutto il teforo che puoteno , e gioje iugirono dal 
„ Padre, e la Corte Imperiale ; e vagando con grandiflìma fatica , ed 
„ incomodo per monti diverfi, e piani > al fin gionfero nel 1 i monti ame- 
„ ni del Padovano Euganei, fermandoli a Monfelice: Ma per eflere Ca- 
t) mera Imperiale torto, partendo, avviarono* verfo Padova , cercando 
„ luogo a lor comodo, e fecreto . Alfine penetrati nell'interiore di al- 
,, cune Selve, ove al prefente dicefi Carrara , lontane da Padova fette 
„ miglia, e allor detta Villa del Bofco (i),con gran pace, e beatitudine 
,, abitarono . Ridufle quel paefe a coltura, e fece molte fabriche . E 
„ perchè quefta unica Famiglia in folitudine tale , e con tanto valor vi- 
,, vea , fu detta e»/* r*ra; indi poi levate due lettere, per più breve 
„ parlare furono detti Carrara - 3 quafi c*-r*m . Frattanto 1' Imperator 
„ venne per fuo diporto } e per goder quelli lochi ameni a Monfelice, 
.„ avvenne, che eflendo Corrado huomo .illultre , & maggior-homo della 
.5, -Famiglia dell'Imperatore ,& homodifomma bontà, rtanco perla cac- 

-D .2 eia , 



C 1 ) Vide fupra Verger 



a§ ORIGINE 

s, eia, capitò all'ombra di alcuni arbofcelli fopra le frefche acque. EK- 
s, fabet avea doi fanciullini molto belli, & graziofi , i quali da fortuna. 
j, condotti alla prefenza di Corrado , i quali vedendo così belli , così 
j, eleganti nel parlar , e di così rari coftumi , mirandoli li parfe , che 
„ averterò afpetto imperatorio. Fattoli condurre alla lor cafa , vedendo 
« Elifabet,, la giudicò gran Matrona , la qua! riebiefe chi ella ruffe. Ri- 
„ (pendendoli Elifabet, il chiamò per nome. Del' che egli infinitamente 
, y fi maravigliò , dicendoli : dunque fin qui mi conofei? ATqual'rìfpoiè Eli- 
,, fab-t: Vi dirò quanto da voi fon richieda, fé mi date la fede di con- 
,,, cedermi quanto viaddimanderò. Il che fare gli giurò per la glòria mi- 
,j litare. Elifabet con molte lagrime muliebri gli di (Te : Io effendo fan- 
j, ciu.lla vi conobbi nella Cafa dell' Imperio ,. e fono Elifabet . Corrado- 
„ molto meravigliato diffe: Deb come quivi non ti ricercando , ti ritro- 
„ vai ... Elifabet moflrandòli li doi figli voli , li d'irte : Eccoti quelli doi 
„ fono nollri Figliuoli, l'uno d'etto Milone, e P altro Rodolfo. PregotL 
„ intercedere appretto mio Padre per quelli figliuoli non colpevoli deli' 
,, error mio. Corrado if tutto promifé diligentemente far; 8t ormai ef- 
,, fendo fatta fera, avviortì a Monfelice . Dopo la cena diffe l'Impera- 
lo tor :. O Corrado oggi che abbiamo fatto alla Caccia? Al qua! Corrado 
„ rifpofe aver trovato cofa bella , e di contento , narrandoli il fucceffe 
„ di Elifabet , avendo prima feco intercedo perdono. Ordinò l'Imperator } . 
v, che il giorno dietro Elifabet con li figlivofi" , ed il marito Landolfo 
,,. andaffero alla fua prefenza a Monfelice . Gionti alla fua prefenza , si 
n inginocchiarono, pregando la fua Cefa'rea Maertade a perdonarli. Fatti- 
M , ; li dall' Imperator levare, avendoli prima detto molte parole con fdè- 
y . gno, li perdonò; Accettò Elifabet per figliuola, Landolfo per Gene- 
V j.ro, e i Figliuoli per Nipoti . Milone, e Rodolfo fece Conti Imperiali „ 
,, e li donò Pérnumia, Anguillaia, ed altri Cartelli, e la Villa del Bòf- 
,, co , ora Carrara. , ove fabricò Un Cafte/fò . Ed Elifabet donò molti 
2, ori , ed' argenti , ed infiniti adornamenti; Onde che incominciarono 
ì} viver illuffrémente con molti fervidori , e cavalli , e quanto era bifo-. 
„ gno ad ogni fiomo ili u (Vre, e Signor, onorati , e obbediti datuttoquel 
„ Popolo. Da quelli due fono difeefi tutti li Càrrarefì , e Pappafavada 
s , Carrara; ma per il tempo, Se infortunii occorri a quella Famiglia , e 
s, alla Città di Padova, fono fmarrite infinite fcrittute fi di quella F&» 
u miglia, come di altre* Il perete alcuni non fi trovano „ 

Segue 



CAPITOLO PRIMO. 39 

Segue il Codice la Genalogia de' Carrarefi , come nell'Arbore da noi 
pollo in Calce; poi giunco a Mirlilo I. cosi fcrive 

„ Marfilio primo Fratello di Enrico Ci trova per una Donazion fatta 
,, al Monaftero di Carrara l'Anno 1109. Dicono alcuni autori , che il 
„ primo cho prendere Cognome di Carrarefi fu quello Marfilio , il qual 
,, eflendo valorolìfiìmo , e benemerito di Arrigo IV Imperatore ebbe la 
., inveftitura di Carrara, allor detta Villa del Bofco. Regnò Arrigo IV 
,, dal 1057. fino al 1107. E'1 Volfango fcrive , che fugita la Figliuola 
,, dell' Imperator in Iralia con un Tcdefco , alfin fi riduft'e in uno po- 
,, (tribolo; e paflando l' Imperator per Padova , la diede ad uno Conta- 
j, dino, dandoli^Padova per dote, & un Carro per infegna. Il che elfo 
,, folo ha fcritto per infamar una tanta famiglia. Eancofalfo, che Ma r- 
„ (ìlio foffe il primo cognominato da Carrara. E' ben vero, che fu rrvol- 
,, to privilegiato, e vide dal mz , e genera. 

Segue pure la Genealogia di Carrarefi, come fopra. Poi a carte 320. 

,, Albertin qua! fu 1215. figliuolo di Marfilio , genito di Albertin , ge- 
j, nero Marfilio > e Giacomino cognominato Pappafava . ... Giacomino co- 
,, gnominato Pappafava fu uomo di grandifiìmo valore . Prefe queflo Co- 
„ gnome, perchè eflendo a Padova una grandifima pelle , li Carrarefi 
,, mandarono tutti li Tuoi Figliuoli all'Abbate di Brondolo , il qual era 
„ della Aia Famiglia. Avea l'Abbate per coftume di fare il Luni della 
,, Fava, la quale piaceva infinitamente a Giacomino, onde li altri fan- 
j, ciulli dileggiandolo gTi dicevano Papa-fava; il perchè eia allor in die- 
si tro fempre fegue quello cognome, e fu cognominato pappafava infie- 
3 > me con tutti li fuoi difeendenti . Si trova per alcuni illrumenti del 
3> 1258. Portava per arma oltre il Carro, le Anguille. Perfeguitò fem- 
„ pre Ezzelino infieme con altri della fua Famiglia fino alla deftruzione 
,. fua, e recuperazione di Padova. Erano allora principali nella Marca 
,, Trivifana. Per Mogliere ebbe Almotta Maltraverfa . Altri dice , die 

„ fu fua Madre, e generò Srive uno autore , che l'anno della. 

a, pelle redo una fola figliuola.beliflìma , & nobiliffima della Famiglia de* 
„ Maltraverfi ( altri dice de'Belluti ) la quale tolfe per Mogliere Gia- 
„ corno cognominato Pappafava , & volfe che portafle la fua arma, qua! 
j, era il Lion azzuro in campo bianco, al quale pofe al collo ilfudettOj 
„ ed il carro ,, , 

Quello palio, e le feguenti fpettano propriamente al Capitolo fecon- 
condo j ma io ftirno bene di qui collocarlo per toglier la noja ai 

Jet- 



3© ORIGINE 

lettore della Citazione di quello Codice * Segue fino a Mariìlietto, 
„ o Marfìlio X. 

„ Portava ( Marfilietto Pappafava 4. Signor di Padova figliuolo di Al- 
), bertino, e fratello di Rinaldo ) nella Targa un Leon azuro rarnpan- 
„ te in Campo bianco con Io fcudetto al petto del Lion con un Carro 
» rollo dentro in campo bianco, arma, avuta dalia Donna ; e dicono ai- 
3 , cuni, che Giacomin detto Pappafava; ebbe quella Donna; e per cimie- 
„ ro un mezzo Leon azzuro con una (Iella nel petto , con peluzzi d° 
„ oro, e Umilmente feguiva tutta la banda dell'elmo» Quella; arma or 
n ufano li Pappafava, e nella Targa bianca una croce vermiglia. Et in 
j> doi quarti di quella erano doi carri rolfi, e nelli altri doi , doi Leo- 
,, ni. rampanti azuri „ Ora li Pappafava hanno lafciato il Carro ì ma V 
,, ombreggiano nel Scudetto „ 

Segue il Codice fino a Roberto marito della Sorega . 

Ecco nel Codice efprefla al naturale l' Monella del Ratto di Elifa- 
betta, l'origine del cognome da Carrara, e Pappafava, l'arme, e la in- 
fegna della Famiglia ; e non ommeflo il paflTo medefìmo di Wolfango*. 
Quantunque il dimorare in troppo lunghe , e minute difcuffioni , ed efa- 
mi parrai, che fia un difonorare la verità , volendo con troppo operofe 
confutazioni dimoftrare una fallita per fé medefima rilucente ... 

Rimane , che io rifponda. al conforto, che porge il Critico a' fuperjlìt 
rampolli Pappafava' ( perchè non ambifcono il titolo dozzinale di Conte ) 
col paralello della Famiglia Germana, ( 1 ) Io chiamerei quella di buon 
grado uno de' Principali Aftrt del Firmamento Aufltiaco , fé fcrivelfi nel 
paffato fecoloi (2) e fé non credeffi di far torto a tante altre, le quali 
produr potranno migliori prove Ji nobile, ed antica eilrazione . Mi dif- 
piace , che quel Signore , e la tefla Coronata ricordata daL Schonleben 
I. s. * earte 53. (3) nell'indagare l'origine de'Yuoi Maggiori abbia tro- 
vato ciò che vorrebbe!! alla famiglia da Carrara attribuire . Se quel Si- 
gnore s'è accomodato io ftomaco di quella fua bafia forgente , la fape- 
va di certo,/o poteva dubitarne: Se di certo la fece da Uomo candido^, 

efin- 



CO Difert.:i7Ós.jpag. 31. 
C 1 ) Vedi Acchillini ,. ed altri di quel Secolo* 
,C 3 ) Difert. 17*5. pag. ;t„ Prsef. Ima Dipi. Cenf. pag^XIV. 



CAPITOLO PRIMO. 3 , 

e (ìnctro : Se no : addticere inconvenient non efl folvtre legem . Vedi nel 
Boccalini un'Illoriella a quello propofito ( i ). Ma forfè fatto ciò avrà 
per togliere coli" efempio fuo il rofl'ore a tant'altri , li quali fanno pur 
troppo la loro vile origine , ed occultarla non poffono all'ombra delle 
c.iriche fublimi , nelle quali fono collocati col mezzo del favore de' Mi- 
nillri , delle chiavi del prcziofo metallo * e alcuni eziandio del proprio 
merito, il quale fé li rende di efl e dignità meritevoli, non concede pe- 
rò ad elfi l'originaria Nobiltà, la quale ,al dire d'Ariftotile: Efl quidam 
Majorum clarìtas . (2) A dir vero può bene un Principe fare in modo che 
uno Spurio goda de' privilegi d'un legittimo , e '1 plebeo di nobile, ma 
non per quello può loro togliere il difetto di natura . Più ancora dice 
Baldo: ( 5 ) Quod feudum antiquttm fapit Nobilitatem . /ed non feudum no- 
vum , quìa nobilitai non nafeitur in il7u oculi , ttt notatnr in L. Stemmata ff 
de gradu cognat. Rujlicus (4.) etnens feudum nobile non ex hoc fit nobilis . 
ideo ( 5 ) feudum nobile non dicitur , quia nobilitet poffefforem , fi fuerìt 
ignobilis , fed ita appellatur a fervido, & pr&flatlone feilìcet . A quello pun 
to non ho potuto trattenere la penna. Chi più ne deddera efamini An- 
drea Tiraquelio nel Primo Tomo de Nobilitate . Quelli Tefli ad alcuni 
non piaceranno: Ma di tali efempi ne abbiamo infiniti algìorno d'og- 
gi ; e la vera nobiltà pur troppo è andata in defezione , confufi li veri 
nobili cogli Spurj, .e addottivi. Di titoli poi v' è principalmente nella 
Germania tale abbondanza , che non bada ornai più un indirizzo largo 
una fpanna di una lettera per contenerveli; li quali titoli dapoichè fono 
efpofti tutti vi fi aggiungono due, o tre eccetera. Feudi , Cariche , Ba- 
ronie, Contee, Marchefati, nomi di Terre, e Cartella, de' quali fi pò 
trebbe dire Claudite )anuam ne Urbs exeat , Io (le fio fono flato occulare 
teilimonio di alcuni luoghi , li quali nella mia mente io mi rapprefen- 
fava grandi, e fpaziofi . Onde per aver titoli oggi fi ricorre nella Ger- 
mania da tutti quelli, che in alcuna città d'Italia non anno l'itigreflb 
ne* nobili Configli attefa la bafla loro eftrazione > e cofloro poi tornati 
nell'Italia fi fpaccianq per Conti , Baroni , e Marchefi . Talmente che io 

fono 



( 1 ) Ragg. Cent. 7. rei. 50. 

]C a ) Arift. 1. ». Rher« ( 3 ) Bald. Proem. de Pheud. 

C 4 ) Luca Penna lib. io, ( 5 ) Paol. de Caflro Conf. 4S1. 



iz ORIGINE 

fono indotto a fiimar più un Cavaliere di que' tempi, che non cèrti Du- 
chi , Principi, Marchefi , Conti , e Baroni moderni ; perchè allora era 
tenuta in riputazione la Nobiltà, e i gradi di effa , ora è refa a tutti 
comune . Ma il mirabile fi è , che nello fteflb tempo , in cui tutti di 
effa Nobiltà fi vantano, e camminano gonf; , e pettoruti con favole in- 
ventate, e con addozzioni chimeriche , con derivazioni foffiftiche venden- 
do Diplomi alla minuta gente, moitrano poi di non curarla negli altri, 
e vogliono ancora avvilirla, col deriderla per non rimanere , a chi vera- 
mente potrebbe vantarla, di grado inferiori . Antonio di Gurvaea ( i ) 
Iftorico di Carlo V. porta un belli/Timo Apologo a quello propofito , che 
in quel libro fi può vedere. Venero, e rifpetto, come diffi, cotefta Fa- 
miglia Germana, di cui e.fl'endomi ignoti gli antichi, e moderni pregi di 
Nobiltà, e vetuftà , non cercherei di avvilirli con favole, o con fpiritofe 
invenzioni. Molti (lime altre da me fono conofciute come nobiliffìme , e 
antiche > e mi guarderei da' confronti , li quali farebbero 'alla fine una 
difputa fanciullefca . Non mi conforto col paragone di quella, ne m'in- 
vanifco col confronto di tant' altre. Ma dirò bene , che compatifco il 
Critico fé ha fcelto per confortare li ancor fuperfiiti rampolli della Fami~ 
glia Carrarefe, una Famiglia Tedefca; perchè nato fuddito dell' Augu- 
ftifiìma Cafa d'Auft.ria, e fublimato da quella a qualche grado, che leg- 
go , ne' Frontifpicj ( 2 ) , de' Libri , che egli ha ciato alla Stampa ; e 
negl' Indirizzi delle lettere a fuo Nono fcricte, (3) deve e.faltare quel- 
la non io Io ,( il che è fuperHue fatica , quando infiniti prima di lui Io 
hanno fatto con fomma laude ) ma eziandio li Miniilri tutti , che da 
élfa onori hanno raccolto. Di quelli onori, e più fublimi eziandio fenza 
confronto mi riferbo a parlare , e a dimoftrarli conferiti a quella da Car- 
rara,- ed a far vedere all'evidenza, che la Cafa d' Auftria non fdegnaya 
di contrarre parentela con la medefima .; e come per via di Cognazione 
dalla Cafa da Carrara direttamente procede ( 4 ) . 

Da tutto ciò io credo poter concludere , che fé le differenti opinioni 
degli Scrittori, e de' Documenti non concordano rapporto all'origine di 

quella 



Ci) Guev. lib. y. Iett. Ital. pag. 102. 

C a ) Tentam. Gen. Chron. 1755. Difert. x-,66. Manif. Irensani Julian. Dipi. Ce«f. 

C $ ) Difert. nsf. pag. 78. C 4 ) Vedi Capitolo V. 



CAPITOLO PRIMO. jj 

quelli Famiglia non fia lecito a me , né ad altri il determinarne alcu- 
na > quando fopra faldirtìme bali non fia appoggiata, e tali, che le pri- 
me fmentifeano. Se tutti gliAutori fopraccitati , e molti altri, che per 
brevità fi tralafciano , illuminati, e rtudiofi fi fono affaticati in vano per 
accertarli della vera origine di quella Famiglia, e principalmente An- 
drea, e '1 Padre fuo Galeazzo de'Gattari, e Pietro Paolo Vergerio fa- 
migliari di quella Cafa; fé Jacopo X. da Carrara non la trovò, quan- 
tunque del 1350 facerte ricercare antichi Iflrumenti, e ricopiarli: fé 
niun documento abbiamo, che ce la dimoftri chiara, e non dubbia, co- 
me potrò io, inveftigandola, ritrovarla dopo 400 anni, e più, dacché 
fu fludiofamente efplorata ; come farammi permetto formare verifimili 
congfiietture , e ad altri farà creduto fulla fede d'una opinione (limata 
favolofa da quello i (letto , che la porge, fopra una Spirito/a invenzione 
( quali che fi tratti d" una Poetica compofìzione , e non d'una lltoria ) un 
fupporto contrario a' Documenti, e alle Iftorie giammai da alcuno inven- 
tato? Che fé pure formar doverti tali conghietture, credo io, non mi 
farebbe permeilo l'inventare a capriccio una nuova fentenza »• ma appog- 
giar dovrei piuttofto alcuna del leproporte dagli antichi, e quella corre- 
dare con ragioni, e conghietture: e quindi, o dalla Germania , da' Con- 
ti di Roflìglione, <lal Cartello di Ballano, dalla Città di Padova, da'Lon- 
gobardi , da Milone Romano, o, come piace all'Autore dell'Arbore fo- 
praccitato, dagli Annii di Roma farla derivare. Né rende a mio crede- 
re niuna maggior Nobiltà a quella Famiglia fé d'oltre mare, e di là da* 
Monti ne ritrovarti lo Stipite» poiché le più celebri dalla Germania anri 
dall'Italia vantano la loro origine ( 1 ) E* cofa nota a chi appena ha at- 
tinto il labro nello Audio dell'Antichità, che li Cognomi non s' accoftu- 
mavano in que'primi tempi (2), e tutti li tratterò: i B . oda qualche fat- 
to illurtre, evento di qualunque forte di alcuno de' loro maggiori : z 9 , 
dal "Luogo in cui erano foliti di abitare, e dominavano con titolo di 

E Feii- 



(1 ) Annal. Wion. Guelph Fam. Eflenf. §. 4. Mur. Ann. Erten. Cap. is. pag. 154. e 
4»3- C * ) DhTert. i 7 «. p»g. ^ 7 , Vedi come paria I' Autore dell'Epoca, e delle 

cagioni de' Cognomi iino alla j>ag. %*. 



34 O R I G I N E 

Feudo; 3°« dal nome de'Padri loro (i). Molte altre né vengono addot- 
te; ma coincidono a quelle tre. Cosi all' incirca m'illumini anche il 
Critico (2) con una lunga ferie di Cognomi, de' quali le lo pregaffi a 
rendermi ragione, come è pregato rapporto a'Carrarefi, fi troverebbe 
imbrogliato. Non è necefTario porger tutti gliefempj: pure alcuni ne ad- 
durremo di tutte e tre le Categorie . Per la prima abbiamo la Famiglia 
Sforza, la quale deriva dal Cartello di Cotignuola , t prima Giovanni da 
Cotignuola Attendolo fi denominò j e poi Jacomuccio, o Muzzito fu chia- 
mato Sforza (3). Onofrio Panvinioparla più chiaro dicendo. Vetufiljftmi 
in Italia famll'.arum auBores ab eventls nomina propria, & appellationes fi- 
hi ajfumere cmlueverunt \ eademqne poflsa pofterls fuis tunquam propria , Ó» 
gtntilltla relinquebant ( + ). La Famiglia Frangipana, la quale h<t comu- 
ne lo Stipite con la Cala d' Auflria , colla Frangipani di Veglia, e Se- 
gna y colla Famiglia Micheli di Venezia, e colla Frangipani delFriuli, 
dilcende da Flavio Anicio Frangipani, il quale in tempo di fomma ca- 
rertia in Roma fomminiftrava a' hifognofi , e rompeva con le proprie ma- 
ni il pane (5). FJella feconda cattegoria abbiamo infiniti efernpj nel 
Friuli principalmente. Di quella Provincia io parlo, perchè vicina al fog- 
giorno ordinario del Critico. Così la Famiglia d' iunberg fi denomina 
di Cuccagna, di Valvafone, di Pertirtagno, di ZuccOj e Frefchi: la Fa- 
miglia Savorgnano, di Braazacco, e Pagnacco; quella di Panciera di 
Portogruaro, di Zoppola : la Ragogna , di Torre, e mol?' altre. Il che 
ha fatto fmarrire la memoria della loro prima denominazione, e confon- 
de li odierni poffeditori di que'Feudi , li quali ora ne portano come gli 
«(tinti lo portavano 5, il nome, e firfe ancora le armi de' primi Giurif- 
dicenti , de'quali è perduta affatto la memoria , e da gran tempo man- 
cata la linea. De'quali Feudi alcuni entrarono al pofleflo in grazia di 
acquifti fatti dalFifco, a cui fi fono per la mancanza della legittima ma- 

fco- 



* (O Differt. Murat. n. <Si. e 6ì. alla «juale fi può aggiu ig;re il cappricio degli Uomini, 
(i) Differt 1766. pag. 49. 

(3) Co: Lofchi Comp. lft. pag. no. Sanfov. p*£. 11. «d altri. 

(4) Panv. lib 1. de Gent. Frangipane . 
Cs) kxa. Wion. pretto il Sigit'r. pag. 14. 



CAPITOLO PRIMO. 33 

fedina linfa devoluti . Gli efempj della faconda li porge il Critico ( 1 ) t io» 
che non ne ho fondamento, falla fempliee fu.i afferzione non ardifeo fa- 
vellarne . In Padova ( il clie fi al calo nofiro ) la Famiglia da Erte, da 
Romano, da Campo-Sampiero , da'Onara, da Vigodarzere, da Cittadel- 
la, da Carturo, da Cortaruolo, da Montebeilo, da Lozze , da Monte- 
merlo, da Ruvolone , da Baone ec. li quali tutti fono, o erano Cartel- 
li del Padovano Territorio , onde quelle Famigle in Padova fi ricovera- 
rono, e ne portano, e portarono il nome. Cosi altrove que'da Fame- 
to , da Gonzaga , da Sanbonifacio , e in tant'altre Città d'Italia. Quat». 
to alla terza, la veggiamo anche al giorno prefente praticarfi nella Dal- 
mazia , e nella Ruffìa . In fimil maniera ( a norma della feconda Cate- 
goria ) la Famiglia da Carrara, dalla Villa , eCaftelìo di Carrara appun- 
to in Padova fi flabiiì . Veggiamo, che Ritolfo , e Artuicio ne'due pro- 
dotti documenti dell'anno 1027., e 1068., fi denominano de Caftro Car- 
r*ri&. Qua! cognome averterò prima di andare a foggicrnare in Carra- 
ra , oh qui vi vuole la fpìritofa invenzione del Critico . Dunque perchè 
provenuta dal Cartello di Carrara, perchè ha per Arme un Carro, il 
quale doveva erter 1' infegna di quella Villa, fé pur ne aveva, farà fla- 
to un Villico il loro Progenitore? Bella confeguenza.' Qui cade in ac- 
concio di aggiunger due parole circa 1' Armi dette dal Critico parlas- 
ti . Alcune Famiglie, come dicemmo, da qualche fatto illurtre traflero 
i loro cognomi , egualmente dagli fteffi fatti ailunfero 1' Armi , o dappoi 
alle proprie qualche contraflegno di quelle vi aggiunfiero , come de'Fran- 
gipani , de'Vifconti , de'Porzia, e di tant'altre deferiverà il Sanfovino , 
e fedamente deferivono tanti altri Scrittori , potranno comprovare que' 
■ Signori, che di tali Armi fi onorano. Dirti da qualche fatto ìlluftre , 
perchè io non crederò mai , che alcuno voglia perpetuare la memoria d' 
un vile mertiere, dal quale fia tolto per nobilitarli , col porlo nell'Ar- 
me, e dire a tutto il Mondo : Ecco io fono quegli , che da un Falegna- 
me, da un Muratore, da un Fabbro traggo la mia origine, quando ^uò 
lufingarfi , che col corfo del tempo ne fvanifea affatto dalla mente de- 
gli Uomini la memoria. Ciò che diciamo delle Famiglie conviene a tue 

E 2, ti le 



(O DifTert. 1755,. e 176*. 



35 ORIGINE 

te le Comunità) Accademie, e Corpi Pubblici in generale, li quali Te- 
glorie loro, non mai li contraffegni di abiezione anno inalzato, e incifo* 
ne' loro Scudi, lanciando quelle alle Congregazioni di Frati, a'quali 1" 
umiltà fi conviene, e non la gloria, e '1 fafto mandano. Cosi li Carra,. 
refi dovevano feppellire il loro Carra, fé per èflTo il Mondo ave/Te po- 
tuto credere, che da un Villico procedettero. Ma e chi non vede, chè- 
alle addotte Famiglie dal Critico fi potrebbe appropriare ciò che alla 
Carrarefe fi attribuifee ? Oh perchè** Perche portano l'arme detta dal 
Critico parlante , e perchè anno il Cognome analogo a qualche meccani- 
co , e vile meftiere (i). Noi diremo dunque che fiipite de' Pignatelli fi a 
fiato un Pignattaio, de'CappelIi un Cappellaio, de' Cavalli un Cavalla- 
ro, de'Mulini un Mugnajo, de'Sbrojavaca un' Armenta.ro, de' Vitelli un 
Vacaro , de' Barbarighi un Barbiere; e cosi di tant' altri. Se quelle Fa- 
miglie fapefTero come fono onorate dal Critico, che mai direbbero? Lo." 
non oferò mai di denigrare la riputazione di così nobili Famiglie fopra 
sì maj fondati argomenti. Quello farebbe un raziocinio ( fé Dio m'ajuti)- 
ben poco firingente, fé ancora foffimo affatto all'ofcuro: tanto mera 
adunque allorché abbiamo teftiraonj in contrario. Saranno forfè note al 
Critico le differenti opinioni rapporto all'origine di molte illufori fami- 
glie d'Italia, de' Turriani ., de'Vifconti , de'Gonraghi, de'Scaligeri . De' 
Scaligeri io trovo appunto (2), che Giovanni Villani attribuifee l'ori- 
gine loro ad un Mercante di Montagna, e facitore di Scale. Quando 
tante altre opinioni ritroviamo di una meno ignobile derivazione, per- 
chè vorremo deturpare i natali d'una illuftre Famiglia fopra 1' alférzio- 
ne d'un folo ?( 3 ) Quanto minor ragione non abbiamo in quella da Carrara s 
di cui nefluno pronunciò la nuova ora folo ufeita alla luce qual favola; 
e noi la vorremo fpacciare qual vera Iftoria ì Mi piace portare l'autori- 
tà di Lazio, come amico del Critico anche fopra quello propofito . Egli 
rapporto alla Famiglia Scaligera per teitimonia.nza del Sanfovino rimet- 
te il lettore a fcegliere quale porta effer la più vera tra le molte opi- 
nioni. Perchè: > foggiunge , ella è dìflicìl co/a (4) aver compiutamente »«#, 

che 



CO Difert. pag. 14. 1765. Difert. 17615. pag. 50. CO Sanfov. pag. 5. 

O) Vedi Cron. di Ver. di Pier Zsgatt» illuftr. da Batt. Siancolini Parte I. pag. 1*5. 
(4) Santo*. p»g. 5. 



CAPITOLO PRIMO. f7 

the ttltro la verità, quando e tratta daunfolo fcrittore , non che tjfen io av- 
viluppata da dìvtr/i pareri dì diverfe perjone mojfe per ordinario da odio , e 
da amore, e diflratta variamente da loro. Da qua! paffione lia portato il 
Critico ìpfe viderit: a me poco importa. Ecco Voi fango , e Sanfovino 
aflìeme uniti in opinione. Della Cafi d' Auftria dieci opinioni fono ufei- 
te al Mondo, ch'io fappia Dell'indagarne l'origine foftenute da Seifri- 
do , da Cufpiniano , da Giovanni Stabio , da Giovanni Stumfio, da Francefilo 
Guìllimano, da Guafparri Scioppio, e da altri", moltifTìmc delle quali 
fono favolofe, e adulatrici : eccole. Parlo della Cafa d'Auflria fucce- 
duta a'Marchefi d' Auftria, vale a dire della Famiglia d' Ausburg. Li 
t a . trae l'origine da Atlante Re d'Italia: la i a . da Faramondo: la 3 a . 
da'Svizzeri: la 4. 1 . da Cin Secondogenito di Noè , di Giovanni Stabio : la 5 a » 
da Roma: la 6 a . da'Trojani , diGuafparri Scioppio: la 7»»dai Scipioni di 
Roma , cri Alberto di Bonftetten: 1" 8 a . da Attico Re di Svevia , e Alfa., 
zia, di Lauda-fio Gebuillero: la 9 a - dalle Famiglie Giulie , t Fabia di Ro- 
ma , di Giufeppe Gruembek, e Seifrido: la io\da Ugoberto , di Regi- 
no. Sarà pur noto come ne ferivano Spondili© , Ippolito a Lapide, Otto- 
caro Re di Boemia , e avrà Ietto la lettera di Franc.efco Petrarca cantra 
Gallum. Io ciò fuppongo , perchè dopo le tante, che ne abbiamo , ha vo- 
luto anch' egli teffere una nuGva Genealogia della Famiglia Aufìriaca(i) , 
fa quale però non é giunta alle mie mani. Fra tante differenti, opi- 
nioni mi par naturale, ch'egli fia ufeito in campo con qualche fphito- 
fa invenzione . Eppure quelli,, che di quella nobiliflìma Famiglia formano 
fa più probabile Genealogia, non ofano incominciarla al di là del fecolo 
i2*. nella efpulfione de'due fratelli Pier-leoni Anicii da Roma, o del 
ii4Ji ovvero del 1177 (2.). Né la Famiglia d' Aurina fi chiamò a" Aus- 
burg, perchè edificafle quel Cartello , il quale già prima della loro gita 
in Ergovia era in piedi, ePierleoni fi denominavano ; ma perchè in quel 
Cartello pofero il loro foggiorno, e lo dominarono. Ed anche qui non 
dico mi rifletto- d' aver letto (3), ma leggo in quello momento un'erro- 
re ver- 



C 1 ) Manif Vsler. de Val. 

(O Seifrido. Diego Lecq. Hifl. Dcmuf Auflw 

C ?) Difert. 17(55- P B S- »$• 



3# OR I G IN È 

re vergognoso dì Lazio, il quale volendo purgare la Famiglia d'ÀufIria 
di derivare da Fierleoni di Roma efule da quella Città , le dà una infa- 
mia maggiorerei trarne poi la derivazione da unoSpurio, il qualechia- 
ma Tempre Teodoberto Padre del fuo Sigeberto (4)5 quando per altro 
li Pierleoni erano in Roma nobilitimi, e per nobilifiìma cagione furo>- 
no da quella Città difcaccrati. 

Dove fono quelle carte cadute dal Cielo nelle mani del Genealogica 
Jacopo Zabarella, perchè abbia potuto fondatamente fopra di effe lavo- 
rare le fue Genealogie coeve al Mondo? La mala fede, che ragionevol- 
mente abbiamo di quelle notizie favolefe, e chimeriche tolgono il cre- 
dito all'altre ancora, le quali forfè alla verità faranno appoggiate. Io 
Teggo tante contraddizioni , e quiftioni fra gli Antiquaria rapporto alle 
origini de' nomi delle Provincie, e Città, tanti Autori filmati Apocri- 
fi, tanti documenti fittizii , tante monete adulterate da'Falfarj, quan- 
do parlino contro l'opinione da efli abbracciata, che deplorando quefte 
inutili quifiioni, e commiferando la noftra oftinata ignoranza , credo po- 
tere efclamare 2 ragione: Favole, Favole! Ognuno crede decidere, e 
non è quieto egli medefimo nella propria fentenza: non ottiene l'altrui 
approvazione nonfolo, ma colie fue dicerie apporta nel bujo maggiori le 
tenebre, e più palpabili. Non cagionerebbe il rifo uno Scrittore, il qua- 
le ponendofi a fcranna per efaminare le Ragioni delle fette Città del- 
la Grecia Colofone, Chio, Salamina, Smirne, Rodi, Argo, ed Ate- 
ne, le quali fi vantavano di aver dato la Culla ad Omero, pronun- 
ciala con voce fevera : Omero è nato al Meflìco? Così ha fatto il Cri- 
tico: Sette opinioni abbiamo fcritte della Origine de' Carrarefi : crede- 
reste? egli fi fogna l'ottava. Pur troppo è vero, che o per adulazione, 
o per volerla fare da Saccente s'inventano origini favolofe , ma fiamo 
poi derifi colle fifchiate . Q^ueft' eroiche opinioni , quanto è facile ilfab- 
èricarle, altrettanto è facile mandarle in fumo ; e chi potendo fondar 
la gloria della fua antichità nel Paefe del Vero, lafciata la verità, vo- 
la dietro alle favole , perde invece di guadagnare , perche va difavvédu- 

tamen- 



C4) Sigifr. "Ann. di Frase, lib. 1. pag, 28. e 29. 



CAPITOLO PRIMO. 1,, 

«aaieute pregando i lettori » che neppur gli ere dano quel che è ve., 
ro (i). Perche mai uno Scrittore parlando di nobili (lì me Famiglie Ve- 
neziane, coni' a due de'Corneri , Marcelli , Giuftiniani, Zeni, Fofcari , 
Pelaro, Mulla > vorrà egli darci ad intendere, che discendono per li- 
nea legittima Mafcolina da'Cornelii, e Marcelli di Roma, da Giufìinia- 
no , Zenone, e Foca Imperatori, da Garolìo , e dagli Amulj. ? Perchè 
adombrare di favole la verità delle loro Genealogie , che fi traggono pel 
corfo di Secoli di là del Mille lenza interruzione, e con Documenti pub- 
blici, e privati? Al qual propolìto , (a) ( lia detto con pace del Grifi- (*) N°b-i° 

co, il quale efalta folo la Nobiltà delle Famiglie Tedefche ) io non ,a di Ven *- 

zia . 
trovo Nobiltà più antica, e legittima di quella ponno vantare le Fami- 
glie Veneziane, le quali furono le prime bau* , e iftitutrici di quell* an- 
tichi/lima Repubblica. Se egli è vano il difuu'are fopra l'originaria liber- 
tà di quella, a cui favore molti (lime prove fono fiate reccate dagli Scrit- 
tori di fommo grido (i), così il mefcolare le favole rapporto a qu Ile, 
recca oltraggio, ed offufea la loro vera, ed antica Nobiltà. Se la Ve- 
neta Repubblica ha durato per tredici Secoli e più, ( il che ad alcun 
Regno, o Repubblica non è mai avvenuto ) (3) confervandofi immune 
da qualunque ben picciola taccia di fervitùj ciò che è un evidente con- 
rraflegno della perfetta fua Legislazione; quelle che con ella vantano 3 
è provano l'antichità della loro origine da cinque Secoli di là dal Mil- 
le, e che con nobili alleanze l'anno fempre co.niervata , lenza macchiare 
la candidezza de' loro natali, dimoftrano veramente di poUedere quella 
Nobiltà, la quale da tutti i Maeftri fu definita, e circoferitta . E fé pò- 
fteriormente altre Famiglie d' inferiore condizione furono per politici 
/ini a quella medefima Nobiltà aferitte , ciò- non cagiona a quelle prime 
veruna ofeurità, come non arreca a quelle altro vanto, che di eSTere (la-? 
te per fomma clemenza unite al Governo di ella Repubblica, non perchè 
fi feordino de' loro: principj, o vogliano gareggiare con quelle . Concio- 

/ìac- 



Ci) Mur. Ant. Eft. cap. 26. pag, 254. 

(a) Squit. e Squit Squittinato, ed altri Autori Langior Tom. I. pag. 93. 
Cj) Iuft Lipf M.m. lib. 1. cap. 1. mon, 6. Efclama. M,aneat , fionat , favemus & vove<- 
mus. Vedi laugier ibid. pag, 7. 



40 ORIGINE 

fiacche quantunque a quell'ultime farà un giorno da qualche adulatricft 
penna forfè attribuita una nobile forgente con favole, o con derivazio- 
ni fognate a capriccio, non però da un vero conofcitore, e illuminato 
riporteranno fede, o acquieteranno a' lor nomi l'ettimazione, che alle pri- 
me farà femprc tributata. Mi fi perdoni quello breve epifodio , a cui m* 
ha trafportato il mio carattere fincero, e amante della verità. 

Ma pur troppo cotali Favole prefib qtis' , che con la vìfla non paffuti 
gli occhiali , pattano per articoli della fede Umana. Favole, Favole. Ec- 
co il Sanfovino (i) che torna in campo, col quale finifeo rapporto a 
quello, che della origine della Famiglia da Carrara egli efprime. Intan- 
to che la loro origine, fé alle Tavole non fi ricorre , ì ignota, e 'l progreffo 
non certo. Eppure il Critico avrà letto quelle parole! Scritti , Carte, Do- 
cumenti , Scrittori vi vogliono, non conghietture, o ffaitofe invenzio- 
ni . Veggafi quante inezie fi dicono, quando non fi efaminano le mate- 
rie., o quando ci vogliamo frollare da' Documenti veridici, o quando in 
fine fi lavora a capriccio fenza le vere tracce, per arrivare alla cui co- 
gnizione d'uopo è noElurn» verfare man», ver/are diurna le Cronache, i 
Documenti, e le Morie. 

Né favola Ci è la floria del Naufragio delie Donne Carraresi fotto il 
Gattello di Agna (2) fatto attediare daEccelino da Romano l'Anno 124.0 , 
per cui fi fmarrirono tanti documénti, li quali forfè proverebbero all' 
evidenza la forgente di quella Famiglia, qualunque ella fiali . Non è fa- 

* 

vola , ditti , perchè aderita dal Sanfovino . Non batta? La vedremo nel Ca- 
pitolo Terzo corredata da tutti gli Autori di que' tempi. E non è pure 
favola, che nel tumulto popolare dell' A n no 1325 foflero lacerate, e ab- 
bruggiate moltifiìme carte nel pubblico. Palagio di Padova. Forfè dalle 
Biblioteche della Germania, e di Roveredo principalmente, verrà fuo- 
ri un giorno una qualche memoria, la quale dilucidi quefto punto per 
confolazione de'curiofi , e per togliere altrui la fatica dell'indagarlo; 
nel che potrebbe il Critico compiacerli: giacché per me full' efempio 
dell'addotta Famiglia Germana è più avvantaggiofa l'ignoranza, che la 
certezza di tale derivazione. 

Ben- 

(O Sanfov, pag. jjj. (a) Difcrt. 17*5. psg- f- 



CAPITOLO SECONDO. 4t 

Benché a- dir vero ella è per avventura ftiperflua queda mia fatica; 
poiché il Critico, autore della più volte nominata DifTcrtazionc 1766 , 
non ricordandoti più d'avere fcritto quella del i7 6 5> e di aver cC\>o(\o 
l'opinione dell'origine del Boaro, ili quella dice: (1) Così Carrarefi 
furono detti li già Principi di Padova ; perche" difeendenti da pratico Carreg. 
giatort . Onde io fpero , che quello incerto, fluttuante, e non bene (labi- 
le Scrittore in qualche altra Opert fua , la quale non tarderà molto tem- 
po a comparire, atcefa l' infaz-iabile Tua brama di gloria, troverà qual-, 
che altra nuova fentenza , e (entaremo probabilmenre li Carrarefi deri- 
vati da qualche facitore di Carri. E farà appoggiata a foliti documenti 
del Mabillon, Raprocio, Balbino, ImhofF,ed altri in carattere majufcu- 
lo fcritti (2). 

Tutti quelli , che ora compongono la Famiglia Pappafava. confervano 
con gelofia que'pochi Documenti, che ad elfi fono in Carta, in Rame , 
o in Pietra rimadi , e le imagini ancora delle perfone più famofe di que- 
lla Profapia in que' fecoli remoti. Poiché Injìgnis nobilitai magna, Patrum 
merita ( --3 )» Confortati , cred'io , dalSigonio, il quale parlando della No- 
biltà , fi efprime.* tZam qui major um fuor um hzbuemnt ìmugines ti nobile <s , 
fuifuas tantum, ii novi , qui ntc major um nec fuas , //// demum ignobi- 
le! appellati (4) . E Svetonio : Flavia gens obfcura , ac fine ullis imagi- 
nibus (5). Ciò fia in, rifpoda al Boileau (6). MiBoleau è Oltramonta- 
no. Oggidì per comparire eruditi convien portar tedi Francefi , e In- 
glefi ì ma quelli in fine fono plagiarli di quelli (7 ). Quando per altro 
Boileau va contro la definizione della Nobiltà, ed ioftimerò. il fuo Pro- 
tagonifta qual galantuomo, giudo, e Uomo d'onore, ma non mai nobi- 
le. Che (e pure vogliamo fervirci d' un'Oltramontano, io consìglio il 

F Cri. 



Ql~) DiflTert. 1766. pag. so. C a ) Diflert. 17*$. pag- 7*«. 

(j) Tac. de mar. Germ. 
(4") De Ant. Tur. Civ. Kom. Iib. z. pag. 139. 
( 5.) Svet. in Vefp. Plinio Iib. 35. 
C7) Diflert. J765. in fine. 

Ci) Saluft. de bello Iugurt. S. Fulg.Epifl. fec. Indoro Pelufiota Iib. z. csp,8tf. Lue. ad Pif 
Iib. 1. Seneca Epift. 44. S. Gio, Grifoft. Hom. in Mat. Soff. Elctr, Att. 3. 



4 a ORIGINE 

Critico a non fcofhrfi dai Tiraquello, e principalmente rapporto agli 
Stemmi) 6 alle Immagini ( i). 

Per ultimo qualunque fiafi l'origine ignota» e combattuta da varie opi- 
nioni della Famiglia da Carrara, mi compiacerò affai di ciò» che dove- 
va fcopxire il Critico nel Sanfovino, e che io ripeterò qui come fentea- 
Za proferita da Pietro Paolo yerg^rio (z). Primo generis nobilitili efi nobili* 
tatem ex vetttftate ignortri . E pregherò Plinio (3) di dire al Critico: Re- 
ver ere gloriata, vetetem, & hunc iffam feneSutem . . . Jtt ttpud te hmtr unti- 
fiutati , fit ingentibtu fnQis , fit fabtdis quoque , 



( » ) Tiraq. T. 1. Cap. 6. pag. jj, 
CO Vedi fopra il Vergerio . 
(i) Plin. Jun. lib. 4. JEpift. 24,. 




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CAPITOLO SECONDO. 
A & M E. 

ARME, ài cui da' tempi remoti fi fervi la Famiglia 
da Carrara, fu un Carro rollo in Campo bianco. E 
benché tre follerò le Linee de' Carrarefi , a tutte e 
tre fu comune quell'Arme. La prima di tali Li- 
nee chiamavafi affolutamente da Carrara : quella por- 
tava il Carro rollò in campo bianco . La Seconda 
Linea fu de' Conti d* Anguillara detta da Carra- 
ra; e quella inquartò Io Scudo con due Carri rolli e due Anguille. 
La terza f« detta Pappafava da Carrara ; e inquartò Io Scudo con due 
Carri rolli e con due Leoni rampanti azzurri in Campo bianco •( i ). A 
tutte, e tre leLànee appartenne il titolo di Conti d' Anguillara , e d' 
altri Cartelli , oltre quello di Signori di Carrara, Agiia, ed altre Vil- 
le , quantunque le rendite, e la Giurìfdizione fecondo le varie divifioni 
folTero diverfamente alfegnate. Tutto ciò apparilce dalle divifioni del- 
la Famiglia in molto numero, delle quali non è dell' istituto mio il fa- 
vellare. Che il Carro rollò in Campo bianco folle l'Arme gentilizia da 

F z que- 



(i } Vedi Arb, in Calce. 



'44 'A R M 'E 

quella Famìglia fi fa noto da tutte le Carte, Autori, Medaglie, Mone- 
te, e Sigilli di que' primi tempi, e quando fignoreggiò ella nella Città 
dì Padova» E fono ( i ) ben fciocchi affatto, e ignari delle Antichità 
quelli, òhe aflerir vogliono, the l'Arme del Carro fófie affunta da un 
Jacopo al tempo d' una Vittoria riportata contro Cane dalla Scala Signor 
di Verona, di cui nonmi fi accenna il tempo, e farà del 1316 , fé riguar- 
da Jacopo Vili. Ne ciò fi nega da! Critico, anzi con fereno volto è af- 
ferito, perchè a fuo modo corrobora l'opinione della pretefa vile forgen- 
te di quella Famiglia. Ma perchè egli acquieti la propria cofcienza fo- 
pra altre autorità fuori di quella del Sanfovino,lo iftruiremo di quello 
ne fcrivono gli Autori migliori , li quali faranno vedere , che prima dell' 
Anno 1316, il Carro era l'Arme della Famiglia da Carrara. 

Guglielmo Ongarello X'z ) fcrive;: Negli feudi di -quefii nobili , e potenti 
Uotn/ni da Carrara un Carro rojfo in campo bianco. Nelli feudi di quefii ne* 
bili daCarrara , V< quali adeffo fi chiamano Pappafava fi -dipìnge un Lione az- 
%uro in campo bianco, e pojfedono -al dì d'oggi un grjtn Palazzo con una Tor- 
re edificato per mezzrf 5". Martino, il quale fu il luogo delle prigioni di Ec- 
citino da Roman*. Galeazzo Gattaro (3).* Et a dichiarare .... perche li 
predetti Pappafava portavano V arme del Leone col carro ìnfìeme ,e da fape- 
re , the -per la detta peflìlenza (4) avanti era rìmafa una garx.«na fola fen- 
za Madre, e Padre, e-nuda-di tutti i fuoi- par-enti (5 ), ed e(fsndo nelle ma- 
ni de' fuoi Commijfarii ... afpettando V ifpir-azione Divina. . . avvenne, che 
il Garzone Pappafava antedetto, ejfendo ricchijfìmo . . . fece dimandare que- 
fia Donna per f uà Spofa, la quale... acconfemì a quefio, giovine con condizio- 
ne , che fempre egli, e i fuoi difendenti dovejftro portare la fua Arma , /* 
quale era un Lione rampante azzurro in campo bianco: allaqual volontà il 
predetto Pappafava promejfe dì portarla, e così fempre attefe . Sicché i pre- 
detti, g i lor futctfforì Pappafava portavano un feudo bianco , et in quelle 

un 



(O Diflert. i7*j. pag, fj. 
^2) Ongar. MS. pag. jh. 

(O Rei"- ItaHc. Mur. T. XVIl. pag. 35. 

(4) Succeduta prima del ijió. 
'k£s > Andrea Gattaro dice della Famiglia de 1 ' BtlvAì< 



CAPITOLO SECONDO. 4 * 

nn Cirro rojfo , il Lione azzurro nel/a targa, bianca , et al collo etcì predetto 
Lione portavano lo feudo bi.inco col carro rojfo . . . ( i ) Quella Pelle , e que- 
llo l'appafava chi non fa eh? fu avanti il ijió? Nelle divifioni dell'An- 
no 1289 è pollo tra Morti (2). Bern. ScarJ. (3); Non procul bine (cioè 
da C">nfelve') e(l Anguillar'u Vicut , olim Carrarienfium , qui ex eo quoque 
diSii fitnt Comites Anguillari& , qui prò infilai fuo ferebant Currum rubeum 
a du.ibus anguillis junFtis traStum . . . A M-irfio (4) tamen , vel longe ai- 
titi! * Lìtulfo tanquam a flip/te quodam omnium Carrarienfium fiirpium pro- 
fugo ai hanc ufque diem continuata fuccejfione jub Pappafava. cognomine pro- 
pagata efl... Vres ergopropagines ex una al/quando radice exort& funt , qu& 
ut cognomine , ita quoque & infignì gtnt'ìlhio differunt: Anguillaria enìm 60- 
mites , Àu.xs extrinfecns Angnìllas ad Currum prò Familid. infignì ferunt . 
Pappafavì 'vero Leone ufi funt colore coelefli in pofleriores pedes eretto , cui a 
collo breve feutum rubro dumi ìnfignìtum dependet . La Cronaca Anonima 
MS. (5) porta per arme de'Carrarefi delineato un Carro roflb in cani, 
pò bianco. Il Sanfovino farà flato efaminato dal Critico (6). Pietro 
Paolo Vergerlo cV'infegna (7): Nam hi quidem ( cioè li Conti d* An- 
glùllara ) duas extrinfecus Anguillas ad Currum , qui efl totins F amili a 
commune Jìgnum, adiecerunt , tametfì Curru foto plurimum in prafens utan- 
tur .Pappafava vero Leone ufi funt cocleftì colore m foflremos pedes creilo t 
cui pendet ex collo breve feutum rubro Curru infignitum . . . Prìmus bìc (8) 
( cioè Nicolò I. ) Curvo remone pingi Currum Inter arma jujjtt , qua ffe- 
cies in plerumque locìs , ac fìgnis obfervata efl a pofleris qui ex eo defeen- 
dentes Prìncìpatum tenuerunt . rum vero potijjimum inflituit , cum civili bel- 
lo, quod Canis excitaverat y a fuis maxime gentilibus dìjfiden-s y infefta Pa* 

■ tri*. 



CO Così fcrive anche Andrea Gattaro fuo Figlio . 
( 2. ) MS. Saib. pag. 73. 
( 3) Scard. 1. 1. CI. 1. pag 18. 
(4) Scard. Ho. 3. Ci. 13. pag. 273. 
( 5.) Cron. Anon. Avoc. Vecchia MS. pag. 6Ù, 
•(.O Sanfov. pag. 399. 
<.7~) Verg. pag. 117. 
CS) Id. p*g. 141, 



4* ARME 

tri a arma inferelat , unde figna dìf cernì Carr arìenfium pojferit. Fra i ca- 
pitoli propelli dalla Città di Padova venuta in potere di Giovanni Ga- 
leazzo Vifconti vi è (i). Primo qnod pr&iìEiì Mìlite* Uomini de Carr a- 
ria, vìdelicet D. Francifcus Junior de Carr aria jam Domini nofirì.,. exit" 
lentur.,. excepto Nobili Viro Albertino q. D. Jacobi de Pappafabis , & de- 
fcendentìbus fuis, & ccrtis de dìBa Domo, dumm&do ex infignibus & armii 
fuis Plauftrum deleant (2). Cambino d'Arezzo Poeta: La Scala, e 7 
Carro, a etti fu il Cielo adver/o . Le monete efibite dal Muratori (3 ) , 
e dall'erudito Abbate D, Giovanni Brunazzi (4) comprovano, che il 
Carro fu Tempre l'Arme gentilizia de* Carraresi . Dagli Autori fopracci- 
eati , e da molti^altri > de' quali non porgiamo le parole per non anno- 
iar di foverchio il Lettore, fi feorge tutto ciò, e inoltre la verità del 
Blafone conveniente alle tre Discendenze della Famiglia da Carrara, 
raelle quali tutte però fi feorge fempre il Carro. 

Dopo di ciò non farà erudizione fuori di propofito il ricercare come 
(a)bflcen- la Famiglia Pappafava da quella da Carrara difeenda (a), e d'onde que- 
''Famigiia fio Cognome di Pappafava (b) abbia tratto l'origine , fempre fulla feor» 
\l Cmarefe.' ta degli antichi Scrittori j e Documenti appoggiati, non fopra conghieC- 
venga ileo! ture, o /pirite/e invenzioni. Poiché quanto alla legittima difeendenza di 
^"faTa ?ap " P a ^ re m Figlio , e de'Nipoti tutti , abbiamo giufìificato l'Arbore, che 
in calce di quell'Opera Ita collocato, onde non refti dubbio alcuno, 
che da Marfilio IV fino a Marfilio XXV , come altresì diciamo dell' 
altre Linee tutte che ora compongono la Famiglia Pappafava , non fia le- 
gittimata con Inftrumentij li quali fiartìo pronti di porgere in Pubblico, 
la difeendenza. 

Ne' Documenti antichi adunque, in tutti quelli dove fi parla di alcu- 
no de'Pappafava , fempre vi fi aggiunge da carrara. Quelli io mi difpen- 
£0 dal porgerli, perchè fé alla mia fede non fi credette, parlerà per me 

il 



-< t ) Andr. Gatt. psg. 698. 

Ci) Poeta MS. del Secolo 15. inedito. 

Ci) Atit. Med. /Evi T. H. Differì, 27. pag. yn e 
-.•£4) De Re Numtn. Paf. 



CAPITOLO SECONDO. 47 . 

ÌI Cavazio , che qu\ fotto farà citato, per confondere gl'increduli, fe. 
ve ne fodero. Oltre gli Autori pertanto fopra menzionati , ii quali del. 
li Famiglia Pappafava, come abbiamo veduto , favellano, giova l'addur- 
ne altri, che più particolirmente della origine di quefto cognome ci 
danno notizia. Giovanni Balìlio (■ ): Sunt ili' de Pappafavis , qui fané 
de Carraria funt , Ó* vacati de Pappafavis .. . aliqui diami unum fuiffa li- 
tenter Fabam comoedentem , & ab ilio fuiffe nominato:. Gal. Gattaro così 
rozzamente fi efprime (z). M* perdi molti fi meravigliano di queflo ti- 
falo di Pappafava , dirò qui fatto in brevità. : Che g**n tempo fu qui in Pa - 
deva una grande pefiiltnx.a, per la quale ognun Cittadino mandava vìa ì 
loro figliuoli in quella parte dove eglino fapevano , che fojfe buon aria . Av- 
venne dunque , che per li Nobili da Carrara furono mandati i loro figliuoli 
* /lare a Srondo/o in cafa dell' Abbate , il qual' era di e afa loro. Perchè. 
tutta quella Badia er* fiata fatta , e dottata per li nobili d* Carrara . 
furono mandati tutu i loro figliuoli a Brondolo . . , ficchi loro pareva di man* 
darli * figurtà . E che queflo fia -vero fempre , e al prefente V Abbate del 
Brondolo viene alla Villa di Carrara ogni anno a celebrare una Meffa fo- 
tenne nel dì dietro S. Stefano dalle fé (le di Natale , e quella Meffa fi cele. 
Ira per le anime di quelli da Carrara nella Chic fa di S. Stefano . Stando, 
dunque i detti Garzoni da Carrara con quell'Abbate di Brondolo da lui 
onerati , e ferviti: e come fapete, che nelle Badie graffe ufano per antico co- 
fiume ogni giorno della Settimana delle Mìneflre , e minimamente dei Legu- 
mi , cioì il Lunedì fava , // Martedì fagiuoli , il Mercordt ceci , // Giovedì 
piccioli, Venerdì, e Svitato fecondo il fuo ordine, nel qual era uno dique- 
fti Putti da Carrara defiderofo di mangiar Fava, che mille anni g'iparev*. 
giungere al Lunedì per mangiare a fua voglia della Fava : et oltre al Lu- 
nedì deputato, dimandava, e di quella gli era portato . Con tanto diletto egli 
mangiava di que fia Fava , che era di fommo piacere a vederlo, e coftui da- 
gli altri Putti era chiamato Pappafava \ e per lo fimile i difeendenti furane. 
chiamati , e chiamanfì Pappafava da Carrara . Sicché a queflo modo acqui- 

fi*- 



( 1 ) Gio; Bafilio MS. pag. i. 
CO Gal. Gatt. pag. 35. 



4«" A R M- K 

fi arano ti titolo di Pappa/ava. In fimil maniera fcrive anche Andrea Gaffe 
taro fuo Figlio. Lo Scardeonio (i): Ex Albertino twtem natus efl Jact* 
binus (a)? qui primus cognome» Pappa/ava pofleris Aedit , & a quo pofie» 
sxplofo Carraria nomine, Familia Pappa/ava nomen- aceepit , qui. in prafen- 
tem diem bic Patavii , C? nobilitati* } & Vhtutum omnium gloria , virorum- 
que pra.fi anti a fior et . Giovanni BonifdCio ('3). Ma di Albertino ( 4) fuo 
Fratello fu figliuolo Giacobino detto Pappafav», . . dal quale i moderni. Pop- 
pafava Nobili Padovani fono per retta linea legittimamente di/cefi. Jac. Ca- 
vacelo (5). Pappafavii cognome» traxit ( Mar/ilio -X. ) ab avo Jacobina % 
qui olìm apud Monachos Ceenobii Carr ari enfi* enutritus , quìa libentius Fa* 
bis ve/ceretur Pappafa-ba denominatus efi . In antiqui* membranis bujtts Cce» 
nobii j quibui ■ pr4.4ix quondam ex fui* apud Anguillariam coempta , edotti 
fumus , eundem femper legimus Pappafabam de Cartari* . Alterum item lem 
gimus Pappafnvam filium Pappa ■fava de Carraria, cui Bernardus Patavintfs 
Epifcopus Anno 1268 plura in > ' heudum costui it . Marfi'tus ex ea F amili» , 
quamvis cum Carrarienfi eandem originem haberet . ... Jacopo Salomonio 
lo fteffb (6); e così canti altri -Autori concoifdaao in quefta opinione» 
de' quali è fuperfhio l'addurre l'autorità in una materia da .niuno an» 
Cora combattuta. Del precifo tempo, in cui aiTunfero tal cognome non 
pofìo far fede, Te non che ciò fu prima dell'Anno 1251 ; poiché nel!' 
Iftrumento di .quell'anno de' 13 Maggio Jacopino è denominato Pappa* 
fava. Se non che mentre io vado accumulando prove > poflb facilmente 
indur dubitazione in una verna, tanto nota, e tanto manifefta. 

Spiegata qua! foffe l'Arme gentilizia della Famiglia da Carrara, ve- 
niamo ora alle Imprefe, Emblemmi , Iniegne, e Coni ufati da alcuni 
dalla fuddetta Famiglia, li quali portarono negli Ornati delle- loro Ar- 
me medefime, o negli Exerghi delle Medaglie, e Monete. Ciò fexvirà 

per 



£ I ) Scard. lib. 3. CI. 13. pag. 173. 

C2) Vedi l'Arbore. 

Q 3 ) Bonif Ift. di Trevigi lib. 3. pag. 144. 

CO v edi l'Arbore. 

C S ) Cavat. Hift. Coen. S. Judinae Pat. lib. 4. pag. 166° 

CO Jac. Salotti. Infcript. Urb. Pat. pag. 355. 



CAPITOLO SECONDO. 49 

per dilucidare un certo Inflnimento , portato dal Critico, concerto a Mi- 
chele di Rabatta ( i ) . Abbiamo (opra veduto , che ne'Capitoli propofti 
T Anno 1 3 S S. di Decembre dalla Città di Padova , allorché fu occupata 
da Giovanni Galeazzo Vifconti, fi dice: dummodo ex infìgnibus , & /ir- 
mi s fui s Planflrum deleant . Oltre l'Arme adunque avevano delle Inde- 
gne, o [mprefe . Ornali effe fodero venghiamo iftructi dalle Monete, Me- 
daglie, e Sigilli. Ma come di effe verferebbe una forte quiflione tra'lette- 
rati , a quale de' Carrarefi cadauna Imprefa appartenefTc , credo fciolta 
ogni dubbiezza , e rifehiarata la verità da un Codice antichiffimo per- 
gameno , che efilte negli Archivj della Cafa Pa ppa fa va ; e confermato 
da altro Codice de'Gattari , migliori affai di quello, di cui s'è fervito 
il Signor Prepofto Muratori , nel quale vi fono infinitti errori di Epo- 
che , di nomi, come ho feoperto io mede/imo , e come in fine potrà il 
leggitore da fé medefimo col confronto di quello argomentare. Quelli 
{piegano mirabilmente gli Excrghi , e gli ornati delle Medaglie : e da que- 
lli Exerghi ItelTi vienfi in cognizione a qual de' Carrarefi fpettìno ef- 
fe Medaglie, e le Monete. Il Codice li chiama Co»/, efprimendofi co- 
si in fui principio «• 

, , Ver f us Gonorum Fatavi funt hic Domìnorum . 
,, §l»«s genult darà foboles Carraria rara. 

Prima di me ha eoa gloria grandiflima rifchiaraCo quello punto 1' erudi- 
to Signor Abbate Giovanni Brunazzi Padovano da me fopra lodato nel- 
le infigne , abbenchè breve Opera fua de Re Nummaria Patavinorum , al 
quale io lafcio ben volontieri intatto lo fplendore di sì illuftre feoper- 
ta . Se il Signor Prepofto Muratori di chiara memoria fra'Letterati avef- 
fé confutato il fuddetto Signor Brunazzi, e dopo di lui il Signor Li- 
ruti dal Critico menzionato, non fi avrebbero imbrogliato, nella fpiega. 
zione quello della Sfinge, e quelli nel!' attribuire le due monete ad 

G uno 



(-O'Bifett. i 7 « s , pag. 16, 



■jt» ARME 

uno de' due Franceschi da Carrara, come vedremo. Io porgerò qui le 

precife parole del Brunazzi . 
dM&opo"*' » P r ' ma e * Codice (vuol dire Pappafavio ) Jacobi galea eft (a). Ha- 
VI11 ' „ bet iti vertice binos currus velut ftantes: Aureaelittersc funt ad orafc 

j> I, atque A., quas Jacobum reddunt . Inde verfus. 

„ En Jacobi infigne Patavi > qui fceptra benigne 
„ Carrigerum primus gefiìt , non laudibus imus, 
,> Sponte femel ceflìt fceptris, mox inde relecìus 
j, Voce fuit populi } rurfumque ad noftra vocatus r 

}j Nunc ex Gattaro. Portava coftui per cimiero un' Elmo coverto da 

„ una binda bianca pieno di Cari rofi . Et in pie de Jelmo doi Cari- 

j» rofi. Et ne Ja targa un Caro, 

(b) infogna Altera ordine Principum galea eft. Marfilii (b). Star in ea Par- 

di Marfiho 
XI. ,, dus, adftant M, atque A. adfunt verficuli . 

„ Carrigera lecìus Patavi de ftirpe fecundus 
„ Grandis fé crifta. texit Marfilius irta r 

„ Ex Gattaro. Coftui portò per Cimiero una tafta coti tuto el peto 
,, de uno liompardo... In targa bianca un Caro rofo . 
•t2o D Vlil ber " » Tertia eft Uòertini (e). Maurum praefert alis aureis » &- cornibus* 
,> aureis. Item litteras U". ac B. Verfus autem - 

j> Ternus Ubertinus Patavorum Carriger Heros 
», Cornigerum gefiìt Maurum , trudendo feveros. 

„ Ex Gattaro. El cimiero de coftui fò una tefta el peto- de uno Sa- 
„ racino. Et la tefta dal Saracino gera ( cornuta di due corna d' oro 
,> Ne la targa bianca un Caro rofo. 
(d)DiMar. „ Quarta Marfilieti (d ). JLeonem fuftinet , ac notas habet M. atque 
» AR s tofque verficulos-o 



Quar- 



CAPITOLO SECONDO. Jt 

„ Quartus Heros Patavus Pappafavus Marfilietus 
„ Carriger irta conis portavit figna Leonis. 

„ Ex Gattaro. Portava el dito Segnor Me(T. Marfilio Papafav* daCar- 
„ rara una (Iella nel petode uno Iione azuro per cimiero femanato tu- 
„ to de peluzo doro. Et per lo fimele feguiva tuta la banda de lei. 
,, mo . Et ne la targa foa bianca portava una Croxe vermeja. Et ne le 
„ do parte de quela gera doi cari rofi. Et ne li altri doi leoni azuri 
» rampanti . 

j, Quinta eft Galea Iacobi II (a). Serpentemgerit arreco collo, cri- po x. 
„ ftatum , ricìu patulo, Jinguis trifulcis, medium f. atque A. litte- 
„ ris. Ea apud Gattarum deefl-; ubi tamen hi verfus , .& codici noftro 
„ communes. 

.,, Qui tenuie^gratum Patavi , quintus Dominatum 
,, Crine tulit criftam Iacobus Dux plauftrifer iftam. 

, , Sexta eft Iacobini (b). Criftatus & ipfa Draco ed. Hinc ad cer- (b)Iufcjn» 
„ vicem quattuor anguiculi pullulant . Additis I, atque A. verfibus xi. 
„ etiam . 

,j Sextus in Euganea ledìus Dux plauftrifer iftis 
„ Se lacobinus erat folitus componere criftis. 

„ Et Gattarus. Coftui portò per zimiero una tefta con el colo de una 
„ ferpe ; et per Ja fchiena del colo de quella comenzando fu la tefta 
„ et gera quatro tefte de ferpe picole. Ne la targa gera un caro rofo 
„ nel campo bianco. 

„ Septima Francifci (e) Galea Maurum pariter habet , ut libertini , ( c ) Di Fra». 
„ cornibus, atque alisaureis, feptemque litteras F. FFFFFF. demum ccfc0 * 
„ verfus,. 



G % „ He- 



j* ARME 

j, Heros feptenus Francifcus marte gerebat 

„ Carriger hunc conum Patavi dum fcèptra tenebat.' 

3 , Adhuc ex Gattaro . Ordenò e] Segniore a tuta la fanteria da pie». 
3) foto doi penoni. Nei primo era elzimicro dei Sarazino in ne locham- 
„ pò verde. Soto quelo la targa bianca con un caro rofo . 

AI che aggiungeremo noi, che nel funerale dall'Anno 139J, deferitto da 
Andrea Gattaro ( 1 ) fi dice ; che M. Francefco Boto [opra un Cavallo ar- 
mato tutto all' arma Carr are/e coperto tutto di veluto allcjfandrìno ricama- 
to tutto a Buoi , che era f uà divi/a. Quelli fono Buoi non tefte di Bue: 
e molti non quattro (2). Similmente il Vergerlo deferive nella ftefia 
occafione il Cimiere di Francefco Seniore, e dice (3): Galea:.. . qui- 
bus utì (olebant Cbìmeriìs ornatas , utpote Rota , Ala-, atque Ethiope . E 
nella battaglia del Caftagnaro contro Antonio dalla Scala Andrea Gat- 
taro (4.): Dietro ventano tre flendardì , l'uno del' Signor Francefco Vecchio 
da Carrara , che era in campo vermiglio un bue d' oro con un breve-in boc« 
sa, il quale diceva: Memor . Un'altra velie ricamata tutta a Mondi d* 
oro è deferitta da Andrea Gattaro (5) aver avuto Francefco Vecchio 
da Carrara nel fuo ingreffo in Trevigi l'Anno 1384. Segue il Bru- 
nazzi. 
COInfegna „ Odiava Fra neifei Junioris eft (a). Ipfa quoque portat alatum , cor- 
ifeo VII. „ nutumque IVtaurum. Addas buie F. atque F. 

„ Ex Andrea quoque Gattaro. Die 15. Aug. 1404 Francifci vexillum 
>, eft. Pennone tutto verde col cimiere del Saracino, e la targa deL 
5, Carro. At nulli verfus ad hunc conum.... 

A quefto pure aggiungeremo col fuddetto Gattaro (6) , che nella rafle- 

gna 



(1) Andr. Gatt. pag, 85. 
( 1 ) Vedi infra . 

C ì ) Ve rg- pag- I 9i- 

(<±~) Andr. Gatt. pag. 580. 

C g ) Andr. Gatt. pag. 486. 

(5") Andr. Gatt. pag. 857. Seard. Hb. 3. ci. 13. pag. 34$. 



CAPITOLO SECONDO. r? 

gna fatta da Francefco Novello da Carrara in Padova nell' anno 1404. 
vi furono cinqui (lendardi, e fegue.... gt a lui dìjfe il Signore: Gio- 
vanni ( quelli era Giovanni G.ileazzo de'Gattari ) perdi io mi fido di 
te, e di Cafa tua , ti do in guardia quejlo mio ftendardo: il qua! era di 
fanno di [età azzurro , tutto lavorato a Mondi d'oro, con un breve, che di- 
ceva : L' ì ufanz.» ( 1 ) ; e tale injegna portava il Signore per fua divi/a ... 
Poi chiamò Alberto de Pa/ìni... et a lui diede un Pennone tutto verde col 
xìmìere del Saracino , e la targa del Carro ( 2 ) . . . . Poi chianti Giovanni 
dal Sole .... et a lui diede la gran bandiera del Popolo , che e la Croce 
rtjfa in campo bianco, t per ciafeun quarto V arme del Carro, ,, E chiama* 
io Pietre da Cortaruolo . . . gli cenfegnò una bandiera tutta rcjfa , colcirnie- 
re dell'Ala ce» la targa del Carro. . . Dapoi diede la quinta bandiera del 
Carro vermiglio in Campo bianco. Non taceremo i'imprefa di Nicolò tratta 
da Gattari allapag. 15. Scuffio M. Nicolò portava per Cimiero un'Elmo coper- 
te di negro, e la benda ; aveva cinto aftraverfo l' Elmo una Catena d'Ar- 
gento, con due C»rna di Buffalo fatte nel negro; e per la f ch'iena dì quelli 
erano fitti occhi di Pavone ' f e in Jull' Elmo dietro tra mez.x.0 le Corna era 
un Carro rojf» J et in una targa bianca portava un Carro rojfo . 

Ecco quanto io fo aggiungere al Brunazzi per non ommetere dili- 
genza nell'efporre tutte Je Infegne proprie di cadaun Carrarefe. Tut- 
ti li fopraccitati vèrfi con altri appreflb fono portati nel Gattaro dal 
Signor Muratori (3)» ma io ho (limato bene di produr quelli tratti 
da un più autentico Documento della Famiglia da Carrara, e ricono- 
feiuto per tale da una perfona verfata affai più di me nelle Antichità,, 
Si vedrà di elfi ciò che qui manca nel venturo Capitolo. 

Segue il Brunazzi „ Charta mihi ex eodem Papafavio autentica ed 
„ 1403 IN. Ind. XI. die Jovis 11. Menfis Odi. Paduse in Palatii habù 
,, tationis infraferipti magnifici, et excelfi Domini in anticamera aCi- 
„ meriis, propè cameram Lucretiìe prae.fentibus ec. Ex ea fic habeo v 
„ fuifleCimmerios hos , auttgaleas, five conos, de quibus res eli inau- 

„ la 



Ci) Quella medaglia è preffo di nut 
(OH menzionato dal Brunacci.» 
(. j ) Rer. Italie. T. XVII. 



54 ARME 

?, la Carralienfium loco quemque fuo pofitos; unde nomén , atque InU- 
j, gnia omnium ex ea ftirpe Patavii Principimi facile conftarent. Da 
quefti avranno copiato li fuoi ambo i Gattari prodotti dal Mu- 
ratori. 

„ Ita (fegue il Brunazzi) Carrarienfium galese funt. Adde nunc Cly- 
,, peos. Currum femper habent. Eaque jam probata res . , . . In codice 
,, quoque Pappafavio fingulse galea; fingulos habent Clypeos ita pofitos, 
s, ut in vigefimo primo numo(i), et in quarto vides, ubi fupraMaurus, 
„ infra currus eft . Ibi vero clypei femper albi purpureo plau. 
„ ftro. ., 

Ebbero dunque li Carrarefi due Infegne, i'una ne'Cimieri, l'altra 
negli Scudi. La prima era propria della Perfona, la feconda della Fami- 
glia . ,, Quo titulo ( fegue il Brunazzi ) gemina quoque figilla icìa- 
„ runt, unum galea; par, alterum clypeo. Primum Francifci Il.figillum 
j, fic erat ex authentico Sancii Stephani j|88. Ind. XI. die Jovis i. 
., Menf. Odi. Paduas in Palaciis abitationis infrafcripti Domini in Ca- 
„ mera a Qjiadris ec. Magnificus, et potens D D. Francifcus Junior 
,, de Carraria Civitatis, & diftricìus Paduae ec. mandavit confici pn- 
,, blicum documentum fui pendentis figilli ad fculpturam Saraceni cum 
,, duplici littera F. ab utroque latere rnunimine roborandain. .. Hoc 
„ erat figillum galee par: utrinque Etiops. Id perfonas. Sequi tur ex 
„ authentico S. Petri 1402. Ind. X. die fabbati 7. Menfis Iulii in Ca- 
„ mera Lucrecie. Idem excelfus Dominus mandavit confici ;documen- 
3 , tum fui pendentis figilli magni ad fculpturam Plauftri cum duplici 
,, littera F. a lateribus in margine rnunimine roborandum. . . Hoc aìte- 
j, rum erat figillum fimile clypeo* Currus utrobique eft. Id Fa- 
p, milia?. 

,, Francifci vero Primi primum dabo figillum ex Authentico S. Pe- 
,, tri. Decreto III. Principis, magnificique, Se excelfi Domini Franci- 
j, fei Senioris de Carraria Civitatis Paduas prò Sacro Romano Imperio 

„ Vi- 



C ■> ) Monete in numero di s«. da lui prodotte nel detto libro de Re Num. Par. 



CAPITOLO SECONDO. jj 

„ Vicarii generali* figillato figillo ipfius magnifici Domini magno cere 
,, albe, & rubee ad Cimerium Saraceni cum littoria circumcirca dicen- 
„ tibus, vel que fic legebantur : Muneiat hoc Tigno Francifcus Carrigcr 
,,omnes, pendente ad cordulam fericis rubcis fcripto in 1376. Ind.XIV. 
,, die Iovis 29. Menfis May.... Saracenum galea gercbat, eundem fi- 
■^ gillo notabat. Hoc iterum perfonac . 

,, Sigillum fecundum „... Ma ormai io avrò annojato il leggitore. 
Segue poi il Brunazzi a parlare delle monete, le quali tutte egli fpie- 
ga co' Jeroglifici delle Medaglie, e de'Sigilli, o con qual nome più pia- 
ce di nominarle. Io le tralafcio, perchè le Aimo in quello luogo fu- 
perflue . 

Concludendo dunque diremo, che Giacobo VHI portava per fua In- 
fogna due Carri: Marfilio XI un Pardo; Ubertino VIII un Moro con 
le Corna.- Marfilio X un Leone: Iacopo X il Serpente: Giacobino XI 
l'Idra: e li due Francefchi il Saracino con due Corna, come Uberti- 
no Vili coli' aggiunta , de' due, o de' fette F. Oltre la verte ricamata 
a Buoi, e "1 Bue d'oro col moto Memor , che noi abbiamo aggiunto a 
Francefco Seniore, e i Mondi d'oro ricamati col moto: L' è ufan&a di 
Francefco Novello, io altre non ne ritrovo,, e non fono certamente 
giunte a mia cognizione.- 

D'onde, dunque, dir potremo, che abbia tratto il Cavaliere Miche- 
le da Rabbatta le quattro tefte di Bue che viene aflerito (1) dal Cri- 
tico aver egli avuto il Privilegio dell'Anno 1393. di Francefco Senio. 
re da Carrara d'inferire nelle fue Arme? Ecco le parole. Currumfiam- 
meum in campo albo cum cono, rubra circumcirca , & in >pf<* cona rubra- 
quatittor Capita Boum auree piEturata hoc modo videlicet : Unum fupra pun- 
Eiam Tymonis: duoque in margine a lateribus , & quartum in fine di&iplau- 
ftri, & cona . Non ben intendo fé fieno paiole fcritte in que' tempi, ov- 
vero ne' pofteriorì, e fé gli errori fieno del barbaro latino, o del Copi- 
ala . La parola conus io la trovo fempre mafcolina:- qui è dei genere 
fèminino. 

Ncl- 



O ) DiflTert. 1765. pag. i<j. 



S'È ARME 

Nella diftinzione fopra efprefta delle imprefe de' Carrarefi tutti 5 e 
nella efàtta detenzione fa et arre dal Signor Abbate Brunazzi noi bob 
troviamo quelle quattro tefte di Bue non ne'primi , e non negli ultimi . 
A tutti generalmente apparteneva il Carro, diftintivo della Famiglia, 
e variava nelle perfone l'Infegna. Ora m'iftruifca quello nuovo Anti- 
quario, onde fieno tratte quelle quattro tefte di Bue, e la Sfìnge Mura, 
toriana , cofe tutte inventate, che io non fo vedere né nelle; Monete, 
né nelle Infegne e che fo io, né fopra ie Muraglie della Camera a 
Cmmeriis. dove cioè erano effe dipinte, e d'onde chi ne fcrifié le ha 
tratte. Né ciò fi creda da me aderito per togliere la nota della eftra- 
zione villica, già fopra dimoftrata infufiftente , ma per puro amoredel- 
Ja verità. Quelle Tefte , e quelli Bovi fono flati fotterra tanto tempo, 
perchè non fi ofa aderire, che da' primi Ca-rrarefi foflero podi in luce, 
e poi Francefco Seniore fé li ha appropriati? Ecco un'altra prova , che 
ha afpetto di favola. E fi propone forfè per farne paralello col Ve* 
hìam (i) candidata fuper qaa aratrum fujpenfur» della Famiglia Germa- 
na. Ma in fine quel Signore per fua fatalità, trovò l'aratro, che è una 
Zifra , la qual vorrà fempre dire iftrumento da bifolco, quando né gli al. 
tri, né io abbiamo ancora ritrovato li Bovi. 

Qui colla feorta della distinzione fopra dichiarata cade in propofìto 
di poter afleiire, che le due monete efibite dal Signor Liruti (2), fie- 
no la feconda di Ubertino , perchè ha il Moro cornuto, e alato con 
niuna lettera dalla parte del Carro: La terza di uno de'due France- 
fc'fai , perchè ha il Saracino con le corna, e le lettere F. F. non F. R„ 
malamente interpretate. Né entrar voglio in difputa per determinare 
pofitivamente, fé più al primo che al fecondo Francefco appartenga, 
perchè f d' altri omeri [orna , che damici; e la lafcierei -intera all'eru- 
dito Brunacci (3), fé già non ne avefle diramente trattato. Della pri- 
ma non proferifeo opinione, perchè di efTa non adduce né fegno , ne 

let- 



CO Differt. 1765. pag. 3*. 

CO Differt. 1765. pag. 9. 

£ 3 ) Brun. de Re Numrn. Par. . 



CAPITOLO SECONDO. ?7 

lettera , né mole, né pefo . In quefla maniera farà femore a lui no*i (b- 
lo, ma al mondo tutto ignota, ed ofcura. 

Ma torniamo a bomba, perchè ci rimane a parlare della Sfinge Mu- 
ratoriana , e pofeia del Privilegio Rabatta, e del Diploma di Ferdi- 
nando II. Imperatore, il quale quello conferma. Dirò prima della 
Sfinge. 

Non è poi un graviamo errore da rinkeeiarfi alla felice, e gloriofa 
memoria del Signor Prevofto Lodovico Muratori , il quale ha illumina- 
to il Mondo letterario in tante maniere, e benemerito da tutti è ripu- 
tato per tanti Autori tratti dalle tenebre, e per tanti documenti colle 
Stampe refi di gius pubblico , il cui nome farà dalla Pofterità fempre ve- 
nerato, l'aver prefo il Saracino di uno de' due Francefchi per una Sfin- 
ge (i). La bella erudizione favorita dal Critico è tratta, da Ambrofio' 
Calepino dell'Edizione di Bafilea alla pag. 1370. alla voce sphinx . lo 
non avrei mai creduto di ritrovare in quel libro così bella cognizione . 
La rinvenni a forte, perchè la mole- di elfo Libro mi fa paura. Ella 
è d'i Lattanzio > non già di. Plinio, o Alberto Magno podi dal Critico 
alla rifufa (z). Le parole adunque dal. detto interlineate fono di Lat- 
tanzio, e l'altre di Diodoro Siculo nel. libro quarto. Ma giacché Lat- 
tanzio aflomiglia la Sfinge alle Arpie, verrò fuori ancor io con una 
erudizione dello fteffb Calepino nell' onomaftlcon alla pagina 143- tratta 
da Suida. Suida chiama le Arpie »qnuvX,nyi éat^yvH , che volea dire De- 
moni rapaci, e i Demonj fa ognuno, che portano le Corna, o alme- 
no fi dipingono con le Corna . Il vifo di Donna per la verità noncom. 
petè al Diavolo, che noi ci figuriamo bruttifiìmo: ma fa ognuno l'Irto» 
ria di quel Pittore, che dipingeva il Dia volo con volto hellifiìmo. Com- 
pete all'Arpia, e alla Sfinge, perchè ù trasformava quella. . . mnnequ*- 
drupes , meridie hipes , ve/pere tripes*. (3), e quella ci. vien deferitta da 

H Vir- 



(1) Diffèrt. 1765. pag. iy> 

Ci) Ibid. 

(3) DifTèrr. 1765- P»&- 15, 



© 



58 'A R 'M <E 

Virgilio con volto femminile, coll'ali: e quanto ali 'unghie, quelle "fon© 
occultate nella figura incifa. Ecco come il Saracino poteva elfer tolto 
per Sfinge, per Arpia, e pel Diavolo ancora, Si dia a quella mia fpie- 
gazione quel pefo, che ella fi merita , perchè in fine niuno de'Carra- 
refi ha pofto nelle Tue Infegne la Sfinge ; ma il Saracino, il Moro, i' 
Etiope colle corna d'oro, e con l'ali. Che fé il Critico bramafle dive- 
dere la Sfinge Tebana , legga le Origini di Padova di Lorenzo Pigno- 
ria (i), nelle quali egli ne porta una incifa al naturale limile alla fud<- 
detta Sfinge Tebana, che dice aver veduta in un marmo di una Cafa 
vecchia fopra la facciata in Contrada di S. Lorenzo di Padova. Vi co- 
nofeerà il volto di Donna, l'ali, e l'unghie. 

Vengo al Privilegio conceffo da Francefco Vecchio da Carrara a Mi- 
chele da Rabatta nell'Anno 1393. primieramente fa ognuno, benché gio- 
vane Diplomatico ei fia , che nel produrre un' Iltrumento convien por- 
gere l'anno, il mefe, il giorno, e T Indizione. Una delle quali epoche 
quando fia falfa, falfo eziandio è riputato 1' Iltrumento , e di niun va- 
lore. In queftonon leggo, fé non l'Annoi393. Io non vorrei , che fofle 
quella una nuova fp ir ito/ a invenzione , almeno rapporto a molte partico- 
larità, che elfo racchiude, come dirò: perchè quanto alIaPerfona, che 
lo ha concelfo , nego affolutamente, che l'Inftrumento Zìa di Francefco 
il Vecchio. Si ricordi prima di tutto il Critico, che egli m' ha infegna- 
to, che Francefco Seniore morì in Monza, dopo aver fatto ceffione al 
Figlio del Principato (i), nell'anno 1393. -Anche in quella ceftìone s' 
inganna il Critico, perchè ella fu fatta nell'anno 1388, quando il Pa- 
dre fi ritirò in Trevsgi (3). Dunque da quell'anno aveva egli dimef» 
fo, e s'èra fpogliato di qualunque autorità. Fatto poi prigione dal Vis- 
conti , prigione rimafe fino alla morte, feguita in Monza nel fuddet- 
£0 anno 1393. li 6 del mefe d'Ottobre. Quella Epoca fola balla. Per- 
chè 



Ci) Orig. di Pad. pag. ji. 
(1) Diflert. 1765. pag. io. 
( 3 ) Vedi Capitolo IV. 



CAPITOLO SECONDO. ;j 

l'Inftrumento addotto dal Critico manca del giorno, e del mefij , 
lóttvien ricercare a qual mefe fi polla affigliare. Per fatalità del Criti- 
co egli non può elìere fé non dal Novembre dell' A. 1393. Che fé egli 
fède de" meli anteriori all'Ottobre nafeer potrebbe quiftione, le, ancor- 
ché prigione in Monza, avelie potuto Francesco il Vecchio accordarlo» 
Ecco la prova. Pietro Paolo Vergerio ( 1 ) e' infegna : Q.«« ora ( cioè 
dopo il Funerale fatto a Francefco Seniore fuo Padre li 20. Novembre 
I393 ) adftantibus quoque Legati s is ipfe Magni ficus Junior ( quod munus 
vere potefi inter ea , qu& ad promovenda?» hominum gradar» fatta ab eo 
funt , in primis conftitui ) D. Michaelem- de Rabatb* tam lene de fé , deque 
(genitore fuo meritum , fieni s , armis , fagulis , imaginibus , cognomineque Fa. 
militi, donavit , ac delucefs Carrarienfem apfellari pojfe dedit . Credo verifi- 
mile , che Michele daRabatta abbia voluto far rogare un Pubblico Docu- 
mento di quella concezione j ma farà ella fempre della data di Novem- 
bre. E quindi il MS. del P. Martino Pauzer ( 2) crolla . andi'egli quan- 
to a Francefco Vecchio : come io crederò che crolli eziandio in tutte 1' 
altre ampoilofe efpreffioni , finché non- mi cada- fotto 1' occhio l'auten- 
tico Testamento di Francefco Vecchio, in cui viene da quelli fuppolto : 
ditlum ( 1) Rabatbam Patavini Dominii btredem fcripferat fi quo cafu con- 
(idtret Carrarienfìs famitia-, e 1 Privilegio. Il qual tedamento io lo cre- 
do una Carta caduta dal Cielo, in cui abitava il Cervello d'Orlando. 
Per altro, avendo io fatto pregare il vivente Conte Michele da Ribat- 
ta col mezzo d'altro Cavaliere di favorirmi T Arma fua , nella quale 
io fapeva doverli ritrovare l'Arma Carrarefe,' egli me la fece delinea- 
re con gentilezza, e la confervo nel mio Studio con molte altre. Ini 
quelle però, fé trovo la fomiglianza intiera a quella formata dal Criti- 
co, non vi feorgo né la Teffaccia di Bue, né le quattro altreTeftedi 
quello Animale. Non nego, che avrei molta curiofità di leggere- il Di-- 

H a pl.o- 



CO Vefg. pag. i 9 j.- 

( O Differt. 176;. pag. .16, - 

Ci) Ibid.-i 



6 e ARME 

ploma autentico dell' Anno 139 3* del fuppofto Francefco Vecchio da Car- 
rara per aggiungere quella Infegna novella a' Coni Carrarefi ( non alle 
Cona ) e per illuminare l'erudito Signor Abb. Brunacci di quella nuo- 
va fcoperta , che egli ad onta delle fue immancabili perquifizioni non ha 
faputo comunicare. Ma elTendo, come abbiamo -veduto, i Coni, le 
Infegne, i Morioni differenti di cadaun Principe Carrarefe , non pote- 
va Francefco Juniore dare a Michele da Rabatta fé non la propria 
Infegna, oltre l'Arme dellaFamiglia , vale. a dire il'Carro. Quelle quat- 
tro Telre di Bue noi in alcun Cono ino ad ora non le abbiamo vedute: 
onde rimane un forte dubbio fulla vera elìllenza di cotale autentica fcrit- 
tura efpreifa ne' termini fopra riferiti. Che fé volemmo obbiettare col- 
la velie ricamata a Buoi portata nel Funerale l'Anno 1393 ,0 col Bue 
d'oro -della Battaglia del Cafìagnaro l'Anno 1387, fi rifponde, che que- 
lli Segni erano proprj di Francefco Seniore e non del Figlio , di cui 
è il Privilegio Rabatta. Quali meriti aveffe Michele da Rabatta con 
Francefco Juniore non è proprio di quello luogo l'inferire, giacché quel- 
la illuftre Famiglia non mancherà di documenti per propria gloria nell* 
aver condotto a fine l' imprefa grandiffima di foccorrere quello Signo- 
re a ricoverare il Principato di Padova. 

-Quanto al Diploma (1) di Ferdinando II. Imperatore dell' Anno 1634. 
S.'Gtt. io lo confiderò una copia dell'Arme portata da alcuno de'Signo- 
ri Rabatta, e ratificata dal MiniflrO; che ha eftefo Io ftelTo Diplo- 
ma : né oferò per altro di dire tutto ciò che in tal propofito afferifce 
il Critico rapporto al Privileggio conceffo da Venceslao Imperatore a 
Gio: Galeazzo Vifconti creato da effo Principe Duca di Milano (-2); 
perchè de' Principi io parlo con quel rifpetto , che ad elfi è dovuto, an- 
corché da quattro Secoli trapaffati , Tanto pm che alla mia caufa ciò 
non da maggior pefo, come niuno ne dona cotale erudizione a quella 
del Critico 3 il quale aggiunge anzi in mio favore: §i**efio pajfo e' m/e* 

gnu 



C 1 3 Diflert. 1765. pag. .17. 
;£0 Ibid. pag. -11. 



CAPITOLO SECONDO. 6\ 

gn» II), che anche nei Diplomi pojfmo ejftre in/erta dille Clau/ule , e prò- 
pofidoni falfei e che nen fia Vangelo tutto quello, che da' Principi fi fpac 
eia in ber gami n a , fottoferitto di proprio pugno, e roborato col maggiore fìgìl- 
It . Né ciò fimeriterebbe certamente 1* adamant'mum annui um , né i 400 
"Fiorini (2). Sarà vera l' Ilìoria dei centum milììa aureorum, come trovo 
fcritto da altri, e come fo ancora , che quali tutti i Principi della Ger- 
mania in que' tempi asciugavano le borfe degl'Italiani, e principalmen- 
te della Repubblica Fiorentina: fo tutto ciò, ma io avrei omefib que- 
lla Erudizione fuperflua, ovvero ne avrei aggiunto un'altra tratta da 
Bernardino Corio (3), il quale ci deferive il banchetto fatto in Mi- 
lano per la Coronazione cri quel Duca, che avrà coftato molto ioldo in 
aggiunta del primo; la qua! erudizione farebbe irata di maggior fod- 
disfazione a'Ietterati Tedefchi , o del Soggiorno delCritico per appren- 
dere una qualche nuova maniera d'imbandiggione . Inezie, e frivolez- 
ze fi adducono, e poi fi manca nel mafiìccio . Quando però fia poco fin< 
cero il primo Iftrumento, cade anco il Secondo: parlo fernpre rappor- 
to alle figure, e agli ornamenti dell'Armi Carrarefi. Al Dubravio per 
incidenza rifpondo ( 4 ), che alla Famiglia , che dopo i Turria- 
ni dominò in Milano era, proprio il cognome di vlfconti (5), co- 
me a quella dalla Torre , non già perchè avefTero dignità di VU 
fante in quella Città , della quale erano chiamati Vicar) Imperia- 
li , come gli Scaligeri in Verona , Gonzaghi in Mantova , Carra- 
refi in Padova , e altri molti . Il pafio del Dubravio traferitto 
dal Critico è il feguente ( -6 ) : Galeat'ms , . . . prò vetert titulo Vi- 
feontis novum impetravìt , ut deinceps Mediolanenfis Bux appellaretur „ 
Egli , e -li figli fuoi Giovanni Maria , e Filippo Maria feguitaro- 

no 



X 1 ) ibid. 

Ci) Manif. Val. de Val. 

(3) Bern. Cor. P. 3. pag. 274. 1395. 5. Settembre., 

CO Differt. 1765. 

(5) Guicciardini Hill, d' It. lib. 1. pag. 13. 

.CO IbW. 



éfég A R M E" 

no: a- chiamarti vi] 'conti , nudi di Milani'*-, come prima fi • chiama vai- 
Hd Vi] 'conti t Vicar) Imperiali di Milano ec,- 

Nè vale il dire , che le tede di Bove (land .ommefle nelle Me- 
daglie, e monete per la' pie ciolezza delle Medaglie* ifieffe , per la pò. 
ca periti»' deW artefice Ci); poiché fé quefle ' follerò entrate, ne- 
gli Emblemi , Infegne, e ne' Coni Carrarefi , non fi avrebero già 
ommeflb nel dipingerli fopra le Muraglie della Camera a cime- 
riìs ",. dalla quale e '1 Codice Pappafavio , e i Gattari li rico- 
piarono , e gì' Incifori di que' tempi dovevano portarfi ad efami» 
narle „ 

Forfè a me s'aprirebbe affai più ragionévolmente -il campo di dima- 
/frare erudizione in quello Capitolo rapporto al Blafone in gene- 
rale ; ma poiché di eflb ne parlano il Mene/rrier citato dal Cri- 
tico (2)5 ( quantunque nella mia edizione io non trovi tutto- 
quello eh' egli pone in bocca , - o nella penna di quello Auto- 
re )', e li Dizionari Scientifici che corrono per le mani di tut- 
ti , quelli io non potrei , fé non ricopiar qui fuor di propofi- 
£0 ; e mi feuferà il Lettore fé non faccio pompa nella meffe al- 
trui , o fé non tefTo una lunga diceria, la quale alla fine mi da- 
rebbe il titolo di Plagiario . E pregherollo di efaminare la men- 
zionata Difertazione. del 1766/ ( 3 ) del Critico , ia cui egli eru- 
ditamente fpiega il lignificato di moki Animali efpreffi nell" Ar- 
me . Ovvero fi appagherà più fruttuofamente" in Andrea Tiraquel- 
lo ( 4 ) , da cui fi vede che antichiflìmo è l'ufo degli Stemmi, e 
Infegne Gentilizie proprio de' Greci , e de' Romani , e vale a di- 
re più affai di quello da altri Autori viene fcritto . Ed io tra- 
iafeierò volentieri di efprimere il fignìficato del Leone , $ deU 
l'è- Corna . E quanto' all' erudizione in generale- della invenzione " 

pri-- 



C O Id. pag. 37.- 

(i) Differt. 1765. pag, 1.- 

C jO Differt. 1766. alla Nota 3. pag, 51." 

£4-). TV I. de Nobili- Cap. fi. n, 11. pag» jj.; 



CAPITOLO SECONDO. s% 

prima dell' Armi , o (la Blafonc da quella difpenfandomì , come 
di cofa fritta, e rifritta, aggiungerò quanto al moderno ufo, co- 
me fi coftumava a" fuoi tempi, alcuni verfi di Antonio Corna- 
vano C x ) . 

Adelfo ogni Signor fa le fue impronte: 

Faccio altri fegni , a cui quando fé alloggia 

Noto ciafeun fenza mirarlo in fronte. 
Chi de invettive fopra Telmo sfoggia: 

Chi vuol le Damifele nei tarceni : 

E pur la notte in fu la paglia alloggia, 



i j) De Re Militari. lj£. 3. pag. 5$. 




<€A- 




CAPITOLO TERZO. 



PERSONE* 

ER favellare di tutti que' Personaggi della Famiglia 
da Carrara, li quali e colle imprefe guerriere, e 
politiche, é colle virtù Morali rimeritarono gli elo- 
gi di tanti Scrittori de' Secoli trafandati , non ba- 
derebbe certamente la brevità, che io mi fono pro= 
porta, e che fi richiede ad una Difiertazione; ma 
un' intera Storia teffer converrebbe, la quale abbracciaffe un Secolo ^ 
Però io mi ftudierò di recare e in quello, e nel quarto Capitolo, in 
compendio que' fatti li più illuftri, onde poter perfuadere il Critico, 
che oltre lì tre Principi da lui menzionati (i)> vale a dire Jacopo 
Grande, da noi chiamato Vili. Jacopino X. da nei connotato per XI, 
e Marfilietto , da noi detto Marfilio X. Pappafava da Carrara, molti 
altri fi meritano la fua eflimazione: anzi maggiore tutti quelli, che 
io annovererò de'due ultimi da lui compatiti . Noi li vedremo adunque 
nel prefente quali furono dagli Scrittori defcritti per alcune imprefe da 
eflì mandate ad effetto in qualità di Principi della Città di Padova, e 

o no- 



li) Differt. 17^5. pag. 31. 



CAPITOLO TERZO. 6% 

onorati da' Maggiori Potentati di que' tempi : quando poi nel quarto 
Capitolo io mi dò debito di dimoftrare, che per la qualità dell'animo 
loro, e per la loro condotta meritarono di efl'er folleyati al Principa- 
to di quella Città , il quale giudi mente, e con legittimi modi ottenu- 
to, nella loro Famiglia perpetuarono. 

Ommerteremo primieramente tutto ciò , che Copra abbiamo efpoflo 
rapporto a Marfilio da Carrara Generale de' Padovani contro gli Un- 
ni Ci), e pregheremo il Lettore a rifovenirfi de' Privilegi concedi ,a 
moltilììmi di quella Famiglia dagli Imperatori, cioè del 1114, del 1160, 
1184, e 1237 (2), oltre tutti quelli, che dal iVergerio, dalCavaccio, 
e dal Sanfovino fono rammemorati : dal che fi viene in chiaro in quan- 
ta riputazione fino da que' primi Secoli , non tanto come li prefenti 
abbondanti di Carte pecore, furono erti e la Famiglia da Carrara te- 
nuti, e confidenti . Di elfi fono ripieni i fogli delle Biblioteche più 
infigni ; e le Cronache, e Je Morie date alle Stampe ne favellano;. e 
le Epigrafi, e le Ifcrizioni ci fanno fede della loro Nobiltà., e magni- 
ficenza . 

Appartandoci adunque da' Secoli, che io chiamo favolofi, trovo un 
Milone I , figlio di Lirolfo I, quello che .Giovanni Ravennate atteri- 
fee aver avuto in -Moglie Elifabetta figlia d'un Imperatore, e quello -fi 
chiamò Comes Angui II ari*, , .& Pronomi*. , tic ~Dyna -JÌ* C arr.aru. Quindi i 
Succeflori a quelli titoli molt' altri ve n' aggiunfero di ..Villaggi , e Ca- 
rtelli , de" quali furono infeudati co' foprannominati Privilegi . Litolfo III , 
Marfilio II , Marfilio IV furono nel 1117, 1109, e 1112 (.3) Confoli 
di Padova: Dignità, che alle fole più eminenti Famiglie fi difpenfa- 
va (4). Così Milone III, l'Anno 1108 (5 ); .Giacobino I fu Podeftà 
di Trevigi l'Anno 1174 , e fuccefle ad Eccellino II da Romano (6). 

I Que- 



( 1 ) Gugl. Ong. MS. 

C 2 ~) Vedi Capitolo I. 

C3) Ang- Porteti. 1. 4. cap. 6. pag. 13.2. l'anno 1151. 

C + ) Ang. rotteti. I. 4. cap. 5. pag 131. Jac. Cavat.'l. i. pag. 57. 

C S ) Iidem Auft. Bonif lib. 3. pag. 143. 

( O Gio: Bonif. ljb. 4. pag. 1*3. 



■66 PERSO N E 

Quelli ebbe in Móglie Maria figlia di Alberto da Bone Signore pria* 
cipale, e di Palma Sorella del Tiranno Ecceliino: onori tutti, e Pa- 
rentele , che a perfone di frefco fortite dalla Pìeòe non farebbero flati 
conferiti . 

Un bel campo mi fi offrirebbe in quello luogo, fé volerli che il Mon- 
do mi riputaffe Erudito, e vo'dire nel deferivere l'Origine, le opinio. 
fa) Setta ni degli Scrittori rapporto alla famofa Fazione Guelfa (a) e Gibelli- 

de' Guelfi, e . ,. 

Pibellini, na , nella quale tanta parte eobero i Carrareu di que tempi: ma poiché 
di effa diffufamente io tratto nel Secondo Libro della mia Iftoria di 
quefta Famiglia, a quella lafcio il luogo di comparire al Mondo, fé mai 
la crederò non indegna del compatimento de' giudici meno feveri . Ad- 
durrò qui di pafiaggio gli Autori, da'quali ho tratto tali cognizioni, 
perchè vegga il Critico, quanto dopo le afìiduefue elucubrazioni gli ri- 

(b)Auto. manga ancora da efaminare. E fono (b): Felice Olio nelle Annotazio- 
n che ne fa- 
vellano, ni al n°. 37. della Rubr. 6. lib. I. dell'Ili. Aug. di Albertino Mudato 

pagina 171. nel T. XVI. Rer. Italie, del Murat. Jac. Fil. da Berg. ne* 
Suppl. alleCron. Longio, Platina, Krantzio, PofTevino, Benedetto 
Giovio >, Biondo Flavio, Carrione, Jac. Cavatro, Villani, Volateran- 
no, Sigonio de Regno Italia, Bartolo, Ottone Frifingenfe, Gherardo 
Maurilio, Antonio Goddi, Nicolò Smeregi , la vita del Conte Riz- 
zardo da Sambonifacio , Lorenzo de' Monaci, Cron. di Rolandino, 
Parifio di Cereta, Monaco Padovano , Guglielmo, e Aldrighetto Cor- 
tufio, il Meyèro Ann. di Fiandra, Gio: Bonifacio Ift. di Trevigì, 
Scipione Chiaramonte lib. 12, Bartol. ZaccoMS., ed altri MSS. e Cam- 
pati . Di-tali tempi folo addurrò Giovanni I. Ci), di cui fu Moglie 

CO Gjovan- Barbara figlia di Alberto della Scala (e): Giaccobino VI. (2), Pap- 
ni I da Car- ^ 

rara.Jacopi. pafava, e Marfilio VI ( 3 ) , li quali Combatterono contro EccelIinoIII. da 
no VI Pap- 

pafava. Mar. Romano il Tiranno di Lombardia nella famofa Lega, o Crociata fatta 

filio VI da 

Carrara. con- 



(O Ciò. Bonif lib. 5. pag. 2*4. 
( 1 ) Roland, lib. 8. cap, 9. pag. 291. 
U) Idem. 



CAPITOLO TERZO. 67 

contro di lui . Ma più di tutti Jacopo III fratello di Albertino III 

(a), del qual ultimo fu figlio Giacobino VI fopuddetto. Fu quello Jaco- £ 1 \* f u, : r ' 

' ' ■ ° J tino III. Ja- 

po l'anno 1236 uno de' 16 Proveditori di Padova Ci). Occupata poi Pa- *°P° !»!■ 
dova dal fuddetto Eccellino l'Anno 1137 a nome di Federico Imperato- 
re, venuto Jacopo in prefenza del detto Imperatore in parole con Ec- 
cellino, quali l'uccife, fé non vi l\ frapponeva l'Imperatore medefi- 
mo (2). Il che ci dà indizio di qual coraggio egli folle, e di quale 
autorità, perchè l'azione fua ardita non fu da quel Principe fatta pu- 
nire, tuttocchè diretta contro un fuo intimo famigliare, qual era Ec- 
cellino. Quindi l'anno feguente tentò invano col Marchefe Azzo d'Elle 
di occupar Padova (3). Vedendo pofeia Jacopo di avere irritato trop- 
po contro di fé Eccellino, fi rifuggiò nel fuo Cartello di Agnaj dove 
fatto inseguire da Eccellino, fu cortretto confegnare il detto Cartello 
rulla fede di erter lafciato libero, il che per poco tempo gli fuofTerva- 
to , perchè in varie Città porto a confine. Ma entrato di nuovo Eccel- 
lino in fofpetto di Jacopo, e come dice il MS. Saibente (4): Tantus 
erat tremar , & fuff>e&io , qu& de potenti* , & amichiti X>. Jacobi de Carra- 
ritt Ez.e!inum invaferat, quod de bonis bomsnibtts Civibus tadus, Burgenfi- 
bus , & habitat or ìbtts viìlarum , viri decerti & oblò eodem anno videlicet 1239. 
quos dìtlum futt folummodo colloquium habuìjfe cum p&d:Bo £>. Jacobo , fu- 
/pendìo damnati , vita mijerabiliter exempiì funt (5). E poco dappoi affe- 
diato all'improvifo nel fuo Cartello di Agna fu prefo, e fatto ih Pado- 
va decapitare l'Anno 1240 (6), Nella prefa del Cartello di Agna nac- 

I & que 



Ci) Chron. Anon. Pat. Mur. T. IV. Ant- Med. jEv. pag. tija. Gugl. Otig. MS. Lem 
•de 1 Monaci, Rolandino. Ita! Ser. Pot. Pad. Fel. Ofii . 

Ci) Bonif iib. 5. pag. 14.7. Roland, pag. 218. Verg. pag. 118. 

C 3 ") Roland, pag. 218. Verger, pag 11.8. 

(4) MS. Saio. pag. 41. 

C5) Roland, pag. 232 dice lo fleffo . 

< 6") Verg. pag. 119. Tor Saraina lib. I. pag. ij. Chron. Anon. •pag. iijiJ. Onger. pag. 
JJ4 Laur. de Mon. pag. 14$. Rol. pag. 25S. Parif. de Cer. pag. £jo. Mon. Pat. _pag> 
«79. Chron. -Eli. pag. 309. & alii . 



68' P E R S O N E 

que il naufragi» delle Donnea Carrarefi, nel quale perdette la Famiglia* 
da Carrara molte ricchezze, e i Documenti più preziofi . Il Lago, do-> 
ve nacque cotal disgrazia, fi nomina tuttora il Lago delle Donne. Que- 
llo accidente è defcrittodalMS.Saibante ( i ) ts Anno v ero 1240. D. TebaU- 
dus Francifcus cum omni mìlitìa Papuana, & pedìtìbus mille ben*- armatiti- 
[ero quodam Paduam agreditur confcium nem'mem reddens itìneris fui..,. 
ad locum Agn& applicavit , quem locum miles ■ flrenuus D. Jacobus de Car> 
varia tenebati Erat autem focus ìpfe inCaflrl forma difpofitus gentibus pn,< 
diEti T>. Jàcobi ... pr&munitus; . . D. vero Jacobus rei jeriem afpiciens , cun* 
fuìs vìribus proflit ad arma . . . D. Jacobus ìntercìphur . . . Interim Nobilet 
Domina de Carraria , quaerant ìnCaflro fupremum'loci vìdentes exc'tdium ...„• 
cum pratiofìs fuis veflibus , .. cumqtte omnibus juribus , inftrumentis , & Im • 
perialibus tot privllegiis -, quibus magnìfica Domus de Carraria > a- vetujììjfi- 
mìs fuerat Imperatorìbm dotata snpr&minentiam fui generof a- nobilitati* . . , ò 
ad fubfidìum confugiunt cujufdam navicuU., . banv . . . minusquam difcre- 
ti intrantes ex parvitate fu a , è? perforar um , & rerum multìtudhtethuban* 
te navicula , Domina ipfa- cum omnibus afiantibus rebus fuìs privilegiti , 
& juribus vetujis. Domus de Carraria in gurgitis prof 'undum-. fubmerfa cor- 
ruerunt, quas . . . , aut naviculam , aut ipfarum alìquam nunquam deinde > 
oculus afpexit: Qui gurges -ab Illa die citra Deminarum Gurges ntmen ac- 
ceph, quod nomen in diem fervat bodìernam ; Fuit autem ipfa fubmer fio an- 
tiqua, nobìlitatis , ^ jurium de Carraria obfcurìtas per maxima , cum qua tot 
>ffìus egregia domus imperiali?, privilegia corruerunt. Ecco l'Iftoria mifera» 
bile.. ma vera, perchè da. molti (Timi Autori confermata. Marfilio, Al» 
bertino, e Uguzzone figli di Jacopo III vendicarono la morte del Pa- 
dre ( 2 ) , come fopra abbiamo fcritto. Quefto è quel poco , che a me pia- 
ce narrare de' primi Progenitori di quefU Famiglia per non entrare inf 
ìempi cotanto ofcuri, e lontani, de' quali pure, ad onta dell'abbondan- 
za 



Ci!) MS. Saib. pag. 43. Vérg. pag. lio. Bartol. Zacco MS. pag. 104. T- 1. lib. 2. Ro- 
land, pag 2.16. 
C>) Verg t pag. iar. & alsi R.ol. Gram. 1. 8. cap. 9. pag. 192* ■ 



-1 
(■ 



CAPITOLO T E R Z' O. 6 9 

sa degli Scrittori, fumo condotti a dubitare, ed ;i >• (limar favole quel-- 
\e impielè, che con occh"> troppo llvcro vogliali) riguardare. Palliamo 
al Secolo XIV", tempo più vicino, e meno foggetto alla cenfura , (per- 
che delcritto da Autori degni di fede) dallo Squiccinio- (trettifiimo de" 
Moderni . 

A Jacopo IH adunque fegue Jacopo VHf (a) ;e qui fi noti, che io mi- O;jacopo 
mero i nomi di quefli Pcrfonaggi a piacere, e quali nell'arbore li ho 
collocati, non intendendo con ciò di qiulificarli , fé non per fola 
chiarezza, e per difereziorre dell'uno dall'altro. Quello e chiamato da 
tutti M.ìg'insy Grande, o Maggiore: come arrivafle al Principato farà nel 
seguente Capitolo deferitto, dove ciò propriamente appartiene, Piace a 
me più di qualunque Autore di fervirmi di Albertino Muffato, come 
per fona meno attaccata, anzi che fu avverfa alla Famiglia da Carrara. 
Legger dunque fi ponno gli Elogj,. che ne fa quello Iftoricó (i), e '' 
paralello con Ubertino VI (b) fuo Cugino, il quale fu Padre di Ni- (b) liber- 
colo I Stipite diJacopoX, di JacopinoXI , di Francefco Seniore, ejunio- tm ° VL " 
re, oNovello. Fu del 13 1 8 elettoCapitano del Popolo di Padova, al qual 
grado rinunciò poi . Ebbe- due Mógli; la prima fu una tal Brumerza 
degli Englefchi Nobile Padovana (2). La Seconda Anna- Gradeniga fi- - 
gjiardj Piero detto Pierazzo Doge di Venezia , e Madre diTaddea Mo- 
glie di Martino dalla Scala, dalla qual Donna difeendono tutte le Fa-' 
miglie de'Pnncipi ora- Regnanti (3). Per tal matrimonio fu accetto al 
maggior fegno alla Repubblica di Veneziane donato-delia Nobiltà Ve- 
neziana co'fuoi difendenti (4).. Morì nel 1324 li 22- Novembre , e 
nominò fuo erede Marfilio XI-' figlio di Pietro V fuo Fratello. Fabricò 
le Mura aella Città, durante il poco tempo in cui dominò, dal Tem- 
pio di Sant'Antonio fino alla Porta del Prato della Valle, e .rinnovò ne' 

S.oix-> 



(O A 'k Mtrf. lib. 6. psg. 654.- Verg. Ferret. Vicent. Scard, lib, j. ci, 13. pag.- 270, 
t3io. de Mnffis pag. coi. Gio. Jac. Caroldo MS. lib. V. Ong. MS. 
(1) Coftellerio MS. pag.. 15. 
C j ) Gii-, dalla Corte lib. 12. pag. 279,. 
4-5 Scardi l. i. ci 13. pag. 275. 



70 P E R S Ó NI 

Sobborghi le Mura pure in molti luogi. Della fua affabilità, vivacità* 
coraggio, e Virtù morali, molti efempj fono portati dagli Scrittori (i), 
li quali corrono alle Stampe, è che dalla brevità, che mi fono prefif- 
fa non m'è permeilo il defcrivere. Ciò che qui mancherà, nel venturo 
Capitolo, e di quello, e degli altri Principi farà fupplito. Il fuo Elo- 
gio è pollo nel Secondo Capitolo di quefla ; ma dal Muratori in Galeaz* 
so Gattarò è tale (2), 

3, Voce fuit populi furfum atque roftra vocatus 
3 , Nec fuerat prudente mente locata 
„ Juftitia , & pietas, bonitas, qusecunque dicata 
,, Vir fuit hic magnus metnbris , & corpore fortis 
3j Docìus Se armata; difponere fa da cohortis , 
33 En ubi Jacobus Patavi qui feeptra benigne 
33 Carrigerum primus rexit non laudibus imus 
ss Sponté femel cefiìt feeptris -inox inde reli&is. 

A cadaun Principe io fottoporrò l'Elogio, perchè chiaramente Ci veg- 
ga ciò che ho detto nell'antecedente Capitolo, cioè quanto migliore fia 
il Codice Pappafavio di quello, di cui s'è fervito il Signor Prepofto 
Muratori . 

Mi fia qui concetto porgere una Erudizione per onorare un mio Pa- 
drone, ed amico, che ben merita per li fuoi indefeffi ftudj di Filofo- 
fia, e per la fua valla cognizione dell'Antichità effere da maggiore di 
me illuftrato. Il Conte Pier-Antonio di Sbrajavacca mi favorì del Te- 
/lamento del famofo Pietro d'Abbano dell'Anno 1315, 25 Maggio, 
Ind. XIH, nel quale quello famofo Filofofo beneficò Jacopo d'un Lega. 
to . De* collumi, della Fifonomia, del veftito di Jacopo ci danno con- 
tezza li fopraccitati Autori. Fu di mediocre datura » e di afpetto be- 

nigno 



(1) Gal. e Andr. Gattr Verg. Scaii, 
O) Gal. Gat. pag. is. 



CAPITOLO TERZO. 71 

nigno (a - ). Di quello J.icopo è bene impreflb anche il Critico, perchè 
per gran favore porta k- p.uole d' un Autore Italiano (2). Di Uà diftu- 
fa mente nel Capitolo IV. 

Nel Capitolo fluente correggeremo l'errore del Critico rapporto a, 
Nicolò I da Carrara, cui egli afferma efler attribuito da tutti li Ami- 
ti ( j ) il fecondo luogo tra' Principi Carrarefi di Padova; il che è fai- 
fiflìmo , e per quello abbiamo moftrato nell'antecedente Capitolo , e co- 
me diremo nel quarto più diffufamente , Morì Jacopo li 22. Nov. 1324. » 
e Nicolò ne» qualche tempo dopo, ma 20 anni dopo, cioè l'anno 1344. 
Per altro io laido al Lettore l'eliminare le parole, che mi chiamo in 
debito di porger qui del Critico, per ifeufare il mio errore di averle 
male intefe, e che con & fio di non capire. E mi Ci dirà poi, Ce il Cri- 
tico voglia morto Nicolò prima, o dopo di Jacopo. Sono fedelmente da 
me traferitte colla mede/ima fiu interpunzione, il (4) A Giacomo il 
grande Succeffore da tutti gli Scrittori concordemente viene ajfegnato Nicola I. 
figlio d' Ubertino I. e Nipote di Bonifacio, fra Signori di Padova della Cafa 
da Carrara il Secondo, quantunque comandaffe Solamente al territorio, ed 
a Padovani ufeiti dalla Città , che ni' aderivano . ( Or viene il buono ) 
Morì prima del fudetto Giacomo , qualche tempo dopo pero , che il mede/imo 
aveva depofìo il Principato. Sarà errore dei Copifia ; ma troppi ve ne 
fono. Credo feufabile il mio ftupore, che quel Signore abbia ad un let- 
terato, e nobile Cavaliere una Diflertazione fpedita copiata da altra, 
mano, e dalla propria fottoferitta, fenza efaminarla, e correggerne gli 
errori. In fatti, come egli altrove afferifee (5), io mi perfuado» che 
farebbe meglio riufeito nella Tedefca, che nella lingua Italiana. 

Diremo alcuna cofa ancora di Nicolò I (a) da Carrara. Ebbe inMo- j^j ) " Nic0 -" 
glie Elena dalla Torre figlia di Salvino erede de' beni paterni. Morta 

Elena 



- ' i' .h" 



Ci) Scard. 1. 3. ci. 13. pag. 175. & alii. 

( a ). Differt. 1765. pag. 31. e pag. 7. 

C J ) Ibid. pag. 7. 

C4) Ibid. 

( 5 ) Differt. i7«(5. alla Nota 3. pag. 51, 



•?* P E R S © N 'E 

'Elena, fposò Jacoma Vicentina (i). Il Codice Zabar. per prova della, 
.prima Moglie feri ve : A. noz (2,). Kal.Jul. Hic -data, fueruntrepr ej 'alia, 
Dominorum de Carraria cantra Mediolanen/es in opprobrium Dommorum de 
la Turre pr-opter quandam Dotem (3 ). Si fa , che iti quer^ tempo la Fa- 
miglia dalla Torre dominava in Milano. Fu valorofo nell'armi (4), e 
fatto Cavaliere da Federico d" Auftria Imperatore (5). L' Iftrumento 
di Privilegio a lui conceffo è nel MS. Saibante (6). -Si chiamo Sigilo- 
.re del Territorio Padovano , perchè co' fuorusciti militò contro gli altri 
fuoi Conforti Carrarefi ; per diftinguerfi dai quali ponendo nelle fue In* 
fegne il Carro roffo ne t or fé il timone. Ma fenza annojare il Lettore 
delle fue imprefe le vedrà deferitte, quando degli altri Carrarefi ragio- 
neremo, Bern. Scard, fcrive ( 7 ) : Fuit is quldem liner ìs non tnediocriter 
erudìtus , ft attira grandi s , magnìfque viribus , & elato animo., acri, ac via • 
lento ingenio, aufiero vultu , colore fu/co , nafo aquilino , ac prominente ali- 
quanti/per inferiori labio. Morì in Chioggia vecchio ( 8 ) . Ecco 1' Epigra- 
fe in Sant'Agoftino di Padova vicino, al Coro, dove fu fepolto 

Strenuus hic Mile; mores indutus beriles 
Armis mìlitìam deeorans , virtute Sophìam , 
. Cui dat cognomen Carraria nobile nomen 
Compul/us Parcha Nicolaus in bac )acet Archa 
Mille tercentenis quattuor quater quoque denis 
A.A ' bunc.mors venit OEìobris undevigenis . 

E Ga- 



C 1 ) Tebald. (Torteli. MS. 
C-O Cod. Zabar. pag 427. 
C 3 ) Ciò? B-iono MS Antiqua Stat Par. 

(4) Cartuf. 1. 1. Gatt. pag. 13. Ori g. MS. pag. 227» Verg. pag, 127. Ghirandacci M. 
di Boi. lib. 19. pag. 9 fino pag. 4$. 
( 5) Inftr. 1320. 1(5. Fcbrajo. 
CO MS. Saib. pag. 146. 
C 7 5 Scard. 1. 3. ci. ij. pag. 277. 
C 8 3 Vedi Gattari , Muffato, Cortus Verg. Gio.* Bonif. 



CAPITOLO TERZO. 7J 

E Galeazzo Gattaro ( i). 

lfle fecundus Ileros Ntcolaui * conviti legìt 
Carriger Euganei quo * cono infejìa fnbegit 
Armorum dsiSlor fuit Inclltus , alter Achillei 
Hofles devìcìt valido certamina miles 
Armatamene foro Paulum de Dente fugavlt 
Carrigeris fceftrum fatavi qua morte paravit , 
Agmìna jam Prato Vallis refìdentia tutas 
Scallgerum ftravit cum faucìs numine tutut . 

A' Fatti fiorici , e a' punti di Cronologia addotti dall' Autore dell* 
Critica , ed efpofli ( fattocene fuor di proposito ) fucceduti dopo I* 
Morte di Enrico VII Imperatore (z) io mi difpenfo di far 1* efame, 
o '1 findacato, perchè in feguito parlando di alcune gefia de'Carrarefi, 
fi vedranno le contraddizioni, che potrà egli confrontare coli' Epoche 
da lui citate, e fpiegate forfè diverfamente da'nofiri Autori Italiani, 
perchè di Fatti fucceflì in Italia. Che fé voleffe egli, che il Mondo 
ne foffe il Giudice, non ha che a farmi trafpirare il fuo defiderio , on- 
de io renda pubblica colle Stampe la fuaDiffertazione , che per fuoono- 
re tengo in grandiffima parte nafeofta . E neppure parlaremo de' gradi 
di Parentela voluti da effe, li quali fé gli manifefleranno differenti, 
quando fi degni dare ^un'occhiata all'Arbore, che in calce di quella 
Operetta abbiamo collocato. Egli ha formato il fuo, come è piaciuto 
alle fcarfe cognizioni, delle quali èra corredato, e per mancanza degl' 
Iftrumenti , co' quali noi ciafeuna perfona, che lo compone, abbiamo 
giuftificato. 

Ora veniamo a Marfilio XI (a), il quale non è inclufo ne' tre, ebe ^^ 
il Critico moderno onora delle fue lodi ; eppure è encomiato da tutti fill ° 3 
gli Autori (3), e fino dal Muffato ad onta dell'odio fuo contro de' 

K Car- 



Mar- 
XI. 



Ci) Pag. 15. (O Differt. 1745. pag. 6. 7. 8. 
C J ì Aut. fuddetti . 

\ 



74 PERSONE 

Carrarefi. Egli ebbe infiniti maneggi Politici in Padova, e fu confide- 
rato fempre qualCapo non folo nella fua Famiglia, ma in Padova ezian- 
dio, finché eletto per Signore nell'Anno 1328, né potendo diffonderla, 
pensò prudente configlio di cederla a Cane dalla Scala col celebrare le 
Nozze di Taddea da Carrara figlia di Jacopo -Vili, ' e fua Cugina, già 
prima ftipulate con Martino dalla Scala Nipote del detto Cane. Vifle 
egli poi nella Corte di quello Signore fi-uo alla fua morte feguita li 22 
Luglio 1329 in fommo onore, come da tutti gli Scrittori fi può racco» 
gliere. Quelle fono epilogate dalloScardeonio (1). A.D. 1328. io.Sept. 
Ingreffus itaque Canìs XJrbem (Padova} .. . repente Marftlium Carrarienfem 
omnium fuarum copiarum Ducem confi it uit , & Patavina Civìtatis Vìcarium 
effe voluit . Subìnde Veneti as profe&us uhi Thaddea per id belli tempjis mo- 
rabatur^nuptias regio, & folemni more celebravi? , ,. ad obfidendum Tar- 
•vìfìum pergìt... Tarvìfìni autem Marfìlii fuafionibus . . . Cani fé fé dedide- 
re. Canìs... antequamultimum fpiritum efftaret , accìto Marflio, érg^avif- 
fimo fermone eum alloquutus, Vexillum totius militia, & omnes vices fuas 
ei traddidit , eidemque Nepotes fuos apprehenfa molli ter deXtra ut't alteri Pa- 
tri excitjs pr& nimia pietate lacrimis fummopere commendavit , <& mox ex 
hac vita decejjìt . Quare poflea Marfilius verborum Canìs Scaligeri memor , 
multa pr&clara facinora prò Scaligeris gejfit, multa bella confecit, magn&sho- 
fiium copias fudit, multas urbes , pluraque oppìda catpit , & , . . fubjugavit 
enim brevi tempore eorum imperio Brixiam, Parmam , Lucam , éf alia...., 
opida (2) . Ma male corrifpofte le fue azióni, e l'opera fua adoperata 
in moltifiìme occaiìoni a prò de' Nipoti di quello, Alberto, e Mattino 
fucceflì al Zio nel Dominio, e levati in fuperbia , oltre le molte offe- 
fe fatte ad Ubertino Vili da Carrara, per le quali afiunfe quelli per 
Imprefa il Saracino con le Corna (3), per non deporre di quelle la 
memoria, congiurò contro di e/fi, e fattali una Lega di molti Princi- 
pi, fra* quali con la Repubblica di Venezia, adombrati tutti dalla po- 

ten- 



C O Scard- •■ J> ci. 13 pag 277. 

Ci) Bonif. lib. 8. pag. 458. Gir. dalla Corte 1. lì. pag IS|. 

Cj ) Gal. Gattaro. Laugier T. j. lib. XI. pag. 315. 



CAPITOLO TERZO. 75 

renza degli Scaligeri] occupò P.ulova , e ne fu nell'Anno 1338 accla- 
mato Signori. Dopo dì ciò, ,\nSo Marlilio a Venezia ( 1 ), e incontro 
fino ad Oriaco gli vennero gran parte di qae' Signori , dove folo fi tra t- 
tennt in ragionamenti col Doge per mandar ad effetto l'imprefa: e 
nel-ritorno fu incontrato con eguale onore dagli Scaligeri; il che de- 
nota in qual pregiofofl'e, ancorché privato, tenuto. Ebbe inMoglieBar- 
tolomea Scrovigna Figlia di Manfredo Nobile di Padova, e dipoi Bea- 
trice figlia di Guidone da Correggio de'Signori di Panna fpofata l'an- 
no 1334 (a). Elette prima di morire per fuo fucceflbre Ubertino Vili 
Figlio di Jacopino VII; nel che fpiccò la fua prudenza, perchè ancor 
vivente io fece dai Conlìglio confermare , temendo una qualche turbolen- 
za in un Dominio da poco tempo acquietato. Lafciò un Legato di 100000 
Ducati al Monaftero di Santa Maria Nuova di Venezia . Edificò le Mu- 
ra di Padova dalia Porta detta diCodalunga, fino a quella di Ponte Cor- 
vo , e dalla Porta del Prato della Valle fino- a S. Michele, le quali non 
avendo potuto compiere, prevenuto dalia morte, perfezionò pofeia il 
fuo S'ucceflore Ubertino. Fu di datura elevata, di beli' afpetto , in cui 
fpirava molta grandezza (3). L'Anello portato dal fuddetto Brunacci , 
di cui foleva fervirfi Marfilio, denota la mole de' fuoi membri. Non 
lafciò prole di fé. Ebbe quattro Sorelle maritate ne' principali Signori 
di Lombardia , Regultruda in Antonio Maltraverfo Conte di Lozzo .• 
Donella in Guglielmo de' Rofiì da Parma, Madre del famofo Pietro de' 
Rodi, di Orlando, Marfilio , Ugolino , e Galvano . CunifiTa in Tifone III 
da Campo-Sampiero; e Fulgenfa in Gherando da Camino. In fine fé 
maggiori contezze fi defiderano , moltiffimi Autori (4)» di lui ragiona- 
no, e noi parleremo di lui nel Capitolo feguente. Morì li 21 Mar- 
li a zo 



Ci) Garhif. Cap. 2. pag. 872. 

( jj) Cartuf. pag. gtrj. lib. 5. cap. f. 

O) Verg. pag. 158. 

C4) Cartuf. Verg. Muffato - Gio: Ronif. Gio: Cornazaui . Crcrr. Anon. Zetia . 
Brev. Itai. Anon. Gio: de Muffis. Marino Sanudo Croti. Veti. Ital. Ser. Pot. Pad. ex Cod. Mo. 
Un. Gio: Jac. Caroldo MS. lib. 5. e 6, & altri • 



7*5 PERSONE 

zo dell'Anno 1338 d'anni 44. Fu fepolto in Carrara colla feguentff 
Epigrafe . 

Vìr bonus, & prudens , quem dat Carraria mi Ut 
Marfilius )acet hic Paius. Dominufque redemtor ,. 
Qui pofl expulfos jontes , f&vojque Tyrannos 
Scalìgeros animum fublim?m reddidit aflris 
Annis M'denis Ter cent um Ter q uè Decenti 
Bis qu-ater Orìfii Benedici luce perizia . 
Altra di Galeazzo Gattaro (1). { 

Garrigera leElits Fatavi Dux ftirpe Jecundus 
Crandis fé <S,ri(le texit Marfilius ifta 
Quam fibi (ubtraxit Pad.uam probus ifte Tyrann» 
Inde Veroiinfi tenuit moder amina /ano . 
Mlrus confiliis fuit bic doEliJJimas artis 
Armigera, cautus } vitanfque pericula Marti* . 

ra)Uberd- Segue nell'ordine de' Principi Ubertino Vili (a). Senza che ci af- 
fatichiamo nel defcrivere il carattere diquefto Principe impetuofo, fer- 
vido, e vendicativo, egli è dipinto da foprafcritti Autori. Condufle in 
moglie quello Signore ( o Coftui (2), come piace all' Autoredella Cri- 
tica ) Giacobina da Correggio Figlia d-i Simeone, dalJa qual poi fece di- 
vorzio colla difpenfa del Papa , afserendo averla fpofata per timore de- 
gli Scaligeri ( 3 ). Ma io credo la vera cagione effere ftata la violenza, 
ufatale da Alberto dalla Scala (4), come poco fa fcrivemmo ; e quia, 
di covando con Marfilio XI ofFefo anch'egli in altro modo, e infidiato- 
dagli Scaligeri , fcoppiò. la loro vendetta , come abbiamo nel ragionare 

di 



Ci ) Gal. Gatt. pag. 3r. 
Ci) Differt. 1765. pag. 2. 
Cj> Cartuf. lib. 8. cap. 3. pag. 903.. 

C4) A "t- Medii JEwi T. j. pag, 287. Gal. Gatt. pag. 21. Bonif. Morig. lib. 3. pag. 117», 
s&p. 50. Dan. Chin. pag. «99. Mar. Sanudo pag, 137. 



CAPITOLO TERZO. 77 

di Marfilio dcfcritto: poi Albico fposò Anna Malatefla fcacciata da Ari- 
mino, la quale (celle per la fua fa vie zza , fenza apprezzar le ricchez- 
ze ( 1); e ciò nell'Anno 134». Acchetati i bollori della gioventù, li 
quali, benché lo conduceffero a sfrenatezze, dimostrarono altrettanto 
il fuo valore, e principalmente nel popolar tumulto del 1315 fufeitato 
dalla Famiglia Dente contro tutta la Cafa da Carrara (1). Lafciò una 
Figlia Naturale , la quale fu fpofata ad un Figlio pur Naturale di Ma- 
flino dalla Scala (3), chiamata Gentile; e benché fofse dedito al fen- 
fo , fu feverifTìmo vindicatore di quelto delitto, perchè comandò, che 
una fua Sorella Monaca ftuprata fofse collo Stupratore uccifa (4). La 
pace fatta tra la Lega, e li due Fratelli Scaligeri l'anno 1339 li 24. 
Gennajo lo refero pacifico Signore di Padova , e del Territorio da lui 
in buona parte riconquiftato, con Bafsano , Elle, Afolo, e Montagna- 
na (5). Delle Fabbriche infigni da lui fitte la prima Ci è la Rocca d* 
Erte, fopra le cui porte flava incifa la feguente Ifcrizione ( 6" ) • 

Vìrgìnìs in Jtgn» nittì quoque Virginìs annts 

Mille Tercentenis Ter Trinis Terque Decennis y 

H&c Vbertlnus plauflro rutilante refulgens \ 

Egregius Padu& Dominus nova, meenia fixit 

Ut faciat tutos Padus, Refpublica. foipnos , 

Cejfet & hoftìlis rabìes : hinc ergo Monarcham 

Qui Patriam putrii lacerataque membra, coegit 

Fac Deus ut Imgflm vitam bene ducat in &vum. 



Quan- 



ti) Cartuf. 1. 8. eap. 3. pag 903. 

CO Chor. Anon. Pat. Ant. Med. JEvi T. 4. pag. nyy. Gal. Gatt. pag. 15. Gugl. Ong. 
MS. Ital. Ser. & Pad. pag. 408. MS. poft. Roland, pag. 466. Cartuf. 1- 6. cap. 6. pag. 
834. Verg pag. ij8. 

C 3 ) Cartuf. 1. 8. cap. li. pag. 910. 

(4-) Id. ibid. 

C s ) Tor. Saraina lib. 3. pag. «8. & alii fuper. 

Ce) Scard. 1. 3. CI. 13. pag. 179. Jac. Salom. Infcript. Agr. Pat. pag. 71. 



it PERSONE 

Quanto cooperafse all'avanzamento dello Studio di Padova lo fa ve- 
dere l'aver egli chiamato il famofo Rainieri da Forlì Maeftro di Bar- 
tolo con ftipendio fexcentum aureorum (i), che allora era una fumma 
confiderabile. Delle Fabbriche fatte in Padova la prima è il Palaggiodel 
Prefetto: le Mura del fecondo recinto defcritte dallo Scardeonio (2) . 
Infuper fecunda mcenìa in modum corona ubi valium prius circumiuxit , qua 
& Regìa nunc PrafeEti urbis domo ad arcsm , ó» inde ultra trium tnillium 
pajfuum circuitit urbem tatara cìrcumlufirant par iter , & munittnt , tanta al- 
titudini? giuri, ut bini intra pinacula ex utraque parte extantìa Urbem 
commode circumire valeant : altitudini! vero tanta , ut nullìs fcalis exterius 
admotis omnino afcendi poffint; flamine, & pomeriìs circumdata turrìbus , & 
portis , & lapideis pontibus exornata. Gli argini polli al fiume Brenta, il 
Naviglio da Erte a Montagnana, gii Edificj della Lana, e della Carta, 
la Torre dell'Orologio in Padova, dove egli pofe anche l'Orologio (3), 
che per que' tempi fu una meraviglia; di maniera che al fuo Autore 
Giacoppo de' Dondi Medico fu dato il Cognome dell'Orologio (4 ) , come 
conila dall' Epitafio fatto nella Cattedrale, il qua/e farà (lato affieme 
con gli altri antichi monumenti di colà tolto, e ne' fondamenti feppel- 
iito . Di tutte quelle Pubbliche Fabbriche ho voluto far parola , perchè 
ognun vegga, e fappia, che le fabbriche tutte le più magnifiche di Pa- 
dova, e del Territorio, e le più utili al commercio, alla falute, e al- 
la cultura degli ingegni , le quali ora in grandifTìma parte fono andate 
in defezione, furono opera di quello Signore; come le altre d' un'Epo- 
ca polleriore ebbero i loro fondamenti da' Principi di quella Famiglia.- 
Che fiano di fomma gloria ad un Principe le fabbriche, e principalmen- 
te quelle, che per utile de' Sudditi fono iftitulte come avvantaggiofe al 
commercio, in quello Secolo niuno potrà negare, poiché veggiamo bat- 
ter/i 



( O Cartuf. Ilb. 8. eap, ij. pag. 913. Scard. ibid. Uicoboni de Gymn, Pat. lib. i. Cap. 
ii. pag. lì. 

(1) Scard. ibid. Cartuf. Cap. ic. pag. 910. 

(3 ) Gli Aut. fopraccitati , e Io Scard., e Saloni, principalmente, e '1 Cartiifin. 
C4) Scard. 1. 3. Ci. 9. pag. z»s . 



CAPITOLO TERZO. 79 

ttrlì per perpetuarne la memoria, Monete, che indicano l'Epoca di al- 
cuna di effe , le quali non hanno certamente che fare conquella, sì rap- 
porto alle Finanze de' Principi , e al tu fio corrente, maggiori quelle 
de'Carrarefi , e quefto ad ifmifura crefeiuto . Che diremo poi di alcu- 
ne di Comma fpefa, le quali in fine apportano infinito nocumento a'Sud- 
diti, ed al Commercio? Nò in Padova folamente , e nel Cuo Territorio 
veggiamo ancora le vefiigia della grandezza de'Carrarefi, ma nel Trc- 
viggiano altresì, e nel Friuli, come a dire que* grandinimi Muri eret- 
ti (1), per tenere nel Cuo letto il rapidiflìmo Fiume Piave, li quali, 
ammiriamo intatti a' nofiri giorni. Molte peraltro o dal tempo, dal. 
le avare mani, e deCoIatrici a bello Audio fono fiate demolite, delle 
quali Ja fola memoria ci rimane fu' Libri de'benemeriti Scrittori: e in 
quello Secolo principalmente fiamo coftrecti a rimirare tali diflruzioni, 
poiché ad onta degli Studiofi delle Antichità, le più belle reliquie fi ab- 
battono, contenti foitanto di afportarne alcuni miferabili rimafugli per 
formarne Mufei; quantunque anco di quefii con deplorabile negligenza 
fé ne veggano fotterrati, diflrutti, e in vili ufi convertiti moltiffimi , 
Talmente che egli fembra , che fpinti da rabbiofa invidia vogliamo Cot- 
terrare la memoria eziandio di que' degni PerConaggi, che Cormarono 
Opere degne di vivere perpetuamente. Ufo deteftabile introddotto da' 
Mercatanti oltramarini peggiori de' Barbari, li quali ìnvafero l'Italia» 
e ad onta de' faccheggiamenti , moltiflìme reliquie della venerabile an- 
tichità vi lafciarono. Né v'ha un' Arcadio , o un Onorio, il quale pro- 
vidamente promulghi volumus publicorum operum ornamenta, fervati ... . 
decerntmus ut &dificìorum fit integer flatus . Ma all'incontro fi foffre , che 
per aderire a'Novatori di mode, e di coftumi , e per fordida avari&ia. 
ciò che diceva Avieno, che nane minar um ager efl . Così può dirfi de- 
gli affumicati ritratti de'Maggiori nofiri, li quali fono porti in derifio- 
ne da quelli, che non ne hanno, e di nuovabrillanteNobiItàfregiati , di 
ricchezze abbondanti pongono legge agli fpiriti deboli, e li rendono 

dal- 



(O Moltiflìixje Cartella del Territorio Veneto profiline ad effer diftrutte» 



80 PERSONE 

dalle loro maflìme fedotti ligi , e feguaci . Ma ritorniamo a Ubertino . 
Fu eletto Capitano per la Chiefa Romana (i), per cui fono Iodate le 
imprefe da lui fatte: foccorfe Ferrarino Malatefta Zio di Anna fuaMo' 
glie; Così i Pifanij e Veneziani nella ribellione di Candia, ed altri 
Accolfe varj Principi in Padova, e li trattò fplendidamente (2). Del- 
la maniera, con cui trattò con la Repubblica di Venezia ci danno re- 
lazione gli Autori (3): onde poi e per timore di lui, e pe' buoni uf- 
fici ferapre ricevuti vifle iti pace con queila Signoria. Notili qui un' 
erróre dello Scardeonio (4), il quale dice, che Ubertino fi chiamava 
Novello per dilli nguerlo da fuo Padre; il che è falfo, perchè il Padre 
di Ubertino fi denominava Jacobino. Sarà forfè flato così chiamato per 
fceverarlo da Ubertino Padre di Nicolò I, dal cui fratello era nato , nel 
tempo del quale viveva quello Ubertino. Nulla più facile degli errori 
in materia di Genealogie , come in moltiffìmi Autori fi può fcoprire par- 
lando della Famiglia da Carrara, li quali ne' gradi di Parentela vanno 
lontani dall'arbore da noi con Documenti autentici riabilito (5). Mo- 
rì finalmenteUbertino damale nella verga li 29. Marzo dellAnno 1345 : 
ma prima fece eleggere dal Configlio di Padova per fuo Succeffbre , e 
Signore di Padova Marfilietto Pappafava da Carrara. Fu fepolto in 
Sant'Agoftino di Padova, nella qual Chiefa all'Aitar Maggiore anche 
3! giorno prefente in marmo nero efiflc la feguente Ifcrizione (6). 



Sol- 



^i) Gal. Gafct. pag. 33. Scard, ibid, 

CO Cartuf. Cap. 13. pag. 911. Verg. pag. i«8. 

Cj) Gatt. pag. 31. Dan. Chin. pag. 7C0. Verg. 170. & altri, 

(4) Scard. lib. 3. el. 13. pag. 178. 

(s) E. G. Volat. Geogr. lib. 4. pag. 47, e 48. & alii. 

CO Scard. ibid. Jac. Sai. pag. 41. 



CAPITOLO TERZO. Ir 

Solvi genxs lacrymis tumulum qui confpìcìs iftum % 

Flenfque fuo dicas fpiritus a/ira colit . 
Nsm fuit k'tc Putrii, dnx, pax , jus, fpefque falufque , 

Hoflibus hoflis atrox , fedus amicus erat . 
Quem genero] 'a Domus Plauflro fìgnata rubenti 

Edidit infignem firenuitate vìrum . 
libertine tuis Patavis fpes quanta , falufque 

Decidit heu cum fé merfìt acerba dìes . 
Anno Domini MCCCXLV. XXIX. Martii. 

L' Eiogio in Galeazzo Gattaro ( i ) . 

Ternus lìbertinus Patavornm Garriger herus 
Cornigerum gejjfit Maurum . Fendendo feverus 
Hic tenuit quietus * an latent quoque mores 
Carrigerg, ftatum fobolis fimul auxìt bonores 
HPftibus infìdias animo vigilante paravit 
Quos inde * feret truculenter * ubi negavit. 

Fu di flatura mediocre j di faccia venufta , di mento rotondo , e pro- 
minente, di nafo Ciceroniano (2). 
Ad Ubertino Vili fegue Marsilio X (a), ovvero Marfilietto Pappa- (a) Marti- 

llO X," 

fava da Carrara. Di quello poco ci rimane a favellare, perchè dominò 
folo giorni quarantauno. Fu egli chiamato col nome diminutivo di Mar- 
filietto , e perchè fu piccolo di Matura , e per diftinguerlo da MarfilioXI , 
di cui fu minore d'anni , di corpo , e di fatti iiluftri ( 3). E quindi fi 
chiamava ancora Marfilio Minore (4): ebbe il foprannome di Pappafava 
da Jacòbino VI fuo Avo Padre di Albertino VH, da cui egli nacque , 

L come 



CO Gatt. pag n. 

Qi") Verg. pag. 172. Scard. ibid. 

( 1 ) Verg. ibid. 

(4J) Verg. ibid. 



fa PERSO N E 

•some abbiamo nel fecondo Capitolo defcritto (1). Ora, benché il detta 
fuo Avo poffedeffe moltiffime ricchezze, puredivife effe in quattro Fra- 
telli, come è noto per le Divifioni 20 Giugno 1289 Ind. II (2), cioè 
tra Pietro-Conte, Albertino , Marfil o e Bonifacio Pappafava da Car- 
rara, e pofcia tra Rinaldo I maggior Fratello , Pietro-Conte e '1 pre- 
fente Martinetto Fratelli , vennero a rimanere in non. molto grande 
quantità nelle parti di cadauno. Fu però molto attento nell' aumentar- 
le. Benché giovine efercitò la Pretura di Piove di Sacco,- e quindipoi 
nella Città fu Sopraintendente alle Prigioni , il qual grado foleva con- 
ferirli a' maggiori Perfonaggi . Da quefte Cariche accumulò molte ric- 
chezze. Aderì molto alle parti di Obizzo 1 Pappafava da Carrara fuo Cu- 
gino. Nel tumulto dell'anno 1325 contro PaoloDente fi portò conmol- 
to valore in difefa della Famiglia, e ricevete una grave ferita . Fu ne- 
mico di Nicolò I da Carrara, il quale, come abbiamo veduto, nudriva 
maffime difformi dagli altri Carrarefi ; ma principalmente ebbe molte 
inimicizie Con Ubertino Vili . Onde affai dobbiamo maravigliarci , che da 
lui foffe eletto per fuo Succeffbre ad efclufione de' Figliuoli di Nicolò, 
co' quali era in maggior grado di Parentela. Da tutti gli Autori di que' 
tempi, che di tal fatto fcriffero, trovo, che Ubertino fi conduffe a ta- 
le deliberazione per configlio di Pietro Campagnuola fuo Vicario Gene- 
rale (3). Ebbe in Moglie Agnefina Vifconti: non poffo afferire il no- 
me del Padre di quella Donna (4). Fu fatto Cavaliere da Cane dalla. 
Scala all'occafione delle nozze di Taddea Figlia di Jacopo Vili conMa- 
flino fuo Nipote. A quello paffo non è fuor di propofito l'addurre una. 
erudizione circa la parola Mlles (5), e la differenza , che paffa da que- 

ila 



Ci") Verg. Capitolo II. 

("ì ") MS. Saib. pag. 73 , e Verg. ibid. Carte private. Arch. Pappafava., 

(3) Verg. ibid. Scard. ibid. & alti. 

(4) Arbor. Geneal. 

(5} Andt. di Uberto Bonvoglienti alla Cron. San. di Neri di Donato pag- zìi. N. 5$. al- 
la parola Frieri . . . Le Trecento dì Franco Sacchetti P. 2: pag. 2$. Piero Calafatto Tratt. 
de Equeftri dignit. Bauzio fol. +84. delle note a Gugl. Brittone Ingulfo fol. 70. Ant. Eft. 
Mur. cap. 5. pag. 14. de Capitami , Militi , Palvafori . 



CAPITOLO TERZO. 0] 

■fia all'altra di Eques , che <\\ controfcritti Autori (ì tragga. AI tempo 
di Franco Sacchetti, il quale nacque in circi l'anno 1335 quattro 
(orti di Cavalieri lì accortum.iva di creare, e fono Cavalieri Bagnati : 
Cavalieri di Corredo: Cavalieri di Siulo: e Cavalieri d'Arme. Li Ca- 
valieri Bagnati fi facevano con giandiffìme cerimonie, e conveniva, che 
fodero Ragnati, e lavati di ogni vizio. Cav>lu-ri di Corredo erano quel, 
li, che con la Verte verde bruna , e con la dorata ghirlanda pigliavano 
la Cavalleria. Cavalieri di Scudo que', che fon fatti Cavalieri o da' Po- 
poli , o da' Signori, e andavano a pigliare la Cavalleria armati, e con 
la barbufa in teda. Cavaliere d'Arme per fine erano quelli) che nei 
principio delle battaglie (ì facevano Cavalieri. Che Marsilio fia dato va- 
lorofu piace a me di addurre il fentimento del Critico tratto da Gio: 
Villani (j). Che egli poi folle dabbene, cortefe, e affabile lo denota 
la morte fua ineden* ma , che viene deferitta da'due Gattari (z). Nella, 
qii.il Signoria mentre vijfe fu da tutto il Popolo ben amato .... Signoreggia- 
va . . . con benigno modo , fidandofi dì ogni perfona , perchè così credeva ejfe- 
re amato, come egli amava altri. Non faceva troppo fretta guardia di fé , 
anzi fìccome Cittadino fé ne andava, per la Corte il dì a fpa(fo , e qualun- 
que Cittadino , ovver cortigiano che voleva , poteva nella fua Camera anda- 
re ad ogni fuo buonpiactre : e però ottene per la grande libertà , che M. Mar. 
(ilio faceva della fua per fona , per invidia del Dominio , che egli avejfe , 
nacque, tra M, Giacomo , e M. Giacomino da Carrara Fratelli, li quali fu. 
tono di M. Nicolo , odio col Signor Mar/ÌJio, per lo qual odio acquifto il prt- 
detto M. Marfilietto la morte. Che e (fendo M. Marhlìetto una fera al luogo 
deputato per divaricare il grave pe/o del corpo , fu da M. Giacomo , e M, 
Giacomino ... ; con alcuni altri aff aitato , et ammazzato . Per fimi' modo 
ci viene da altri deferitta la fua Morte ^3), fucceda li 6. Maggio 1345. 
Fu feppelito fenza niun'onore nella Tomba fuori della Chiefa di Sant' 
Antonio, cioè nella Sepoltura elevata fuori della Chiefa } dove al gior- 
\ L 2. no 



Ci) Gio. Vili, lib, 12. Cap. 41. pag. 1621 
(O Gatr. pag. 33. 

(3) Verg. pag. 174- e 175. Don. Chin. pag. 901. Cortuf. lib. 9. cap. 1. pag. gas- Matìfc, 
pori Mon. rat. pag. 739. Chrort. Pat. Anon. pag. 1163, Scard lib, 3. ci. ij, pag. -180. 



8 4 PERSONE 

no d'oggi fuffifìe ancora ad ufo di tutte le Famiglie Pappafava (i). So- 
pra fono affifle l'Armi della Famiglia Pappafava, non già Carraresi , co- 
me s'immagina ilCritico (a)-; poiché l'Arme Carrarefe non è altrimen- 
ti né nella Chiefa di S.Antonio, né fuori. Per altro fc la maggior par» 
te furono atterrate, diftrutte ( 3 ), coperte con altri colori, molte an- 
cora fi veggono in Padova , e fuori ,. ma non nel luogo dal Critico ad- 
ditato. Fu di piccolo, e magro corpo a con occhi ridenti, e minuto voi. 
to , ma dall' afpetto compariva aftuto e accorto; non crudele (4). Lafciò 
Marfilio una fola figliuola per nome Lieta , la quale fu fpofata a Nicolò 
Conte di Lozzo Nobile Padovano de' più cofpicui , e dell' antichiffi- 
ma Famiglia de'Maltraverfi (5). Li veri] di Galeazzo Gattaro (5) iti 
fua Lode fono. 

Quartus Heros Patavus Papafav» Marfìlìettu^ ■ 

Carriger ifie conls porta vh figna Leonìs . 
Juftìtiam tenuìt reElus fine compare mit'ts 
Implacidufque reis-, exofus [cani al a, lltìs . 
Aufteritas Hit fuit , fe> per multa probattts 
Mille ftils geflis boftes pulfare paratus \. 

CO Jaco- Uccifo, come abbiamo veduto , Marfilietta da' due Fratelli Car- 
rèfi Jacopo X Ca), e Jacopino XI , fu Jacopo come maggiore elet» 
to Signore di Padova . E qui fi noti , che fé da Giovanni ViU 
lani (7), e da altri Autori di que' tempi fono li Signori della Città d' 
Italia chiamati Tiranni, come li Vifconti, Gonzaga, Eftenfi, Scaligeri, 
Malatefri, da Polenta ed altri, non fi deve prendere cotal vocabolo ftret- 
tamente, quali voglia dire Crudele: ma perchè e Giovanni Villani, e li 
Cronilìi Veneziani viventi in libere Repubbliche, riputavano rette ti- 

ranni- 

CiJ Jac. Saloon. Infcript. Urb. Pat. pag. 353.. 

( O Difert. 17«S- Pag- *3- 

C 3 ) Ibid. pag. 12. 

CO Scard. ibid. 

C5> Inflr. Dotali. 

CO Gatt. pag. 37. 

C7) Differt. 176$. pag. 9. 



CAPITOLO TERZO. »j 

rannicameijte tutte l'altre, le qual vedevano da un folo Principe gover- 
nate, a fomiglianza de' Romani , che barbari chiamavano tutti quelli, 
che non erano Cittadini di Roma. Che ciò fi a vero, veggafi a quanti 
venga attribuito il nome di Tiranno da cotali Repubblichifti , quando di 
quelli medi fimi leggiamo ripiene le Cronache di Elogj fatti alle loro 
operazioni vìrtuofe, ed illuftril E quand'ansi da] cambiamento del Go- 
verno Democratico in moltiflìme Città , dal quale infinite rivoluzioni , 
e tumulti ad ogn' ora pullulavano, ne nacque, che ridotto in un folo , 
'fi acchettarono le difeordie , e li calmarono le Fazioni; delle quali co- 
fe noi vedremo l'efempio nella Città di Padova. Arrivato per fimil mo- 
do Jacopo a) Principato, pensò nella più forte maniera di afficurarfene > 
Prima di tutto chiamati in Palazzo Jacopo XII, e Albertino X fuo Fi- 
glio , quello Nipote di Marflio, quelli Pronipote, ignari ambedue dell* 
atroce tragedia, e temendo, che un giorno non gli fufcitaiTero una qual- 
che follevazione , come pretefi Eredi del Principato confinolli nella Roc- 
ca di Pendice, nella quale Jacopo finV li fuoi giorni. Si feorge in quello 
accidente l'errore del Manuenfe della Cronica del Gattaro (i), il qua- 
le attribuifee Figliuoli a Marfilio; poiché chi non vede, che di quefti 
prima, che de' Nipoti s'avrebbe Jacopo afficurato? E' ragionevole pure 
il credere, che li fpogliaflTe de' loro beni,- perchè veggiamo , che nell'an- 
no 1364 furono quelli da Francefco VI ad Albertino X con publico In- 
dumento restituiti (2). Fece lo fteffo di tutti li parziali di Uberti- 
no Vili, e di Marfilietto , de' quali alcuni relegò, alcuni fpogliò delie 
loro ricchezze. E quindi per cattivarli l'amore del Popolo, liberò mol- 
ti dalle carceri, e molti efiliati da' due fuoi Predeceflori richiamò alla 
Patria (3). Avendo pofeia data in Moglie a Francefco VI fuo figlio Fina 
Buzzaccarina figlia di Pattaro per conciliarli quella Famiglia allora potente 
in Padova, avvenne, che Jacopo fratello di Pattaro uccife un certo Da- 
niello de'Torcoli nel Palazzo del Signore di Padova con fuo grave dolo- 
re. Eccittoffr per quello un tumulto,, ma dall'autorità di Jacopo da Car- 
rara fu torto fedato; il che fece avvedere , che egli fodamente fi aveva^ 

nel 



C ' ") Andr. Gatt. pag. 9-15. 
C -O Inft. i}6$. 19. Nov. 
C3 ) Seguono fempre gli fìefli Autori, a Bartol. Zaeeo MS. 1. 4. pag. zys*. 



■S». PERSONE 

'»el Dominio ftabilito. Fu nella fua gioventù condotto da Corrado di Uf- 
fellein prigione in Alemagna, e dal Padre fuo Nicolò a caro prezzo 
comperata la fua libertà \ e quindi ora. in Chioggia, ora in Venezia, e 
ultimamente in Mantova aveva dimorato , finché richiamato in Patria 
da Ubertino Vili, per fua comando prefe in moglie Cofhnza da Polen- 
ta de'Signori di Rimini, la cui forella era Suocera di Ubertino. Fu ciò 
in Agofto dell'Anno 1341 (1). Tutto ciò ebbe egli a (offrire affieme eoa 
Jacopino XI fuo Fratello, perchè figliuoli di quel Nicolò, che erasban- 
dito di Padova, e contrario al rimanente della Famiglia da Carrara. Con- ■ 
fermato nel Principato , fé gli fufeitò contro un'altra follevazione dal- 
la Famiglia Maltraverfa di Lozzo da lui diftintamente beneficata; ma 
fatta manifefta la congiura fu col fupremo rigore caligata-, DHla qual 
cofa la Republica Veneta fpedì una nobile Ambafciata a confolarfi con 
Jacopo, e a partecipargli il fuo dolore, e l' efukanza del Senato pei la 
fua felice evafione , ofFerendofi contro de' fuoi nemici . Soccorfe egli que- 
lla Repubblica nella guerra di Zara, e fu perciò creato colla fua Dipen- 
denza da quel Senato Nobile Veneziano (2)- Per Io qual beneficio fi 
credette quel Signore in dove-re di portarfi. in Venezia con nobili/lima 
comitiva . Ed incontro fé gli fecero li Figli del Doge Andrea Dandolo 
( dalla qual Nobilifiìma Famiglia difeende il Nobile Cavaliere Matteo 
Dandolo Giovine di talento {ingoiare già noto al Mondo per le mature 
fue opere, e che onorandomi della fua amicizia ha grandifiìmo meritoin 
quella ) co' Configlieri , ed infinita Nobiltà; e pregatolo come dice Cor. 
tulio (3 ) ad afeendere Navem Ducalem , Io conduITero a Venezia. E fe- 
gue : Sic omnes cum tubìs , ér canta , & omnl gaudio in. Ducali Palatio de- 
feenderunt . Cui Dux occurrens de beneplacito omniumCivium alt: Kobis pla- 
cet vos cum veftris pofleris effe Civem... Qui... inVenetiis aliquìbus diebus 
tenuit curiam generale)» . DttX vero ipfum habuit honorifice in convìvio' Per 
commune fuit in vafis aureis , & argmteìs > pannìs variis magnifice pr&fen* 
4atus. Ritornò parimenti in Venezia per confolarfi della Vittoria dell' 

Iftriaj 



( O Cortuf. lib. 8. cap. 6. pag. 90S. 

Ci) Berti. Scard. lib- 1. CI 1. pag. 33. Matit. poft. Moti. Pat, pag. 7J9. Safifov. pag, 
40 r. Cortuf. & alìi li quali fi feguono in "tutti quelli racconti. 
v£j.) Cortuf. lib. j. >cap. 5. pag. 919» 



CAPITOLO TERZO. * 7 

Irtria , nella quale ebbero quo' Signori, come in quella di Zara da Jacopo 
buon numero di foldafi; e fu ricevuto femprecogli QefTì onori: anzi nel}' 
ultima occafione nel Mefe di Febrajo dell'Anno 1349 gli donò Fa Repub • 
blici un magnifico Palazzo nella Contrada di S. Paolo. Alla (letta Repub- 
blica preflò egli ajuto in tempo dicareflia, quando da ogni luogo le ve- 
niva negato: e ville fempre dappoi in buona pace, e armonia colla me- 
defìma . Fu decretato il corfo del Palio da farli in perpetuo li 7 di Mag- 
gio, e incomincioffi nell'Anno 1346 in memoria del fuo avvenimento al 
Principato. Cooperò a rappacificare Sicco di Caldenaccio con Engelma- 
rio di Villandres nel Territorio Trentino. Accolfe in Padova Ifabella 
dal Fiefco Moglie di Lucchino Vifconti Signor di Milano,, gli Amba- 
fciatori del Re d'Ungheria, il Delfino di Vienna; e tra i Signori che 
egli ebbe a trattare in Padova fu Enrico Conte di Gorizia nel Mefe di 
Maggio dell'Anno 1350, il quale in quel tempo fposò Ziliola fua Fi- 
glia (2), nell'occafione appunto, in cui egli cercava di comporre certe 
differenze fra il detto Enrico, e 'I Patriarca d'Acquileja, del che par- 
leremo nell'ultimo Capitolo, giuftificando il Promemoria . Soccorfe Car- 
lo, che fu poi Imperatore IV" di quello nome. Ecco le parole del Cor- 
tufio ( 3 ) . Cum Rex Carolus ef[et in Feltre , Jacobus a Rege invìtatus ecqul- 
tavit ad eum . Ambo ecquìtctverunt Civie , cui Rex gratas retulit de auxi- 
ìiìs , & cblationibus faEiis in denarlis , armis , & ecquis , eumque rogavit ha* 
bere fub prote&ìone Civitates , & loca, nuper acqui/ita ,. , Dominai Rex tan- 
quam prìvatus babuit in colloquio DominumPaduanum (4). Ma io qui non 
intendo di tedere intieramente la Vita di Jacopo X , perchè non è luogo 
conveniente per una picciola Operetta Accademica: a me bada, che e 
in quello, e negli altri Principi di quella Famiglia vegga il Critico ef- 
fer vero ciò , che per prima propofizione di quello Capitolo ho premef- 
fo, che non tre foli ma molti altri meritano le fuelodi, come le hanno 

otte- 



(1) Cortuf. ibid. Mant. poft. Mon. Pat. pag. 739. Cron. Anon. Zena MS. pag. 73. 

C*J Cortuf. lib. io. cap. 3. pag. 933. MS. Saib. pag, 197. Bartsl. Zacco MS. lib. 4. pag. 
275. e come fopra . 

(3; Cortuf. ibid. 

(4) Così Verg. pag. 175. fino 180. In parte la Cron. Anon. Zona pag. 73. Frane. Sanfov, 
pag. 401. Mant. poft Mon. Pat. pag. 739. Cttron. Ed. pag. 417. 



88 PERSONE 

ottenute dagli Scrittori, e da' Primi Principi di que' tempi . E ceffi Io 
fìupore eccitatogli nel fuo animo dal chiariamo Preporto Gio: Frairce- 
fco Soli nella Difertazione LIV (i), il quale s'efprime, che abbondi.., 
quefta Famiglia di Uomini valor ofì , che in fine cedevano ad una maggior Po. 
tenza: il quale appunto è l'argomento del prefente , e del quarto Capi- 
tolo. Ma fenza ch'io mi affatichi a parlarne, fu prima di me fattaquè- 
fta giuftizia ad elfi dagli Scrittori , de' quali io qui vò epilogando fola- 
mente li Documenti. E non vi può efìere fé non una crafla, e oftinat* 
ignoranza, la quale afferifca altrimenti. Il Petrarca non fa faziarfi di 
fcrivere di Jacopo; e ben noto è il (incero, e franco carattere di lui ; 
onde de' tempi fuoi , e de' maggiori Principi, non eccettuando neppure 
la Corte del Papa non ebbe alcun freno, che lo ritenefie a parlare con 
libertà. Per accertarci di ciò altra fatica durar non dobbiamo, fé non 
quella di fcorrere le fue lettere Latine. Se in quello Signore non avef- 
fe trovato verità per ifcriver con laude di lui, non avrebbe certamente 
dilfimulato di biafimarlo, e principalmente in una lettera particolare (2), 
in cui fenza riguardi , o timore poteva fpiegare con libertà li proprj 
fentimenti . Ciò fia detto, quando creder volenìmo , che li Cortusj , il 
Vergerlo, li Gattari , e tani'altri de'quali noi religiofamente feguiamo 
le veftigia, follerò flati adulatori della Cafa da Carrara, perchè Sincro- 
ni . Dal che ne nafcerebbe un Pironnilmo fatale, e inevitabile fopra tut- 
te le Iltorie de" tempi remoti date alla luce, o fciitte da Uomini Cit- 
tadini, abitatori delle Città, e Provincie , dove foggiornavano in que' 
giorni, ne' quali accaderono . Chi fcrive de' Secoli remoti deve condur- 
ti fulle traccie di quelli, che ne anno falciato li monumenti, perchè 
dalla memoria , o dalla tradizione degli Uomini per tanto tempo è im. 
poffibile l'ottenere lumi fufficienti per non errare: Se tutti porgeflero 
le parole medefime di quegli Scrittori, nojofa troppo riufcirebbe P Mo- 
ria ; ma il diftaccarfi da quelli, il voler predar fede più a' maldicenti , 
che a quelli, li quali in vantaggio de' loro Protagonifti fi efprimono , (en 
za formarne un giudo criterio, il inoltrar pafiìone, e trafporto più per 
l'uno che per l'altro partito, lo ftiracchiare le parole, il volerla fare 

in una 



CO Eiffert. 116%. Pag. io. 

CO Petrr. Op. Uc. Epift. ad Jo: de Aretio Regiflro b. b. t. 



CAPITOLO TERZO. g 9 

in un» parola da Giudice appafiìonato , non è efeguire il minifì'ero d'i 
efatto, e (incero Scrittore. Ma ritorniamo a Jacopo. Scrive il Gatta- 
to (i)> che ne'co'loquj avuti da Jacopo con Carlo IV Imperatore, che 
aveva privato la Città di Padova d'ogni fu» Giuri] dizione per alcune ingiu- 
rie ricevute dai Comun di Padova ( lotto Enrico VII. ) per U qua! pri- 
vatone. . . gli fece privilegi», . . e q-ueflo f'.cel» per amore del Sìgn-or M. Gia- 
como : ficchi quefta fu una delle no ulta , e grandezze , che fece alla Città di 
tadova. Il Privilegio è del 1548. 4. Giugno Ind. I. (2) Non polii) di- 
fpenfartni dall' inferirlo qui l'otto, perchè egli è un Epilogo di molti al- 
tri da noi fopra nominati. 

Hoc e/I exemplttm cutufdam Priviìegii Serenìjjìmi ', ac Invitlijfrmi Principi* 
Domini Caroli Dei grafìa Romanorum femper Anguflì , ó»- Bohemia Reg'n ro~ 
torato figlilo ejus cerea pendenti ad cordulam fericam coler ss videlictt Z:ani y 
fy rubei habentem circulo has litteras *|* Carolus Dei grafia. .. 

Forma Priviìegii talis. efi . 

Carolus Dei grati* Romanorum Rex femper Augujlus , fy Bohemi a Rex ad 
perpetuati» memoriam (a). Non unquam confequitur , ut a judicìo difeordet 
effeHus , & quod credebatur conjeBura prodeffe , experimento inutile videatur: legi</ij<}8. 
igìtur generis humani fio-tuta quacunque pollenti veterum mìeioritate fancìta 
decet Princìpem legìs Patrem prapter fragilttatem humanam , qua. nequit fu., 
turis curfibus provider» , novis fancionibus reformare , cum & novis emergen- 
tibus natura novitatibus nova convenit antidata prepararti &■ ideo Romanuj 
frinceps facratiffimus legislaton , profit-etur fé non pìgere legès proprias emenda- 
te > é? bella indicere , pojìeaque eterna pace fopire • nec non leges antiquas 
jam feniopergravatas in Iuculentam erigere confona-ntiam , fatratijji-mum ter»* 
plum fuflitìA confecretie , inutiliit defecando , vetera, detraendo , femper nova, 
elidendo ob commodum fubieElort'.m . Ea propter Pr&decejforum neflrorum vefli- 
giis inh&rere volentts , preut eorum fanSfionibus informamur per legemregiatn 
tmnis potefims omneque Romanum Jmperium ì» nofiram fìt translatum regiam 

M Maje- 



C 1 ) Gatt. pag. j 7 . 
CO MS « Saib. pag. i&<>. 



(a 5 Privi» 



9 o P E R S O NE 

Majefiatem , cuju; premium efi mifererl femper , & fubditorum peccati* ignt. 
[cere , qui dìgno; fé peenhentìa \ufia reddunt , ac eìs Regalis lib <er alitati ;gre- 
tnium aperire , cttm bum una fragilità s de facili labitur ad deliBa', éf Mi 
ttniverfu; Orbis feveritati; laquei; , ac demeriti; fubiaceret , nifi Imperiali; 
benevolentia fublcvaret , C u'i convenit potius de mìfericordia , quam de feveri- 
tate reddere rationem, maxime vìtio alieno fatigato; , & lapfos maxime ai 
reBum tramitem , redeundo . Cenfiderantefque , quod clan memoria, InviBiJfi~ 
mas Princep; Henricu; Septimu; avut nofier Imperiali Solio confiitutu; Jaco- 
bum q. Marfilìi , Ubertinum q. Bonifacii , Nìcol aum e)u; Fìlium , Marfiìlium 
q. Perenzani , Oppizonem q. Marfìlii de Domo illorum de Carrarìa , Tifonem 
Novellum q. Tifoni; , éf Guillielmum q. ]acobi ambo; de domo illorum de 
Campo S. Pètri^Belludum , éf Zambonetum q. Alexandrì de Belludi; , Al- 
brìghetum q. Mattbai de Cuttofii; , & Pbilippum q. Demitrii de Comitìbu; , 
éf alia; quamplure; fìngulare; perfona; de Civitate Padua, nominatim > nec 
non éf commune ipfiu; Civitati; , & per fona; omne; dìBa. Communitati; , gè- 
neraliter prò quibu/dam excefflbu;, éf delìBì; , ut dicebatur , ab ipfi; perpe- 
trati; de crimine lefa, Ma)eftati; Jententìaliter condemnare , quamplure; pee' 
na; gravijfima; in ipfi; promulgando ,-prout in ìpfa condemnatione , éf fenten 
tia paenitu; contìnetur , cuju; crimini; macula, fecundum difpoptìonem Icgalem 
eorum filli , ac filia, funt infetta, multìjque pccni; attreciorìbu; irritati cuju. 
Nicolai Filiu; Jacobu; ad unitatem , éf fubjeBionem nofiri culmini; , éf R* 
mani Imperli humiliter eft converfu; multa; fidelitate; , ac ebf equia exhiben; 
propter qua ex bumantffima acquitate meruit abfolutioni; beneficium obtìnere 
ac nofiri, Imperììque pr&diBi confequi gratiam, éf favorem . licirco pradt 
Bum Jacobtim , éf ipfiu; filit; , éf filia; > -n*.to; , éf nata; , nafeituro; , & na 
feitura; ex nofira, plenitudine potè/lati;, omnìque )ure , via, modo, ac for 
ma, quibu; meliu; pojjumu; motu proprio abjolvimu; , eorumque ìnperpetuut, 
fuccelfore; ab omnibu; vitii; , maculi;, rinculi; juri; -vel faBì realibu; , <t 
perfonalibu; , feu mixti; , qua. accafione , vel caufja diBa condemnationi; ali 
qualiter ìncurriffent Jpfam fententiam , éf condemnationem in has parte , om 
nìaque , éf fingula in eo contenta caffamu; , trritamu; , revocamu; > ac tota 
l'iter annìchilamu; , ipfofque reftituimu; ad omnia bona in integrum , janBio 
ne;, dignitate;, militiam , bonores , éf formam , juraque omnia, qua, alti» 
Civibu; Remani; , feti- Romana confuetud'me competunt , vel de )ur'e et; i. 
ftatum priflinum reducente;, in quo erant , feu effe poter ant , ante fententiam 
pirlibatam, ita quod ufque in hodiernam dieta omnia jura , éf fon* pra,diB> 

legì. 



CAPITOLO TERZO. 9 i 

legìtime , rite , ac rette fuerìnt ajfetuti , ac de cateto con/equi valeant cum 
ejfettu omnia, & fingula , & fupraditta in eis omnibus , érjìngulit confirman- 
tts , ó* concedente* , ex munificenti* {pedali , ita qnod de pr Aditti* vitiis , 
vincuìis , fen maculi* , vel ecrum alicui in Judith , vel extra , non pofftt per 
ali'jttem dici vel excipi , feti apponi , nec fu innodati , bominum etiam falva 
vice valeant nuncupari in bis , qu& de tetterò per eos agentur gerentur > fett 
etiam etntrabentur , vel dicentur nominative feu dìfpofìtive Inter vìvos , vel 
in ultima voi untate , vel battenti* quoque tempore ufque in pr&fentem dìem , 
afta > data , contraffa , fatta fuerint , five ge/ta , /ed inviolabiliter ab omni- 
bus conferventur pr Aditta londemnatìone y fen fententia non obftante: verum 
quìa liberalitatis principali* perpetuum debet fu/cipere incrementum pr Aditto 
Jacobo, & ejus/ucce/foribus perpetuo omnes grafia* , munificenti** ,liber alitate* s 
feu privilegia qu&cunque a. Romanis Prineipibus , vel aliis indulta , & cin- 
cejfa alicui de Domo pr Aditta de Carrar'a , ^ maxime privilegia Diva, re- 
cordatìonis Henrici , fr Friderìci Romanorum Imperatortim pr&decefforum no- 
ftrorum , quorum tenor tali* efi . 

In C i ) Nomine Santt a , & Individua, Trìnitatìs . Henrlcus Divina f aven- 
te clementi* quartus Romanorum- Imperator Auguftus , Omnibus Cbrifti, no- 
flrique Imperìi Fidelibus t*m futuri* , quam pr&fentìbtts notum fieri volumus , 
qualiter no* interventu , & petitione nofirorum fidelium Burcbardi Monafle- 
rìenfis Epifccpi , Ottoni* R*vebergen[ts Epifcopì , Erlumbi Uhercenburgenfì* , &■ 
Goiofridi Palatini Corniti* ì Berengarii Corniti* rj Henricum , & TTxorem fuam. 
Adelafam, Marfilìum , XJbertum, & Ugolonem germano* y Henriconem Litol- 
phum , & Gmnbertum germano*, cum XTxoribus , & h&redibus illorum, quo*, 
vel qua* habent, vel babìturi funt, éf fpecialiter Caftrum, quod vocatur 
Carr aria , cum omnibus allodìi* , è? beneficili, Itbellariìs , precarii* , & cum 
omnibus rebus, m-jbìlièus , & immobilibus , fervi* , & Anelili* , qua. nunc ha- 
bent , vel b abituri funt ; ìnfuper etiam Monafterium S.Stèphani cum omnibus 
rebus , qua* nunc habent vel in futuris acqulrere poter unt in Mundiburdiì 
nofiri tuuienem fufeepimus, hac videlicet conditone, ut nullus Marchio , Co- 
mes , vel Vicecome* Scaltatìu* , vel Vìcedominus , Gaflaldu* , vel Decanus , vel 
etiam ipfe Epìfcopus eos deinceps moleflare , inquietare , difveftire j vel ad pla- 
citum. trabere ufqu~,m homìnes , fuper eorum bona babitante* audeant , vel 

. M z ali- 

CO MS. Sait>. pag. 17... 



9 % P E E. S O NÉ 

aUquam public am funtlionem facere ., & M molendina in àumìnih-us , terrist 
illorum ad)acenttbm licenter adificent firmiter pr&cipiinus . Si quis autem htt- 
pts noflri Mundiburdii fr&ceptum infr'mgerit , fciai f e compofiturum mille li- 
br-as purìffìmi aurj , medietatem Camera nofira , medietatem pr&di&ls bomin-i- 
b-us , eorumque b&redibus; ut autem hoc verum effe credant t & ab omnibus 
mviolabiliter eonfervetur, hanc Cartttm manu propria corroboratati} impreflìone 
no.ftri figlili infìgniri juffimus , 

Signum pr&ditli Henrici Quarti Romanorum Imperatori s Illujlrijfimi * 

Burchardus Cancellarius regifiravit . 

Data Decimo Ka/endas Februaril Indizione Septima Anno Dominici, In e art. 

natknis Mille/imo Centefìmo Quartodecimo Regnante Henrico Quarto Rege Ró- 

manorum anno Septimo , imperante fecundo . ABum eft VormatU in Cbriflo 

felicitef . Atien . 

'leaiò -iso'" Item (i) -aliud privilegium (a), a Friderico Romanorum Imperatore Au- 

15. Ottob. gufto in Mille/imo Cen-tefimo Sexagefimo , Mar/ilio deCarraria . Si omette per 

Priv : bl ' evità ( z )« 
lego 1184. Jtem aliud privilegium ( b ) eti-am ab Imperatore Friderico D. Jacobì- 

I5 ' U ° ' no Filio MarfillU de Carmria (3). Si tralafeia come fopra . 
(O Privi- Item aliud privilegium (e), a Friderico Romanorum P.ege Mille/imo, Tré- 

3.6. Feb centefimo vigefìmo Magnifico D. Nicolao filio D. libertini de Carraria Concef- 
fum (4). Come fepra, e Teglie.-.. Pr&diBo (5) Magnifici Jacob': privile- 
gio confirmamus ex certa fcientia omnia , & fìngula in eis c-ontenta , innova* 
mus j ac de novo eis 3 & eorum cuilibet ex certa fcientia quatenus eorum in-' 
t.erefi , feu intereffe pojfet , lìberalìter indulgentes prò fe ^ ac eorum in perpe- 
t-uum fuccefforibus plenarie cencedentes omnem jurlfdiBionem merum & mix - 
Uttn imperium , & gladii po-teflatem , cum eorum executione verbali , ac rea» 
li in terris Carraria , & Campi S. Petri , ac in fuis curiis , q u& omnia , & 
fìngula Jupr aditi a per fe ipfos , feu ipforum delegatos Vicarios , ér Officiales 
quofcumque in perfonis , & rebus diBarum ferfonarum , & terrarum , Curia. 

rum 



< 1 ) MS. SaLb pag. SÉ, 
C * } Id. pag 2:1. 
C } ~) W. pag. 17. 
£.4.) Id. pag. 546. 
<<S) Id. pag. 189. 



CAPITOLO TERZO. 9? 

Vwff* Hbire , *c plenarie valeant exercere; nec non & omnibus & {iuguli 's per* 
ftnis liclcrum loctrnm munieibus incolis , ac habìtatorlbus quibufcumque pof- 
jint iu.ponere colleftas , iholone», dati*, gabellas, angariai, ac perangarias* 
ac omnia mimerà perfonalia , realia , feti mixta generis c/ijiifcumque ab eit 
ejfeftualiter exigendo , éf e* omnia , éf fingula , & malentas , éf condemna» 
■tiones de eis faciendam in corum utìlitatem propriam convertendo Jn/uper ul- 
trenea liberiate félpe ditto Jacobo , éf ejus in perpetuum fuccejforibus quibuf- 
eumene ex certa feientia conferimns , concedimus , ac donamus pieno pire me' 
re , ac irrevocabiliter Inter vivos omnes , & fingulas poffejfionet bona mobilia , 
éf immobilia., & /e moventia , qu& quondam fuerunt )ure Dominiì utili 's , 
vel dìreBi, vel qua fi J acobe Marfilii , Opizzonis, Ti/onis Novelli , Guillielmi , 
Be/ludi, Zamboneti , Albrigetì , ify Pbilippi pr&diElorum , nec non Jacobi fra- 
tris diffi Philìppì , Vbertini q. Jacobini de Carraria , éf Marfilii PapafavA , 
q. Alber.'ini Papafava de Carraria , iZivium , éf ìncolarum Cìvitatis , qua- 
litercumque bona eorum fuirint per diElam fententiam confijcata , ac bona y 
éf jura omnia, qua ad eos*, vel eorum alìquem pertineret quoquo modo , e- 
tìamfiad Imperialem Cameram , vel Fifca'em , feti Commune Padui , queteun- 
que ratione , occafioie , vel e auffa , & maxime occafione fententis, pr&dic~t& , 
qua de crìmine l&f& Majefiatis fecundum juris fanttionem fuerant irretiti j 
quoquo modo fuerant devoluta omnia, & fingula atta , faEla , gefita, ditta & 
contraila per pr&diSics fuperìus nominatos , fponte , ac ex certa feientia, mo- 
ta proprio confrmttntes , éf aptrobantes fi etìam inquietum refpìciunt pr&mijjt 
Jacobi , éf fuccefforum ejus commodum , éf favorem , nec non (tmiliter ip(i 
plenarie concedimus -, éf donamus , ac fpecìaliter confirmamus omnes, éf fin- 
gulas pojfejjiones , bona , feu jura qu&cunque per ipfum Jacobum quocumque 
iure , feu ùlulo acqurfita , habita , vel fojfejfa ab aliqua Comunitate, uni~ 
ver (itati , collegio, focietate , feu fingulari per fona in eis omnibus , éf finga- 
lis pojfejfictiilus juribus , feu boni*, attiene m , petìtionem , feu perfecutionem , 
a£ retentionem emnìmodam ipfius , éf elus fuccejforibus perpetuo concedentes, 
éf pr&di&as omnes reflitutiones , concejfiones , donationes , confirmationes , grà- 
•tias , éf privilegia facimus , damus , éf confirmamus pr&dìtlo Jacobo , & ejus 
in perpetuum fuccejforibus , & Berucardo Notarlo de Ca/lilione Aretino Prce~ 
curatore, éf proccuratorio nomine prò ditto Jacobo recipienti, éf accentanti non 
<j*bfiantibus ad promiffa vel aliquid promìfforum l. Quifquìs l. fé ad l. Julis, 

Ma]e- 



c?4 P E R S O N E" 

Majejtatis, & fententiam. ref ciudi non pojfe /. /. fr 4 e p e thìs honorum- fui?*. 
latis l. ì. t. x. & e. de predbus Officii } ejus, cui mera efl furi/ditJio l. i„. 
in pr'm. & de Jure o. viielicet vide l, juèere , cavtre , & de cempreben,. 
Empt. I. non licet Coli, de ContraBibus , vide, etiam l. i. <& alili* legibus 
quibujcumque per qua s prajens concejjio , grafia iliberalitas , munìficentia , Jeu 
in integrum reflitutio pojfet impedir! quomodolibet vel dljferrì , quibus in bar 
parte ex certa feientia , ac nofiri Imperli potevate fpecialiter derogamus , ac 
eas totaliter abrogamus , perinde ac fi earum tenor hlc foret deferiptus fpecia- 
l'iter & exprejfus , Nulli ergo omnino hominum. liceàt banc paglnam noftrs. re- 
flitutionis , renovationis , concefftonis -, donationis , ratifìcationii , approbaxl.nis } 
confirmationis y & voluntatis infringere , vel & aufu temerario contraire . Si 
quis dutem hoc attentare pr&fumpferit propter gravem indignationem noftratn- 
poenam mille marcarum auri ,p.uri , medieiatem Regali Camera, nofira t -j? alìam 
medietatem parti lnf& irremijftbiliter perfolvendam fé noverit tncurfutum. in- 
quorum tejìimonium pnjentes literas fcribi & Majejtatis nofirs, fìgillo manda- 
vimus communirì , bujus etiam rei tefles funi Geraleus Mcguntinus } Arneflus 
Eragenjìs Arcbiet i/copi , ac Joannes Epifcopus Olomucenfìs : nec non llluflrijfì • 
mi, & Nobile; Rodulpbus Senior Saxonìa,. Sacri Imperli Archìmarefciallus , 
Albertus Aufiria, Berninus Stetinenfìs s Nicolaus Opavia , & Fridericus de De- 
rje Dures , & Joannes Burginus de Nurìmbergb , & Maynardus Gorìci& , Val- 
demarus de Analt , Albertus de Sacromonte , Ulbritus de Hefelften , & Fride- 
ricus de Oilemund Comites , &• Cbraftro de Hokenlocb , Cuelterius de Gorofo- 
fel Simeon de Ltchiembercb , Ozenelco de Lippa , Jodocus de Rofembergb Guil- 
Helmus de L\avefìen y StePbanus de Stremberch , & Andreas de Duba noflr) 
Frincipes , & Barones . 

Datum Zuoyms. . Secando Nonas Junii Anno Domini Mille/imo Trecentefìmc 
Gmadragcfimo OH avo . Indizione Prima, Regnorum nofìrorum Secundo . 

Et ego Nicolaus Decanus Olomucenfìs Ault. Regia Cancellarius vice , fo no- 
mine Reverendi in Cbrìfio Patris Domini Gerlavi Arcbiepifcopl Mcguntini Sa* 
cri Imperli per Germaniam Arcblc ancellarii recognovi , 

Cer. de Medlcìo. 

Sin quV il, citato Còdice Saibantc da me ad. litteram, traferitto d.i im s 



CAPITOLO TERZO. 0J 

peflìmo Originale, e non corretto da me, come fi poteva, perchè le Car- 
te antiche debbono porgerli , quali fi trovano. L'altro Privilegio dello 
fteflo Anno, e Mefe Ci porterà nel feguente Capitolo, dove ha il fuo 
luogo. 

Ebbe Jacopo due Mogli: la prima fu Lieta figlia di Marzio Forzate 
Conte di Montemerlo Nobile Padovano, da cui ebbe Francefco VI, e 
tre Figliuole (i). La Seconda, come fopra abbiamo detto, Cofìanza da 
Polenta de' Signori di Rimini , dalla quale ebbe Mar/Ìlio , Nicolò, e Car- 
lo-Ubertino. Della Figliuola di quell'ultima parleremo nel Quinto Ca- 
pitolo . Della lode di quello Signore è ripiena una lettera, di Francefco 
Petrarca fc ritta a Giovanni d'Arezzo (2). Quello famofiffimo Poera fu 
da Jacopo chiamato in Padova, e di onori, e beneficenze arrichito. Egli 
fi efprime: Quo nec ego , nec Patria, -aie Mun-dus ( non me fallit amor ) 
Ugni eramus (3). Finalmente li 19. Dee. 1350 da Guglielmo figlio Na. 
turale di Jacopo Vili fu uccifo a tradimento, come è deferitto da tutti 
gli Autori (4). Fu di flatura mediocre con faccia milk d' ilarità e 
di modefh'a, d' afpetto virile, occhi brillanti, e col labro inferiore ui 
poco più in fuori, di converfare giocondo, di coflumi dolciffimi, e cle- 
mentiflìmo quanto ad un Principe fi conviene (5) . Fu fepolto in Sant' 
Agoflino di Padova dirimpetto ad Ubertino Vili co* fedeci Elegiaci, 
che accenna nella fuddetta lettera di aver piangendo dettato il Pe- 
trarca. 



Htc 



CO ° n S- P a S ■ i-o- Capitolo V. di quefta Differtazione . 
( O Petrarca . Lett. Lat. Reg. b. b. a. 

(3) Scard. 1. 3. ci. 13. pag. 281. 

(4) Cartuf. Gatt.. Verg. Petrarca , & alii . 

C5) Verg. p?g. 180. Scard. ibid. pag. 2.81. Sanfov. pag 401. Bartol. Zacco MS. 1. 4. 
pag. .288. . 



$6* PERSONE 

fftc magno Bùrnus arti a vìro^fub mar mot e parvo 

Heu pater bìc Patri* , fpefque , fahtfque ) acent „ 
Quifquis ad hoc jaxum convertii lamina lettor 

Publica damna le gens } junge preces lacrymis* 
Mum fiere nefas } fua quem fuper Aetbera Vìrtus 

Suftulìt bumano fi qua fides merito. 
Fiere gravem Patria cafum , fraEi.imque honorum 

Spem licet , ó" fubìtis ingemuijfe malis . 
Qutm populo patribus Ducem Carraria nuper 

Alma dedit fata, ve mors mimica tulli . 
ÌHullus amicitias coluit dulcedine tante. 

Cum far et horrendùs hoflibus il le fuis , 
Optimus ìnque bonìs femper Jludiofus amandis , 

Nefcìus invidi a, confpicuufque fide. 
Mrgo memor facobi fptciofum credula nomen- 

Nominibus raris infere pofleritas . . 
Anno Domini MCCCL. XIX. Decemb.rìs. 

\\ Gattaro come fegue (i)-, 

Qui tulìt gratum Fatavi Quintus Domìnatum 
CunEìa tulit Crifla Jacobus Dux Plaufirìfer ift'a . 
Hic Urbem tenuit tanto modet amine gratus , 
Ejus prò meritis Pcpulo fit femper amat&s . 
Juftus namque plus, placidufque per omnia viti, 
w Pacìficam rexit Patriam fervans fine lite . 

(a) Jaco- Uccifo in così tragica forma Jacopo X (a), ed efTendo per cagione 
fino XI. di cacciare £,ori della Città /acopino XI, e Francefco VI Figlio di quel- 
lo, tolfero gli amici della Famiglia da Carrara Marfilio XII. allor pic- 
colo 



Ci) Gal, Gatt. pag. 4,1. 



CAPITOLO TERZO. 97 

colo Fanciullo figlio anch' egli del morto Jacopo, e poflolo a cavallo lo 
inoltrarono al Popolo, e per Signore lo acclamarono. Onde poi venuti 
quelli nella Città, ad eflì fu di unanime con fé ufo del Popolo confegnàto 
il Dominio. Jacopino è uno de' tre encomiati dal Critico e da lui vic-n 
chiamato X ( i ) . Ma io credo abbia egli sbagliato, non già nella ennu- 
merazione quanto all'arbore, la quale come dirti non conta per altro, 
che per chiarezza e dillinzione , ma quanto alla perlòni, perchè tra' 
Principi di quella Famiglia vedremo, che fu il più inetto. Prima di ef- 
fer creato Signore .• Jaccbinus. . . . (t) vir futi admodum pruderti: qui qui- 
dem etfì Civis privatus aliquandìu fuerat , ob Jìngularem (amen modtfìiam , 
'jet.ìm , qua fi fecundus e um fruire ci cunclis bttbebatur , tttpete etti fmtir 
Trinceps tantum tribtteret , ut quncumque vellet , ei jure fuo f/teere lìceret . . . 
Jacobinus frater , & Francifcus ambo in trucidati Principis locum et populo 
fuffeHi fuerunt , ut communi confilio , ac &quo )h re imperium , . . ttnanimiter 
/idminiftrarunt . Pel corfo di cinque anni fu in compagnia del Nipote 
alla teda del Governo, onde tutte le azioni nate in quel tempo ad am- 
bidue fi devono attribuire, e vale a dire fino all'anno 1355. In quelle di 
fuori, cioè nell'amminiftrazione delle guerre, ebbe Tempre la fopraiu- 
tendenza con la Perfona Francefco: così ci deferivono gli Autori (3), 
CondulTe Jacopino li 19 Gennajo 1353 Margherita figlia di Guidone da 
Gonzaga Signor di Mantova (4), dalla quale ebbe li 18 Giugno dell'an- 
no feguente Jacopino XIII, che fu condotto fanciullo colla Madre in 
Mantova dopo l'infortunio del Padre, e pofeia nel 1385 morì nella Pu- 
glia combattendo. In qual maniera, e per qual ragione Francefco VI 
da Carrara facefle prigione il Zio che cofpirava contro di lui, apparifee 

N da- 



vi) Difert. i7<55- pag. 9. 

(ì) Scard. lib. j. ci. 13. pag. 282.- 

CO Ve rg- P a 8- l8l> GaI * Gatt - P S S- 19- Cortuf Ito» io. cap. 5. pag. 934. Supl. Ano». 
Parif. de Cerets pag. «53. Ptfant. poft Mott. Pag. 739. Tor. Sarayna 1. 2. pag. «5.7. Boriami. 
Alipr. pag. 1181. Brev. Ita!. Anon. cap. 30. pag. 288. Cron. Anon. Zena MS. pag. 7$. 
Giò: de Bazsno pag. 621. Cfaron. Eft. pag. 464. Gio: Jac. Caroldo MS. iib. 80 Gio: Bonif.. 
k alii . 

(4) Cortuf. lib. io. cap. 9. pag. 93?. 



<c8 PERSONE 

dagli Autori ( i ) che noi feguiamo, li quali addurre io non voglio con- 
tro ciò che fcrive l'Autore della Critica male informato,, Congiurò il 
Zio contro di lui, ed eflendo egli allora lontano da Padova in qualità di 
Generale della Lega, difiimulò , finché ritornato, s'aftìcurò del Zio, e 
li 18. Luglio del 1355 Io fece porre in prigione. Il Procedo formato 
contro ai rei complici della congiura, giudicati nelle giuridiche forme 
dal Podeftà Marco Cornaro, pongono al coperto Francefco da ogni im- 
putazione. Il Critico però vuole (z) , che fu nuovamente formato il 
Procedo; anzi egli ha già fentenziato innocente Jacopo XI, e reo Fran- 
cefco. Vuole inoltre, che Francefco abbia efclufo dal numerode' Princi- 
pi il Zio, onde quello chiamar fi debba Settimo, e Francefco VI Otta- 
vo Signor di Padova . Leggano" però tutte le Epigrafi , li Conj , le Mo- 
nete , e le Medaglie efamini ; e s'accorgerà del maffìccio error fuo, il 
quale nafce per voler intrudere nel numero de' Principi Nicolò come 
Secondo, quando non ci entra, e nefiuno mai s'è immaginato di farce- 
lo entrare . Veggafi il Capitolo feguente. Chi a me non preda fede, leg- 
ga li fopraccitati Autori . Io e per modelliate per togliere il tedio di 
materie troppo prolifie per unaDiflertazione," non mi chiamo in dovere 
di apporre ad ogni frequente abbaglio del Critico un'Apologia: quan- 
tunque eziandio a bello Audio tralafci in molti luoghi di narrare diffufa- 
inente alcuni fatti per non deturpare il buon nome di difendenti fu- 
perfliti da alcune, Famiglie di que' tempi , le quali con qualche azione 
men degna Io denigrarono. Io prego il lettore di aver ciò in memoria 
e per mia giuftificazione, e perchè egli conofca appieno T oneftà del mio 
carattere. Qui cade in acconcio una picciola digreffione. Jacopo X non 
fu altrimenti né da' Cortusj, né dal Vergerio (3) chiamato il Maggio. 
.#0 , anzi \X Minore , come lo nota anche loScardeonio (4)) perfceverar. 

lo 



CO Gal. Gattaro pag. 41. Cortuf. Iib. 11. cap. 7. pag. 947. Gio; de Muffi pag. 602. 
R. r. Verg. pag. x8j. Dcm. Clunazzo .pag. 701. Gio: Jac. -Caroldo I. 8. Scard. 1. 3. ci. ij. 
pag. 282. 

( a ) Difert. 1765. pag. 9. 

Cj) Difert. 176S. pag. 9. 

CO Scafd. Iib. 3. ci. ij. pag. aSx. 



CAPITOLO TERZO. ^9 

lo da Jicopo Vili detto il M.tgpore , e il Grande; e 'I prefente Jacopi- 
no non fi denomini, no Maggiore, nò Minore. 

11 Critico poi, che decide cosi francamente (i) della Moneta addot- 
ta dal Muratori, legga prima quello ne dice l'Abbate Brunacci nel mol- 
te volte lodato fuo Libro (2), e fi ricordi, che tre furono li Carrarefi 
Signori di Padova di quello nome. Io ho qui prefente la fuddetta Mone- 
ta Muratoriana , la quale è limile alla Settima del fuddetto Abbate Bru- 
nacci . Direi piuttoflo, che il Muratori non la ha bene efaminata; il che 
fé fatto avelie, colla profonda cognizione, che egli po/Tedeva di cotali 
materie, forfè avrebbe preferito un più accertato parere. Oltre quel- 
io, che da lui, e dal Critico ( if quale nulla più di lui ha voluto fian- 
carli nel considerarla ) io trovo dalla parte finiftra del Vefcovo S. Prof- 
docimo fotto il braccio, che fofliene il Pa flora le un P. » e nzlV Exergo t 
oltre IT, e 1' A nelle parti inferiori della Croce, due Carri in piedi. 
Si ricordi, che li due Carri erano nell'Imprefa di Jacopo Vili, che 
fu il Primo Signor di Padova, Che fé poi cotal quìflione non l'ha deci- 
fa lo fìudiofo Abbate Brunacci, non è quefloluogo, ne quello fon io, 
che polla, o voglia rifolverla. Or vegga il Critico s fé, mancando egli 
di tante cognizioni necefTarie può in fu due piedi, ex cathedra y profe- 
rir fentenza . Ma palliamo al fine della ferie luttuofa di Jacopino. Con- 
finato egli nella Rocca di Monfelice o come ad altri piace, dì Pendi- 
ce, 6olà finì li fuoi giorni. Varie fono le opinioni del precifo anno del- 
la fua Morte (3 ) . Fu fepolto nella Chiefa di S.Stefano di Carrara: né 
gli fu apporta ifcrizione (per quanto è a me noto) fuori di quella, efréì- 
abbiamo letta ne'Conj dell'antecedente Capitolo,, 



N zr m 



( O Diferti 17SS . pag. 9. 
CO Bruti, de Re Nutn. Par., pag. 107. 

C 3 D Scard, l'anno 1357. Gal. Gatt. pag. <tj, Dan, Chìti. pag. 701*. II 15, Seti» Vetg*- 
dice, che aveva anni 45. 



ioo PERSONE 

Da Galeazzo Gattaro abbiamo p. 4S- 

Sextus in Mtiganea leBus Dux Carriger ìfl» \ 

Se Jacominus erat folìtus eomponere crifia. >i i 

Jfle gubemttvit Patavos moderamine grandi 
JPurgavit quidquì 'd fior ebat in Urbe nefandi. 
Strenttus , inpgnìs per mundi climata clarus 
Mttndiiìiiffue fuìt peragendis maxima, gnarus . 

Fu di corpo piccolo, di nafo Cottile, e lungo, di„afpeito melanconico , e 
di forma affatto da'fuoi Maggiori differente (i). 

Incominciando a defcrivere le gefta de' due Francefchi da Carra- 
Francefco ra VI , e VII (a) foprannomato il Primo Seniore, o Vecchio, il fecondo 
J untore , o Novello, dall'anno 1355 fino al 1393, in cui morì quello pri- 
gione in Monza, e quindi protraendo il racconto fino all'anno 1406, 
nel qual tempo il fecondo ebbe il più tragico fine, che a Principe alcu- 
no fia in que'fecoli refi affai più coìti de' barbari antecedenti , accadu- 
to, non batterebbe cereamente altrettanta porzione di pagine, quanto 
fino ad ora ne ho forfè con troppo tedio del leggitore imbrattato; poi. 
che le moltiffime imprefe, nelle quali eglino come Capitani di Leghe 
tra' Principi, o alla tefta de' proprj Eferciti Ci trovarono, le molte bat- 
taglie vinte, denotano il valor loro militare, la loro politica , la pru- 
denza, e la magnanimità, le quali a parte a parte volendo defcrivere, 
fono materia d'una particolare Iftoria, e proliffa , non mai d'unaDifer- 
tazione. Eppure ambedue quelli non furono creduti degni di laude dal 
Critico, quando, fé a' tempi noftri li voleffimo equiparare, eglino cer- 
tamente non farebbero riputati inferiori a' primi Marefcialli di Fran- 
cia , e dell'Impero, fé ommetteffimo il paragone co" primi Principi bel- 
ìicoli dell'Europa. E chi non fa quanto più in que*tempi era aperto il 
campo della gloria , che a' noflri giorni ? Ogni mifero fantaccino può ora 

get- 



CO Verg. psg. i8+. Scard. I. 3. ci. 13. pag. a8j. 



CAPITOLO TERZO. 101 

gettare ,ì terra il più prode Opicano: quando allora fi mifurava la for- 
za con la forza; e l'ardire, l'efperienza , la faggia condotta d'un Ge- 
nerale dava la vittoria ad un Efercito, la quale oggi giorno ad un inaf- 
pettato accidente fi deve attribuire. Ncll'afl'edio d'una Città a forza di 
{"angue , e di valore s'apriva la breccia, e non di lontano con una bat- 
teria di cannoni, che al più ridonda in (.regio di gloria al Cannonie- 
re di ben livellarla; e colla quantità della polvere, e delle palle, non 
col petto de' Tolda ti , colla maeflria dell'adoperare l'armi fi mifura il 
valore de* combattenti , e i'induftria, e faggia condotta de'Generali. 
Li Trabocchi, Mangani, Manganelle, Cattapulte, Montoni, Arieti, 
Ballifte, Gatti, Vigne, Briccole, Grilli, Teftugini ( nomi ignoti forfè 
ad alcuno ) erano le uniche macchine, le quali s'adopravano, avantic- 
chè circa all'anno 1381 foffe adoperata, e ritrovata la Polvere Piria 
da un tal Bertoldo Nigro Chimifta ( 1 ) , di cui parla Polidoro Virgi- 
lio (2), e Antonio Cornavano (3) deferive 

„ Quefta diabolich'arte dette bando 

„ All'altre tutte: hor le Città ferrate 

j, Apre ai nemici, che van Taccheggiando ,, . 

Chi volefle una maggiore erudizione a quefto paflo, legga la Sec. Parte 
de'Difcorfi Accademici del Signor Abb. Anton. Maria Salvini (4)) il 
Valttirio de Re Militari dedicato a Sigifmondo Malatefta Signor di Rimi- 
ni MS. in S. Lorenzo di Firenze; Goro Dati (5) nell'Annotazione al 
paflo: la Bombarda , e il Platina nella vita di Urbano Serto ; e fu adopera- 
ta la Polvere da Scoppietto nella Guerra di Chioggia. Fra i Capitani, 
co' quali ebbero li due Carrarefi a far prova del loro valore fu Alberico 

da 



C O-Crift. Matth. pag. 994. 

(O Poi. Virg. de Invent. Rer. 1. ì. Cap. 1!. Guicc. lib. 1. pag. 15. 

( j) AlJ t- Cornaz. de Re Milit. lib. 3. paj. 582, Zuerrii Boti, pag. 881, 

C + ) Difc. 51. 

C S ) Pag- 46. 



ì03 PERSONE 

da Barbano Conte di Cuneo nella Romagna Cognato di Francesco Seflo,. 
perchè Marito d'una Sorella di Fina Buzzaccarina , Uomo il più valoro- 
so dell'Europa, e riftauratore della Milizia Italiana ( i ) ,• Giovanni da 
Barbiano fuo Fratello, Corrado, o Lucio Conte di Landò, Giovanni 
Acuto Inglefe, chiamato Havhauod, da altri Aucut, Agut, e Acuto i 
Giovanni d'Azzo degli Ubaldini, Fra Monreale, Giovanni dadeggio: 
Anechinó da Mongardo , e molt'altri illuftri Condottieri, e Capitani , 
S'erano fparfe in que' tempi in Italia la Compagnia Bianca, quella del- 
la Stella j dégl* Inglefi , della Rofa , del Cappello, la Gran Compagnia. 
II Conte da. Carrara, e Ardiazzone fuo Figlio , de' quali ragioneremo a 
fuo luogo, furono afcritti alla Compagnia di Alberico e di Giovanni Acu- 
to . Chi defidera una lunga Iftoria di tutte le imprefe, nelle quali ebbe- 
ro una partegrandiflìma quelli due Principi, ne trattano li due Cortu- 
s) , li due Gattari , Pietro Paolo Vergerlo, e moltifiìmi Autori di que' 
tempi. Bernardino Scardeonia ne tefTe in compendio la vita.- e noi ful- 
le traccie di quello , e di quelli, e dalle molte raccolte che ne abbiamo , 
il più brèvemente fi potrà ne ragioneremo a fomiglianza del Murato-- 
ri ne'fuoi Annali d'Italia, ne' quali epilogando li fatti feguiti in que- 
lla Provincia incadaun'anno, per brevità poi manda il lettore ad iftruir- 
fene più dirFufamente negli Autori, da' quali egli li ha tratti. 

Bernardino Scardeonio adunque parlando (2) di Francefco Seniore di- 
ce: Ferunt fiquidem bunc vìrum fuìffe maximì s & invìBlffimì animi , robu» 
fl'ijfiml corporis, vafri, & atutìfftmì ingeniti in armi* vero flrenuum<> & *&'■ 
omnia negotia domi , forifque per agenda, promptìjfimum , hellorum gloria indi* 
tum , nominìs autem celebrità^ ìlluflrem > ac coeteris. virtutìbus , qua maxi- 
me vìrum Principem decent , omatiffimum* Hic primus fere in Italia excitam 
vit Italos exemplo fuo ad duFlandos exercitur abfque barbarorum opera. E 
fegue, come fi può vedere in quello e negli altri Autori fparfi ovunque 
gli elogj al fuo valore. Nella Lega contro Giovanni Vifconti Arcivefco~- 
vo ài Milano, e Signore, fu Generale s come abbiamo nel parlare di Ja- 
co- 



po Gio * Tarcagnota lib. 17. pag. £8i» Jac. Filip. da Berg. pag. J5O0 
£ì) Scard. lib. }. ci, 13. pag, 183. 



CAPITOLO TERZO. io; 

.copino XI veduto. Accolfe in Padova Carlo IV. Imperatore. Da que- 
llo fu dichiarato Vicario Tuo Generale in Padova, e fatto Cavallierc- 
Gio: Jacopo Caroldo MS. l'ciive ( i ) . 7/ Signor Francefco da Carrara Ca- 
pitano della Lega partito di Padova andò a ritrovare {uà Mae/là in Bajfano , 
dal quale fu raccolto , non come Vicario fuo in Padova\ ma come fratello 
fu grettamente da lui abbracciato , e onorate. Né io qui di tutte le guer- 
re che egli foflenne ifarò ragionamento in favore della Cafa Scaligera , 
Eftenfe , Gonzaga , in ajuto de' Fiorentini , Bolognesi, Pifani, e Patriar- 
ca d'Aquileja , contro de' Veneziani replicatamente , li quali , collega- 
to co'Genovefi, condufle alle ultime agonie (i), contro i Duchi d'Au- 
firia , contro la Cafa Scaligera, Ja qual pure da lui unito con Gio: Ga- 
leazzo Vifconti fu fcacciata dal dominio di Verona. Di tutto ciò pre- 
go l'erudito, ma ancora giovine Critico a prender lume dagli Auto- 
ri (3), e in generale dagli Ifrorici tutti di Firenze, Pifa, Sie'nna, Pa« 
dova, Vicenza, Venezia, Milano, Verona, Ferrara, e dagli Annali an- 
cora del Muratori, de' quali m'accorgo dalla dotta fuaDifertazione aver 
egli qualche pagina feorfo , e delibato. Come poi fi portaffe Francefco 
contro li macchinatori ili/citatigli dentro alla propria Famiglia a rapir- 
gli Io (lato, e la vita da' fuo i nemici implacabili confinanti, non è co- 
fa a quella piccola Operetta conveniente, e molto meno de' tempi ; pre- 
fenri il tefferne ragionamento. Finalmente dopo aver fcacciato di Ve- 
rona Antonio dalla Scala, dice Io Scardeonio (4)} Galeacìus perfidia pluf- 
quatti Punica , rupto inits, -nuper focietatis f cedere , Patavium adortus y Car- 
rarienfem Principe!» & ditione & patria , & vita denique brevi expolìat , 
Vedendo Francefco di non poter refiftere a tanto nemico collegato co' 
Veneziani, né effer molto amato da' Cittadini , li quali per eftrarre fol. 
do onde foftenere la guerra, che fatalmente per tutto il tempo del fuo 
Dominio fofferta aveva, fu cofiretto aggravare d'impofizioni ; pensò in 

un 



Ci) Caroldo MS. lib. 8. pag. 249. 

C*) Guicc. lib. 1. pag. .23. terg. Jo: Bapt. Verri, lib. 2. pag. 554. & alii. 
C3)Gattari, Cortufii, Vergerio , Chinazzo, Carefino, Corio , Liruti T. I.pag 304, 
le et. MS. 1384. 
C 1 ) Scard. 1. 3. ci. 1 j. pag. 283. 



i©4 PERSONE 

un generale Configlio di rinunziare la Signoria al Figlio Francefco, il 
quale aveva l'amore univerfale, 'e ritirar!! in Trevigi, nella qual, Cit- 
tà era più accetto. Il che è contro ciò che fenea alcun fondamento fcri- 
ve il Critico (i), cioè che Francefco rinunciaile al Figlio il Dominio, 
dopo che quelli lo aveva riacquisto. Ma forzato anche in Trevigi di 
cedere ad un nemico troppo fuperiore , ed effe n doli già portato in Mi- 
lano il Figlio colla Moglie, tradito da' fuoi più cari, edalle fallaci pro- 
mette del Vifconti, il quale gli accordò le condizioni da lui richiede, 
confegnò a* Capitani del Conte di Virtù la Città di Trevigi , e con bua. 
na fcorta di gente pafsò a Cremona. Quindi rottagli la fede da quel Si- 
gnore, che mai ad alcuno la mantenne, fu tenuto come prigione in Co- 
mo. Fugito pofcia dalle mani del fuo nemico il Figlio, fu in tetro car- 
cere in Monza rinchiufo, dove finì li 6. d'Ottobre dell'Anno 1393 li 
giorni fuoi miferamente ( ricevuti gli ordini di Santa Chiefa (1), ) 
non fenza fofpetto di veleno per parte del Vifconti . Tutto ciò è am- 
piamente defcritto da' fopraccitati Autori. Quanto al carattere di Gio: 
Galeazzo Vifconti detto il Conte di Virtù da noi abbozzato, facile co- 
fa è il vederne la compiuta pittura negli Scrittori tutti di que' tempi. 
Ricuperato il fuo cadavere, il quale era fiato ordinato dal Vifconti, che 
fi doveffe imbalfamare dal Figlio già rimefio nel perduto Dominio di 
Padova, è oflervabile il magnifico funerale a lui da quello ordinato, il 
quale dimoftra la pietà non ordinaria d'un Figlio (2). Prima dal Vif- 
conti, che nell'lpocrifia era Maeftro, un'altro gli era fiato celebrato» Fu 
fepolto nel Duomo di Padova preffo la Moglie Fina Buzzaccarina in un 
magnifico Maufoleo , il quale anche a' tempi dello Scardeonio era fiato 
difirutto: ed ora nuovamente allepoche reliquie s'è dato l'ultima ftrag- 
ge. Si può vedere preffo al Muratori l'Orazione funebre pronunciata da 
Francefco Zabarella, che fu poi Cardinale, l'altra di P.P. Vergerlo de' 
ai. Novembre 1393 , altre due, che furono dette da Gio: Ludovico de* 
Lambertacci, e da Fra Federico dell'Ordine de'Predieatori. E finifce lo 

Scar- 



{ 1 ) Difert. 17*5. pag. io. 
CO Andr. Gatt. pag. 814. 



CAPITOLO TERZO. IO ? 

Scardeonio . .. is exitus vite, fuit Franti/co Stnìori inclito Principi, qui fu* 
t»mptft*te omnium muximus , ac feliciffìmus quoad fortun* *mic* favie , fuif- 
f* ptrhibetur. Dominò egli in vario tempo Padova, Chioggia, Trevigi , 
Caftelfranco , Noale , Aiolo, Concgliano, Serravate , Oderzo, Motta, 
Porto-butToletto, Ceneda , Feltre, Cividale di Belluno, Portogruaro, e 
nella Patria del Friuli moltiiìime Terre e Cartella all'occafione, che in 
favore di Filippo d' Alenzon Cardinale eletto Patriarca d'Acquiieja pre- 
te la guerra contro alcuni di quella Provincia, li quali non lo vollero 
liconofeere (i). Il che fu poi cagione della Tua rovina; perchè da quel- 
la guerra s'accefero l'altre fomentate dalla perfidia del Vifconti , e dal- 
la fina Politica de' Veneziani , le quali, come fopra vedemmo, la pri- 
varono del Principato, e di vita. Lafciò di Fina Buzzaccherina fua mo- 
glie morta l'anno 1 3 7 S Francefco VII, Carrarese, che fu moglie di 
Federico Conte d'Oettingen, Catterina maritata in Stefano Frangipani 
Conte e Principe di Veglia e Segna, e Ziliola fpofata a Venceslao 
Duca di SaiTonia, il quale morì l'anno 1388; e pofeia in fecondi voti 
ad Ermanno Conte di Cilla. Oltre a quelli molti Figliuoli Naturali, e 
Figlie, le quali fono dagli Scrittori accennate: tra quelli il Conte da 
Carrara , e due Figlie Naturali nate da Madonna Giovanna di Brezuo- 
lo , la quale egli feco aver volle, allorché fu condotto nelle farze dal 
Vifconti, ed amava teneramente; onde lui morto rimafero nella Corte 
di Catterina Moglie di Gio: Galeazzo Vifconti. Il Conte da Carrara, 
di cui faremo menzione fra poco, nacque di Giuflina Maconia , la qua» 
le fu Sorella di Margherita, e Francefca. Li Figli naturali nominati 
dalGattaro (x) fono, oltre il fuddetto Conte , Jacopo , Rodolfo, Servio, 
Severino, Ugolino, Pietro, e Andrea Abbate di Santa Giuftina (3). 
Molte altre cofe aggiungeremo di Francefco il Vecchio nel Capitolo fe- 
guente: e chi più ancora ne brama, legga gli Autori, de' quali noi ci 
ferviamo,. 

O Fran- 



ca Liruti T. I. pag. 304. Ved. ibid. Elogio di Francefco VI. da Carrara- 

£0 Gatt. pag. 668, 

C j ) Jac. Cavat. lib. 4. Ongar. lìb. a, pag. », j. MS. 



io6 PERSONE 

<OFranc.VH, p rance f co d a Carrara detto Juniorc (a), o Novello per diftinguèrl© 
dal Padre fu Uomo dalla prima fua gioventù dedicato all'efercizio dell' 
armi, le quali, come dicemmo, incominciarono a prender fiftema fotto 
la. direzione del Genitore. Nacque egli li 29 Maggio dell'Anno 1359(1). 
Sposò nell'anno 1375 Taddea d'Erte figlia di Nicolò il Zoppo Marche- 
fe di Ferrara, li cui fponfali fono dal Gattaro defcritti (a). Fu ella 
Donna di un viri! coraggio, e di un amore coniugale forprendentei per- 
chè in tutti li maggiori pericoli, e nel tempo in cui corfe il Marito 
rammingo da un luogo all'altro mendicando foccorfi per ricuperare il fuo 
Stato, gli fu fempre indivifibile , e fida compagna. Le prime imprefedi 
Francefco ancor giovine rifplendettero nelle due battaglie contro Anto- 
nio dalla Scala alle Brentelle, e al Caftagnaro nell'anno 1386,61387, 
della qual'ultima è fatta ampiamente dal Gattaro (3) la detenzione. Si 
vegga in quella di qual coraggio in età di 27 anni egli foffe dottato, 
di qual perizia nell'armi; e mi Ci dirà poi, fé un animo di tal forte 
crefciuto nel mezzo a' pericoli, ed al fragor delle battaglie poffa effer 
flato capace in feguito delle vigliaccherie, che negli ultimi giorni della 
fua vita fé gli appongono da certi Scrittori ( 4) . Il che fi farebbe an- 
che più incredibile nell' efaminare tutti i punti della fua Vita. 

Dopo # effer flato coftretto di cedere la Città di Padova a' Generali di 
Gio: Galeazzo Vifconti , portoffi a Milano, ingannato da quel fraudo- 
lente Signore, dalle cui mani fortunatamente fuggì. Bello è il leggere 
gli errori, i difaggj , i pericoli indefeffamente da lui fopportati nel lun- 
go corfo del fuo viaggio da un luogo all'altro, le quali cofe fono dalli 
due Gattari proliffamente defcritte (5), ma non è quello il luogo da 
formarne una minuta narrazione. In fine riempiuto di fperanze da Ste- 
fano Duca di Baviera, e veggendo quella non venir mai ad effetto, s' 

accin- 



gi C Addit. I. ad Chron. Cartuf pag. 959. Addir. II. pag. 985. 
(a") Andr. Gatt. pag. zio. 

(3) Id. pag. 5S«- e feg. 

(4) Vedi Cron. Pad., e Venez. e Laug. T. 5. lib. 18. e 19. 

(5) Ann. Mur. T. 8. pag. 435. Gattari Gugl. Ong, MS. pag. 3i*. Id. Tebald. 
Cortell. 



CAPITOLO TERZO. I0 7 

accinte coraggiol.imente alla riconquifta di Padova. Perchè radunatemi- 
mero le Truppe nel Friuli, tra le quali viene rammemorato il gloriofo 
nome dì Michele da Rabatta, di Ricciardo , e Giacomo Padre e Figlio 
di Valvafone, di Tebus dalla Torre, ed altri, ottenuto il paflo pel Tri- 
vigiano da' Veneziani , li quali oggimai fi erano pentiti di averfi tolto un 
sì potente vicino qual'era il Vifconti, fcefe nel Padovano, dove accor- 
togli incontro un grandi Ili mo numero di Villici, e di Cittadini Padova- 
ni , li quali ancora temevano fegrete corrifpondenze con quelli, che nel- 
la Città dimoravano, ed oppreffi da' Miniftri di Gio: Galeazzo, defide- 
ravano il loro antico Padrone, di notte s'apprefsò alle Mura di Pado- 
va, e fatto impeto fotto al Ponte di S.Jacopo, rotte le sbarre di legno 
che ne proibivano l'ingrefib, con foli dodici valorofi , e fcelti compagni , 
fugati que'del Prefidio, che fé gli oppofero, correndo in feguito alle 
contigue porte , quelle aperte, e trucidati i cuftodi , introdufie 1' Eter- 
ei to fuo, e ( in brieve ) della Città tutta fi refe Padrone. Ciò feguì li 
19 Giugno dell'anno 1390: giorno memorabile, perchè nell'anno 1256 
li 19 Giugno fu dalle mani di Eccelino la Città di Padova ricuperata, 
Prefa la Città e la Cittadella, ovvero l'interno recinto di quella, e 
ritiratifi Spinetta Malafpina , Bertetto Vifconti s e Lucchino Rufca co- 
mandati per Gio; Galeazzo nel Cartello, all'attedio di erto con ogni 
fervore s'accinfe Francefco. Spedì Ambafciatori a Venezia, Bologna 3 
Fiorenza, e Ferrara, fra' quali a Venezia fu Galeazzo de'Gattari, che 
«oì, quelli fatti compilando , feguiamo. Venne dipoi al foccorfo delCar- 
rarefe il Duca Stefano di Baviera, e 1 Conte da Carrara . Liz? d'Ago- 
rto fi refe 'per Capitolazione il Cartello. Devo far qui una digreflìo» 
ne. Qualunque fiata fi tratti di conceder gloria di qualche illuftre fat- 
to a'Carrarefi, fi compiace il Critico di dimezzarla , o di toglierla . Scri- 
ve egli Ci), che col favore de' Veneziani , e del Duca di Baviera ii 
Car'rara conquido la Città, ediftretto di Padova : che il Duca; lamentati- 
dofi del non confeguito pagamento ., , fé ne ritorno in Germania* Non fo d° 

O 2, onde 



Ci") Differt. 1765- pag. n, 



ioS PERSONE 

onde abbia tratto così belle , e peregrine cognizioni. Tutto il foceorfov 
■ch'ebbe da' Veneziani il Garrarefe è notato dal Gattaro, il quale vi 
. fu Ambafciatore per p.arte di quello. Ecco le fue parole (i): Gli addi- 
mandarono foccorfo di alcune bombarde > e- munizioni, verrettoni . . . & ol- 
tre dì ciò . dì poter cavare 400 baleflrìerl di quella Città. , //' quali la Co- 
munità di Padova li voleva pagare a Ducati quatro al Me/e-, Ben godero- 
no in fecreto della fua vittoria, e gli concederò il pafio ; ma non lo 
aiutarono di foldati fcopertamente. Né a conquiftar Padova ebbe ajuìo 
dal Duca di Baviera, perchè quelli arrivò al primo di Luglio. Quanto 
poi alla ragione della potenza di elfo Duca, eccola.. .. Stephanus (2) 
Dux BavarìéL., qttum ejfet conducltts ad Flerentinerum- ftìpendìa cum 200 lan~ 
seìt equìtum. ( ogni lancia era di tre Uomini ) & ejfet Padus. nifi cum 
soo , éf nunquam volens- in agrum Comitis de^ Vertìi defcendere , tanquam 
ab eo cerruptus , tandem abile , & in- Germaniam revertitur eodem anno ad 
fortas fuas . Ciò coiKTorda col Muratori fuddetto, il quale cita Scipione 
Ammirato I(h di Fir. lib.15. E Andrea Gattaro (3) dice... e diede- 
gli ( Francefco ) * denari, che egli ( Duca Stefano di Baviera ) doveva 
avere. Ecco la Ricevuta. di faldo. Giovani Acuto pure giunfe dopo la 
prefa del Camello di Padova,, non prima. Ma farebbe troppo lunga la 
confutazione delle Frottole dal Critico ammucchiate. Ed io vò dar ter- 
mine a quello Capitolo ;. poiché delle imprefe Militari condotte a buon 
fine di tutte le azioni Politiche e. Civili di Francefco fono ripiene le 
lilorie di qi?e' tempi : e molte fi diranno nel feguente. Della orribile 
Tragedia pure 5 che diede termine alla fua vita, di due fuoi Figliuoli, 
e al Dominio della Famiglia da Carrara io mi difpenfo di ragionare-. 
Leggafi Andrea Gattaro, ed altri Iftorici contemporanei, e fi efamini il 
fatto medefimo (4). Solo aggiungerò ( giacché mi Hanno in fu *1 cuore 
le parole interlineate nell'Introdduzione di quella Operetta tratte dalla 

Dif. 



(1) Gali. Gatt. pag. 794. 

(•i ) Ant. Mur. T. 8. pag. 442. Soz. Pifl. Spec. pag. 1144. ad A. 1390. 

(3) Andr. Gatt. pag. 804, 

C4) Orat, Alois, Eliani Amelot. T. 1. pag. 907. Laugier T. 5. lib.. 19. pag- 2*7,- 



CAPITOLO TERZO. 109 

pifiertazione dell' Autore della Critica al Promemoria ) ciò che ci pro- 
pone Andrea Gattaro ( 1 ) per dimoftrare la religione di quello Princi- 
pe . Dice egli: Ht vendo il Signor Francefco Novelle da Carrara al tempo 
itila guerra tolta certa quantità d'ori, ey argenti del glorio/o Santo Con- 
ferire di Padova per la fumma , e -valore di Ducati 17x0 gli confegnb nel 
luogo d' Angui l! ara i beni-, campì, e ville qui /otto annotate, come appare 
nel Cattaflico di tutti li btnì dellaveneranda Arca di ejfo gloriofo Santo dell' 
Anno 1405.... E quejla nota fi fa per mtftrare , che quell'infelice Signore 
Jlon era, ne fu mai ufurpatore di neffuno Ecclefiafticì , Secolari. Il ter. 
reno.... Somma in tutto Campi numero 4920. Non fo, fé al giorno pre- 
fente in tutti li Principi CrifHani entrerebbe tale fcrupolo. Eppure è 
quello di razza Carrarefe, cioè di Tiranni , fenza religione, fenza fe- 
di ec. e in fecoli barbari. Or bada, morì li 16. di Gennajo dell' Anno 
14.06, come deferive il Gattaro ( 2), e fegue: Era il detto Signor Fran- 
cefeo Novello da Carrara non molto grande, ma di ft atura comune, grof- 
fo , e ben formato , quanto altro del fuo corpo , bruno nel vifo , nella clero, 
fua alquanto fiero, nel parlare difcretijflmo , graziofo , e benigno al fuo Po» 
polo, mìferìcordiofo a tutti, fapientijfimo , e forte della, fua vita. Era in 
età d' anni 46.. 

Soffrirono l' ideilo miferahil fato due giorni dopo li due Figliuoli Fran- 
cefeo Vili, e Jacopo XVII. E fé vuol fapere il Critico, confeffati, e 
comunicati (3). Ebbe in moglie il primo Alba figlia di Francefco Gon. 
saga Signor di Mantova fpofata da lui li 20. Ott. dell'Anno 1393. Ja- 
copo fi maritò inBellafiore figlia di Gentile Varano Principe di Cameri- 
no, e Marchefe della Marca nell'Anno 1402 del mefe di Novembre. 
Lakiò Francefco VII, oltre molti Naturali, Marfilio XIV, e Ubertii 
no XL Mori quello in Firenze, dove con gli altri Carrarefi s'era riti- 
ra to- 



C 1 ) Andr. Gatt. pag. 944. 

(O Andr. Gatt. pag. 940, e fcg. Vedi Vita di Cicer. Middl. ediz. 1748. T. 1. pag. 6\ 
Annot. Grozio de J uve belli, & paci} 3. 10. Proverb. VI. ivi. Tacito lib, 2 Annor. 93:° 
<]) Gattaro ibid. Vedi viceverfa Laugier T. 5. lib. 19. fino pag- 270. 



no PERSONE 

rato d'anni 18 li 7 Ottobre 1407". Pietro Paolo Vèrgerio compofeun Li- 
bro De ìngenuìs moribus> éf Uberalìbus dìfcìplìnìs , che io pofTedo MS. ed 
a quello Ubertino Io dedicò. Nacque in Firenze Tanno 1389 , e perciò 
fu detto Fiorentino. Fu fepolto in Santa Reparata Cattedrale di Firen- 
ze (1). Marfilio XIV terminò come il Padre la fua vita, perchè ten- 
tata la ricupera di Padova, tradito dalla fortuna, e dagli Uomini fu 
fatto prigione, e decapitato li 24 Marzo 1435 (2), Ebbe in moglie Ma*- 
ria Figlia di Luca dal Fiefco fpofata in Firenze l'anno 1411 (3). Per 
quelle nozze fu conceflo a Giovanni Barberino di portar l'arme della 
Famiglia da Carrara. La^ prima difcefa fatta da Marfilio in Italia pel 
fine Sopraddetto fu con Pippo Spano, ipedito da Sigifmondo Imperatore, il 
quale corrotto con denari , e ritornato in Ungheria, fu punito con fof- 
frir la morte di oro liquefatto in gola. Ebbe Francefco VII una fola 
Figlia per nome Giliola, di cui parleremo nel Capitolo V, che fu ma- 
ritata a Nicolò Marchefe d'Elle » Tutto ciò- è tratto da'foliti Autori. 
Perchè apparifca da quali perfone era. compolla là, Famiglia da Carra= 
ra- al tempo delle fue fatali peripezie, ecco la enumerazione, che ce 
ne porge Andrea Gattaro (4 ) , di quelle che nel 1389 furono mandate 
a ftanziare a Firenze ; e quelle ancora che nel 1405 ( 5 ) , veggendoli 
Francefco VII attediato, in Padova, nella medefima Città inviò a falva- 
mento. Vedendo fi II Signor- Francefcff Rovello da Carrara, flringerfi ' t ferra» 
glì'% e torre- ì fuol paffì dai nemici , . . ,. prefe- con figlio di mandare lì fuoi fi- 
gliuolì legìttimi , e naturali ad abitare -a Fiorenza , & alla cujiodia dì quel- 
li , e dì altri affai della fiirpe Carrarefe mandò Bartolommeo dall' Armi fue 
Fattore, Vi mandi ancora tutte le fue gìoje di prezzo; e Ducati 8omila d" 

or» j 



( O Dal Libro delle dclib. degli Operati" della Chiefa dr Santa Reparata^ per 6. mefi co= 
Blindati l'J. Agofto 1406. nel loro Archivio in Firenze . 

( 2T Pier Zagata Voi. 1. P. 2.. pag; «o. ed altri . 

(3) Dal Libro, delle Notif. dal 1406. fino 141 1. alla Gabella de' Contratti pag^ jij. in Fir. » 
141 £. Domina . . . filià Domini Luca de Flìfct de- J attua Uxor Domi Marfilii de- Francifsi de 
Canaria Civis Fiorentini te, dos Florenorum 300© •■ 

(4") Andr. Gatt pag. 744, 

ts3 Id, pag. 915. 



CAPITOLO TERZO. kn 

ere , f 'aaendo loro lettera dì raccomandazione del tutto alla Comunità di 
Fiorenza. E così li Jpc.ìì , ó' a molti amici particolari ancora fcriffe..,. j 
nomi de' quali fono i fottojeritti M. Ubertino da Carrara, M. Mar/ìlio da 
Carrara figliuoli legittimi de! Signore. M. Stefano da Carrara Vsfcovo di 
Padova, e M. Mììone figlinoli naturali ìlei Signore , obizzo , e Arditone fi- 
gliuoli di M. Conte da Carrara fratello naturale del Signore. Mirfilio Pap- 
pafava da Carrara , the fu dì M. Ubertino Figliuolo di M. Marfì'.ietto Pap. 
pafava da Carrara Signore dì P&dov.i ( qui v'ha errore nelCodice, per- 
chè Marfilietto non lafciò poflerità : e quello Ubertino fu figlio di quel 
Jacopino XII, che fu fatto imprigionare col figlio da Jacopo X, come 
abbiamo fopta veduto: onde fu il detto Jacopino figlio di Rinaldo I 
Fratello di Ma rfi Metto ) Fra Pietro-Conte Pappafava , Fra Servio da Car- 
rara , Stìlio, e Jonatas figliuoli naturali di M.Francefco 111. ( da noi det- 
to Vili ) da Carrara > Bonifacio , Polo , e flicolò da Carrara figlivolì dell' 
antedetto M. Giacomo da Carrara fratello del Signore. Et molti altri Gar- 
roni piccoli della Stirpe Carrarefe , che furono in tutto 24. / quali andaro- 
no a falvamento alla Città dì Fiorenza con le gioje , . . <éf furono onorata. 
mente ricevuti dalla Comunità, & molto accarezzati, & ivi fletterò al 
piacere di Dio. Ciò fu nell'Aprile del 1405. Non è tra quelli nominato 
Jacopo XIV Pappafava , perchè rimafe alla difefa di Padova, dove poi 
mori li 5. d'Agoflo dell'anno medefimo . CondufiTe quelli in Moglie Tad- 
dea da Polenta. Il fuo testamento è di quell'anno. Come da Firenze poi 
pochi anni dopo fodero in Padova repriftinati non è pregio dell'opera 
il narrare: giacché quanto alla legittima continuata difeendenza de'Pap- 
pafava abbiamo la prova nell'Arbore pollo in calce di quella co' Doci|« 
menti autentici corroborato. 

Defcrive Andrea Gattaro il valore di Jacopo XV fratello naturale di 
Francefco VII, e del fuddetto Jacopo Pappafava da Carrara durante l'ul- 
tima guerra co' Veneziani,- come pure di Marfilio XII creato Conte del 
Lazio , o Campagna Romana da Gregorio XI Pontefice nell' Anno 
1371 (1); il qual Papa refìituì la Sede Papale da Avignone in Roma 
nell'anno 1376. 

Il 

CO Add. Hi Andr. Gatt. psg. aji. Gio; Bonif. lib. io. pag. w. 



li* PERSONE 

II Conte da Carrara nacque da Francefco VI e da Giuftina Maconìa 
nobile Matrona. Combactè nel Piceno per la Chiefa Romana chiamato- 
vi da Bonifacio IX Papa . Quindi per Ladislao Re di Napoli nella Pu- 
glia , da cui ebbe in dono la Città d' Alcoli con titolo di Principato . 
Venceslao Re di Boemia io creò fupremo Capitano del fuo efercito . 
Allerti va egli milizie per /occorrere il Fratello Francefco, quando in- 
tefe la nuova della fua difgrazia. Bern. Corio (i) pone la fua morte all' 
anno 1420. Combattè fotto il Conte Alberico daBarbiano detto il Gran. 
Conteftabile , fotto Giovanni Acuto, Sforza, e Braccio. Gambino d' 
Arezzo di lui fcrive 

„ O Conte Albrico adorno di juftitia 

„ Savio, gagliardo, cortefe, e leale 

„ Difprezzator di chi fegue avarizia. 
s> E l'altro abfunto alle famofe fcole 

„ Chiamato di Carrara -MeflTer ContS 

3, D'animo trionfante imperiale. 

Di quefto Signore leggi li Gattari, Cavazio, Scardeonio, ed altri, da' 
quali fi traggono tutte le fue imprefe, che noi abbiamo qui efpofte in 
riftretto. Jacopo Salomonio (2) ci porge l'Epigrafe di Giuftina Madre 
del Conte da Carrara, e delle due Sorelle di quella: Nella. Parrotchia di 
tanta Lucìa , Sepulcrum eum figura Mulieris ìnflar Vefialis hi/ce literis 



U 



Htc 



CO Patte 4. pag. 310. 
1 ) Salom. Infcript. Urb. Fat. pag. 131. Scardeonio lib. 3. ci. 13. pag. ».%$. 



CAPITOLO TERZO, il} 

„ Hoc tris Qirmtnss capiet commune fépultbrutn 
,, 6)uas genero/a domus genuit Muconia probat 
,, Nomina fitnt quarum Jufiina defunti* potenti* 
,, Carrigerl Mater , (ic Margarita fecunda , 
,, Tertia Franci/ca , qu& vivit , <£• ultima reftat 
)> Mille quater centum Domini cttrrentibus annts . 
), Quattuor , & denis fuit ipfis tale Varatum, 

Rimafero del Conce da Carrara due figli Obizzonne, e Ardizzone, 
ambedue Principi d'Alcoli dopo il Padre, e mancati fenza linea Mafco- 
lina . Antonia forella legittima diFrancefco Sforza fu Moglie di Ardiz- 
zone. Paolo Giovio ci avverte (1): Defponfavit demum Antoniam Arditimi 
Carrarienfis Comitis Filio , cujus di t ioni s erat XJrbs Afculum in Apuli a , ut 
patretn ejus eximis, auEìoritatìs ducem magnas tum copias duEtantem in Re- 
gina portos pertraheret. In eo etiam Braecii hojlis fpem frufiratus Carrarien' 
fem multis poheitationibus /ibi adjungere properantis . Ebbe Ardizzone una fi- 
glia, che fu maritata in Giofia Acquaviva Duca d'Adria, volgarmente 
Atr\. Oa quelli difeende la ftirpe de'Duchi d'Atri, e de'Marchefi di 
Beìlanzio nel Regno di Napoli (2). 

La coftanza di Stefano figlio Naturale di Francefco VII Vefcovo di 
Padova è rimarcabile. Dice lo Scardeonio (3): Neque pari modo Stepba< 
nus induci ullìs pollìcitis, a ut precibws , ut renunciato hoc facerdotio , aite- 
rum [ibi oblatum fufeiperet , perfeveravit abfque ullìs redditibus ( quoad vi°* 
xit ) in titulo , ac nomine Epi/copi Patavini . L'ifcrizione portata dal Sa- 
iomonio (4), eh' egli aflerifee efiflere nel Tempio di S. Clemente in; 

P Roma- 



ni ~) Paol. Giov. in Vita Magni Sfortias pag 151. Berti. Corio p. +. pag. 31^, all'anno. 
1417. Id; p. 4.. pag. 317. all'anno 1+17. Gian. d'Arezzo MS. pag. 27. 
Ci) Lett. di Ang. di Coftanzo ferina a Scipione Coftanzo 1' A. 1577. Archiv. Pappafav». 
( 3 ) Scard. 1. ì. ci. s. pag. 125, 
(4) Jac. Salotti, pag.. 1. 



ji 4 PERSONE 

Romaj dove fu Stefano feppelito, lo pone morto del 1409 li io Luglio, 
e dice.- 

Stepbanus de Cartaria Epìfcepus Padu& , & Apro/ìnus , & Trivìcenfìs htc 
tequiefcit Anno Domìni MCCCCJX. Die X. Menfis Julii Amen. 

Quando l'Ughelli ( 1 ) mette la fua morte li io. di Luglio dell' An- 
no 1449. Facile è fcioglier la quiftione coli' efame dell'Epigrafe. 

D'altri Carrarefi potria io qui favellare, ma è ormai giunto a troppo 
grande mole quefto Capitolo, perchè s'incomodi di vantaggio il Let- 
tore . 

Dalle cofe adunque fopra narrate apparifce a mio parere chiaramente, 
che in tutti li Carrarefi fpiccano attributi contrari a quelli , che con 
troppa leggerezza, e ingiuftamente fono nella Difertazione del Critico 
a'medefimi addoffati. Imperciocché noi veggiamo in Jacopo Vili, ed in 
Marfilia XI la Politica, e la Concordia (2) co' loro Conforti. In Uberti- 
no Vili 1' Onoratezza j e la Giufliz.ia . In Marfilio X la Modefiia , e V 
Affabilità } e l'Umiltà, In Jacopo X la Gratitudine a fuoi Benefattori e la 
Concordia y che colle vicine città egli mantenne, e la fua Beneficenza. 
Ne' due Francefchi , due Uomini di Valore ripieni in Guerra; e folo nel 
termine della lor vita infeliciffimi . Quelle Cono le oppofte Virtù a' pec- 
cati Mortali vantati dal Critico. Benché più veramente a cadauno di 
elfi tutti quelli attributi fi appartengono, come abbiamo dimoftrato. E 
quanto alla Religione , Fede, e Legge ( perchè non capifco che fi voglia 
dire il Critico con quell'ultimo) io ho provato abbaflanza, che tutti mo- 
rirono da buoni Criftiani. Che fé alcune congiure fotto il Dominio dì 
Ubertino , e di Jacopo X conduffero quelli a Iavarfi le mani nel fan. 
gue de' Cittadini, eccitati dallo fpirito di fedizione, e fotto li due 
Francefchi contro alcuno della loro ifteffa Famiglia iftigato ad enormi 
macchinazioni da' vicini Principi, li quali dalla loro difcordia coglier 
volevano vantaggi per invadere gli Stati da elfi fignoreggiati , fempre il 

cafti- 



Ct) Ughelli Ital. Sac. pag. u. 
QìJ Difert. 17*5. pag. io. , e 11. 



CAPITOLO TBRZO. n y 

caftigo de' Rei fu preceduto da' giuridici proceffi , con prove non dub- 
bie, e colla Tentenna delie perfone a tali giudizj defluiate , come ah* 
biamo veduto contro Jacopino XI, e tacciuto di altri per qualche rif- 
petto . Sebbene, e chi farà che condanni un Principe, fé contro le fe_ 
dizioni de'fuoi Sudditi, tendenti a togliergli il Dominio, e la vita , veg- 
gafi armato deli'eftremo rigore? 

Nt'fuperftitì rampali de" Carrarefi non s' eflinfe la gloria di quelli , 
per quanto è permeilo ad una privata Famiglia. Legganfi loScardeonio , 
il Sant'ovino, e '1 Portenari. Gli onori della Religione di Malta, di S. 
Steffano, e degli altri Ordini di Cavalleria fono (tati frequentiffimi in 
ogni età in quelta Famiglia , e fi confervano anche al prefente : le 
Commende , i Bailaggi , i Gran Priorati, e V Ammagliato di Mal- 
ta fortenuto dal Cav. Fra Scipio Pappa fa va , il quale giunfe quafi ai 
Gran Maeftrato , il che veggendofi negato , fi refhtul alla Patria , 
come ne fanno teftimonianza gli archivj di Malta . Roberto Padre 
di Scipio fu Priore dell'Ordine di Santo Steffano, e quindi defon- 
to il Marchefe Cornelio Bentivoglio , fu fatto Cavaliere del Gran- 
Chiaro di S. Michele nel!' Anno 1583, come è noto per l'Inflru- 
mento rogato da Girolamo Lorano Notajo Veneto de* 18. Maggio 
dell'Anno 1588. Ognun fa in qual pregio erano in que* tempi quelli 
Ordini di Cavalleria , li quali ora fono andati in molta defezione: 
e principalmente quello del Gran-Collaro di S. Michele iftituito al 
dire del Pigna (1) da Ludovico XI Re di Francia nell'Anno 1468. 
Ludovico, . , . unì {otto quefta Cavalieri* con (e ftejfo come con loro 
compagno , * Principi , e alcuni Baroni he» degni , e ben principali . Si 
conferva in fiore quo fi' ordine , talmente che ne era limitato il nume* 
ro . Fra Paolo Morigt'a aggiunge ( % ) : il qual Ordine non fi dà -fé 
non a' Principi , Baroni , e Duchi . Al prefente credo fia divenuto 
come quafi tutti gli altri . Fu Roberto Cameriere della Chiave d* 

P 2 oro 



Ci) Pigna lib. 8. pag. 726. 

(i) Morig. HI. di Milano lib, 1. pag. 180, 



n6 PERSONE 

oro di Mafiìmiliano Duca di Baviera , il quale amò tanto quefto 
Signore , e '1 Figlio fuo Jacopo , che lo volle maritare con Anna 
Guidobona Baronetfa di Penzauzer col libero Dominio in Raufphis» 
e Sachfeam , e con una facoltà di 200 mila Ducati. Fratelli di que» 
fti j cioè di Fra Scipio , e di Jacopo furono Marfilio Cavaliere na- 
to dal primo letto di Lucrezia Sarego Nobile Veronefe , Bonifacio 
Cavaliere del Redentore, e Ubertino Vefcovo d' Adria. Li quattro 
nacquero dal fecondo letto di Ifabella Coftanzo Nobile di Cipro. La 
Pofterità di Marfilio , e di Bonifacio ebbe l'onore d' eflere afcritta 
alla Nobiltà Veneziana li 23 Dee. dell' Anno 1652. L' altre Fami- 
glie di quefto nome, che dimorano in Padova, difeendono tutte dal 
comun fiipite dall' Arbore da noi delineato , vale a dire da Uber- 
tino XIII > e vivono co! decoro , e fplendidezza alla loro nafeita 
conveniente . Che fé in quella Famiglia non feorge il Critico que* 
titoli > e quegli Ordini di Cavalleria, e Militari alla Famiglia Ger- 
mana propofta per modello conferiti , confideri , che quelli non fi 
dovevano ricercare da una Famiglia aftbluta Padrona d'un Principa- 
to •, e che tali Ordini non erano al Mondo a que' tempi , né gli 
ampullofi titoli della età prefente . Poiché quando alcuno in batta- 
glia , o ne' modi da noi deferitti 5 favellando di Marfilio X , era 
creato Cavaliere da un Principe , o da un Capitano , aveva ot- 
tenuto quanto allora era in pregio maggiore. E tale onore fu con- 
ferito a tutti 1» Carrarefi Principi di Padova a riferva di Jaco- 
pò X , che ( non è noto per qual cagione > mai non lo vol- 
le ( 1 ). E quanto a' Generalati d' Eferciti , leggendo queft' Opera , 
e gli Autori , vedraftì , che furono accordati ad Ubertino , a' due 
Francefchi , e al Conte da Carrara . Oltre di che la Famiglia 
Pappafava Italiana cercò , ed ottenne gli. onori dagl'Italiani deti- 
derati dagl' Ordini da aoi riferiti : né d' altri fi curò , perchè in 

Pa- 



( 1 ) Verg, pag. 180. 



CAPI TOLO TERZO. ti 7 

Padova ebbe quelli , che a* maggiori Cittadini foglìonfi conferire ; 
e come fuddita della Repubblica Veneziana, quelle con fede , e va- 
lore fervi ne' var) Podi della Milizia , e da quella fola volle ot- 
tener premio , e compenfo de* proprj fervigj ; de" quali fé io mi 
accingeffi a fare 1' enumerazione , fono certo , che la modefHa di 
que' Signori fé ne offenderebbe . Finiamo adunque , perchè non mi 
0. dica : ScrlptHs & in tergo , nee dum finita* Orefici • 




CA= 



US 





CAPITOLO QUARTO 
DOMINIO. 

ARRA' forfè al Critico, che non fia affatto opportu^ 
no in quell'Opera il prefente Capitolo, e che per 
adequata rifpofta alla fua Difertazione fi renda fuper- 
fluo , e fuori di tempo. Ma e per fuo lume, e per 
difinganno di molti altri ancora, li quali imbevuti 
da alcuni Storici di que' tempi ( come ho addotto 
nell'antecedente Capitolo parlando di Jacopino X ) ftimano , che que' 
Signori, li quali dominarono in que' giorni in alcune Città d'Italia, 
con ufurpato Dominio, quafi Tiranni fieno giunti a quel grado, e contro 
jl volere del Popolo, e della maggior parte degli Ottimati l'abbiano 
avidamente ritenuto , io reputo utile non folo , ma neceffario il tenere 
del loro giudo Dominio ragionamento. Né io fono qui accinto a forte- 
nere , che giustamente da tutti i Principi d'Italia di quella infelice, e bur- 
rafcofa ftagione fiafi ottenuto, e ftabilito il Principato; ma a far toccar 
con mano, che niun titolo mancò alla Cafa da Carrara per poterli chia- 
mare legittima Signora, e Dominatrice di Padova. Che il Critico di 
ciò porga qualche dubitazione fi fa manifeflo in quel paffo dalla fua Di- 
fertazione, in cui dice (i): In qualche Originale Diploma trovo che que- 

fto 



(O Difeit. 1765. pag. io. 



CAPITOLO Q_ U A R T O . n 9 

fià Francesco fi abbia Jervito del titolo ftgutnte . Franci/eus de Canaria , 
Carrara, Dux , (y Angustiarti. Comes ac Civitatis Patini., & Dìfttiktus Do- 
miniti , & Capitaneus Generali; , Dalle quali parole con affettata, igno- 
ranza fembra, che non fappia ilCritico, che daalcune mutazioni infuo- 
ri, ed egli, e tutti li Carrarefi Signori di Padova, non in qualche Ori- 
ginale Diploma , ma in tutti s'abbiano arrogato tal titolo: che in ogni 
Pubblica Carta, cos\ erano chiamati: e che da tutti li Principi di quel 
tempo e privatamente, e pubblicamente cotal loro Dignità fumai fem- 
pre riconofciuta. 

Sarà dunque oggetto di quedo Capitolo il dimostrare , che con legitti- 
mi modi, e quali da tutti li Legislatori furono prefcritti, e da'Legidi 
confermati, giunfe la Cafa da Carrara al Principato di Padova ; in 
quel/o ù mantenne , e per legittima Pofleditrice fu da tutti ri- 
guardata. 

Mi fia permefTo di corroborare la mia propofizione togliendola da più 
lontani principi, onde venir pofcia ad una giuda, e legittima confe- 
guenza , Ogni Repubblica è retta in una delle tre qui propode manie- 
re: O da uno, o da molti, o da pochi: Se da uno, Monarchia Ci chia- 
ma: Se da pochi Ariftocrazia: Se da molti Repubblica . Ariftotile defì- 
nìfce la Repubblica: Ordo eft eorum quiVrbem allquam incolunt . E quindi 
qualunque delle tre fopra enunciate miniere da cotal volontà degli abi- 
tanti ne efca, chiameremo giudo, e legittimo il governo, al quale fi fot- 
toportgono. Non è quello il luogo di porgere efempj antichi e moderni 
delle Iftituzioni de' Regni, e delle Repubbliche, o de'cambiamenti di 
effe , li quali tutti a quelli tre modi coincidono. Avvertali, che io par- 
lo di que'Govcrni idituiti coli* unanime confenfo de'Popoli, e non coli" 
armi, o colla frode invali , e conquidati : nel qual cafo dalle tre foprad- 
dette maniere di governo né fcaturirebberò tre altre, le quali coll'or- 
dine medelìmo fi chiamano Tirannide, Oligarchia, e Democrazia. E per 
venire per corto cammino al cafo noftro, a me fembra , che fé in una 
Città l'Unione de' Cittadini abbia conferito ad alcuno il più. eminente 
per autorità e per dignità il Supremo Governo, fia poi ella data co- 
dretta a ciò fare dalle circodanze del tempo, per liberarfi dalle vena- 
zioni, dalle domeftiche turbolenze, e dalla forza delti ederni nemici, 

que- 



120 • P - E H S O N, E 

quegli cui farà cotal grado conferito, potrà chiamare Principe legicti* 
mo, e come tale dovrà edere da tutti riguardato ( i). E quindi anco 
farà a quelli permetto, giacché per unanime confenfo la fomma Podeftà 
gli è confidata, quafi foftenendo le veci della Comunità tutta, di co- 
flringere i Cittadini, e fottoporli a quelle leggi, che egli crederà ne- 
cettarie, li contumaci ridurre con la forza, e col timore, altri co' 
premj, munire di guardie la propria Perfona , e la Città alla fua cura 
commetta per tutelare fé medefimo, e quella dagli interni, e.foraflieri 
nemici . Dal che ne procede in feguito , che crefcendo la fua autorità. 
fondata negli animi de' Cittadini , e da' fortunati eventi del fuo Gover- 
no, egli rende ereditaria ne' fuoi discendenti la fua dignità o con De^ 
creti ottenuti dal Popolo, e dagli Ottimati-vinti , e conciliati dalla bon- 
tà , ed eccellenza della fua amminifìrazione , ovvero dopo la fua morte 
fpontaneanaente , quafi volendo perpetuare la memoria delle benemeren- 
ze del Padre, il Principato dallo fletto Popolo è a fuoi Figli, o alla 
lua Famiglia col comun voto conferito . 

- In fimil guifa appunto afcefe la Cafa da Carrara al Principato di Pa» 
dova, e vi fi (labili pel corfo di quafi un Secolo. Per diftinguere ciò 
chiaramente fa d' uopo dare un'occhiata al Governo di Padova nel prin* 
cipi:> del Secolo Decimo quarto» 

Liberata nell'anno 1256 coll'armi della Sacra Lega formata contro 
Eccellino da Romano fa Città di Padova dalla fua Tirannia, aveva ella 
goduto d'una floridiffima pace: e reggendofi colle proprie leggi, e fo- 
getta avendo la Città di Vicenza, pareva che recafle invidia a tutte le- 
circonvicine, e lontane Città, nelle quali le reliquie della peftifera fa- 
zione Guelfa, e Gibellina facevano tutto giorno ftrage, e deflazione. 
Di quefta felicità però non godè lungo tempo; perchè, come avvenir 
fuole nelle cofe terrene, l'ozio, l'abbondanza di tutte lecofe, immer- 
fe ne'vizj gli abitanti: e quindi parve, che la quiete medefima , e lo 
/moderato lutto introduceflero le più oftinate dittenfioni, e le miferie 

più 



{ 1 ) Mach . IH. Fior. lib. 4. 



CAPITOLO QUARTO. It i 

più attroci. Cambiato il governo Gibeliino in Guelfo, abrogata ogni 
autorità della Plebe , alcuni tra queiU accumulate ingiuftamente enormi 
ricchezze, fi rendevano il Popolo feguace nel commettere qualunque de- 
litto il più efecrabile: e i Grandi erano costretti alla diffìmulazione , ov- 
vero ad attendere il beneficio del tempo, per abbracciare una qualche 
favorevole occadone per dichiararfi . Di quello confufo governo da me 
efpofto in riftretto ci danno contezza gli Scrittori Ci). 

La venuta di Enrico VII Imperatore in Italia commoffe l'animo de* 
Padovani , e porfe l'occafione da noi mentovata. Varie furono le opinio- 
ni de' Cittadini rapporto all'ubbidire agli ordini, che in tutte le Città 
d'Italia aveva egli pubblicato di fpedire i loro Ambalciadori alla fua Co- 
ronazione , e di aflbggettarfi . Le minute circoltanze di quelli eventi fono 
da me altrove defcritte; equi baderà l'avvertire , quali Autori principaf- 
mente ne favellino ( 2 ) . Qui riferiremo ciò che più da vicino ci appar- 
tiene . Fra le perfone , che in Padova a que' giorni fi diftinguevano era- 
vi Tifone III da CampoSampiero, MaccarufFo de" Macca ruffi , e general- 
mente la Famiglia da Carrara (3). Li più eminenti di quella erano Ja- 
copo VIII, Ubertino VI, Nicolò I, Obizzo I, Marfilio Vili da Carra- 
ra, e Marfilio X Pappafava da Carrara. Morto nell'Anno 1312 Tifone 
da CampoSampiero, folo rimafe a Jacopo Vili, che il più ragguarde- 
vole era dalla Famiglia, competitore Maccaruffo , il quale fu dapoi fa. 
cìlmente fuperato . 

Se la morte di Enrico VII feguita a Bonconvento in fu '1 Sanèfe li 
14 d' Agofto dell'Anno 131 3 non fenza fofpetto di veleno (4), tolfe a' 
Padovani un formidabile nemico, uno fórtifiìmo ne pullulò in Cane dal- 
la Scala fuo Vicario in Verona. Egli col prefetto della fua dignità, prò- 

Q feguen» 



CO Teb. Cortei MS. pag. 16. Gio: Bafilio MS. pag. 1. Ferr. Vie. lib. 6. pag. 11,3.7. Alb. 
Muff. lib. 2. pag. 586. Bortol. Zscco MS. lib. 2. pag. gg. e fegg. Seard. lib. 1. ci. a. pap, 
3.9. e lib. 3. ci. 13. pag. 170. ed altri molti. 

(. i ) Alb. Mulf. Ferr. Vicent. Cortufii , Vergerio Jac. Cavat. Zacco , Ongar, 

Cj) Ferr. Vicent. lib. 6. pag. 1130. 

CO z "«. Boeh. pag. 8x3. Una di P ifa Tronci pag. 292, ibi Epigr. 



izz D O MINIO 

feguendo la guerra da quello incominciata, teneva riflrétta coll'armifué 
la Città dì Padova: e unita ad eflo una truppa di, fuorufciti efiliati da 
Padova fi rendeva colla interna intelligenza più da temerli. Con alterne 
vittorie, e {confitte fi guerreggiò con lui. Perchè conquiftata da Cane la 
Città di Vicenza, che pel corfo di cinquant' anni era (lata a' Padovani 
foggetta , .agognava ad impadronirfi di Padova. La ribellione di Nicolò 
da Lezzo della Stirpe de' Conti Maltraverfi aveva accrefeiuto l'ardire, 
e le forze dello Scaligero: e '1 tumulto nato in Padova in quell'anno 
1314 nel mefe di Aprile ridotta avrebbe quali agli ultimi eltremi la Cit- 
tà, fé da'Carrarefi non fofle Hata difefa, e conquifa la baldanza de* tu- 
multuanti colla morte de'loro capi .( 1 ) . Ma nulla meno Mando fu 'lcuo. 
re de' Padovani la perdita di Vicenza, cercarono fotto fit cor.dota di Ja- 
copo da Carrara di Sorprenderla. Il che male ad eflì riufeito, furono 
corretti «ri ritornare con precipitofa fuga, perdendo il loro Capitanp, 
il quale coll'armi in manp fu fatto prigione da' Soldati jdello -Scaligero. 
Io non pollo difpenfarmi in quello luogo dal porgere il ritratto JiquelY 
Uomo infigne; e non Io dipingerò io già co' colori dell'adulazione, e del- 
la menzogna; ma la fua effigie farà di mano de'penelli di que' tempi af- 
fai pie finceri de' moderni . Dal che verremo a conofeere, che fé i Pa- 
dovani furono colrretti di concedere il fupremo alfoluto governo della 
loro Città ad un folo, ad altri, fé non fé a lui , non doveva conferir- 
ai . P. P. Vergerlo così fi efprime (2.): Jacobus Grandi* Primis ex Car- 
rarienfi Famili* Principatum Urbis Padua unìverfi Topuli etnfenfu na&us efi ; 
quoti pofi bomìnum memori am privato in ea Urbe neminì .contigerat ( a pro- 
pofito della favola di Lazio ) Hnic ex Jacobo Minore ( Jacopo X. ) Gran- 
dis cognome® c(l indhum } uti est appellatione dij cretto nominum haberì po/~ 
fety quanquam quid de ìlio verìus dici poter at^ qnam ut Grandis appellare* 

tur j 



( 1 ) Chrou. Fat. Anon. pag. 1757. Ita! »Set. Pot. Pad, pag. 351. Id, Cod. Molin. pag. 
453. Id. Cod. Zabar. pag. 409. Cartuf. lib. 6, pag nj-5. Alb. MuflT. 1, 4. pag. 607, Verg. 
pag. 131. Ongar. pag. ios. Zacco MS, 1, 3. pag. 185. 

Ci) Verg. pag. jzi. 



CAPITOLO Q_U A. R T O. nj 

tur'. quo.l virate, <y au'iorit.ite mnx'unns erat longcin Populo^ De quo Afa 
bertìntts MuJJ-Uus , qui «)ns tempore ras feripfit in hnne forme ftntintiam io 
qmtur . Ecco le parole del Mufl'aco (i), te quali \ me piace di pqrjj 
afl'ai più di quelle del Vergerlo per la ragione fcricta nel Capitolo Pri- 
mo . Erat qu'ppe(\)jacobus «uFloritata inCivitate /ublimis , quamfulciebant £ , v/n°" 
siiti prof npi», generofitas , »gn»torum t\ufdem ctgnationis prtcellens potenti» ^ 
nec non Jacobi ipfius fides in l{tmpublic»m indubìtabìlis , in costeros Virtus , 
fa prob»t» conjlanti» , ili» enim tempeftate in bcllorum anxictatibus ( parla 
della guerra fuddetta contro Cane dalla Scala) unus erat hic Jacobus ona* 
rum , confiliomm , opportunitatumque omnium fupportator , Omnia eredita fuit 
e'.imat» confili is . Erat ttti Urbis col amen , & unionis Civium tenax , & fi' 
n.t etmpago . Eratque UH compos Ubertinus ( VI ) (b) Vro/apia, hu)us fecun- (b) Ukr- 
dtts ftipes 5 cui valida, amìcerttm obfequentU , ficque in privatis potenti» non 
impar , confìHis gnarus ,' »c pcrfpicax . Dubittm uter eorum prudenùor , idque 
frequentar per diverfori» certatnm efi . Verum Jacobus in publiefs , privati/- 
que confìlìis folertior , faEtìo/ìor , & eo magis invifus , quam formidabUis , Hnf 
rum duorum concreta pnflantia in Urbem /ummam poteflatem obtinebat , Sé» 
gu€ il Vergerio. Itaque tanta de ìlio cunSis opinio ìncreverat , ut profpcre 
eventur» omnia crederentur, qua ili» facere ìnflìtui/fet , e» confili» fola fv» 
te I "allibri a , qua fuo ili e fenfu limaffit . , , quamquam ejfet minime injuria- 
rttm ultor , officie mallens ad benevolentiam /ibi homines conciliare , quam 
metu /ubiìcere , Cujus rei bine colligi argumeatumpete/l . Nam cum allquan- 
do patrocìniurn amico laturus ad Pr&torìs venijfet tribunal, eumque ptdìcibus 
eommendajfet , diverfa partis patronus , homo plebejus , & potentia nobìlitatis 
ìnfenfus , quo magls clìentulum fuum promereretur , ommìffa caufa , cujus de 
meritis lis erat , iiberiore lingua in eum inveftus efi . Ille vero per /ummam 
moderationem eì re/pondit . Cum uterque diffentiret , Jacobus fropior UH f»- 
flus , «uri os admovit , & voce fupprejfa , ut nemo alius exaudire pojfet , Un- 
guam tìbì inquit pracidam. Quo ille audito, ut erat immodica, temeritatis, 
per f ummam licentiam multum , uiuque in eum verbis graffatus e/i; & ab" 

Q z eun- 



(3) Alfa. Muff, lib. 6. pag. 553., all'Anno 1314. 



la 4 D O M I Mi I 0> 

euntem gravìffimis maledièTis- ìnfeHatus . Jacvbus vero cum< primum fé < domuw 
contulìt , jubet frumenti quantum capere currus pojfet , ^ tnfupsr domefiicum 
fuem ligatum ad eum deferrì , fuoque ei nomine denari, Qui nìhil reverl- 
lus prò contumelia benefitium accipere , multis gratiis munus profequutus eji,,. 
Et pror/us , /»f«/>, linguam mihi meam ille meus Dominus pr&cidit: vtt«~ 
pie in perpetuum centra fé mutum reddidìt . ,. Erat enim , quod ad multitu~- 
dinis favorem eonciliandu-m maxime eft efficax , liberalitate in omnes ingen- 
ti,,. Ferreto Vicent. (i) Brut quippe )acobu$ in Vatrìa fua Givis populo- 
valde gratus,,, Cujus atiB'oritas in arduts f&pe rebus multumvalait ., . Pre- 
ter ea... fé feiens & agnati;, cognatifque multis fttffultum , opes , divitìafr 
que multas acervo fu& feelieitatis addeat , Jac. Cav. (-£)■ Inter infìgnes 
Patricios emìn'bat Jacobus Carrarien/ìs rebus domi , mjliti&que geflis fpeclatif*- 
fimus . Non aimatorum tnanu feptus , fed'togatus in forum prodire confuetus s , 
publicis negotiis ìnfenuerat \ fupremos magifiratu-s- gejferat , aique maxima, fi- 
dei erga Rempublicam fibi opinionem paraverat , Eidem stas-^ vel gloria vìr- 
tute acquieta Magni apud fcriptores illius &vi cognomen ìndidit . Tor. Sarai- 
na (3). M. Jacopo- da Carrara il Maggiore di Padova. Quelli primi li- 
neamenti ballino per ora, perchè in profeguimento ritoccheremo la pit- 
tura, e fempr-e coli' altrui, norr col noflro Pennello. 

Sopra abbiamo efpofto , che nella prima guerra contro Cane dallaSca- 
la rimafe Jacopo con la maggior parte de' Capitani prigione nell'anno 
1314. Le prodezze da lui fatte in quella battaglia fono deferitte (4)- 
Rimafto prigione Jacopo ( feguono gli (letti Autori) con Marsilio XI. fuo 
Nipote, infinuofiì deliramente nell'animo del vincitore , e lo perfuafe al- 
la pace: per trattar la quale fu lafciato fulla fede in libertà di render-» 
fi in Padova. Colà radunato il Configlio, contro l'opinione di Maccaruf- 
fó fi conclufe la ■ pace, e ritornò Jacopo a porgerne a Cane le coedizio- 
ni, 



( O Ferreto lib 6. p^g. 1147. 

Ci,") Cavat. lib; qr, pag. 1^1. 

C 3 D Tor. Sar. 1. 1. pag; 32. 

CO Alb. Muff, lib. 6. pag, 6%a T t pag, e$j. Verg. pag. uj. Uflg- MS. pag. ìì: 



CAPITOLO Q. V A R T O. i, 5 

ni, (e quali furono da fui k-n torto firmate (i)- A vvertalì , clic lo ftef- 
fo Monco Albertino Muffato fu in quella battaglia fatto prigione. Du- 
rò la pace picciolo fpazio di tempo, perchè fu rotta nell'anno 1316 
per configlio di Maccaruffò , il quale volle tentare una feconda forprefa- 
di Vicenza. In quella niuna mano ebbero i Carrarefi. Ma finalmente fu 
rinnovata la pace col parere di Jacopo al difpetto di Maccaruffò, il qua- 
le la fconfigliava: Onde e pel fatto male riufcito vedendoli decaduto dal- 
ia antica riputazione , e perchè la fua opinione di profeguir laguerra, era 
iU'ta nel Configlio rigettata, dopo aver fufcitato un feroce tumulto in 
Padova contro di Jacopo, elefìe un volontario efìlio dalla Città, e pref- 
fo li Marchefì d'Elle fuoi parenti in Ferrara portoffi a ricovero; liberan- 
do il Carrarcfe dall'unico Antagonista, che in Padova poteva adom- 
brarlo . 

Tutte quelle relazioni ho creduto neceflario premettere, perchè veg~ 
g-i ogn'uno 6 dal carattere di Jacopo, e dalla grandiffima autorità, che 
egli aveva in Padova, che ad efTerne Principe non altro che il folo ne- 
nie gli rimaneva a defiderare , il quale ottenne , come or' ora ve- 
dremo. 

Sedato il" tumulto accelo dal fuggiafco Maccaruffò, fi portò Jacopo iflef- 
fo apprefìo dello Scaligero con le condizioni tutte della pace da' Pado- 
vani ratificate. Fra quefle una ve ne era*, che i fuorusciti Padovani Gì- 
bellini fofifero in Padova accolti. La Carrarefe Famiglia, che alia Fazio- 
ne Guelfa era inclinata , con ciò fi conciliò mirabilmente anche la Gi« 
bellina. Onde non fu difficile fatica ad Orlando Piazzola celebre Orato- 
re per que' tempi, allorché fu propello nel Configlio di eleggere un Cit» 
radino per Capitano, e Principe di Padova ad oggetto di por termine a 
tante civili difcord'ie, e di unir le forze contro all' odi nato nemico, di 
perfuadere a quelConfefìo a far cadere la fcelta fopra di Jacopo, i) quaf 
'■/en-nQ dall'uno, e dall'altro partito acclamato. Seguì- ciò li 2,4. di Lu- 
glio 



Qi~) Muff. lib. 6. pag. «54. Fetr. lib. <?. pag. 1147. Cartuf. lib. 1, cap. zj, pag 789* 
Verg : . pag, 114,, Gio,- Bonif. lib. 7. pag, 352. Ong, MS. pag. uj. 



i35 DOMINIO 

gilè dell'Anno 131 8. Ma feguendo il coftume noftro, portarèmo qui fé 
precife parole degli Scrittori, perchè fi conofea, che fenza violenza di for- 
te^ e coli' unanime coufènfo di tutti gli Ordini fu Jacopo accettato) e 
proclamata Principe, e Dittatore di Padova. Il CartuOo dice ( 1 )....» 
Die..* eXeunte Julìo. De Dominio dato Domino Jacobo de Cartaria. Omnes 
de parte Eccleps, ( cioè Guelfi ) qui T'adusi, remanferunt . . r cceperunt confi, 
tlum in Dominum Civhatis eligere Dominum Jacobum de Cartaria , Ad hoc 
etiam confenferunt omnes de parte Imperli , ( vale a dire Gibellini )... & 
fc per omnes de parte Ih majorì Confitto txtìtìt.reformatum in 1318. die 7, 
exeunte Julio . Die vero primo jlugufli kac de caufa fuit Tadu& magnum fe- 
Jium „ Ferreto Vicent. (2) deferiva come fu da Rolando Piazzola pro- 
follo di creare un Signore.. . hoc gerendum a, Jacobo onns d'igne proditur , 
ad quorum ftiffragium , , ^ vocìbtis ... id prorfus fatifeendum fore- clamitant , 
"Prafcns ergo Jacobus in medium quafi coaftus extrahitur , plaufuque omnium 
'Padua Trinceps . , , vecum affenfu decernitur »' Per'mde . . . in atrìum , ubi 
jam turba plebis magna convenerant venir, Expofitìs haque per Rolandum co~ 
ram unìverjìtate populi fermonibus , quidve Juper Jacobum res tanta opere , 
confìUoquc , ac vìribus tuenia uccìderti , ,, rem omnibus optandam fuadet . .« 
Sic deniqiie Jacobus pofi fava-m Ec celiniTyrannidem Vrìmus Paduz Monarchi* 
vocatus efi . Tralafcio gli altri Scrittori (3)* li quali da me qui conno- 
tati fi pofTono efaminare- 

Salito in tal forma Jacopo da Carrara al Principato, chi negherà, che 
fila non fia la più legittima r e conforme a' principi da noi qui fòpra Ita- 
biliti? Si refle egli neL poco tempo,, in cui foftenne- laDignità nella ma- 

nie~ 



C 1 3 Cartuf. lib. 2. pag. 814'. 

CO Ferr. lib. 7- p. 1179. 

(j) Vcrg. pag. izs. Jac. Cavat. lib. 4. pag. 142. Gio: de Muflìs pag; tfoi. Ong. MS. 
pag. 310. Mant. poft Mon. PaC. pag. 738. Parif. de Ceret. pag. «42. MS. poti Roland, pag. 
463. Gab. , e Andr. Gatt. pag. 7. Cod. Mei. pag. 454. Tor. Sarayna 1. 2. pag. 34. Gio: 
Bonif. iìb. 7. pag. 381. Beni. Scard, lib 3. ci. ij. pag. 274- Bortol. Zacco MS. lib; 4. pag. 
loi. Enr. Caldcrio MS. lib. 6. pag. 142. Chron, Pat. An«n. pag 1158, Gio." Jac. Caroldo 
MS. lib. 3. pag. 171. 



CAPITOLO QUARTO. i z 7 

niera la più faggia > e la più conveniente ad utj Principe. Feneco Vi- 
centino (i ) dice: Non ideo profefius effe prudens fatis , tr fjnus } morum- 
qut rigida honefinte prétcltrut, nimium fé tjferreùat , /ed Plebi gr/itits, tno^ 
itrtmen capit*omni*que in, ferietn pravi fu opportunità e locorum , & tempi- 
rum tn Attiri • aifponit , nec dolum nut vim mente concipiet\s , boni Civis , tic pii 
Prtfidis anìmum induit . La prima cola che procurò Ti fu di far pace con 
Cane , al qual fine ebbe un abboccamento con lui a Montegalda , luogo 
egualmente da Padova, e da Vicenza dittante. Pofeia per renderti be- 
nevola la Gibellina fazione contraile il Matrimonio di Jacopo X .figlio 
di Nicolò I da Carrara con Lieta figlia di Marzio Forzate , dalla quale 
nacquero poi Francesco VI , e la figlia che nominaremo a fuo luogo. 
Trasferì la ftu abitazione nelle Cafe de'fuoi Nipoti Figliuoli di Giaco- 
mino Pappafava da Carrara all'Ofreria del Bò. La qual Cafa, o Palaggio 
anche al giorno prefente è pofleduta dalla Famiglia Pappafava detta dal 
Bò. Così fcrive l'Ongarello (2) . Aveva egli in -Moglie, come nell'an- 
tecedente Capitolo notammo, Anna Figlia di Pietro Gradenigo Doge di 
Venezia ; e però fece venire per Podeflà in Padova Marco Gradenigo: 
e procurò fempre in tutte le maniere diamicarfi quella Repubblica , dal- 
la quale vedemmo efler egli fiato onorato. 

Ma egli è ornai tempo, che della Rinoncia volontaria da lui fatta da I r 
la Signoria favelliamo., il che darà maggior prova alla noftra propoflzio. 
ne . Vedendo egli di non poter difendere la Città -moleftata dallo Scali- 
gero , col quale, febbene aveva -trattato la pace col promettere Taddea 
fai Figlia in Ifpofa a Mattino fuo Nipote, non orlante, agognando quel 
Signore all'acquaio di Padova: ed ora con un pretelìo, ora coli' altro 
rompendo le tregue 9 e le paci, richiefe Jacopo, ed ottenne, che Fe- 
derico d'Aulìria eletto Imperatore fpedifle in Padova Ulderico di Val- 
fec con Soldati a difenderla dal nemico: nelle cui mani egli rinunciò 
il Dominio (3).,. ConfiUum Tadtttt, cut» confenfu D. Jacobi de Carrarìx 

de- 



X « ) Ferr. Vicent. lib. 7. pag. 1179. 
Ci) Gugl. Ongar. MS. pag. 2*5. 
( 3 ) Mant. poft Moti. Pat. pag. 7jJ. 



i2g DOMINIO 

dedit Dominium Padus. Duci Auftrii, Regi Romanorum Corniti GorittA prò eo 
scdpienti Anno 1319. Vergerlo ( 1)... Itaque uti convention erat Jacobus 
t* piena conclone die 5. Januarìi Principatu fé abdicavit , Ulricoque eo no- 
mine quo conveller ant clave s Urbis.*., tradidit, quas tamen ille >^eum pò fi 
paucos diss Urbe recederei ci remifit . Anno uno, ér Menjìbusrribus Princi- 
patum tenuit . Jac. Cavfcccio (a). Carrarìenfìs ne desiderio retinend* dignU 
tatis tideretur T aìri a falutem in difcrimen vacare, lata rogatione dittati*, 
ram jubet in Popull poteflate èffe . Rogationem populus irritavi voluh , éf ipfi 
dilatori licere quicquid e Repubblica arbitrar etur , . . Ulderico Urbe/» in- 
grejfo , Jacobus magifiratu abiii ( 3 ) . ( 

Deporta la dignità, dice il Vergerlo ■( 4) . At nìbilominus pofl eum de. 
pofitum tanta erat auEloritate , ut folum in eo Principis nomen defideraretur . 
Qui quidem non ut honorem , ita et onus quoque depofuit , fed in omnibus 
rebus gerendis , in quibus verfaretur utilìtas publica , primus erat é? confu- 
lendi ftudio , ér exequendi fedulìtate , Itaque nufquamUrbem proteSlione fua 
dejlituit: verum quo magis neceffitas iulerat , eo magis advigilabat . Il ri. 
manente delle peripezie di Padova nella continuazione della guerra con 
Cane dalla Scala è defcritto da tanti Autori , che- potendoti erutdire il 
Critico fopra di quelli, e correggere ciò , che confufamenteegli s'èpre- 
fo l'arbitrio di ammucchiare nella fua Difertazione , io mi difpenfo di 
qui favellarne, avendo ciò palla to fotto filenzio anche nell'antecedente 
Capitolo: Poiché io non intendo di telfere qui l'intera Moria della Fa- 
miglia da Carrara, Vedrà quanta parte ebbe in quella guerra Jacopo, 
quanta Marfilio XI fuo fucceflore, Marfilietto, e Obizo I Pappafava 
da Carrara, e Nicolò \ ; onde conghietturare , che quantunque egli avef- 
fe depofto il nome di Principe , ne efercitava però le funzioni principa- 
li nel comandare aflìeme con que' Conforti della Cafa da Carrara. E ben. 
che Padova avelie chiamato il foccorfo di varj Principi per garantirli 

dall' 



Ci ) Verg pag. 119. 
(a 5 Jac» Cavat. Hb. 4. pag. 144. 
( 3 ) Ongar. Bartol. Zacco MMSS. 
CO Verg. pag. n}. 



. CAPITOLO QUARTO. li9 

dall'armi Scaligere , quc'varj Capitani, Vicarj , o con qualunque nome 
li vogliamo chiamare, aflìeme co' loro Soldati di Guarnigione Tedefca 
fi può dire, che fé non fé in picciole fazioni abbiano foftenuto la vac- 
cinante fortuna de' Padovani; quando tutte le maggiori fazioni furono 
colla Milizia Padovana, e Configlio de'Carrarefi dirette, e amminiftra- 
te . Noi ciò vedremo dichiararli in feguito, allorché per volontà d'un 
Carrarefe fu a Cane dalla Scala affoggettata quefta Città: né valfero le 
Tedefche ingorde Milizie a contraddire, e ad opporli. 

Giunto finalmente l'Anno 1324 morì Jacopo li 11 Novembre. Ora 
daremo gli ultimi pennelleggiamenti alla fua effigie. Jacobus (1) sutem 
quadriennio pofiquam defunclus erat Principatu , jam fenex moritur gravio- 
ris vi morbi preffus . Ergo palar» omnibus adeundum fé fr&buit , ac fi quii 
qu&rì de fé velUt , admitti jujfit : & rerum qttafcumqne gefferat, qu&mimis 
forfitan rette ab co fuìffent fati a ratìonem reddidit : fcìens plerumque vita 
àefunfioi nullo merìte apud fuferftites malediElis lacerari . Cttmque cocteri 
fumme omnia prebarent... TJnus tamen eorum , qui tunc forte aderat , non 
eft verittts reflhutionem petere , a quo oh rem'ffam capitis damnationem futrat 
olim accepta pecunia. Ad quem JAcobus ; prorfus , inquìt , eft a me pecca- 
tum \ fi enim fuìffet in te yuftìtia r 'edd.it a , non jàmquod injufte farìs , qu*~ 
ri de me pojfes... ex mah fatlo namque capitalis posn& reus agebarìs , con- 
vìEtoque jam fy confejfo tibì damnatio capitis imminebat : Ea eft in pecuniam 
commutata, non tua, nec mea, [ed ReipublicA gratta . Sed abi , <& tncìpe 
jam bonus effe Civis , qui baBenus malus vir fueris : Quum fi pecunia red- 
datur tìbi , tu quoque caput (qvod &quum eft) parlter reddas neceffe fìt . Ego 
enim nibil mihi fum de te confeius , nifi quod mhlus quam demerìtum tuum 
erat punitus es... Suos vero Carrarienfes . . . quos antea fs.pe monuerat qut 
vel fequerentur , vel fugerent , tum maxime concordiam Inter fé ut fervarent ex- 
tremo fpiritu monuit . . . Teftamento fuo beredem inftituit Marfilium de Cif- 
raria.. . Obiit autem 22 Novsmbrìs 1324, è? bello, & pace Urbi utilis cum 
Princeps , tum privatus . Così di lui fcrivono all'inarca tutti gli Autori, 

R Che 



(1) Verg. pag. 131. Scard. lib. 3. ti. jj. pag. 175- 



i 3 o DOMINI O 

Che egli averte altre Figlie legittime , oltre Taddea, benché gli Autori 
ciò ferivano, io non trovo come fiano ftate collocate. Quefta , come di» 
cemmo, fu da Jacopo prometta a Martino dalla Scala, e da Marfilio fuo 
Succeflbre unita in matrimonio, come vedremo. Ebbe un figlio legittimo 
di Anna Gradenigo nominato Milone nato nell'Anno 1318 , il quale mo- 
rì in fafee . De' Naturali troviamo Guglielmo, e fu l' uccifore di Jaco« 
pò X. Fu -Jacopo VHI fepolto in Carrara, 

Io ho prolungato il difeorfo fopra di quefto Carrarefe , come fopra la 
prima bafe dello ftabilimento di quefta Famiglia nel Principato di Pado- 
va : e credei necettario il deferivere per qual modo a lui forte conferi- 
to, con quali mezzi lo averte ottenuto, e quale egli forte per meritar- 
lo. Così richiedendo l'artunto noftro di epilogare in quefto Capitolo le 
azioni di que' personaggi della Famiglia da Carrara, li quali furono (li- 
mati degni di ottenere cotal Principato ad elfi liberamente conceduto 
da' Cittadini di Padova, e riconofeiuto da tutti li Principi di quel 
Secolo. 

E perchè abbiamo prometto nell' antecedente Capitolo di ragionare ir» 
quefto rapporto a Nicolò I (a), e correggere certo matficcio errore del 
jòl. ' ' Critico, eccone in breve la digreftìone. Fu Nicolò I figlio di Ubertino 
VI, che nacque di Bonifacio li, di cui fu Padre Jacopo III, quegliche 
divife la Famiglia con Albertino III ftipite dellaCafa Pappafava da Car- 
rara , li quali due Carrarefi Jacopo III, e Albertino III tratterò i nata- 
li da Marfilio V, che ebbe quattro Fratelli , tra li quali Jacopiao II fti- 
pite della linea di Jacopo Vili, e di Marfilio XI. Perchè Pietro V, 
detto anche Perenzano, fratello di Jacopo Vili fu Padre del detto Mar- 
filio XI. Ubertino Vili poi nacque di Jacopino VII fratello di Uberti- 
no VI: onde Ubertino VIII fuddetto era cugino del prefente Nicolò I. 
Vuole il Critico, che quefto Nicolò fia da tutti lì Autori chiamato Secon- 
do Signor di Padova (1); quando io da niuno ciò traggo. Si moftra ben 
egli poco erudito e delle Medaglie, e delle Monete, e , delle Ifcrizioni, 

e de- 



Ci ) Differì. i7«s< paj^7. 



CAPITOLO Q_ u A R T O. rji 

■ dfeglj Atti ii , quando a così palpabile errore s'appiglia. Per fa Iva re (i) 
la moneti d'i Francesco Seniore da Carrara , che Io intitola Stptimus , tro- 
va la bella erudizione, che per sfogare l'odio fuo, e la Tua avidità di 
regnar folo contro Jacobino XI fuo Zio, l'abbia quafi elettilo dal nume- 
ro de' Principi: e così, dice egli, tutto cammina bene. Ma come fai ve- 
ra poi il Secttndus di Marfitio XI, il Tertìus di Ubertino Vili, il Quar. 
tus di Marfil ietto, il Quintus di Jacopo X , e '1 Sjxtus ancora di /acopi- 
no XI? E non lì ricorda di aver egli fcritto (2) prima Otto eflTer flati 
li Padroni di Padova Sovrani, e poi ne pone Nove ($)ì Di quella no* 
(Ira enumerazione veggafi il Capitolo Secondo. Efaminiamo in grazia, 
quale degli Scrittori da noi cittati ci pongano quello Nicolò per legitti- 
mo Signore di Padova; giacché le Epigrafi , le Monete, e i Conj non 
ce lo dimortrano: e Io pregheremo poi a citarci un Autore degno di fe- 
de , e che non racconti fole, fpirìtoje invenzioni, il quale lo enume- 
ri fra' Signori di Padova. Perchè il termine generale di tutti farà diftrut- 
to a buon conto da quelli, che noi porgeremo in contrario. Si efamini 
il Cartufio , che io ho feorfo tutto attentamente: né di tal grado a Ni- 
colò conferito in quel libro fi parla: H Muffato Io ìteffo : Il Vergerlo 
non fé lo fogna. Nefluno in una parola degli Autori, de' quali io feguo 
le tracce , e neppure il Muratori , che ebbe per le mani quafi tutte le 
Cronache di que'tempi, ce ne favella. Se voleffi abbracciare un'Anacro- 
nifmo di Galeazzo Gattaro , egli così fcrive: Seguita, dapoi la morte di 
M. Giacomo Grande da Carrara, fu per la Università di Padova eletto ... „ 
Capitano il Signor Mefjer Marfilìo da Carrara fuo Nipote, la qual elezione 
fu benignamente ricevuta , Et in quella portoffi sì bene che venne in amore 
di tutto il popolo.., col coniglio, ed al tur io- di M. Nicolo da Carrara. Ma 
ciò feguì nell'Anno 1328 , non 1322, che farà errore del cattivo Codi- 
ce. Pur ciò farebbe in mio favore> fé ne abbifognaffi . Bernardino Scar- 

R 2- deo« 



C 1 ) Lbid. pag. 9 , 
(i~) lbid .pag. 6. 
(3) lbid. pag, io, 



iji DOMINIO 

deonio (i ), e Gio: de' Muffi (2. ), che dal Critico non faranno faticoni 
fultati, fembrano effer dell'opinion fua. Ma alfa folla degli Autori conterri*. 
poranei (3) non danno alcun crollo. Quando anzi Io Scardeonio conceda 
dopo Jacopo il Secondo luogo fra'Principi aMarfilio, il Terzo ad Uber- 
tino, e così fucceffivamente agli altri. Ecco le parole dello Scard. ( 4) . 
ls ( cioè Nicolò ) qtiidem inter Carrarienfes Principes non eo numerata? 
quod unqu am Givitatìs irnìerìum teniterit , fed quod in Civili diffenjìone to» 
tum fere agrum Patavìnum-. fu& dìtioni fubegerit . Giovanni de Muffi (5): 
A. C. 1327. D. Mìcolaus de Carvarta pcft rnortem D. Jacohi e)us Fratris 
( errore come m' infegna il Critico tanto erudito nella Genealogia Gar- 
rarefe ) fu-cceflit in Dominio dici& Civitatis . Ora veggiamo come andò la 
faccenda . M'ha già infegnato il Critico (ó), che dopo la- rinoncia di Ja- 
copo, Padova fu foggetta a Federico d'Aurina, al Duca di Carintia , 
al Co: di Gorizia , ed a ""loro Vicafj. Ora come fu Nicolò Principe di Pa- 
dova , fé da quelli era dominata, e difefa dall'armi dello Scaligero? 
Quando poi nell'anno 1323 fu eletto Principe Marfilio XI, a chi fi tolfe 
ii Dominio a queglino , o a Nicolò? Noi fumo qui per provare il giu- 
do e retto Dominio de'Garrarefi in Padova, e fi vorrà> che lo accor- 
diamo ad un Capo di fuorufciti , e ribelli? Io accorderò che Nicolò fof. 
fé un Uc'iino valorofo, adoperato ne' pubblici impieghi , poiché fu trevo!- 
te Ambafciatore a Federico Imperatore, dal quale ottenne l'onore del- 
la Milizia, e '1 Privilegio. dell'Anno 1320 da noi nominato: che ope- 
raie prodemente in favore della (uà Patria, come nella forprefa di Pa, 
dova tentata dallo Scaligero, il quale fu da lui fcacciato: tutto ciò ac» 
corderò, e tutte l'altre imprefe* che di lui fono fcritte; ma non mai s 
che e.gli fòlle Principe di Padova.} come fi vuole dal Critico. Qual fof- 

fe 



£ t ■) Scard. lib. 3. ci. ij. -pag. 276. 

(2) Gio; de Muff. pag. coi. 

( 3 ) Cartuf. Gatt. Ferr. Vicent. MufT. Ver& . 

C 4 ) Scard. ibid. 

(5) Gio; de Muf. ibid. 

(O Difert. 1765. pag. 7. 



CAPITOLO Q.U ARTO. ijj 

fé la cagione delle difeordie tra Marfilio XI , e Nicolò ci viene deferir- 
lo da Alb. Mudato (i) con tinte l'alci e particolari irruzioni, il qual 
libro io conforto il Cricico a leggere , perchè apprenda quanto può «el 
cuore dell'Uomo la vendetta; e conofeerà , come il Mudato che prima 
ffaltò la Famiglia da Carrara, ora orFefo nel tumulto dell'Anno 1325 
da quefta -, e coltretto ad abbandonare la Patria , fi fcagli contro di lei , 
e laceri il nome di quelle perfone medefune, -le quali aveva prima eu- 
comiato. Egli però non ofa mai di chiamar Nicolò, col quale in una 
certa maniera fi trovava in eademnavl , efuli ambedue dallaPatria, qual 
Principe di Padova (2). 

Morto Jacopo Vili da Carrara, e venute in potere di Marfilio XI (a) <v> Marti. 
le facoltà tutte di quello, fi trovò egli il più ricco Cittadino, e ditan- ' 
to te/òro provveduto, che eccedeva /a condizione di privato. De'Car- 
rarefi, li quali facevano la maggior figura in Padova a que'giorni , oltre 
al detto Marfilio, eranvi Ubertino Vili da Carrara, che fu poi Princi- 
pe, Nicolò I, i fuoi due Figliuoli Jacopo X, e Jacopino XI, Marfiliet- 
to, e Obizzo Pappafava da Carrara. Il primo luogo era occupato da Mar- 
filio, e Nicolò. Vedemmo, che nel tumulto fufeitato dalla Famiglia Den- 
te nel 1325 ebbero tutti quelli a perire. Si fortificò maggiormente l'au- 
torirà di Marfilio, perchè, partito di Padova Nicolò difgudato per VeCi- 
glio dato ad alcuni amici fuoi accufati di aver cofpirato alla depreffio- 
ne della Patria col darla a Cane dalla Scala, e fugito in Venezia Mar- 
filietto intimorito dal faccheggio fatto alla fua Cafa da'Tedefchi, liqua- 
li erano di guarnigione nella Cicca , niun'altro più rimaneva in Pado^ 
va, fé non fé Ubertino, il quale più volentieri a Marfilio, che a Ni- 
colò aderiva. Fatto invano ogni tentativo da Marfilio per acchetare Ni- 
colò, e già datofi quefti a conofeere come ribelle, e_ accodatoli ad altri 
fuorufeiti, fu pubblicamente proclamato, e mandati prigioni in Alema-- 
gna li due fuoi Figli. Spieganfi da'fopraccitati Autori le contumelie, le 

rif 



( 1 5 Moff. pag. 716. 

C*) Cartuf. lib. j. cap. 6. pag. 835. e fegg. P. P„ Verg, pag. jj8 , e 



i 5 4 DOMINIO 

riiTe, gli omicidj, che in quel tempo nacquero in Padova , gran partedel- 
le quali a'Carrarefi venivano attribuite per concitare contro di erti 1""" 
odio del Popolo, e le voci fparfe da' partigiani de* ribelli per fufcitare 
tumulti, ed agevolare a Cane I'impadronirfi della Città. Il che fu tenta- 
to da Nicolò, che fi era fatto forte in Bovolenta, e con una Truppa di 
Villici, e di ribelli fignoreggiava , e devaftava il Territorio. Aveva pro- 
curato in tale anguftia di cofe Marfilio di ottenere foccorfi dal Duca di 
Carintia, dove egli med efimo fi era portato, dal Duca d'Auftria , da Cor- 
rado d'Qveftein, dal Pontefice, da' Mantovani , da' Marchefi di Ferrara , 
da' Trevigiani , e Veneziani; ma indarno, Si feppe in quefti giorni d'un 
fegreto abboccamento avuto da Nicolò con Cane dalla Scala, cui offri 
per Martino fuo Nipote Pergarde fua Figlia, promettendo di dargli Pa- 
dova nelle mani (i). Le quali cofe tutte efaminando Marfilfo, pensò 
al dir del Vergerlo (2)... §luandoquidem libertatem Urbis falvate jam 
non poffet , ut Urbem ipfam faltem , $» fé fé ì» ea falvetret . Jamque ad u~ 
num cum res redierttt , ér qui antea primus erat , nunc falus habebatur „ 
Itxquc frequentabatur e)us Domus , ut Principisi nec quicquam ei deerat ad 
Prìncipctum , nifi nimen , qui multo etietm inferiore grada contentus erat , fi 
finte res potuiffet . Dunque prefe configlio di trattare collo Scaligero, e 
fpedì a tale oggetto Perfona di tutta l'accortezza per fimile affare . Of- 
ferendo di dare compimento al matrimonio da Jacopo prima maneggiato 
di Taddea fua Figlia con Martino Nipote di Cane, e con l'altre condi- 
zioni, che fono deferitte . Abbracciò Io Scaligero con lieto 11 volto l'oc- 
cafione di poffedere una Città, alla quale aveva per ben diecifett' anni 
iiìancabilmente agognato . E accordò le condizioni tutte •, e molt' altre 
ancora più favorevoli a Mar/ìlio vi aggiunfeegli medefimo, e quella prin- 
cipalmente di riguardarlo come Fratello, e coftituirlo in Padova per fuo 
Vicario (3). S'era già fparfa nella Città la voce» che per provvedere 

a' pre- 



C 1 ) Cartuf. pag. 841. Mu(T. Vcrg. pag. 146. 

C 2) Verg: ibid. V. Lai;gSer T» 3. lib. xi. pag. 314, Anacronimo i Padova ceffa a Marti- 
no dalla Scala . 
<^3) Cartuf. lib. 4. cap. 3. pag. 845. 



C A P I T O L O Q_U ARTO. tjj 

i'prefentì tumulti, e pericoli, ninna miglior torma darfi poteva al Go- 
verno, fé non quella di eleggere Marfilio per Signore di Padova, come 
al tempo di Jacopo era avvenuto. La quale, o fofie difl'eminata da lui, 
ovvero da altri che veramente così opinaflero , egli coltivò, e fece cre- 
feere nella moltitudine: onde poi determinato il giorno de' 3 di Set- 
tembre dell'Anno 1318, e fatta concione al Popolo da quello, cui tale 
affare era flato commetto ... concia matum eft uniìque ab cmn'dus fy vul- 
tu , manuqui ajjenfits ìndteatus . Mar/i! in s panca pr&fatus , vexl/ium populi 
thlatum /ibi acceptat (1). Per agevolar poi la rtrada di mandare adeffetto 
Ja dedizione di Padova alloScaligero, creò il Garrarefe Podeftà della Cit- 
tà Mariìlio de'Roflì fuo Nipote. Ebbe da e fio molti Soldati venuti da 
Parma, fra' quali erano mescolati molti dello Scaligero: chiamò in Pa- 
dova un numerofo corpo di Villici. E già erano in que'giorni feguiti in 
Venezia Ji Sponfali fegreti di Taddea con Martino. Porte all'ordine tut- 
te le cofe in tal guifa, data licenza a* Tedefchi, li quali erano di pre- 
lidio in Padova, convocò li 7 del detto Mefe di Settembre il Configlio, 
nel quale efpofe la fua intenzione di ceder Padova allo Scaligero, addu- 
cendo le cagioni, che a ciò fare io conducevano. Al che tutti o volon- 
tariamente, o aftretti dalle eircoftanze , fi raflegnarono . Nel giorno fe- 
guente portoflì egli medefimo in Vicenza da Cane, dal quale con forn- 
irlo onore fu ricsvuto: E quindi nel giorno de' 10 fece lo Scaligero il 
fuo folenne ingreffo in Padova: ed avendo dal Popolo ricevuto il Veffil* 
lo, a Mariìlio, come a fuo Vicario lo confegnò. Querto è il riftretto rac- 
conto di tale avvenimento, ertratto dalle vifeere della mia Iftoria , va- 
le a dire dagli Autori (z), de'quali ci ferviamo. 

Degli onori coftituiti a Marfilio, de' doni, <i§ìfe ricchézze largamen- 
te da Cane conferitegli non ragiono; ma canto, ricco egli divenne, che 
più portedeva egli folo, che tutti i Cittadini di Padova aflìeme uniti: 
ed era chiamato il fecondo Signore della Marca (3). Poiché quanto a 

ciò 



C3) Verg. Cartuf. 

C 2 ) Maff. tartuf. Verg. Gattari Gio: Bonif. lib. 8, 

(.}) Gio,- Bonif. lfb, 9. pag. 451, 



x 5 tf DOMINIO 

ciò che fcrìve ii Muffato contro di lui , facil cofa è il vedere, che da 
aftio , e livore procedono le fue efprefiìoni , cioè che Marfilio s'impin- 
giiaffe colle jatture de' Cittadini, poiché rifiutò ( i) fomme generofe di 
denaro , xhe da' Padovani gli furono offerte per compenfarlo dalle fpefe 
da lui fatte in Verona: Cum... munus eì pecunìarum ingenti* fummA eb- 
tulìjfent , renuit Me, Indignum exiflimans , prò qua Urbe tantamliberalitatem 
exercuijfet , in tam ut vìderetur illìberalis . Fu fido amico di Cane, e lo Sca» 
iigero di Marfilio nel poco tempo, in cuifopravviffe alla conquida di Pa- 
dova , perchè, come dicemmo nelT Anno 1329 li t.z di Luglio Cane paf- 
sò all'altra vita dopo il vittoriofofuo ingreffo inTrevigi. Qui fi potrete 
be da noi descrivere il carattere di Cane dalla Scala, il quale da molti 
Autori è dipinto con neri caratteri; ma io configlio chi a quelli prefta 
fede di leggere gli altri Scrittori de'quali io mi fono fervito, e princi- 
palmente fra i men rimoti Giovanni Bonifacio (2), e fi fganneranno: 
poiché fu Cane un Principe di tutte le qualità adorno al fuo grado con- 
venienti . Né fo, perchè il Critico lo chiami il Cane dalla Scala, e non 
Cane dalla Scala. Da molti Autori è chiamato Can-Francefco. Scrivendo 
Cane a Marfilio fi ferviva de' termini qui fegnati (3): Marfilio da Car« 
varia fr atri noftro dileBo : E fegnata .• Canìe Grande de la Scala. Quanto 
a ciò che vien fcritto dal Critico fopra di quello, e di tutti gli altri, 
io non getto fatica ad illuminarlo: le mie afferzioni concordano cogli 
Autori. Sarebbe vana e lunga fatica. Delle imprefepure daMarfiliofat- 
te in favore di Alberto, e Martino Nipoti, e Succeffori di Cane abbia- 
mo dato un ("ufficiente cenno nel Capitolo antecedente; ed ora ci rima- 
ne folo a narrare come arrivaffe al Dominio di Pad«va , con quai mez- 
zi , e con qual giudo titolo egli , ed i Succeffori Tuoi vi fi mante- 
neffero , 

Era 



(.1 ) Cartuf. Verg. 

CO Gio: Bonif. lib. 9. pag, 471. Gir. dalia Corte lib. hi. pag. 181, Mur. Ann. d'Ital, 
T. 8. pag. 172. 
C 3 ) Cartuf. pag. 85©. 



CAPITOLO Q.U ARTO. i J7 

Era giunta la grandezza della Scaligera Famiglia a tal grado , che 
C dava ombra a' Potentati confinanti, e l* alterigia del carattere di Ma- 
ftino gli aveva concitato l'odio di tutti i minori Principi Italiani di quel 
tempo (i). Poftèdevactla Verona , Padova , Vicenza , Trevigi ,Brefcia, Pa- 
via, Bergamo, Modena , Reggio , Parma, Luca, Feltre , Gividale di Bel- 
luno, Ceneda , ed altri minori Luoghi . La loro Corte era formati dagli 
Ambafciatori di Venezia, Firenze, Milano, Mantova, Ferrara, ed ai- 
tri Principi. Si difguftarono primieramente li Fiorentini, perchè erten- 
do dovuta in forza de'Trattatiad erti la Città diLuca, inlìftevano gli Sca- 
ligeri nel negarla. E i Veneziani non volendo permettere, che rteflein 
piedi il forte Cartello delle Sabine edificato dagli Scaligeri vicino aChiog. 
già, co'Fiorenciiii fi col/egarono . S'accrebbe quell'alleanza d'altri Prin- 
cipi Italiani. Fatto però Generale de/1'Efercito Veneziano Pietro de'Rof- 
ù, aflaltò quelli gli Stati degli Scaligeri ; edirtrutto in poco tempo il Ga- 
ttello delle Sabine, e fatte altre imprefe acquietarono Conegliano, nel 
quale pofero Pietro Zeno Podellà ; e fu il primo, che da quella Repubbli- 
ca forte mandato in Terraferma. In tal guifa la fortuna incominciò ad 
aprire la rtrada a' Veneziani di entrare al Dominio della Terra-ferma, 
quando prima non avrebbero a vilirtìmo prezzo comperati terreni di gran 
-valore, chiamando villani coloro, che alla utilità della villa attendeva- 
no, e con ogni ftudio alle marittime mercanzie fi dedicavano (2 ). Ma 
quello, che agevolò più di tutti l'imprefa, fu Marfilio da Carrara. In 
fatti dopo la forprefa di Padova, e la prigionia di Alberto dalla Scala 
terminò quafi la guerra. Vedemmo , che negli ertrémi momenti della Vi- 
ta di Cane, raccomandò quel Signore a Marfilio li fuoi Nipoti. Che 
quello orteryafle la parola data .a Cane di ben fervire , ed afliftere a'fuai 
Succefiori , lo dimortra ciò chiaramente, perchè avendogli in que' mo- 
menti Cane fatto libero dono della Città di Padova, egli rifpofe: A'vo- 

S firt 



<i) Gio: Bonif. 1. 5. pa» 471. Gir. dalla Corte lib. it. pag- iSi. SabeU. T. I. Erwesd. X, 
lib. 8. pag. 80*. 
Ci) Gic Bonif. lib. f. pag. 473. 



v 5|8 D O M I N I O 

firì fuccejforl conferverò il tutto; et Padova » nome loro con fede , et' fi» 
diligenza conferverò fempre (i). In fatti adempiute le (blenni funebri efé- 
quie al cadavere del morto Signore, Marfilio torto a Padova fi portò, e 
fece giurare da quei Popolo fedeltà a' due Fratèlli Alberto, e Martino „ 
Abbiamo veduto in feguito epilogate le imprefe fatte dal Carrarefe & 
favore degli Scaligeri . Toccava ad Alberto folo a norma della Inveftitur*- 
accordata da Ludovico Bavaro Imperatore alla Cafa dalla Scala il Do- 
minio degli Stati in lui decaduti per la morte di Cane fuo Zio, perchè 
in quella era efpreffo, che lo Stato rimaner dovéfle fempre unito nella 
Succeffione del Primogenito. Si compiacque nondimeno Alberto, che il 
primo era, che Martino gli (offe nel Dominio compagno: il che fece imi- 
tando l'efempio di Alboino fuo Padre , che ricevette per Conforte nel- 
lo Stato il fopraddetto Cane. Oltre di che era Alberto poco inclinato al- 
le cofe della guerra , e d'animo quieto, e tranquillo, di corpo beilo e 
delicato, amante de'Letterati , e de'Mufici , All'incontro eflendo Marti- 
no gagliardo, nerboruto, e forte, ed .atto ad ogni fatica, d'animo ele- 
vato , e bellicofo,.. trovò il fuo costo Alberto nell'eleggerlo compagno, 
e lafciargli la cura della guerra. E come quello era dolce nel trattare, 
così Martino arrogante, ed altiero, ed oltre fofpettofo al fegno maggio- 
re, onde, vedendo quanto forte amato Marfilio in Padova ( 2) , pensò con 
dertro modo di toglierloda quel Governo, e mandarlo in Vicenza ; e quin- 
di conquidala Brefcia in quella Città lo prepofe (3). La principal ca- 
gione de'difgufti di Ubertino da Carrara con Alberto fu da noi deferi- 
ta nel Capitolo Terzo (4). Marfilio a quello unito d'animo , e di vo- 
lontà , vedendo l'affronto fatto alla Famiglia, dalla quale riconofeer do- 
vevano li due Fratelli Scaligeri il Dominio di Padova, di Trevigi , di 

B re- 



CO Id- lib. 8. pag. 455. 

(2) Gio: Bonif. I. 9. pag. 461. Gir. dalla Corte lib. 11. pag. 195. 199. 
Cj) Bonif. pag. 464.. 

(4.) Antiq. Med. Aevi T. 3. pag. 287. Gal. Gatt. pag. 21. Norig. lib. 3. cap. x«. 
ag. 1170. Dan. Chin pag. 69}. 



CAPÌTOLO QUARTO. 13^ 

Hrefcii ( 1) e Ji Luca, e ornai dipendo di certo per le lettere da Ma- 
rtino al Fratello Alberto fcritte , e da quelli a lui pazzamente moftra- 
te (2), che (ì macchinava contro la fuavita, e di tutta laGafa da Car- 
rara : veggendo inoltre le angarie, e venazioni, che fi commettevano in 
Padova, pensò a falvare fé dello, e a non predar fede a chi lo tradiva» 
Ebbe egli V occafione propizia di trattare il proprio intereflè colla Re- 
pubblica di Venezia, quando due volte, per negoziare di accordo, fu a 
quella Città dagli Scaligeri iuviaro(j). Formata adunque la condizione , 
che a lui folle liberamente conceda la Signoria di Padova, li 3 di Ago- 
fto dell'anno 1337 introduill- per una Porta di Padova l'Efercito de' Ve- 
neziani comandato da Pietro de'Rolfi famofo Generale , e fuo Nipote; 
e fatto prigione Alberto > fu Marfiho proclamato Signore di quella Cit- 
tà, e fuo diflretto; e come tale gridato dal Popolo, e con folenne Am» 
bafeeria de' Veneziani , Fiorentini, e d'altri Principi riconofeiuto. Et 
fic fatfus efl D. Marfittus de Carraritt ... . Civitatis Padua Dominai Cene, 
ralis ( 4 ) . Tadua data fuit in Dominio D, Murfitti prtditfi propter multas 
guerras , fa' fcandala D. Allerti , & Ma/lini dalla Scala A. D. 1337. Die 
tertio Augufii , & hoc fuit confitto Venetorum , fr Florentinorum (5). Fatto.,, 
Signor di Padova per elezione del Topolo ( 6 ) . Statim omnibus annuentibus 
datur DominiumT?adu& in confitto D. Mar fitto de Carraria (7). Et die.,, 
fine mora conveniente , atque acclamante univerfo Topulo Principatus Urbis e [i 
Marfìlio delatus (8 ). Niun tumulto, uccilìone nacque (9) in tale inv 

S 2 pre- 



CO Gafp. Bandi !ib. 5. pag. 168. e pag. 175. 

(1) Gal. Gatt. pag. 24, e 28.' 

C }) Cron. Annn. Zena MS. pag 68. V. Abbè Laugier T. 3. Lib. XI. pag. z%6. , e fegg. 
Non fi fa donde abbia tratto tanto belle , e fecrete cognizioni- rapporto a' trattati di Marfìlio 
jK>' Veneziani . 

(4) Parif. de Cer pag. 6$1, 

( 5 ) Mant. poft. Mon. Pat. pag 738. 

(s} Gal. Gatt- pag. 31; 

(7) Cartuf. lib. 7. cap. I. pag. 881. Cron. Gnezzo pag. 166, 

CO Verg. pag. 5 j. 

(_9~) Gio: Bonif lib. 9. pag. 493. 494,, Gir. dalla Corte lib. 11. pag f . ioi , e 102* V; ' L»h- 
»iet T. 3. lib. XI. pag. 364. e fegg. 



s 4 o DOMINI: 0' 

prefa , fé non che fu trovato morto Domenico dalli Agrapafi , il quale- 
era flato il promottore de'fofpetti degli Scaligeri contro de* Carraresi ». 

RipoQo in quella maniera Marfilio nel Principato, refe le dovute gra- 
zie alia Repubblica Veneta, e Fiorentina , ed al Popolo di Padova, pel 
cui beneficio a quell'onore veniva efaltato. Io lafcio confida rare al let- 
tore, fé anche nella elezione al Principato di quetìoGarrarefe fiano cot>- 
corfe tutte le condizioni da mepropofte ne! cominciamento di quel>o Ca- 
pitolo come ball d'un giudo ». e retto Dominio, il quale da quello fi ci- 
tenne dalla, chiara voce de! Popolo-, e fu ratificato dalla concorde unio- 
ne de' Principi, che. lo riconobbero» fé non v.olefTimo aggiungervi il di- 
ritto della, conquifta , che anche oggidì giudi fica il poffeflo. Io mi fono 
fermato- contro al propoflto mio fopra quello Carrarefe , perchè da Inni- 
più che da Jacopo VHI, com3 da radice s provenne il diritto degli altri 
Carrarefi tutti, li quali dominarono in Padova ,,trasfufo in eli) per lavo* 
Ipntà de" Principi anteceffbri , li quali, morendo, eredi gì' cofrltuirono, 
non fo!o delle facoltà proprie, ma dalla Signoria medefirru, per la con- 
ferma .fatta. dalia libera vace del Popolo, e per l'unanime confenfo de' 
Principi riconofciuto . A tutto ciò fi potrebbero aggiungere gj'lftrumen. 
ti delle In veflitur,e fatte dagli Imperatori a'Carrarefì , le quali però non 
fanno maggior forza, a dir vero dopo la prima, che noi addurremo di Car- 
lo IV.: e perciò io foli e vero il lettore dall'efarne dell'altre, delle quali 
ci recano gli Autori antichi una indubitabile teflimonianza „ 

E qui dopo aver defcrlteo li nomi degli altri fei Principi già menzio- 
nati nell'antecedente Capitolo, che a Marfilia furono fucceflori , termi- 
nato farebbe il lavoro del prefente , fé io non averli a trattarne febbe- 
ne alla sfuggita per purgarli dagl'inonefìì, e ingiuftiffimi titoli dal Cri- 
tico ad effi attribuiti, e a dimofrrarli da quelli infinitamente difformi» 
Morì Marfilio XI, come abbiamo detto li 21 Marzo dell'Anno 1338 cP 
anni 44.. Del fuo carattere fparfi qua e là fi fono veduti li teftimonj rap* 
porto alla pietà fua , coftume, e. valore. UCartufio dice (1): Fttst rnlhs 

lete 



(i) Cartuf. lib. ?. eap. io. pag* 83 j; 



CAPITOLO Q. U A R T O. r4i 

Hto eò*fcre pultè»*) omnia adhnplert fltiden* , qux optabat . Am'tcis fìdelijfa 
mus , durìjfìmHs inìmicìs , Qui omnibus Sacramenti: EcclefÌA fumptis deiiotiflì- 
me rx ventri s profluvio expiravit die 21. Martii... itati* /uà anno 44. II 
Vergerlo ( 1 ): Ac poftremo ritti fidelium fumtis Eccltfl* Sacramenti* profltt~ 
vìo ventri* extinHus efl . . . Obiit antem itati* /ut anno 44 die 21, Martii, 
Anno ntndutn int grò quo XTrbem in fttam ditionem acceperat . . . Eju* corpus 
magnifice delatum primum apud S. Antonium Ordini* Minimum fepttltus efl'. 
poflem vero, ut in teft amento j/tjj'erat , Carrariam efl fransi atum . . . Magna 
vir prudenti a , magnaque e/oquentia, & qui exipfa facìe fagaX, aflutufqm 
dijudicari poffet . Pudicitii vero tam ater cu/lo* &c. Girtufio (2): Pro fui* 
male ablatis ( folita formula de' Tellamenti di que'tempi) reflituendl* con- 
fignavit centum mille Flerenos , quo* depofuerat Venetiis . Aitarla fieri , O* 
~£ccleJÌAs ordinavi* , & fp-cialiter S. Mariam Novam de Zuechat quam da- 
tavit. Ciò s'è polio a hello Audio, perchè fi vegga, che li Carraresi non 
morivano quai Cani , o quali Idolatri, giacché i! Critico ce li deferive 
fer.za religione, oltre gli altri bei titoli ricopiati da noi al principio di qu<5- 
fta nofìra fatica, 

Elefìe Marfiiio (a) prima di morire erede della fua facoltà ( perchè (a)Ubmiv 
non aveva Figliuoli ) e del Principato Ubertino Vili. Non era irretto 
con quello fé non d'una femplice affinità (3), come dall'Arbore fi può 
vedere, Anzi per accertarfi maggiormente della confermazione del Po- 
polo , fece, che in- un Configlio a quello fine adunato, -folle Ubertinodi 
tal grado invertito . Cronica Padovana Anonima (4) : Anno 1338 ì Eodem anno 
tbiit Nobili* Miles D, Marfìlius de Carraria-Dominu* PaduA,.. Et tunc eoe- 
pìt Dcminìum D. XTbertini de Carrarià . Gal. Gattaro (5).* Morto M. Mar*, 
fìlio fu tnftituito Signore , et Capitano Generale M. Ubertino da Carrara dì 
Padova fìcur amente da cia/cuno , Lo fleflo aiTerifce Andrea Gattaro fuo Fa- 
glio, 



Ci ) Verg. psg. 158. 

{.i") Cartuf lib. 7. cap; io. pag. 889. 

(3) Vedi Laug!tr T. 3. lib. XI. pag. 37.2, chiama Ubertino Fratello dr Marfiiio s 

C+) Anr. Medii JEvi T. IV. pag. 1*61, 

(•SO Gal. Gatt. pag.. 3.3. 



ì. 4 ì D O M I N 1 O 

glia, Nei mefe dì Marzo ( 1338 ) M. Ubertino da Carrara fu eletto Capi- 
tano Generale de' "Padovani ( 1 ) J perciocché M. Mar/ilio fé infermò gravemm* 
te \ et fu confirmzto nei palazzo maggiore, co' tal patto morendo M. Marfilio <, 
Et (2) die io. Menfìi Mar t it ( 1338 ) D. treertinus.de Carraria eleBus fuit 
Capitaneus Generali* Civitatis PaduA , & diflriBus , eo qttod D. Marfilius gra- 
viter infirmabztur , Supl. Anonimo di Parelio diCereta(3): & decimo Mar- 
tii 2X Uhriinut , pofi ipfnm ( Marfilio XI ) fatlus efi Dominus Cìvitatis-'Pa-- 
dm. Mantidi poft Monachum. Patavinum (4): *>• Marfllius pr&AiEtus exi. 
(lens in- articulo mortis defìgnavit Deminium Padu&D. Ubertino de Carraria ,« 
quod laudatum fttit a populo , a Venetis & Fiorentini* , cum quìbus erat in Li~ 
ga . Il Cartufìo (5)-' 1338... D. Marfllius Major de Carraria afferens vel~ 
le Civibus PaduA providere fuccefforem a populo pojlulavit Confobrinum fuum 
D. Ubertìnam de Carraria , .. quem univerfus populus, alacriter in confìlioac- 
ceptavit . Qui pubblica conciona recepii vexillum Ptpulì , promìttens- juftitiam 
unìverfis . His Veneùis nuncìatis per legato: Tlorentìa, , D. Mar filli provider 
■ila judicio omnium comprobatur . Fui? h&c io. Martii die. Martis- Sexta Indi' 
filone (6)...„ Nob. M'des , & probus , & audax D. Marfllius de Carraria 9 
videns fé in mortis articulo confiitutum , fihi h&redem, è? Dominii PaduA con<- 
fobtinum fuum habers loluìl fuccefforem . Di qual carattere foffe Ubertino 
efpofto abbiamo nell'antecedente Capitolo, né qui fa meftieri il ripet- 
terlo. Morto Marsilio ricevetegli (7) gli Ambafciators di VeneziaBer- 
tuccio Gradenigo , e Andrea Morofini , e que'di Firenze,, Civaccio > o 
Zirolo de' Bardi, e Aleffio Giudice, Si quali: In confilio PaduA de morie 
D. M'ttfìHi conquerentes retulérunt , Commune Venetiarum , & • Fior enti a ma- 
gnum gaudium recepijfe de provìdentia D, Marjllii, qui de perjona D. Uberto 

ni- 



( 1 ) Ital. Ser. Potefì. Padus Jof. Sax. pDg. 416. 

( z ) Id. Cod; Zabar; pag, 454. 

in Pag. 651. 

(4) Pas- 7*8. 

( s > Cartuf. lib. 7. eap. 9, psg. 888- 

(6) Ibid. pag, 889. 

£ 7 ) Id. Ibid, 



CAPITOLO Q_ U ARTO. 143 

ni Ctmtnunì Vadiit, in Domìnio vnluit provìdcre . Qnibus hcnorìfice reccptis D, 
Ubertìnus retulit magnas grates , cff'trens fé in eadem fraternitate , in qna fuit 
D. Marjilius Communibus nntcdiBìs . Dall' incominciamcnto del fuo Gover- 
no, e dalla dilpofizione dell'animo fuo verfo de' Cittadini , a' quali dove- 
va precedere , ci dà notizia Pietro Paolo Vergerlo ( t ): ex hoc Joanne 
Francifco ( de'GiUimarelli , che fu prelente ) admoneor ut,., commemo- 
rem , quod Ubertìnus prrtìnus in initio Principatus inter amìcos adìxcrìt , quod 
maxime ai domefiìcam pacem, libertatemque pertinere vifum e/I . Convocati'! 
tnim amicis , ac Mini/Iris bis , qui omnìs fu& v'iti,, rerumque omnium confai , 
ac comites fuerant : kattenus , inquit , ita in bac Urbe, 4tt in te aliena ver- 
fati fumus , nunc nofirum decet ut iueamur . Vi quìcquam , attt per injuriam 
fieri veto. Eji jus tquum omnibus. Quod quis veftrum exoptat , fibipricipuum 
darti vel fieri a me id petat . Sì fecus gerìt minime placa'jilem fibi reperiitur 
Xjbertinum. Quoque mibi carter quifque eft , & fibi mttgis profpicere jubeo* 
In fatti, all'unto al Principato, fi moftrò fempre differente da quelloche 
nella vita privata era comparfo. Bollendo ancora la guerra della Lega 
contro gli Scaligeri, fi pollò Ubertino con Msrfilio X Pappafava da Car- 
rara fotto Monfelice nell'Elercito di Pietro de'Roffi Generale; il quale 
fatalmente ferito li 9 d' Agofto refe l'anima d'anni 36: Uomo di fom> 
ma efpettazione , in cui vece fu eletto Marfilio de' Rolli fuo Fratello. 
Fu finalmente conquiflata la Rocca. Nei dieciafette Capitoli della pace 
conchiufa li 24 Gennajo 1339 è fcritto al prìmo(i): Ditlum CafiminBaf. 
fan!, & Cafirumbaldum dttlum Commune C di Venezia ) dedit D. Ubertino 
de Carraria D. Padus.... JLl Sefio: ditlus D. Ubertìnus de Carraria cut» 
Civitate , & Dìfìriiiu T'adusi toto cum omni eo quod tenet badìe piane & di - 
ftricle includatur in diBa pace. Il Saraina(3): Item il Magnifico Cavallie- 
re M. Ubertino da Carrara Capitano, e Signore Generale della Città di Pa- 
dova , * le comunanze . ., e' intendono ìnclufi in detta pace... Ecco dunque 
Ubertino eletto prima da Marfilio fuo anteceflore: confermato dal Popo- 
lo, 



(O Verg. pag. i«4, 

C 1 ) Cartuf. lib. 7. cap. 18. pag. 896. e fegg. 

C 3 5 Tor. Saraina lib. a. pag. 69. 



144 DOMINIO 

lo, e dalConfigiio 'che rapprefenta la Cicca tutta; e rkonofciutoda'Prìtu 
cipi per Signore di Padova . Quefti Principi inclufi nell'efemplare della 
Piceli) erano li Veneziani, Fiorentini, Alberto, e Martino dalla Sca- 
la, Carlo Re di Boemia, e Giovanni Duca di Carincia fuo Fratello, 
Azzone Vifconti Signor di Milano, Obi zzo , e Nicolò Marchefi d' Efte 
Signori di Ferrara, Ludovico Gonzaga Signor di Mantova , Coftafio da Po- 
lenta Signor di Ravenna, e Cervia, Ji quali tutti riconnobbero Uberti. 
no per Signore di Padova. Il Cartulìo (2) ci porge una lettera rappor- 
to alla prefa di Parma fatta dalla Famiglia da Correggio , fcritta Magni, 
fice D. D. Ubertino Civìt. Pad. Domino Generali: fottofcritta Cttidus , 57- 
mon , Azzoy Joannes Fratres de Corrigia . Dato Tarma die 22. Madii 134.1. 
Delle getta, e Fabriche di Ubertino abbiamo parlato nel Capitolo Ter- 
zo. Richiamò in Padova nell'Anno 1340 di Luglio Jacopo X , e Jacopù 
no XI figli di Nicolò I daCarrara: come pure per far cofa grata ad Az- 
zone Marchefe d' Erte la Famiglia Maccaruffa, e molc'alcre efiliate, Soc- 
corfe i Veneziani nella ribellione diGandia. Con quefti egli fi portò poi 
in maniera, che mai gli nocquero , cuttocchè ne avefTero il penderò (3). 
Ebbe in Moglie nel fecondo letto Anna Malatefta virtuofiflìma Donna. 
Li Genitori di quella fatti noti mi fi fono dopo aver ufato molta fatica con» 
fultando Dante Gap. 5 dell'Inferno, il Petrarca nel Capitolo Terzo del 
trionfo d'Amore co' loro Commentatori Landino } Velutello, Filelfo, e 
Gefualdo, come pure il Sanfovino , (4), e Scipione Chiaramente Iftoria 
di Cefena (5); il che fi rendeva ofiuro anche rapporto alla Madre di 
Coftanza da Polenta , e al Padre , la quale fu moglie di Jacopo X e fo- 
relJa della Madre di Anna, La Madre adunque fu Francefca da Polenta , 

e 1 



( 3 ) Cartuf. e Saraina Ibid. 

(1) Cartuf. lib. 8. cap. 6. pag. 905. 

(3) Gal. Gatt. pag. 31. P. P. Vcrg. pag. itf^. Dan. Chinzzzo pag, 700. Bartol. Zacco 
MS. T. 3. lib. 4. pag. 27». 

Ci ~) Sanfov. pag. 50.' e 213. 

(_ + ") Scip. Chiar. lib. i». pag. 3155. Bortol, Zacco MS, lib. <*. pag. 267. la chiama Figlia 
ài Giovanni Malatefla . 



CAPITOLO Q_U ARTO. i 4 j 

e 'I Padre Giovanni Malatefta. Tanto è vero, che a ritrovare la verità 
conviene ne'piccioli fatti eziandio ufare infinita diligenza nell'inveftigar- 
Ji; ad onta di cui bene /pedo rimaniamo nella prima ofcurità. Non la- 
nciò ( poiché è tempo di terminare ) figliuoli, né legittimi, né natura- 
li . Degli efempj della fua retta, giuda , e feveraamminiftrazione molti 
fé ne potrebbero addurre (i). Conclufeil Vergerio (i): Hìc in]uventut» 
alienigeno cult ni indulgens minime rifu patrio induebatur\ ita fenex magna 
gravitatis abìtum tulit . . , Tronus in Venerem , fubitus in tram , perfecutor in- 
juriarum , gloria cupidus , & qui timer! mailer, quam amari . In una paro- 
la fu efpedito nelle faccende, accortifiìmone'giudizj, e feveriflGmo nell" 
elocuzioni . Mori li 29. Marzo del 1345 nel giorno di Pafqua , e per- 
chè il Critico non fupponga , chelìa morto da infedele, c/enza Religione , il 
Verger io ci dice (3): Morti proximus cum fupremum Viaticum . . . fumptu- 
rtts effet , regatus a Sacerdote an 'bere omnium , qua peccajfet in 'vita, pceni- 
teret : Prorfus , inquit il/e, veruntamenne te fallam, a ut hunc ipfum, quem 
fum admiffurus , et fi cum fallere nequaquam poffum; /cito nihil me ampli- 
tudini! W amili a noflra e (tuffa fecijfe , quod )am non e)ufdem e auffa ex inte- 
gro f»Eiurus effem . JSTunc certus fum Deum ìpfum mihì veniam dare; itaque 
nihil eft ut vereare : nunc illum porrìge,.. Obiit autem 29 die Martiì 1345. 
Ed eccolo morto da Cattolico. 

Marfilio X, (a) o Zia Marfilietto Pappafava da Carrara fu fuccefiorè l^ o ;a x. Mar^,, 
di Ubertino Vili. Fu egli Nipote di quel Jacopino VI, che prima af- 
funfe il cognome di Pappafava: il che noi folo accenniamo al lettore, 
avendo ragionato e di lui , e di quello fopran nome nel Secondo, e Terzd 
Capitolo di quella. Effendo dittante dal comun ftipite Marfilio V di 
ben cinque gradi, non poteva dirli Parente di Ubertino, quando li Figli 
di Nicolò erano Nipoti fuoi , come nati da un luo Cugin-Germano. Noi 
non troviamo da alcuni Autori la cagione, onde fu moflo Ubertino apri- 

T var 



C 1 ) Vergerio Gal. e Andr. Gatt. Scard. Jac. Cavat. 
(2) Verg. pag. 171. 
C3) Id. pag. 171. 



S4« DOMINI © 

v var quelli del Principato , e a conferirlo a quelli . Richiamò egM ìi due 
Figli dell'efule Nicolò nell'Anno 1340; e forfè appunto per eflfer figli 
di un Cittadino s che aveva combattuto contro la Patria, e contro la fua 
mede/ima Famiglia, non volle far derivare in quelli l'onore di quella •• e 
piuttosto in Marulietto, che allora era. il pia eminente Perfonaggio dei- 
la Gafa da Carrara, Io collocò: econquefco era avvinto in una (rrettif- 
fima amifìà dopo le lunghe inimicizie) che con lui aveva nudrito. On. 
de poi le infinuazioni di Pietro Campsgnuola fuo Vicario facilmente lo 
perfuafero ad iftituire erede Marfilio delle fue ùtéliì , e del Principa- 
to. Seguendo però l'efempio dì Marfilio XI volle, che prima dì morire 
foffe la fua Elezione da'fuffragj del 'Configlio di Padova confermata: D. 
(i) Ubertinus de Carraria 134?. Dominus Padus, fentiens fé in extremis la- 
borare confiltui fecit loco fui per Confìlium tna]ns PaduA D. "Marfìlium Pap- 
tafava Capitaneam , & Dominion Pad uà die 27. Mar t ti , & die 29 ejufdem 
menjìs ìpfe D. Ubertinus deceffit . Mant. poli Monachum Pafavinum (2): 
Di Ubertinus moritur morbo vìrga A. D. 1345 die 29. Martii, & reliquh 
fuccejforem D. Marfìlium de CarrariaTappaf ava . Cortufio (3): A.D. 1345... 
Magn animus Ubertinus ... qui a morte D. MarJìlH de Carraria Dominium 
PaduA, abfque alicujus oneris impofìtione , iti maxima jujlìtia , ac largitati 
annis 7 dìebus 8 viriliter gubernavìt . , . Opera vero data Petro a Campa- 
gnola ejus vicario Generali , aijus confìlio in fuis negotiis procedebat D. Mar- 
fìlium Parafava de Carraria h&redem , & Dominii Padus. fuccefjorem vo~ 
luìt , licet fibì non effet in gradu . Sic die 17. Martii receph Dominium Ci" 
vitatis . Die 29. Martii Ubertinus folvìt debitum naturale . Giovanni de Muf. 
fi (4): D. Marfilius de Carraria diSìus Pappafaba pofi mortem D. Alberti*, 
ni fucceffìt in Dominio Civitatis Padut. Galeazzo Gattaro (5): 1345 •••• 
Seguita la Morie di M. Ubertino da Carrara , per VUniverfith di Padova fu 

eletto 



CO Antiq. Med. JEvi T. 3. pag. u<$j. 

Ci ) Pag- 739- 

C 3) Cortuf. lib. 9. cap. 1. pag. 915, 

C4)Pag. 601. 

CS) Pa S> 3i- 



CAPITOLO Q_ U A R T O. 147 

detto con gr.xndiffuno Amore , e grande onore Signore, e Capitano dì Padova, 
e del dijlrttto M. M*rftlio , ftx Marfilietto Pzppafava da Carrara. Ecco 
giulHficato anche il Dominio di queflo Principe dalla elezione del Pre- 
deceflbre, e ratificata dal Configlio di Padova. Chi defidera maggiori no- 
tizie di Marfilio X fi riccordi il Capitolo Terzo di quella. A me bada 
di aver provato in quello ancora la mia propofizionf , come negli altri. 
Qua! tragico fine egli avelie: , lo abbiamo efpofto l'opra di lui ra- 
gionando . 
Se illegittimo abbiamo detto efler flato il modo (a), con cui giunfe (») J aco * 

po \* 

Jacopo X al Principato colla uccifione proditoria di Marfilietto Pappafa- 
va da Carrara Signore di Padova, tante furono le Virtù, che adornaro- 
no nel profeguimento del fuo Governo queflo Signore, che gli meritaro- 
no gli elogj di tutti gli Scrittori di que* tempi : e puoflì ben dire, che 
ia luce di quefle abbagliò gli occhi del" mondo, e ( direbbe il Critico ) 
dileguò le tenebr» di una azione nera, ed ofeura. Il fuo Dominio però 
fu accettato lietamente dal Popolo, e nella Sede della fua Famiglia fu 
dai voti di quello concordemente confermato. Io per verità non intendo 
come il Critico aflerir voglia, che Marfilietto fia flato inavvedutamente 
trucidato dal Cugino ( 1 ) ; e come poi in altro luogo ci ammaeftri con 
quefle parole (2): Jacopo IX da Carrara invidiando la fua fortuna ( di 
Marfilietto ) per tradimento di notte tempo Vuccife. Di qual Cugino inten^ 
da non fo indovinare, perchè né Jacopo, né Jacopino erano Cugini dì 
Marfilietto. Ecco errore , e contraddizioni. Averà forfè ciò tratto daquell' 
Autore rnedefimo, da cui gli fu raccontato, che Francefco VI con dete- 
fiabìl» empietà -, t tradimento (3) oppreffe il Zio Giacobino. Falfa , falfif« 
fona l'una e l'altra (4). Né arrivò legittimamente a dir vero neppuar 
Jacopino XI, quando egli fleflb immerfe le mani nel fangue di Marfiliet- 

T 2 to 



( 1 ) ÒKsrt. 1705. psg. 51. 
C2) Ibid. pag. 8. 
O) Difert. 1765 pag. 31. 
( 4 ) Vedi Capitolo 3 . 



148 DOMINI O 

£0 ( 1). Veggafi confufione, e rivoluzione dì Epoche, di fatti, di Ge- 
nealogia. Ma paflhmo avanti. Oltre a ciò che abbiamo detto aver fatto 
Jacopo X per afikurarfi della Signoria, uccifo da lui, e da Jacopino XI 
Marfilietto (2): tei fero il predetto corpo , e rivoltarono in una finora , e fu 
portato giù per la Jcala , e meffo in un camerino terreno . E mandati a chia- 
mare ad uno ad uno tutti li fnot Officiali.) e Soldati , a quelli fu moflrato 
il loro Signore , e con grande ammirazione di tutti. Ai quali fu detto: Qui- 
(li è il vefiro Signor morto , al quale giurafie fedeltà . Adejfo fa bi/ogno che 
voi la giuriate in mano del Signor M.Giacomo daCarrara , il qunle e adef- 
fo voftro Signore. Tutti vedendo il corpo del loro Signore, e non potendo ai- 
fra vendetta fave perchè, era la notte , e dif avvedutamente lì condotti , giura- 
rono la lor fede nelle mani di M. Giacomo da Carrara.. . il dì feguente fu 
sor fa, la terra tutta per M. Giacomo da Carrara e per lo Popolo fu iflitutio 
Signore , e Capitano di Padova. Vergerio (}). Inde vero orto \am fole Popu- 
lus , atque univerfi ordines in concionem f ponte convenerunt , parique confenfu 
detulerunt ei Princìpatum , ó 1 omne jus puèlìcum, vexillumque Commune . ... 
commi f er unt ... Taliaque fuerttnt e jus initia Trìntipatus , ut fe> mutationis 
in pr&fens pigeret nem'mem , ìy in reliquum Jpem bonam omnis conciperet . 
Ghtapropter ante finem anni publico decreto conflitutum efi , ut qua die Jacc* 
bus Trincìpatum inierat , ea fìngulis annis ad memoriam rei currentìum &• 
quorum- certamen haberetur . Per giuftificare il delitto di Jacopo s'affatica 
il Vergerio (4); Sed fchum efi illstd Suripidis , quod C&far ante Rempubli* 
cam occupatam jacìare crebro folobat .. Si violandum efi jus , regnandi cauff& 
violandum efi (5). Quanquam , ut videre vidcor , non tam ambìtio "Princi- 
patus , quam metns de fua vita , ae falute aggredì ìd eum compulit, & eum 
(oliere a quo ne tollerctur metuebat . Vidcbat enim , ut efi Virtus fua, men- 
furs, bene confeia , probitate fé Mi fufpeBum fere , . . maxime vero.} quod qua* 

fi eom~ 



( 1 ) Cai. Gatt. pag. 33, 

Ci) Gal. Gatt. pag. 37. 

(_}") Verg. pag. 175. Cortuf. lib. 9. cap. a. p3g. 9(5. 

(4) Verg pag. 17;. Scard. lib. 3. ci. 13. pag> 2 Si. 

£ 5 ) Eurip. PhanifTis . 



CAPITOLO QJU A R T O. 149 

fi ctmpetìtor Prtna'patus vifus e/Jet , ntn ambitione e\us honoris , fed marito vip* 
tHtìs , CT conf.xngH-ttitntis r.iriotu . Igitur fi & qtiod verijfimìllhaum erat cre- 
dit», Mirfilìctus iti fmvn dotnum , proximamque cognationem dcrivatum pofl 
fé velici, confenta»eum "lidebatitr , ut hiiic invidi aretur , qui dìverfn propagi' 
nis erat. Taceo banditati* i/ijur.ùim , ipfumqtte ctim fratre legit ima Cartarie, 
fucctjfìone privato* ... . F.cco ciò che dir fi potrebbe in difefa di Jacopo: 
io però tralafcio di formare un'Apologia, ballindomi, che ognun veg- 
gi da'fopraccitati terti , che il Dominio di Padova, benché da lui con il- 
legittimi mezzi acquirtato, gli fu dal Popolo liberamente confermato,- che 
Jn fegtiito moftrò coli' opre di eflTerne ben degno , fé gì un fé a cancellare 
la memoria del primo delitto, e che poi quefto Principato gli fu da Car- 
io IV" Imperatore ratificato (1 ). Il fuo vero carattere ci vien dipinto 
dal Vergerlo (2): Jacobus- Minor Nicolai de Cartaria plius , magno vir ani- 
mo , atque excelienti mgenio fuit, ac Inter costerà quidem probus , Jttmmìfque 
laudibus dignus , Il Petrarca (3): Rogar. , . ut hu)us Junìorisjacobi deGar- 
raria viri optimi, optimeque de nobis meriti, qui nuper Patavii Dominus di- 
Bus eft , re autem ipfa nihil Vilnus Dominus , magis quam verijfìmus Pater 
Patri* f ult .. . Leggafi tutta la lettera. Il Cortufio lo chiama fempre co' 
titoli di Magnus , Jujlus , Liberalìs , Magnificui - . 

Dato compimento Jacopo ad afiìcurarfi il Dominio nell'interno della 
Città, come altrove abbiamo detto, fi prefirte principalmente diconfer» 
vario colla pace. E però concilioflì Martino dalla Scala , eObizzo d'Erte» 
Fu fempre amico de' Veneziani, e li foccorfe all'artedio di Zara, di Ca= 
podirtria , nella guerra de' Genovefi , e di biade in tempo di Careftia . 
Avendo (4) li Veneziani richiedo Jacopo co' loro Ambaiciadori , perchè 
volefle fpedire fuoi Commefii a porre li Confini fra il Padovano, e Ve- 
ne» 



( O Cortuf. lib. 9. cap. 2. pagi 915. Verg. pag. 176. Chron.Eft. pag. 4.24 Dan. Chin. 
Pag 701. Bartol. Zacco , ed Enr. Calderio MSS. 

O) Verg, pag; 175, Scard. lib. 3. ci. 13, gag. 273. Bartol. Zacco MS. Sanfovo 
gag. <joi. 

(3) Petr. Epift ad Jo: de Aretio N. a$, 

CO Dan, CWn, pag. 701-. 



35© DOMINIO- 

«eziano al di fotto d'Orìago un pò più in fu: egli loro rifpofe , che li 
metteifero dove adeffipareva, e che fi avrebbe contentato ,febben liavef. 
fero podi nel fuo Palaggio di Padova. Per la qual rifpotta acchetati s 
mantennero con lui finché viffe una fincera amicizia. Dalla congiura de' 
Lozzi abbiamo fopra ragionatole furono que' ribelli non da Jacopo , ma 
dal Podeftà giudicati. Della fua munificenza, anzi della prodigalità fua 
molti efempj ci vengono fomminiftrati (i). A Paolo Leoni fuo ammini- 
fUatore foleva dire ,, Paolo fatti ricco, finché per me ti fi concede: 
j, perchè forfè li miei figliuoli non conofceranno i tuoi meriti (2)" j 
Come morì,. lo abbiamo efprelfo nell'antecedente Capitolo. Né faccia om- 
bra al Critico, fé da qualche Autore è variata l'epoca della fua morte, 
perchè )' Ifcrizion fua fepolcraie, e quafi tutti gli Scrittori la pongono li 
J9 Dee. 1350. Sarà errore degli Aimnuenfi ne' Contemporanei, diStam- 
pa negli altri. Corregga il Critico' il fuo nel farlo morto nel 1348(3 ) , 
Le pocche parole,. che addurremo a proposto della fua Morte, faranno 
vedere > quanto egli folte 'amato ( 4) . Quanta: dolor , <& fletus invafit fu- 
hjto Civitatem: Fuit hoc 19. Dee. ora 20. Enrico Calderio (5): Cujasmor- 
tem cunBa C-ivìttts , qua hunc fttum pacìs amantem , fiumi ac juflum Regu- 
luto deamzvit fummopere deftevlt . P. P. Vergerlo (6): Uccifo Jacopo fu 
fatto in mille pezzi l'uccifore Guglielmo baftardo di Jacopo Vili; poi: 
Itaque nunciata per Xfrbem morte declar/tvit pt>ft fedatum tumultum Populus 
dolore , ac lacrimi? fuis unum omnium parentem> Tatremque Patria, Inter iìf- 
/e,. Non fu molco letterato, ma amante de'dotti; e però volle prette di 
fé Francefco Petrarca , il quale fu in grsndifiìmo pregio anche preflb Fran- 
cefeo fuo Figlio ( 7 ) . 

Ecco 



(1 ) Vcrg. pag 180. Scard. ibid. Bartol. Zaceo MS. 

(.2) Ve.-g. ibid. Zacco MS. lib. a-, pag. zie, 

C.3) Difert. 1765. pag. p. 

(4") Cortuf. lib. 10. cap. 3. pag. 933.- 

(5} S MS. lib. 6. pag. 174, 

C 6 ") Vefg. pag. 180. 

(7) Hift. Berti. Juft. lib. t. pag.. 17. t, & alis. 



CAPITOLO Q. U A R T O . 1 1 1 

Ecco il Diploma di Carlo IV Imperatore > il quale invefte Jacopo del 
Vicariato di Padova « 

Hoc (i) e fi exemplum cu}u*dam privilegi! Sereniffimì } fa lnclltifftmi D. Caro- 
li Dti grafia Romanorum Regi* femper Augufii , fa BohemÌA Regis , robo- 
tati te. 

Carolus Dei gratin Romanerum Rcx femper Auguflus , fa Bohemi& Rex . 
Regali* ferula pòi fubdìtos maxime cbfequiis grattofos trattare dcùet affe- 
zione paterna , benemeriti* premia conferendo , eofquc altius extcllendo , ut glo- 
riofìus vìvere perfeverent , adeoque nìtantur virtutum pergere re&um caUcm , 
qui mereantur tanquam fruEluofi palmites , fa regalis culminis gratin pome- 
rio transplantari .... Confederante* , fa rationabiliter advertens , quod Nob. 
Yir Jacobus de Carrariet Civis Padua Romano Imperio de jure fubietlA , adet 
fé gratum exhìbuer'n , quod nobis , regnoque noftro , fa noflris cffìcialibus , fa 
multi* complicibus benevoli*, fa amicis multa fervitia exhibuit , fa exhibei 
inceffanter: ficque meruerit a. noflra Majefiate in legitimo de,.,, ( defunt 
nonnulla ) prorogativi* , grafia*, fahonores, ejufqtte prtidentia , folertia, & 
potenti*, virvutumque copia erga no*, Romanumque imperium devotione noto- 
ria exigente noftrA Serenitatis effitiis aggregar;, Idcirco mot» proprio, ac ex 
patio , fa conventione f pedali injìra , fa extrejja Inter noflri culminis Ma]e- 
flatem , fa Berucardum de Caftellione Irocuratorem , fa procuratorio nomine 
prò eo recipientem , eumque tànqtiam benemeritum ordinamu* , confiituimus , 
fa cr eamus noflri , fa Imperli Romani Vicarium in di fi a Civitate , fa difirU 
ila , fa maxime in terris , fa C a/Iris Montiffilici* , Bajfani , SolagnA, fasori. 
tanivA, fa aliis villis , ferri*, fa loci*, qui ad pr&fens fubeffe jurifdiflioni, 
fa Imperio Communi* PaduA dignofeuniur , quibufeumque juribus fint fubje~ 
Sf& , & omnem Jurifdiblionem merum lmperium , atque mixtum , & gladiì 
potefiatem in ditla Civitate, fa diftriBu , ipfìu/que Ci-ves , fa incoia* habU 
tstorefque pr&fentes , fa futuro*, quocumqut ]ure cenfeantur per fé vii alio* 
ad exercendum , ac eorum executionem plenariam omni modo, iure , fa for- 
iti* » quibu* mtlitts pojfumus , concedimus, fa liberalittr indulgtmus , eiqus 

con- 



C i D MS. BiU. Saib. pag. 191. 



i 1z D O M I n r o 

concsdimus liberam poteftatem in Civitate ipfius dìfirìBus , ae tetris , éf Cti„ 
ftrìs ttntediBìs Ojficialcs creandi cu)ufcumque conditimi* ipfofque mutandì 
dum fìbi videbitur expedìre , cuftodia.mque ipfius Civitatis , emniumque mitta- 
titnum ìpjìus , ac dìfirìBus , & pr&di&arumt errar um , & caftrorum ex noftra. 
auBoritate expedìre prout'vult , cneraque cunSia realtà, & perfori alia , atqus 
mixta in diBa Civitate , ìpfiufque diftrìBu , nec non terrìs , ér co ftrìs fupe- 
rius nominati* , prò cujufdam Civitatìs, terrarum & caftrorum cenferyatione , 
ac cuftodìa libera ìmponendì , ac exigendì , in fiuam utilitatem convertendi , fi- 
eni Sacri Imperli } noftroque honoris e)ufque commodo } ér decori expedìre vi- 
debitur , liberam concedimus facultatemy ftipendiarìofque tenendi, ipfos cajj ton- 
di , éf muta» di , omnimodam balere poteftatem , cunBaque noftra regalia in 
locìs fuperius defignatis ci ex iilertate propria cor, fierentes , omniaque pradìBa , 
cunBaque ab eis dependentia , vel xmnexa noftra auBoritate valeat ex pitta- 
re cnm effeBu , ficut pojfet noftra Majeftas , fi ibidem per/enaliter ìntereffet , 
non obftantibus legibus , confttetudi.nibus , cbfervantiìs , juribus municipalibus , 
vel communibns ftatutis feuedìBìs fa Bis , éfedìBis in contrarium quibufeum- 
que y ques aut qua. quantum ad pradìBa, & quodlibet pr&diBorttm , ac fi fio» 
rent nominati , éf d.e verbo ad verbttm J cripta , pr&fentìbus , éf infertaetiamfi 
de eifdem oporteret pr&fentìbus expreffam fieri mentìonem , revocamus y cajfa- 
mus } ìrrìtamus , annullamus , éf de noftra Romana Regìa plenitudine potefia- 
tìs volunius , decernimus firmitatis fiore , fy> nullìus pocnitus vel momenti, 
Nulli ergo bominum lìceat hanc paginam noftra ordinationìs , conftitutionìs , 
creationis y concezioni s , éf vcluntatìs i'nfringere , vel ei aufu temerario con-> 
tratte. Si quis autem hoc attentare prafumpferit , pr&ter indignatìonem no- 
ftram , posnam mille marcarum aurì puri , medìetatem Regia camera noftra , 
éf aliam medìetatem parti laft, irremìjfibiliter perfolvendam fé noverit incurfu- 
rum . Hujus rei teftes funi Gerlavus Moguntinus , Ernefius Pragenfis Arcbie- 
pifeopusy ac Joannes Olmucenfis Epifcopus: nec non llluftrijfimi , éf nobiles 
Rodulphus Senior Saxonia Sacri Imperli Arebimarefchallus , Albertus Auftrii , 
ÌBarnimus JEtìnenfis , Nicolaus OpavU, &Tridericus de Delr.Duces , ac Joan- 
nes Burginus de Norimberga , éf Mainardus còricia ; Veldemarus de Anhar s 
Albertus de Sacromonte , Vlricus de Elfeftein , ér Fridericus de Orlemund Ce- 
mites , nec non Cbrafius de Stohenloch , Valchreus de Gerdetìer , Simon de 

Lie- 



CAPITOLO QUARTO. ijj 

Lieti emburgh , antico di Lippa , Jodocus de Rofembergb , Wìelmns de Lant fleim > 
Step/janut de Stornbercb , & Andreas de Bub* noftri Principe* , ó* Barones , 
In quorum omnium teftìmonium , & ad certitudinem pleniorem pra/entes fieri 
jujfimus , ó» nofirt Majejiatis figlili appenfione muniri . Dntum Zuoyma. in 
Mar/evia. Anno Domini Millefimo Trecenti fimo qutdragefìmo oflavo . Indìclio- 
ne Prima Nono J unii . Regncrum noftrorum Anno Secando. 

Mt ego N.colaus Dtcanus Olmucenfìs AuU Regi* Cancellarius vice , ne no- 
mine Reverendi 'Putrii D. GerUvi Archiepifcopi Moguntini , Steri Imperli per 
Germaniam Arcbieancellarii recognovì . 

Perdoni il Leetore li molti errori, li quali conofeo ancor io; ma che 
non credo mi fia permeflo il correggere in una Copia tratta da un'Ori- 
ginale, che farà flato fcritto in caratteri poco noti al mal'efperto Copi- 
fta. A noi bada di quefto efemplare concetto a Jacopo X da Carrara, di- 
fpenfandoci per la loro lunghezza di porger gli altri, li quali a quello , 
cangiato il nome, ed alcune più ampie facoltà, onninamente afTomiglia- 
no. E da quello , e dagli altri ognun può veder di leggeri , che fé anche 
dal Popolo di Padova non foflfe (lato laudato il Dominio de' Carrarefi , 
baderebbero cotali Diplomi a legittimarli, come accordati da chi dell'Ita- 
lia, e di quegli Stati ficonofeeva da tutto il Mondo per afloluto Padrone, 
e difpofitore. Come de'Vifconti di Milano, de' Gonzaghi di Mantova, 
degli Scaligeri di Verona, e d'altri potrebbe dirfi. 

Che Jacopino XI (a) afiìeme con Jacopo X fuo Fratello abbia avuto noX\. K * U 
parte nella morte di Marfilietto, oltre il Gattaro, ce Io afferifee la 
Cronica Eftenfe (i), quantunque altri Autori ci dipingano folo Jacopo 
nel misfatto. Durante il Governo di quello fu confiderato Jacopino come 
la feconda perfona per autorità. Fu fempre unico d'animo, e di volon- 
tà con lui: ed elfendo minore di età, lo venerava qual Padre, e quegli 
cercò fempre, che il Fratello fofle dopo di fé (limato, e confiderato 
Di ciò abbiamo fatto cenno nell'antecedente Capitolo, ed ora confermia- 
mo coli' autorità del Vergerlo, il quale, narrata la Tragedia di Jaco^ 

V pò, 



( O rag- *>- 



. J54 DOMINIO 

pò, fegue: perchè erano lontani dalla Città Jacopino il Fratello, e Frati- 
^(a) Frgn- ce f co j| Figlio (a): Marjìliumìnfantem Jacobl fUitim&quo impofitum . Car-. 
rarìenjìumque gentìlitiìs fignis ornatum in publìcum fiatuunt , Ad hunc .Po. 
ptilus omnis cenveniunt , omnefque per publicas Plateas dedu&um fequuntur s 
pari voce Carrarìenfìum domum vìvere acclamante; . .. Die vero pojiera Ma" 
rinus Paletto de Venetiìs , qui hoc tempore Tr&tor erat , advocata conclone % 
pofi Jacobum magnìfico prò Tribunali laudatum Topulum confuluìt de fummn 
rerum. Una omnium dicìa efl fententìa , fecundum quam decernitur bene lo-, 
satum in Carrarienfi F amili ' n Prìncìpatum in e a fore . Jacobino fratri & 
Tranci/co Filìo in demortuì Principìs locum sommittendam Rempu blìcam . In 
tal guifa furono acclamati, e colle folite cerimonie cortituiti Principi 
di Padova (i); e ricondfciuti con folenne ambafciata da'Veneziani (2). 
Da tutti gli Autori viene fcritto, che ambi dominarono nello fteffo tem- 
pò: io non trovo però, che alcuna Moneta Zìa ftata coniata co' nomi di 
Jacopo, e di Francefco; ma e di Jacopo, e di Francefco feparatamente , 
Gli exerghi pure, come abbiamo nel Secondo Capitolo ragionato, diftin- 
ti di quello, e di queflo : ma non è quello il luogo di favellarne. Le 
ìmprefe fatte fotto il Governo di ambedue quefli Signori fono defcritte 
dal Cortufio (3), e da altri. Trovandoli Obizzo d'Erte Marchefe di 
Ferrara fenza prole legittima fposò una nobile Concubina, e legittimò 
ji Figliuoli con quella procreati , fra' quali Aldrovandino gli fuccedette. 
Sdegnati per tal cagione Francefco , e Rinaldo d'Erte, fuggiti di Ferra- 
ra, in Padova furono accolti generofamente . Predarono li due Signori 
da Carrara foccorfo di gente armata a Cane dalla Scala, il quale al Pa- 
dre Martino era Succèflore nel Dominio di Verona, a ricuperare quella Cit- 
tà contro Frignano dalla Scala Naturale del detto Martino, perchè colta 
Toccafione della lontananza di Cane , e di Ca nfignorio fuo Fratello, ajutato 

dal 



( 1) Gal. Gatt. pag. 39. Andr. Gatt. pag. fai Mant. poft Moti. Pat. pag. 739. Cortuf. 
liti. io. cap. s- pag- 9}f- 
(1) Jac. Carol. MS. lib. 7. 
C 3 ) Cortuf. lib. io. , e fegg. 



CAPITOLO Q.UARTO. 155 

dal Marchefe d' Erte, e dal Gonzaga i' aveva occupata (i). Sufcitacafi 
poi la Lega contro Giovanni Vifconti Arcivcfcovo , e Signore di Mila- 
no, della quale fu eletto Capitano Francefco da Carrara, chiamarono in 
Italia Carlo IV Imperatore. Venuto quello Monarca in Padova, ed al. 
loggiato, e magnificamente trattato da'due Principi Carrarefi (z): Rex 
vero tam magnifice ab his habitus in remunerano» et» honoris quantum prò 
tempore licebat ( notili, come ho fcritto nel Capitolo Terzo a propofito 
degli onori, e de* titoli de' noftri Secoli ) confliruta die ( li 6. Novembre 
"354 ( 3) Jacobìnum in Cathedra/i s.de militla, mft&nibus ornavit , E poi li 
31. Dee. ) (4): juxtn confini* Cremonenfìum fuum in tampum fuper nìvem 
probum virum , & nobllem X>. Franci/cum de Carraria... eum maxima co~ 
mitiva feiens in tquo fecit militem, & eum palma per cutiens fuper collum 
alt : Eflo bonus miles & fidelìs Imperio . Statim nobiles Comites Theutonici 
dejctnderunt de tjuis s & eidem ftatim toniti ìmpofucrunt caìearia , . . Fofi 
hic D. Francifcus toram Principe milites fecit hos Cives juos ( 5 ) . Tutto 
ciò ho traferitto per informare il Critico di quelle cerimonie . Li me- 
de/imi onori furono da'due Carrarefi fatti nelToccafione della venuta dell" 
Imperatrice in Padova (6). Era alla teda dell' Efercito collegato Fran- 
cefco contro li tre fratelli Vifconti , quando gli fu fatto palefe il tra- 
dimento à^l Zio Giacobino, il quale cercava disfarfi di lui. Di ciò ab= 
biamo Atto parola nel Terzo Capitolo,- é qui aggiungeremo ( perchè da 
cofa nafee cofa ) che flupiamo del Muratori, il quale nel Tomo 8 e. 296 
de'fuoi Annali d'Italia Scordatoli di quello ha fcritto a e. 290, per dar 
retta a Gio.- Villani, moftri di dubitare del tradimento da Jacopino tra- 
mato; Qui dunque all'anno 1354 dice, che Francefco da Carrara, temen- 

V % do 



Ci) Ifi. Pad. Voi. ». nella Bibl. de'P. P. di S. Maria di Riva. Gio; Batt. Biancolici in f'w 
Zagata Val. 1. P. 2. pag. 311. 
t/i) P. P. Verg pag. 183. 
C3) CartuL lib. n. cap. 1. pag. 945. 
CO Id. ibid. 
C 5 ) Caroldo lib. 8. MS. 
C6) Gl'fteflì Autori. 



z 3 6 DOMINIO 

do qualche tradimento dal Conte Landò Condottiere della gran Com- 
pagnia , giudicò meglio ritirarli in Padova, e lafciare il ballon di coman» 
do a Feltrino da Gonzaga. Quando poi alla pag. 296 dice, che nel 1355 
Francefco prefó un pretefto cavalcò a. Padova, e nel dì 18 di Luglio full* 
ora di cena fece metter le mani adoflb al Zio.. . Ecco due Epoche dif- 
ferenti. Se egli aveffe maturamente confuJtato gli Auto* i da me citati, 
veduto avrebbe vinta 1' opinione di molti contro un foro voto. In forn- 
irla io non pollo condurmi a credere, che a Francefco Uomo politico, 
e guerrièro, riconofeiuto da' Soldati per Generale, abbifògnafiè 1' ufare 
tante cautele, e crudeltà, cioè di formare giuridico proeeflfo fopra un 
tale affare, d'impiegarvi la fede del Podefìà., di torturare, di privar? 
di vita innocenti perfone per aificurarfi del Zio: e per coprire un de- 
litto commetterne molti. La grande armonia degli Scrittori contempora- 
nei mi perfuade di attenermi a quella fentenza contro quella di un Au- 
tore Fiorentino ( 1). Fu Iacopino numerato tra' Principi di Padoya il Se* 
irò . Vedi Numi/mate * 

Rimarlo folo Francefco VT da Carrara nelDominio l'Anno 1355, quel- 
lo retfe con valore egiuftizia. Del Diploma conceffogli da Carlo IV Im- 
peratore non traferivo le parole, perchè è Umile all'altro accordato a 
Jacopo X, e poi egli è una di quelle Carte pecore, delle quali al dire 
del Muratori (2) quell' Imperatore riempie l' Italia ; ma delle quali II 
confervano da tanti Signori le gloriole memorie per contrafegno della 
loro Nobiltà, e de'ioro Privilegi : Quando inoltre anche la Bolla d'Oro 
.non voleiì'e porfi con quelle in derilione. Le prime imprefe di Francef- 
co, oltre la deferitta nel Terzo Capitolo, furono a favore di Canfigno- 
rio Fratello di Cane dalla Scala per rimetterlo nel Dominio di Vero- 
na (3). S'intromife per pacificare li Veneziani co'Genovefi, e da quel- 
la Repubblica fu folennemente ringraziato (1). Nella guerra poi di quel- 
li 



£ O Vedi gli Autori citati nel j. Capitolo . 
(i) Tom. 8. pag. 348. 
< j) Suppl. Anon. Parif. de Cerei, pag. 606. 
£ }) Quoldo MS, Jib. 8. pag. *6u 



CAPITOLO Q.UARTO. t1J 

\i contro Ludovico Re d'Ungheria , in cui cefTero la Dalmazia , e la 
Croazia, fu da eflì imputato di aver foccorlò l' Unghero di Vittuaglia; 
al che fu coftretto per la neceflìtà di garantire il Aio Territorio da'fac- 
cheggi, allorché Ludovico teneva le genti fue all'attedio diTrevigi. Da 
ciò deducono alcuni Autori, che abbia avutoprincipio l'odio de'Veneziani 
contro la Famiglia da Carrara. Io trovo però (i), che quantunque Fran- 
cefeo fi cattivafl'e in quefla occafione l'amicizia di quel Sovrano, la qua- 
le gli fu in feguito all'ai funefta , pur avendofi egli intrometto per trat- 
tare la pace da' Veneziani ricercata, e col Aio mezzo conclufa efla pa« 
ce, fé ne chiamò la Repubblica tanto contenta, che inviò a Padova due 
de' fuoi principali Cittadini col carattere di Ambafciatori (2). E quin- 
di poi li 4 Giugno dell'anno medefimo Francefco fi portò in Venezia, 
dove e dal Doge, e da tutti que' Signori fu trattato e onorato... Deìn- 
de defeendit ( 3 ) in Tlateam S. Mure! , ibi erant omnes annofi Nobile* de 
Vtnetia expetlantes , qui eum cum omni reverentìa , & honore conduxerunt in 
Ducale Palatium 5 & eum reduxerunt ad fuum Palatium juxta Ecclefiam 
S. Pauli. D. Dux venit obviam ufque ad fcalas , $• e i honorem contuììt ta»- 
quam Duci, Mane fatto fuerunt fimul in colloquio , & unanìmìter , $» beni- 
gne per fuos findicos approbarunt conditiones fattas , & patta . Sindici expar~ 
te Communis Venetiarum fuerunt D. Petrus Trivifanus , <fo> Andreas Conta- 
renus Procuratores S. Marci) con quel che fegue . Nel qual luogo convien 
notare, che dal Caroldo feguace, e copifta delCortufio di tutto ciò non 
vien fatta menzione alcuna: e meno da alcun' altro Cronifta di Venezia . 
Ma gran fatto, che il Cortufio Autore contemporaneo, ed efattiffìmo s' 
abbia per fino immagiaato il nome degli Ambafciatori, de'Sindici perla 
pace, e l'Epoca della giornata! Creda ognuno come gli piace. La pre- 
mura, e l'amicizia contratta dal Re d'Ungheria con Francefco da Car- 
rara /picca dal feguente Diploma, che non farà fiato carpito a forza di 

fol- 



ti ) Cortuf. tib. u. cap. io. pag. 90J. all'anno J358. 
(a) Gio: Bonif. lib. 10. paj. 530, 
( 3 ) Cortuf. ibicL 



*S3 DOMINIO 

fcldo ad un Re grande, che venne in Italia con un Efercitodi 60 mi la 
Uomini per confefììone eziandio degl'Idonei Veneziani. Perfuadendo- 
mi adunque> che querta non farà una delle Carte pecore beffeggiate dal 
Muratori» mi farò lecito di qui reccarla, quale la traggo dal Cor- 
tufio ( 1 ) . 

Tenor privllegll conceffi. Dominio Tadu* per Regem Hungari* . 

Nos Ludovicus Del grati a Hungari* , Dalmati*, Cravatta, Roman:*, Ser~ 
VÌA) Caliti*, Lodomeri* , Chomanì* , Bulgari *que Rex , Princeps Salernita- 
nus , & honoris Monti* S. Angeli Dominus . Notum faelmus pr&fentes literas 
ìnfpeBuris , quoti , quia Magnificus Dominus Irancìfcus de Carraria prò S. 
R. 1. Civitetis Padu* , & dìfiriflus Vìcarius Ceneralìs, amicus nofter cariffì. 
mas in guerris , éf difeerdiis , quas cum D, Duce, & C omm unitat e Veneti *- 
rum habuimus , nobis adhaft contracos. Volentes igl'-ur de perìculis , & dam- 
nis 1 qu* ex hoc occurrere poffent libenter , & liberaiiter provider e , Mi pr*ca- 
vere , $• *um confervare , ìpfum cum terris , locls , & fubdilis fuis in pace s 
ér concordia, ad quam cum ipfis devenimus S. Spiritai gratin perpetuo dura-* 
tura Inferì facimus , <iy includi, ficut -patet In prlvìlegiis ex hoc confe&is , 
<fy latius emanatis . Idcirco promlttìmus eidem, abfque omnl dolo , & fraude , 
a e taBis SacroffanBis TLv angelus , & pr&ftlto corporali Sacramento , quod fi 
diti» Dux , & Communitas Venetiarum pr&fatum D. Francifcum occafione 
predici* adh&ftonìs , ani allter , modo, caufja , vel colore aliquo %u*fìto, vel 
invento in fuorum difpendium promifforum ,& juramentorum , invadere ìpfum j 
vel fuas terras , loca , & fubditos ultra paEla Inter eos olìm habitn , offende* 
re conarentur ipfì D, Sranci/co perfonaliter , vel fubjìdiis genti s noftr* } ac alili 
auxillis , vel juvamlnibus aflablmus tpportunis > fuafque terras, & loca, & 
fubditos defenfare curabimus , Duce Deo, contra ipfos , & gtnerallter centra 
quoslibet alìos , cujufcumque dignitatis , pr&minentla > condìtìonìsy <fo flatus 
exìflant, nomine pcenltus exclufo , vel excepto , quia eundem D. Francifcum 
invadere, & ( ut pr*mlttltur ) fuas terras, & fubditos aliqualiter offende* 
te niterentur . Ita tamen , & taliter , quod prtfatus D.Francifcus nulla fuh 

fidh. 



O) Cortnf. lib, 11. eap. 12. j>ag. 953. 



CAPITOLO Q_U A R T O, i 19 

fiducia , pr.ifentium difcor.iìas , voi guerra* move.it , nobis irrequifìtìs , òorunt 
fub noflrt M-'ItJt-itis , e^ Domina Regina genitrici: nofira cariffims., ac Praia- 
forum, & Baronum noftrorum fitbfcriptorum figillis , & tefiimoniis l'iter arum , 
Nomina autem corumdem Pralatorum, & Baronum noftrorum, qui prtmìffa 
voftrt promifftoni , ér difpojìtioni interfuerant funt h&c . Venerabile! Vatres Do- 
minus Nico/aus FrCgonenJìs , loeique ejufdem Comes perpetuus , alter Nicola 
Collhotenfis auU neftra Cancellar!»* , Arcbiepifcopi Ecclejtarum . Petrus Pofio- 
nenfis Eccle/14 Epifcopus , Ladislaus Prapojìtn s Calmcnfìs , Comes Capelli no* 
fìr&. Magnifici viri Nicol aus Congh Regni noftri Palatìnus, & Judex Coma- 
rum . Tito Magi fter Chavernicorum nojlrorum Regalium , Laufiachio Regni 
Sclavonit Vicariti! Generali! , Joannes Chus Dalmati^, & Cro.<ti& Bannus , 
Leudius Magiflcr Dapiferorum , fy pincernarum nojlrorum. Magijìer Simon fi- 
lius Maurlcii Comes Botoxtienfis . Joannes fili us quondam Palatini Comes Sicu- 
lorum de XJrfan . Nìcolaus filìus Lachii Comes Celimen . Thomas frater Ar- 
tbiepifcopiOrigonienfis , éf "Petrus Dominus Judar Comes de Joariìs t ó» Ca~ 
fieli anus de Sìtfcetu diletti nobiles , & fideles . 

Data Buda, Menfe Madii Die $. Anno Ixcamationis MCCCLVUl. Regni au- 
ttm nofiri XVII. Amen. 

Un altro autentico teftimonio dell* amicizia del Re Ludovico conFran* 
cefeo da Carrara fi è una lettera portata da Galeazzo Gattaro (i), che 
incomincia: Univerjfs , & Jìngu/is ... Data in Vijìgrado Die 7. Febr, 1373» 
E l'altra pure (2), nella quale primieramente elfo Re giuftifica la Tua 
condotta, quella di Francefco, ed efamina quella de'Veneziani. Ma avan- 
ti di ciò feguì certa difeordia con quella Repubblica terminata l'Anno 
1360 colla interpofizione del predetto Ludovico, il quale con fuoi Ara» 
bafeiadori fpediti a Padova fece a Francefco il dono di Feltra , e Civi- 
dale di Belluno (3). Dell'altra aperta guerra del 1371 , e meno di quel- 
la del 1378 incominciata da Francefco contro quella Republica collega- 
to 



( 1 } Gal. Gatt. pag. 139. 
( a ) Gal. Gatt. pag. 14.7. 
(3) Addit 1. ad Chron. Cartijf, 



UH DOMINIO 

to co' Genovefi , e col detto Re j chiamata la Guerra di Chioggia, no» 
è dell'iftituto noftro ilfavellare, poiché fenzaun minutoefame degli Au- 
tori per aflerire nel bujo di tante contraddizioni la verità > noi non po- 
tremmo proferirla: il che fora lungo e nojofo. Imperciocché leggendo 
gli Scrittori Padovani, e dell'altre Città d'Italia per l'ima parte, e li 
Veneziani, tra quali Raffaino Carefino per l'altra, noi troviamo quelle 
due guerre con affai differenti colori dipinte: e però ce ne atterremo in 
generale, portando folamente qui ciò, che corrifponde alla noflra Provin- 
cia. Io fo bene, che da alcuno Scrittore è flato francamente decifo , e 
fcritto a feconda di quèfli ultimi: ma né io fono qui a confutarlo, per- 
chè la lettura de' primi ferve di prova alle fue afferzioni in contrario. 
Nella prima guerra in favore delCarrarefe s' intromifero per riconciliar- 
lo co' Veneziani per mezzo de'loro Ambafciatori il Legato del Papa, il 
Re d'Ungheria, li Fiorentini, li Pifani , Bolognefi, Genovefi, Scalige- 
ri, Gonzaga, ed Eftenfi : onde poi Ludovico fcn'ffe ii manifefto da noi 
fopra enunciato (i). Tutti quefti Principi riconobbero Francefco da Car- 
rara per Principe, e Vicario Imperiale di Padova. Nella feconda guer- 
ra la lettera fcritta dal Doge Andrea Contarini (2), ha per indirizzo: 
Magnifico, & "Potenti D. Francifco de Carraria Padua. , & diftrìBus Impe- 
stali Vicario Generali. ,. Andreas Cont areno Dei Grafia Dux Veneti at um , 
Rogamus Magnificentlam veftram.. . Data... 18. Menf. Aug. 1379 (3). 

Non ebbe a combattere Francefco folamente con nemici aperti, ma 
quefti nella propria Famiglia gliene fufcitarono di più formidabili , per- 
chè occulti (4). Marfilio XII fuo Fratello cofpirò prima folo; onde poi, 
fcoperta la congiura, in Venezia fu accolto: E pofcia un' altra volta con 
Nicolò II, e con Bonifacio Abbate di Praglia , quello legittimo, quefto 
fuo Fratello baftardo. Volle il Cielo, che fi fcopriffe ancor quefta: ed 
ambedue nell'Anno 1373. Come andafle la faccenda, piena cognizione me 

por- 



( 1 j Gal. Gatt. pag. 139. Gio. 1 Bonif. lib. io. pag. 536. e fegg. 

O) Gal. , e Andr. Gatt. pag. 306. Laugier T. 4. lib. 15. pag. 333. 

(3) Amelot Hift. du Gouvern. de Veti. pag. 73. Add. II. ad CJwon. Cortuf. all' A. 1379- 

£4) Gio: Bonif. lib. io. pag. 54.6. 



CAPITOLO Q_U ARTO. 161 

porgono gli Autori ( 1 ) : e le parole dette da Francesco al Padre d'uno 
do' congiurati (i) ci porgono un faggio del carattere di e fio Princi- 
pe, (inerti punti fono certamente sfuggiti alla cognizione del Critico, 
poiché altrimenti $' avrebbe fatto onore nel far nota al mondo la bafla 
origine d'una Famiglia, che ora gode onori , e ricchezze in Padova , ed 
in Venezia, e ne avrebbe formato un' accula a Francefco, come avven 
ne nel fatto di Jacopino XI. Sappia però, che in quelle due congiure fu 
fopra de' rei fentenziato dal Podeflà di Padova. Come termin^fle que- 
llo Signore il corfo de'giorni fuoi , lo vedemmo nell'antecedente Ca- 
pitolo . 

In quello abbiamo propoflo di correggere un errore del Critico , il 
quale pone un Anacronifmo della rinoncia di Francefco VI al Figliuolo. 
Servirà ciò per deferivere il modo, con cui fu quefli efaltato al Princi- 
pato. Eppure fi fcrive! Ma ha fcritto anche Gregorio Leti, e tant'al- 
tri hanno fcritto. Io non vò fiancare il Lettore , il quale giudicherà tra 
di noi. 

Nell'anno 1388 li 19 Giugno dopo varj Configli tenuti da Francef- 
co VI (a) co'Cittadini, e col Figlio, deliberò di rinonclare liberamen- qq F ran „ 
te la Signoria di Padova in mano de' Sindici, e Gonfaloniere del Popolo cefc0 VI1, 
Padovano, e di ritirarfi a Trevigi , nella qual Città nel giorno feguente 
fi refe in compagnia di due fue Figliuole naturali nate da M. Giovanna 
di Brazuolo , le quali amava teneramente. Radunatofì nuovamente nello 
ftefTo Giorno de' 29 Giugno il Configlio cogli Anziani, e Gonfaloniere 
di Giuflizia nella Sala grande del Palazzo, che fu ben pretto ripiena di 
Popolo M. Alvarotte (3) dell'i Alvarotti con bellijfima ... Orazione dimo- 
erò . . . , e In meritata Signoria del loro nuovo Signor* M. Francefco Novello 
da Carrara , • * nome di tutto il Popolo , t di tutta la Comunità , come 

X Con. 



CO Gal., e Andr. Gatt. pag. 185. 187. i8j. lyj. 101. 105. iop. Cron. Anon. Ztn% MS. 
psg. 91. Din. Chinaz. pag. 70$. 708, 
CO Andr. Gact. pag. 108. 
Ci) Andr. Gatt. pag. 644. 



x6z D O MINI 

Confahnhre di giufiizia apprefento lo fieni ardo del Comune a M. Francef*. 
co, e il fece Capitano, e Signore di Padova, il quale fiendardo ha la Cro- 
ce rojfa in campo btanc* ... dapoì ... feguono l'altre cerimonie... Fornito ta- 
le ufficio, e giurata giuftizia a tutti, come a f olito , fu accompagnato il Sì- 
nuore da tutto il Popolo alla Corte di continuo gridando: Ca r o , e aro : Vìva 
il Signor noflro Francefco Novello; e per tutta la Citi» furono fatte grandif- 
fime allegrezze , e fejìe . Dominus ( i ) Padue, , . . renuntiavit Deminio Civi- 
tatìs, &,,. Paduani fecerunt Dominion Civitatit D, Francifcum fuum fi- 
lium , qui munìens Civitatem paravit fé ad repflendum bello, E perfino Raf- 
faino Carenino appaflìpnatiffimoCronifta , e Declamatore Panegirica Vene, 
ziano (i): Tater... Domini um Paduz ceffi in manibus P optili , quifuhro- 
gavit filium fuum Francifcum de Carraria Junìorem, Ecco dalle mani del 
Popolo, non da quelle del Padre, e non del 1390, ma del 13S8 paflato 
il Dominio di Padova in Francefco VII. E da quello Io volle egli otte- 
nere, piutoftocchè dar retta a' configli fuggericigli da' perfidi Cittadini, 
de' quali fa Andrea Gattaro l'enumerazione {3). Come andaffe infegui- 
to la guerra infelicemente, benché con valore da Francefco amminiftra- 
ta , abbiamo brevemente raccontato. Solo diremo, cheancora dopo lari- 
conquida di Padova de' 1 9 Giugno 1390 1' onore del Principato dal Po- 
polo medefimo fu a Francefco li S di Settembre conferito ( 4 ) . E furo- 
no a tal cerimonia prefenti il Duca di Baviera, e li Commiflarj di Fio- 
renza , e di Bologna. 

Terminò in quello Principe il Dominio in Padova della Famiglia da 
Carrara, il quale da me ( per quanto io credo ) giuftificato, ha il fuo 
termine ancora il prefente Capitolo. Avrei potato con Diplomi, con 
inftrumenti pubblici, con lettere particolari corroborare cadauna prova : 
Ma dal Critico fono avvertito ad efler breve (5); e forfè taluno mi con- 
dannerà di avere fcritto anche troppo. Ogni foperchio rompe il coper- 
chio . 



Ci) Soz. Pift. Spec. pag. 1137. all' A. 1388. 

Ci) Raph. Caref. pag. 479. 

O ) Andr. Gatt. pag. fj<f. e fegg. 

t.4) Id. pag. 803. 

f 5 ) Difert. 1766. pag. 25. 



CAPITOLO QUARTO. itfj 

vini). Se io dovellì in generale favellare di tutto lo fpazio del tempo 
corfo fotto il Dominio de' Orrarelì in Padova , e dagli effetti argomen- 
tare la bontà di elio Dominio, eguaJ cofa mi riufeirebbe col confronto 
de'tempi anteriori, ne'quali governandoli quella Città in forma di Re- 
pubblica, continui fi fufeitavano i tumulti, le uccilìoni, e le (Iragi fra 
Cittadini, quando fotto il mite Governo di quella Famiglia, da Marfi- 
lìo XI fino all'ultimo Signore, regnò una fomma quiete, e concordia 
fra' Cittadini . Lo Studio delle Scienze fé non ebbe la fuanafeita da que- 
lla Famiglia, ebbe però un incremento tanto confiderabile , che ben può 
dirfi, che della riputazione acquilìata dappoi ad erta fola è debitore. Da. 
quella fu donato il terreno per aumentarlo , accrefeiuti gliftipendj a'Let- 
tori , che dalle più lontane parti erano chi mati . Il commercio, con ogni 
fludio e difpendio, di pubblici edificj impinguato: le magnifiche fabri- 
che nella Città, e nel territorio: le fortezze per que' tempi da'miglio- 
ri ingegneri lavorate: la polizia, le bell'arti, il traffico co'foreftieri s 
la popolazione, la coltura de' terreni , gli acquedotti , Ieaffidue, edifpen» 
diofe attenzioni per contenere li molti fiumi, che irrigano il Territorio 
Padovano, e Trivigiano, negli argini, onde impedirne le inondazioni, 
che a' dì noflri veggiamo negletti (i), tutto è opera de'Carrarefi . E 
ben può dirli, che per fortuna di quella Città, fia forto un favio, buo- 
no, e potente Cittadino, da cui furono ordinate le leggi, per le quali 
gli umori de' nobili, e potenti Cittadini fi chetarono, o in modo furono 
riHrette, che male operare non poterono. E fu quelli Jacopo Vili da Car- 
rara . Che fé alcuna flita qualche perverfo Cittadino congiurò contro il 
Principe , fé fu cambiato il Governo, feTincontinue guerre li due Fran- 
ceschi furono involti , il prefente Capitolo ha pollo in chiara luce li ca- 
ratteri de'follevatori , da' quali niuno Stato può purgarli baflevolmente j 
e i tempi, i collumi, il numero de' Principi allora dominanti in Italia, 
la forza, la mala fede generarono quelle turbazioni , e difgrazie, per 
le quali dovette alla legge del più forte quella Famiglia foccombere (z). 

X 2 Che 



( i y Hift. Bern. Juft. lib. i. pag. IX. Cron. Marco Guazzo pag. 34. 
(.O Ex : Famiglia Gonzaga fuperft. infeudata 21 Sett, 14.33 da Sigifrrjondo Itnper. per li- 
■sea retta, e collaterale, 



.i*4 DOMINIO 

Che fé ella fi aveffe potuto confervare nell'antico Dominio , non leman- 
cherebbero al prefente fcrittori in folla, li quali, ftudiandofi di com- 
porre Annali, ed Morie, non dirò già in fua laude folamente, ma coli' 
inveftigare que' documenti , che fi farebbero da effa gelofamente cuftodi- 
ti, cercherebbero vindicar dalle tenebre, e dalla mendacia la verità 
per ifmentire coloro, che impunemente/! sforzano d'ofcurarne la pura for- 
gente, e la gloria de' fatti di quelle perfone, che la illuftrarono. E in 
verità io farei colpevole affai più, fé invece diaddur tante prove per le- 
gittimare il Dominio degli Otto Prìncipi di quefìa Famiglia, aveffi prc- 
fo il partito di formarne il paralello con altre, le quali pur dominaro- 
no in molteCittà d'Italia, benché con ufurpazioni, tradimenti, e ucci- 
sioni s'abbiano flabilito nel Principato (i). Ma li difetti, e delitti d' 
un Uomo non giuftificano l'Uomo . Io accetterò adunque il partito di 
Fra Paolo , piuttoftocchè pormi a foflenere una difputa cavillofa , e odio- 
fa , e diforme dal carattere d'Iftorico, e di galantuomo. 



(O Vedi come arrivatolo le Famiglie Dominanti in Italia al Principato. Turriani , Vif- 
«onti, Scaligeri, Gonzaghi , Eftenfi , Malatcfli , Roflì , Scotti , Cavalcabò, Varrani , Caminefi , 
Gambacorti, Montefcltri , Medici, Far»efi , tant' altre. De' Medici vedi Mishiel Bruti Hifì, 
Florent. pag. i. & fegg. 




«£j^ 



CA- 





CAPITOLO QUINTO* 

MATRIMONI- 

ER giuftificare il Promemoria, baderebbe certamftn* 
te l'addurre le autorità degli Scrittori , da' quali chi 
compofe l'arbore da noi più volte nominato ha trat- 
to li Matrimonj in elfo Promemoria connotati . Ma 
perchè fopra le afferzioni di quello neppur io mi fo- 
no acquietato, anzi ho voluto indagarne la verità 
in fonte de' Libri da elfo enunziati , io qui porrò 
tutto ciò che credo efier fufficiente per confermare, quanto nel Prome- 
moria ho dettato. E' ben vero ,. che quegli che il ricopiò vi ha inferito 
degli errori, li quali dalla mia penna non potevano certamente trafcorre- 
re: imperciocché fé dall'arbore fopraddetto furono que' Matrimonj rico- 
piati, e quello da più d'un Secolo è incifo in Rame, e molte copie fé 
ne fono fparfe , come dovevo io fcriverle in differente modo da tale 
Originale.' Il primo Matrimonio folo fu da me ritrovato: gli altri tut- 
ti da quello. Vi potevo altresì inferire 1' Epoca de'Matrimon) medefimi, 
la quale farà qui aggiunta; il che non feci per la ragione efpofta nell* 
introduzione di quella Operetta , e perchè mi attendeva in rifpofta l'Ar- 
mi, o fia Blafone di quelle Famiglie , e non una difputa in contradditto- 
rio . Ammirerò quindi te belle erudizioni, che mi porge il Critico rap- 
porto all'origine, titoli, onori, e progredì di quelle Famiglie; nullaad- 

elfo 



t66 MATRIMONI 

elfo opponendomi, fé non quanto fpetta al mio iftituto .- ed ( efaminate' 
prima attentamente , e ventilate ) le aggiungerò alle molte felve di eru- 
dizieni Genealogiche, le quali ftan no predo di me , ed accrefceranno il 
numero degl' Iftromenti, a' quali mancano per avventura li Tertimonj, 
che leggo con fomma attenzione notati in quelli , che mi fi favorifco- 
no . Che fé di quelle Famiglie ( delle quali per altro ho intera cogni- 
zione ) crederò necefiario il teffere di.fcorfo, farà quello da me proferi., 
to a tempoj e fulla fcorta di moki Autori, e non di uno, o di due. 
E poiché non è della mia Provincia il formare una efatta Genealogia,, 
o indagare l'origine di erte Famiglie, ma folodi ricercare , fé le Donne 
da me , e dall'Arbore Genealogico nominate abbiano avuto l'alleanza 
di quelle, ciò folo ricercherò ftudiofamente, e porgerò al mio folito le 
precife parole degli Scrittori , lafciando l'impaccio a chi lo vuole di trat- 
tarne più ampiamente. Fra quelli limici a dir vero doveva contenerli il 
Critico rifpondendo alla dimanda: e s'avrebbe fatto più onore, che non 
ne coglie coi teffere la Genealogia d'una Famiglia, e cercarne la prima 
derivazione, quando ne era affitto ali'ofcuro, e chiudeva ambo gli oc- 
chi per non difcernerla, aprendoli foltanto fu '1 Sanfovino, e fondando 
l'erronee fue opinioni fopra una favola,. Che fé alia dimanda non pro- 
porta dell' accafamento di quelle Donne egli eziandio avelfe rifpofte ne= 
gativamente fu "i fondamento folodi non ritrovarle efprefìe negli Auto- 
ri da lui efaminati, io qui m'accingo a dimoftrarglr, come ho fatto fi» - 
no ad ora, che fé fopra quelli, che io gli porgerò , avelie rivolto gli oc- 
chi, fi farebbe fgannato, o avrebbe fofpefo il fuo giudizio, contentando» 
fi di rifpondere a tuono, come fuol dirfi» quando declinando per vana 
pompa di erudizione ha fatto come que', che mirando a'pisdi d'una Mon- 
tagna la Luna, credettero aggrappandofi fopra l'erto di empierne alcuni 
Galloni j e fé ne ritornarono beffati alla China. Ecco il Prome- 
moria . 

I- L'arme di Stanchino da Prata , che ebbe in Moglie N. figlia diNi- 
colò I, da Carrara circa Tanno 1300. 

II. L'Arme di Ulrico. Conte di Monfort, Marito di Giovanna figlia di 
Jacopo X da Carrara cìtca l'anno 1300, 

^ . L' Ar- 



CAPITOLO Q.UINTO, i6-j 

L'Arbore Genealogico di quella fcrive : Joanna Jacobì x fili* TrlricoCo. 

miti Mentii fortis Nupta A. D. 1363. Annui. Carrarienfes pag. 13. 

HI. L'Arme di Ottone Conte di Aumberg, Marito di Margherita 

figlia dello fteflb nel detto Secolo . 
L'Arbore GenCal. Margherita Jacob! X. fi Ha Ottoni Cerniti Stumbergtnft 

nupta . llluftr, Jacobo Pappa favio Barone de Raicfpair ex Genalogì'.s illinsFa- 

miti a Ah fiore . 

IV. L'Arme di Federico Duca di Stubemberg, che ebbe in Moglie 
Carrare/e figlia del detto circa l'anno 1300. 

L' Arbore Gen. Carraritnfis Jacob! X filici Friderico Duci Stabembergenfi 
nupta A. D. 1341. Ditta etiam Carrarefia , Ann. Carr. pag. 20 & *M 
Auttores . 

V. L'Arme di Federico IV Conte d'Oettingen, la cui Moglie Carr a, 
refe era figlia dì Francefco VI da Carrara circa l'Anno 1300. 

L' Arbore Gen. Carrarienfis 11 Francifci VI fili a. Nupta Friderico IV Co* 
miti Oettìngenfi . Gattarius Junior . Henninges in tabulìs univerfalibus Genea* 
logicis , ac alii Auttores . Ditta etiam Carrarefla . 

VI. L'Arme di Ottone Conte di Ottemburgh , la cui moglie era Lie- 
ta , o Allegra figlia del detto. 

L'Arbore Gen. LAta 11. Francifci VI jìlìa Nupta Ottoni Seniori Corniti 
Ortemburgenfi '. Gattarius Junior, & alti. 

VII. L'Arme di Stefano Frangipani Conte di Veglia, e Segna, la cui 
Moglie era Catterina figlia dei detto. 

L' Arbore Gen. Catterina li Francifci VI filia Nupta Stephano de Fran- 
gipanihu s Corniti , ac Trincipi Segna, & VegU ec. A. D. 137*. Gattarius 
fenier , & *li't • 

VIII. Finalmente l'Arme di Ermanno Conte di Cilla , la cui moglie 
era Ziliola figlia del detto, Vedova di Venceslao Duca di Saffbnia. 

L' Arbore Gen. Giliola II. Francifci VI filia Nupta VVenceslao Saxonit, 
Duci, & S. R. J. Elettori Archimarefcallo , qui obiit A. D. 1388. Annal, 
Carr or. pag. 27. Gattarius Senior, & alii. Inter r ecent iores Abitius inPri»}- 
stpum Cbriflianorum Stetnmatibus , & alii. II. Nupta Her manna Corniti Cilia 
Jac. Tappafava Bar, Raicfpair, ec, Epe Archivio Serenìflìmorum Bavarìg, 
Ducum , 

Io 



3 68 MATRIMONI 

Io trovo concordare perfettamente colle autorità ricordate l'Arbore 
Genealogico : fé non che vi ho aggiunto la Prima ; e la VI non è altri- 
menti figlia di Francefco , ma di Jacopo X. Quantunque a quella oppor- 
remo uno Scholion . Ma a propofito di Jacopo X ricordiamoci, che tre 
portarono quefto nome. Giacomo ilGrande Primo Signore di Padova-,-da 
me chiamato Vili; Jacopo Minore Quinto Signore di Padova, da me 
fcritto X; e JacopinoXI Sedo Signore; il qual ultimo (col nome di Tu- 
cidide ) non è psè Maggiore, né Minore, né Grande, né Piccolo. Ciò 
fia detto per rifchiarare la confusone introdotta dal Critico fopra que- 
•fto nome, e nella enumerazione de' Signori di Padova, come abbiamo 
dimoftrato nel II, Ili, e IV Capitolo. Li nomi altresì di Ubertino, Al- 
berto, Uberto, e Albertino fuonano lo ftefTo. 

Scordiamoci adunque l'Arbore Geneal. e veggiamo , fé fiapofTibile di -ac- 
cafare quefte Donne in quella Famiglia ad onta di chi non le vuole . 

'I. N. Figlia di Nicolò I. da Carrara Moglie di Bianchino da Prata,. 

L' Arbore Gén. attribuifce due Figlie a Nicolò I da Carrara . La pri- 
ma chiamata Beatrice; la feconda Pergarde, Ifelgarde, o Enfelgarde. 
Di quella trovo una Epigrafe (i) ne'Claultri di S. Antonio in Padova: 
J370 Die Jovis 23. Maj. Hic jacet egregia Domina Beatrix nata bon& me- 
morie. Magnifici M'dhis Domini Nicolai de Canaria, Nicolò fu fatto Cava- 
liere da Federico d' Auftria Imperatore . Né altri di talnome ebberoque- 
flo onore. La feconda è nominata da P.P. Vergerlo (2). Itaque fponfa- 
lia ineunt , ufi Maflìnus de la Scala Canis Nepos ex fratre , Pergardam Ni' 
coiai Filiam Uxorem ducat . Dot (ibi Xjrbs Patavina , qttam ut ajjequi Canis 
foflit enixurum fé Nicolaus fpopondit . Ma dipoi forti a Marfilio XI, come 
nel Terzo Capitolo abbiamo veduto contratta fponfalìa dìffolvere , érTbad- 
d&am Jacobi (VIII) natam , quare Maftìno Pater ejus de/ponderar , nttptum 
ti dare , Gugl. Ongar. ( 3 ) dice : Nicolò di Ubertino di Elena dalla Torre 

di 



CO Jac. S«lotsi. Infcript. Urb. Pat. pag io* 

( 2, ) Verg. pag. 140. 

fa ) Ongar. MS. pag. 310, 



CAPITOLO Q_U I N T O. t 6 9 

Jt. Milano generò Giacerne , Giacchino, Beatrice , lfelgarda . Morta Elena y fpo. 
so Jacoma Vicentina con liste /ne figliuole fucceffe in gomita lire. Fino ad 
ora dunque troviamo, die Nicolò ebbe due Figlie, né è noto a chifof- 
fero maritate. Ecco il lume. Il Cortufio ( i ) e' iftruifce: Eodem men/e 
( Aprile 1355. ) Die 19. Domini de Cartaria ( Jacopino XI , e Francefco 
VI ) prò honore Imperli feerunt mngnum fefium. linde D. Jacobinus fecit 
milite* in Ecclefta Cattedrali Jacobum de Capite vacca plus annofum , Lian- 
thinum de Prata Sororis marìtum ... Jacopo Caroldo feguace del Cortu- 
fio (1): Pervenuta la nuova in quella CittÀ ( Padova 1355 ) della coro- 
nazione del Imperatori ( Carlo IV. ) quelli Signori per dimofirare la loro de* 
vociane ver/o /' Imperatore fecero una folenne fefia nella Chiefa Cattedrale 
di T 'adova > dove il Signor Giacomo fece Cavalliere . . . Meffer Bianchina da 
Prata marito di fua Sorella. Qua-1 forfè pai delle due foprannominate, o 
una terza, la qual forfè inventerebbe il Critico, lafcio 1* A Urologia a 
chi la vuol feguire . Dunque una Carrarefe e Figlia di Nicolò. I da Car- 
rara fu Moglie di Bianchino da Prata Cavaliere: e viveva quefti del 
1355. Il che era da dimoftrarfi , 

Se volefle il Critico notizia di alcun nome dalla Famiglia di Prata : 
eccolo. Li 5 Maggio 1360 (3) un tal D. Pietro Conte di Prata Cugi. 
no di Francefco VI cantò Mefla in Padova. Fu quello Pietro da Prata 
poi Vefcovo di Padova. Così Tolberto da Prata è nominato Cugino del 
detto Francefco nel 1361, €1363, e aveva in Moglie una Figlia del Ca- 
valier Gherardo denigri Podeftà di Cividale» Fu egli allevato in Pa- 
dova da Francefco, alla cui cura avendo mal corrifpofto in feguito, fu 
per una ribellione da lui mofTa in Friuli, mandato prigione in Cartel 
Baldo. 
E perche il Critico m'infegna (4), che nel medefimo tempo viflero 

Y due 



CD Cortuf. lib. il. cap. 4. pag. 945, 
(i ) Gio.- Jac. Caroldo MS. lib. 8. 
C 3 ) Addit. 1. ad Chron. Cortuf. 
(4) Difert. 1765. pag. a. 



- J7 o matrimoni 

due Bianchini, l'uno da Porzia, l'altro da Prata, ecco affegnata anche 
a quello la Moglie. Parente de' Carrarefi. IlCortufio ( x ) all'anno 1346; 
£odem die (li 7 Genoajo ) Bianchinus de Ponili» Filiam Guglielmi Dentis 
duxit, quam recepìt foonorifice a Magno Jacobo de Cartari» ( Jacopo X, 
perchè l'ottavo era morto) eujus erat germana per matrem fororem D.Ni*' 
colai. E P.P. Vergerlo ( 2 ). Et filtam olim Guillelmì Dentis ex amica »«- 
tam Biaquino da Purciliis nuptui tradidh. Ecco il Bianchino daPorziama» 
rito d'una Figlia di Guglielmo Dente. Era cugina di Jacopo X » perchè 
figlia d'una Sorella di Nicolò I', come è feritto nell'arbore ; la quale fu 
moglie di Guglielmo Dente, Il che fervila per efaminarfi dal dotto Ge° 
nealogifta , e gli toglierà i dubbj fopra ii due Bianchini da Prata , e da 
Porzia . 

A me per altro nulla fervono le erudizioni da luì favoritemi della Fa- 
miglia da Porzia, perchè già dal Sanfovino le tenevo. Leggo in quello 
la divifione nata tra Gabriello, e Federico figliuoli del Conte Artico, 
onde a quello toccò il "Contado di Prata, a quello Porsia, e Brugnera; 
la prontezza di quello nel venire alla devozione della Repubblica Vene- 
ziana: la demolizione del Cartello di Prata: la fucceffione in Prata di 
Daniello Florido da Spilimbergo: e leggo ancora l'Arme di Porzia (3). 
Mi rimane per altr» a defìderaredi fapere, fé dopo ladivifione del 1214» 
abbia Gabriello, cui toccò la Contea di Prata, portato l'Arme co' Gi- 
gli ec. , ovvero denominandoli Conte di Prata l'abbia cambiata. Poiché 
l'Arma defcritta dall' ImhofF, e tutte l'altre iftorielle del Conte Fran- 
cefco.Ignazio Antonio Avo del Critico, e del Principe Annibale verfa-» 
no circa 1' Armeggio de' Conti di Porzia, e non di Prata. Né io pongo 
in dubbio, che il Bianchino Marito della Carrarefe foffe di Porzia, di 
Prata, 

II Gio^ 



(1 ) Cortuf. lib. 9. cap. 4, pag. 918. 

Ca) P. P. Verg. pag. 178. 

C 3 ) Sanfov. Farci, ili. <T Italia pag. 240 , e fegg. 



CAPITOLO Q.UINTO. 171 

ff. Giovanni Figlia di Jacopo X da Carrara Moglie di Ulrico Conte di 
Monfort . 

Tralasciando ogni fuperfltu dottrina rapporto alia nobiltà della Fami- 
glia di Monfort, che rale la confiderò, e in iftato di grandezza di na- 
tali, di onori, e di ricchezze lad/nota il matrimonio medi- fi ino contrat- 
to colla Famiglia da Carrara, è d'uopo, che ognun v.'gga efler flato 
imponibile, che Giovanna folle figlia di Jficopo Vili ( dal Critico det- 
to Settimo ) il grande, come il dettoCritico vuol congetturare (1). Se 
anche quella Giovanna folle nata pofluma, avrebbe dell'Anno 1363 tem» 
pò del iuo matrimonio avuto l'età d'anni 39. Cosi fia detto della Sorel- 
la fua , che vedremo nello Hello anno maritata in Luca Savello, Sappia- 
mo, che Jacopo X ebbe due Mogli: 1' una Lieta Forzate figlia di Mar* 
zio Conte di Montemerlo, e di Cubitofa figlia di Jacopino VI da Car- 
rara detto Pappafava. Da quella nacque Francefco VI, e, come piace 
all'Ongarello (i), tre Figliuole. La feconda Moglie fu Coltanza da Po» 
lenta figliuola di Guido de' Signori di Rimini fpofata da lui nell* Agoflo 
dell'Anno 1341 (3). Da quella ebbe MarlìlioXII , Ubertino IX, e Ni- 
colò III. Dice il Gattaro (4): Morto adunque M. Giacomo (x) di lui rU 
mafero quattro Figliuoli . Il primo fu M. Francefco da Carrara detto il Vec- 
chio , e quejìo ebbe di M. Lieta di Montemerlo , Sorella di M. Alvife dì Mon- 
temerlo. Il fecondo fu M. Murfilio , il terzo M. Ubertino , il quarto M. Ni* 
colò. Qjiefti ti e furono figli di M. Coftanza da Polenta in fecondo matrimo- 
nio. Vengo alle Figliuole, che io in varie famiglie ho collocato. Il fup- 
plemento (5) alla Cronica de'Cortusj all'Anno 1363 di Maggio, e di 
Giugno fcrive: In quefti dì el Magnifico Signore U. Francefco da Carrara 
marido due so Sor or e follmente da parte di Pare\ ma di M, Mar fi Ho , Nico- 
lì, e Ubertino Sor or e da parte di Fare, e di Mare, f una delle qnulì z.oe 

Y 2 Ma- 



(j ) Difert. i7«S- pag. i$, 

CO Ongarello MS pag. jie. 

(3) Cartuf. lib. 8. cap. 6. pag. $06: 

(4.) Gal. Gat. pag. 39. 

C 5 ) Add. I. ad Chron, Qortuf. pag. fje. 



i :jz MAX R I M O N J 

Madonna Lieta fò dada a Zuane fiolo di Luca Savello Principe Rimano , luti- 
no polente, e Do/e: L' altra, x,cì Modonna Zuana fò dada adVìrigoTodefc» 
Cinte di Monteforte . Le quali fatte qui le follenitk delle nozze con balli , 
Zùftre , & a i tre f e ft e del me fé di Max.o> e di Zugno per i so Mari! fò mena 
ai io proprj luoghi con bella ì & ^onorevole compagnia di nobili Cittadini Pa- 
dani . Io credo di non dover aggiunger di più. Ho qui pofto anche la 
Moglie di Giovanni figlio di Luca Savello Principe Romano, e Dofe per 
falvare il grande errore rinfacciato all' Arbore Genealogico di av*r dato 
i-1 titolo di Duca a Federico diStumbergh , come ha riflettuto ilCritlco(i), 
in que' tempi io veggo dato il titolo di Dofe tanto ai Dofi d'Ofterich, 
e di Sanfogne ( Auftria , e --Sa Afoni a. ) quanto a tant'altri, come a que- 
llo, che conDiplomi Imperiali non lo avrà ottenuto inquella guifa, che 
fu a Gio: Galeazzo Vifconti accordato. Io poi 1' ho pollo quale l'ho ri- 
trovato. Se efaminafiìmo la ragione radicale di tutti i moderni titoli; 

III. Margherita figlia di Jacopo X Moglie di Ottone Conte di Stvim. 
fcerg. 

Dal Diploma fetitto da! Critico (2) dell'Anno 1360, in cui vengono 
nominati tré della Famiglia di Stubenberg „• e fono Fridericus de stuben- 
ierg... e Ulrieus , & Otto de Stubenberg , io trovo appunto li due nomi 
di Federico marito di Carrarefe, detta anche CarrareAa da Carrara, e 
di Ottone di Margherita, ambedue -figlie di Jacopo X.La congettura poi 
del Critico (3), cioè che ambe le Carrarefi fiano figlie del fuo diletto 
Giacobino IX ( da noi fcritto XI, e fu VI Signor di Padova ) è con 
fua permifllone falfiffima. Giacobina fi maritò li i^Gennajo del 1353(4), 
Del 1354 li 18. Giugno gli nacque Jacopo XIII (5). Del 1355 18 \jx- 
glio ili fatto imprigionare dal Nipote (6): né ebbe più commercio con 

la 



(i) Difert. 1765- pag- *o- 
( s ) Ibid. pag. n. 
( 3 ) Ibid. pag. iz. 

(4) Cortuf. lib. io. cap. 9 pag. fj8. 

(5) Vid. Cap. -III. 

•■CO Vid. Cap. Ili , e I.V . 



CAPITOLO Q.LI I NTO, 1 73 

h moglie, ta quale Ci ritirò colla fua Famiglia, cioè con quefto Piglio 
in Mantova. Tutta la prole di Jacobino XI fu quefto Figlio (1). Ora 
come ponno efier fue Figlie quelle? E poi fé ne averte avuto, ( perchè 
lì dirà, che nacqueroGemeile) come erano atte al matrimonio del 1360? 
Io non fo, né è del mio iftituto di ricercare , qual parentela correffe tra 
Ottone, e Federico di Stumbcrg , li quali nel fopra allegato Diploma fo- 
no fcritti difgiunti; ma fé fodero flati anche fratelli ognun vede, che 
fpofar potevano due Sorelle fenza dar difturbo , o guadagno al/a Date- 
ria . Oltre l'autorità dell'Arbore Genealogico da noi rinvenuta lincerà, 
e verace , e degli Autori da quello citati , fi accorda meco il Critico (2) 
nel concedere, che il Terzo Federico da lui delineato in un arbore, «V- 
e», l'anno 1360 anche gli Scrittori oltramontani ajferi/cono aver avuta in- 
Moglie una Carrarefe figlia del Trincile di Padova. Onde io nulla di più 
aggiungerò né a quella , né all'altra che fegue, fé non che efTer dove- 
vano Figlie delia prima Moglie di Jacopo X fpofata da lui l'anno 1318, 
non della feconda, perchè abbiamo, che di quella lafciò Francefco VI, 
e tre Fermine, e Carrarefe fu fpofata nell'Anno 1341 appunto nel tempo 
delle nozze del Padre colla feconda Moglie: non mai però Figlie di Ia- 
copino XI, come abbiamo fopra con evidenza dimoftrato. 

IV. Carrare-fe Figlia di Jacopo X Moglie di Federico di Stum- 
berg. 

Di quella abbiamo ragionato nel parlare della Sorella, e dal Critico 
viene accordato, e da fuoi Scrittori (3) oltramontani . 

V. Carrarefe II da Carrara Figlia di Francefco VI Moglie di Fede» 
fico Conte di Oettingen. 

Qui in fu '1 principio mi difpiace moltiffìmo di aver dato un diflurbo 
allo Scrittore della Critica nel ricercare due Mariti nella Famiglia d'Ot-. 
temburg a dueCarrarefi, quando dì uno falamente io abbifognava, e dell' 

Ar- 



Ci )' Gal. Gatt. pag. 43. 
CO Difert. 1765. pag. 2.2, 
C 3 ) Id. Ibià. 



374 MATRIMONI 

Arme della Famiglia d'Oettingen, nella quale pafsò la prefente Donna, 
Quello è fiato un errore del Copifta del Promemoria: e quindi nel Cri» 
tico infinitamente maggiore la fatica.* ed io non ottengo il Ri a fon e del- 
la Famiglia d'Oettingen. Ma forfè non avrebbe mancato certamente d£ 
opporfi> come ha fatto dell'altre appoggiato al fondamento grandifiìmoj 
che tali Matrimonj non fono fegui ti , perchè ? . . . perchè egli non ne ha 
cognizione. L'Arbore Genealogico giuftifìca la mia afTerzione, col tefti- 
monio di Andrea Gattaro , e di Girolamo Enninges ( 1 ). Non manca Die- 
go Lecquilla ancora, del quale, come di Scrittore non citato dal detto 
Arbore addurrò le parole (2). Cenus Ludovici VII, Corniti* Oetingen ex. 
antiquìs nwnumentis . Federicus Comes Oettingenfis obiit 1423, Frater Ludo- 
vici Junioris & cum barba , sui ITxor Agnes filia Eberhardì Corniti* a VVer- 
ienbergh Soror Joannis . Vi duo, 14.41, ¥ rider ici Epifcofi AbiBet . Adhelhaìdil 
C arratienfis conjugìs , & Eli/abetba Alberti Landgravio a LeiBemberg , Uxor 
"Eitpkemia Bo/eslai , vel Bekonis Ducis Mufterbergenfts in Slejìa fili a . Aliis 
Juattnis, & E li/ai etèra Brigenfis . Tertio natus , Non efpongo qui tutta la 
Genealogia Oetcingenfe descritta dall' Autore fopraccitato } perchè non 
fa zi propoli to, e perchè non arrivo pure ( veggafi quanto fono lincerò) 
a capire chiaramente il tefìo foprafcritto. E folo intendo, che nella Ca- 
fa d'Oettingen entrò una Carrarefe , alla quale s'è cambiatoli nome in 
Adelaide . Il Supplem. (3)10 Aggiunta alla Gron. del Cortufìo lo cam. 
bia anch' egli dicendo.,. Madonna Lieta figliuola di M. Francejco Vecchi» 
da Carrara andò a Mario, e M. Ferìgo Conte à" Ottìn fo Jo marie. Io in= 
{erpfeto il cognome d'Ottin in Qttingen , folita corruzione di que' tempi» 
e principalmente di uno Scrittore , che fcrivealla Pavana, Così il Conte 
Gafparo Sdoppio nella Genealogia dalla Famiglia Scaligera pone una Bea- 
trice Scaligera in N. Conte d'Otting. 

VI. Lieta da Carrara figlia di Jacopo X, Moglie di Ottone Conte di 
^©ttemburg. 

Devo 



Ci) Gir, Enti. Tsb. Univerf. Geneal. 

XO Dieg. Lacqu. T. 1. p. 4.. Excuf. 1, pag. +8. 

<|) Addit. I, ad Chron, Cartai", all' A. 138;. 



CAPITOLO Q.UINTO, vy; 

Devo confertare , che mi fi rifveglia una obbligazione verfo il Critico 
a quefio parto di Lieta da Carrara Moglie di Ottone Conte di Octem- 
burgh, Ìa quale feopro ora, che non fu altrimenti Figlia di Francefco VI> 
ma del fuddetto Jacopo: nel che falla l'Arbore Gen. , il quale a quello , 
non a quefio l' attribuire. Avrà errato per la fomiglianza del nome, e 
perchè la Lieta di Jacopo è da lui porta come Moglie di Giovanni Sa- 
vello, in cui fu maritata l'anno 1363. Quella medefima fomiglianza di 
nome ha porto me pure in fofpetto, e mi fiimolò all' efame degli Scrittori 
ii que' tempi. E in fatti feopro, che fu Figlia di Jacopo X. Mi fia per. 
meda però una congettura, la quale farà la prima, che io mi prendo l' 
arbitrio di formare in quell'opera. E* cofa improbabile, che Jacopo abbia 
avuto due Figlie dello llefib nome, onde, trovandone io una maritata 
nel Savello, creder pofib, che morto in poco tempo il primo Marito, 
fiali nel Contedi Ottemburgh accafata. Che Lieta forte Moglie del Sa- 
vello lo abbiamo veduto parlando di fua Sorella Giovanna maritata nel 
Conte di Monfort: Che quella Lieta irterta fia figlia di Jacopo X ce lo 
«limoftrano le prove, che feguono. Andrea Gattaro all'Anno 1389 fcri- 
ve ( 1 ) . . , Mtntre che il Signor Francefeo Novello . . . fietie a Monaco . . . Ma- 
donna Zitta da Carrara Moglie del Conte Ottone d' Ottemburgh [or ella del 
Signor Vecchio fuo Padre ebbe avvi/o come egli era li , * fubito mandò due 
gentiluomini de'fuoi al Signore per parie del marito e fua a pregarlo, che 
fojje contento di andarli a •vifttare \ ai quali rifyofe il Signore.. . fi feusò di 
no» potervi andare per molti fuoi importanti ri/petti , e mandò per Rodolfo fuo 
fratello , ti quale andajfe. . ., vifit andò quelli in nome fuo , con ordine, che 
poi andajfe a Segna da Madonna Catterinà fua Sorella... ( quello facefle 
a Segna Io vedremo parlando di Catterinà ) ... Io poi ( il ConteStefano 
Frangipani fegue a parlare ) fon collegato col Conte di Ciole , e col Conte 
Ài 'Qttemhurgh , il quale e noflro parente, nato di Madonna Lieta da Carra* 
fa Sorella del Signor vojlro Padre, e con Jacas , e Stefano Diavolo Ongh&~ 
PO it. La mattina (2.) feguente,., giunfero,,, ad Qttemburg, ove da quel 

Con' 



CO Andr. Gatt. pag. -760. 
(2) Id. pag. 765. 



r 7* MATRIMONI 

Cc«re furono molto onorati, il quale era fuo parente,,, per la (Irada trtva; 
tono M. Michele da Rabatta amici/fimo . . . del Signor Fr ance/co , , . offerendoci 
fempre M, Mkhele ai fervi*) del Signore,.. Il Duca Stefano ( di Baviera ) 
et il Signore... partirono ancor ejfi , et andarono a Lenzocb , ove il Due* 
fece una Dieta... e fatta conclttfione dì p-ajfare. in Italia al fer vizio de' Fio. 
■reatini, e Bologne fi , e del Signor Francefco da Carrara. , . il Signore partì 
dal Duca , et and» per vifìtare il Conte d' Ottemburg fuo Barba , marito di 
Madonna Lieta da Carrara, Sorella del Signor Vecchio fuo Padre, et ivi 
gìonto trovò , che Madonna Lieta fua Ameda era morta ; ma fu dal Conte 
ben viflo , et onorato. Fin qui il Gattaro, che non può parlar più chiaro. 
Jac. Fil. Tomafini dice (i), che nel Monaftero di S. Benedetto di Pa- 
dova fi conferva una memoria di tal tenore: Madonna Aletta da Carra- 
ra , che fo marìdà in Optoa , come illuflre, e devoti£tma fi fare, ovverà 
dì il drappo. Altrove (2,).: Di più Lieta da Carrara Figliuola di Giaco- 
mo , che fu moglie del Conte Ottone d' Outemburg il vecchio , Principe grandi 
nella Carintia vien raccordata nel detto libro tra le benefattrici con Fina 
Carrarefe , Dunque Lieta da Carrara fu figlia di Jacopo X, Moglie di 
Ottone Conte di Onemburgh , che ebbe prole mafehile da ella: la qua! 
Lieta morì l'anno 1389. Il Rodolfo da Carrara fopra nominato era fra- 
tello natutale di Francefco VII fu detto l'Ungaro, e militò fotto Lu- 
dovico Re d'Ungheria. 

Quanto alla erudizione de' tre PoflTefiori della Contea d' Ottemburgh pro- 
ferita dal Critico (3), io mi farei difpenfato di far parola della Fami- 
glia Veneta , come dottrina odiofa , e fuori di tempo . Se 1' Amelot ne 
favella in tal guifa r non è forte autorità la fua > perchè ha fcritto a fe- 
conda del volgo; quando ella ha forfè qualche miglior fondamento di una 
meno ignobile derivazione. E fé il Critico non ha quefti fondamenti efa- 
minato, non doveva, fcrivendo prudentemente,' precipitare La fua fen- 

ten- 



C 1 ) Vita del B. Giordano Forzate Cap. 18. pag. 115, 
(i) Id. cap. zg. pag. 130. 
Qj) Difert. I7«S> pag- a*; 



CAPITOLO Q.UINTO. i 77 

tenza. Io m'ho già accorto , eh' egli è troppo credulo, quando di drr 
male Ci tratti. Si guardi per fc medefimo, giacché io non lo credo mu- 
nito di forti argomenti, fé mai venifle anch' egli attaccato. Si fa poi al- 
tronde, quante invenzioni abbia fognate l'Amelot nella fua Moria del 
Governo di Venezia (1) , dove fu Secretarlo dell' Ambafciatore a quef- 
la Repubblica, tanto rapporto all'Idoneo , e Politico, quanto a'coflumi, 
e nobiltà di quella antichiflìma , e in ogni tempo libera Repubblica, lo 
configlierei l'Autore a confutare gli antichi Scrittori, piuttoflocchè i 
moderni, e principalmente Francefi, e lafciare il P, Martino Bauzer, il 
P. Claro Pafconi, il P. Froilich, e gli altri, de' quali fi fono notati 
gli errori. Ciò (la detto per tutta rifpoita all'erudito Capitolo del Cri. 
tico fopra la Famiglia, e Feudo d'Ottemburg, e in confermazione del 
Promemoria . 

VII. Catterina da Carrara figlia di Francefco VI moglie di Steffano 
Frangipani . 

Neppur quella è dal Crìtico ritrovata nella Genealogia dalla Famiglia 
Frangipani. Configlio lui, e '1 dottiamo P. Froilich (2), il quale non fa 
dirci il cognome di Catterina moglie di Steffano, ad aggiungervi da Car- 
rara. Parlo fulla fede di Scrittori Sincroni . Galeazzo Gattaro fcri- 
ve {3) : affine the M. Francefco (VI) da Carrara conofcefje quanta dile- 
zione, e carità gli portaffe la Maejià del Re (d'Ungheria), volle il predet- 
to Re maritare una figliuola del Signor M, Francefco nominata Madonna Cat- 
terina da Carrara , e dettela per ifpo/a al Nobile Principe Steffano Conte dì 
Veglia, e Segna, e d' altre Provincie , e così fu fatto . Poi all'Anno 1372 (4), 
Venne adi z di Giugno in T adova il Signore Steffano Conte di Veglia , e Prin- 
cipe di Segna a compiere il matrimonio fatto con M, Catterina da Carrara , * 
così honoratamente fatte le nozze fi partì detto Conte con la fua Donna , 
Pervenuti (5) a quefti dì ( cioè li 22. Giugno ) dovendo, partir fi Madonna 

Z Cat. 



C 1 ) Amelot. T. II. pag. 71*. 

LO Id. pag. 17. 

("3 ) Gal. Gattaro pag. 8|. 

C 4- ) Id. pag. 87. 

C J ) Id. pag. 89. 



178 MATRIMONI 

Catterìna da quefla Città fu con la ftta alletta Madre Euzzaccarlna(Fìna) 
e con le lagrime tolta la Jua benedizione... da lei. tol/e licenza ; E così ab- 
bracciata la Sorella ... monti fu un deflriero coperto di cattafìmitto bianco 
ton molti Cavalieri^ e Cittadini ... fu accompagnata al Portello, che va ver- 
fo Venezia e. e partita da Padova col marito quella fera gionfe a Venezia , 
dove con non troppo onore fu ricevuto ( per la guerra, che ardeva in quel 
tempo co' Veneziani ) , e la mattina feguente andò a fuo viaggio per mare, 
e li 2,7. Giugno arrivo a Segna. Il Supplem. alla Cron. deJCortufio (1). 
1371 di Marti zz di Zugno, Madonna Catterìna figliuola del Signor M.Fran- 
cefeo da Carrara , la qual fò mojere del Conte Stefano di Segna andò a ma- 
rio } e f ubito come la pafsò le pallae de Veneziani , elle ghe fò ferrae drìo } 
per la guerra, che commenzava . Abbiamoveduto parlando di Lieta da Car-. 
rara moglie del Conte Ottone di , Ottemburgh, che Francefco Novello 
nell'Anno 1389 andò a Segna da Catterìna fua Sorella , e fegue ragio- 
nando Io fteflb Gattaro (2): Allora Tomafo dal Fuoco , volendo fare , che 
di due dolori una pena fola moleflaffe il Signore ( Francefco VII) dijfe: fap. 
piate , che il Conte Steffano vo/lro Cognato è morto , e Madonna Catterìna e 
affedìata nel Cafiello di Modrufa ella, e tutta la fua Famiglia, et afpetta 
foccorfo dal Conte di Zilla , il quale s apparecchia in fuo favore , e contra 
al Fratello del Conte vofiro Cognato . Deliberò il Signore dì cavalcare al Con- 
te d' Ottemburgh per . . . f occorrer e . . . la forella . . . Ma egli fi offerì di man' 
dare un Melfo a Modrufa al Conte Giovanni ( era fratello del Conte Stef- 
fano , quando il P. Claro Pafconi pone due d'altro nome, (3) ) che era 
all' a Jf e dìo dì M. Catterìna. Ecco dunque il Conte Steffano Frangipani ma- 
rito di Catterìna figlia di Francefco il vecchio da Carrara morto l'an- 
no 1389, e che ebbe un fratello per nome Giovanni. Per altro io mi 
idupifco aflai di trovare una nuova erudizione nel P. Claro Pafconi, la cui 
opera io non ho mai veduto. Ecco il latino esibitomi dal Critico (4). 

Ste- 



( i ) Addit. II. ad Chron. Cortuf. 

(2) Andr. Gatt. da pag. 760. fino pag. 767. 

C j) Difert. 1765. pag. 27. 

C4) Id. ibid. 



CAPITOLO Q.UINTO. XJ9 

Sttphanus Tertiut Frangepanis Coma Vegli*, ec. olìm Dominus Civitatis Pa- 
tavini \ Che io tradduco in Italiano ad verbum: Stejfano Terzo Frangipa- 
ni Conte di Veglia ec. una tolta Signore delia Città di Padova . Lo aggiu- 
gneremo adunque a Nicolò I da Carrara. Io prego il Critico a fuggerir- 
mi P efcla inazione propria a quello patio. Da ciò mi nafce poi la curio* 
fità di là pere , onde abbia trarto quello Frate quella Tua Francefca figlia 
di Martino(che io vorrei chiamar Martino) dalla Scala, e di Taddea da 
Carrara, moglie del iuo Mattia I, perchè io non la trovo né in Girola- 
mo dalla Corte, non in Pier Zagara, noli in Torello Saraina , non in 
Gio: Batt: Pigna, nel Co: Lofche , in Gafpar Sdoppio, in Bernardino Co- 
rio , nel Sanfovino, né in Autore alcuno, A tutte le Sopraddette autori- 
tà (i aggiunga Giovanni Bonifacio ( i), che dice: // Re. d'Ungheria ami- 
to del Carrara marito a quefio tempo ( 1572) Catterina figliuola di ejfo Car- 
rara a Stefano Conte di Ve'ja , Signor di Segna , e d' altri luoghi , che perda 
divenne anche egli fautore del Carrara . Stupifco in fine, che nella Genea- 
logia della Famiglia Frangipana, anzi nella Origine non abbia dilattato 
il Critico le Fimbrie, favellando d'una Famiglia derivata dallo fteflo cep- 
po della Cafa d'Aultria, Ma o non Io fapeva, non ha voluto concede» 
re quello onore ad una Famiglia Italiana» 

Vili. Ziliola da Carrara figlia di Francefco VI moglie di Vences- 
lao Duca di Sa/fonia : poi di Ermanno Conte di Cilla. 

Non è altrimenti errore del Copifta del Promemoria l'aver pollo alla 
Carrarefe il nome di Ziliola, come vorrebbe il Critico (2) , perchè fu 
tale: e quello di Cecilia aon fi trova in alcuna Donna Carrarefe. Che 
Venceslao Duca di SafTonia folle fuo Marito lo abbiamo dal Suppì. 2 al» 
la Cron. del Cortufio: 1366 di ultimo Decembre . Madonna Ziliola daCar» 
rara andò a mario in Sanfogna , e fo mogliere dell' ìlluflre Venceslao Du/e 
di Sanfogna, 1367 ( 3 ). Die 26 Jannuarii D. Nicola*; , érUgo fratres ive- 
rum Padnam ad honorandttm D. Franclfcum de Carraria , qui filiam fuam 

Z 2 tra- 



( 1) Gio: Bonif. Ift. di Trevigi lìb. io. pag. J39. 

(2) Difert. 1765. pag 30. 

( j ) Contiti. Chron. Eft, pag. 488. 



144 MATRIMONI 

triidìdìt in uxorem T>ucis Vìnci si ai de Saxonia . . . deinde defponfata fuh dì~ 
e?» Domina, die 29 J annitrii manu Comitis Joannis vice , & nomine prtdiiìì 
Ducis. Gal. Gattaro (t): Vincìslao Do/e di Sanfogna viene in- F adova li j 
Maggio 1372 Genero di M. Francefco. Gio: Bonifacio (2): //" 31 Maggio 
1372 venne in Padova Venceslao Duca di Saffonìa Genero dì Francefco , E 
perchè vegga il Critico, che l'appoggiarfi agli Autori Oltramontani , quan- 
do fi tratti di Genealogie di Famìglie Italiane è mai ficuro , citerò quY 
ciò che fcrive Diego Lecquille ( 3 }: Venceslaus Dux Safjonis. . EÌeEior .Uxor 
Cecilia Cawrìenfìs , cum qua edìdit Annam Saxonam Anni, Auftriacg. ma- 
trem , quamque genuit ex Tliaddea AJlenJì fìlia Nicolai Claudi Marchìonis A~ 
Jlenfìs , (^ Vìridi Mafiinì HI Scaligeri Domini Verona genita. , Francìfcus Ju- 
nior Carrarìenfis Prìnceps Patavii, Fìlìufque Francìfci Senìorìs Carrarìenfis 
"Patavii Prìncìpìs , cui uxor Fina Panari Buzzaccarinì-filìa • Confronti ii> 
Critico l'Arbore, e s'accorgerà dell'errore del fuo Oltramontano. Im- 
perciocché è da faper-fi, che tre Giliole, o Zilìole, ( non Cecilie ) fu- 
rono in quel fecolo nella Famiglia da Carrara. La prima maritata Fan-, 
no 1350 in Enrico Conte di Gorizia, come vedremo, e fu figlia di Ja~ 
copo X.- la feconda in quello Venceslao Duca di SxiTbiiia l'anno 1357 
figlia di Francefco VI; e la tersa in Nicolò d'Effe l'Anno 1397 figlia 
di Francefco VII. Che fa feconda, e non la terza Giliola folFe mogliedi 
Venceslao Duca diSaflbnia è chiaro, oltre le fopra allegate autorità degli 
Scrittori, perchè avendo avuto Venceslao prole da effa di due Femine, 
e Figli mafehi, ed efifendo morto il marito del 1388 (avendo inoltre noi 
dimoftrato e' col Gattaro (4) e con altri Autori, che Francefco Junio- 
re fuppoflo Padre di Giliola fposòTaddea d'Ette l'Anno 1375 li 28. Mag- 
gio, ) ne viene in confeguenza , che una figlia di quell'ultimo al tempo 
dille nozze dell'anso 1357 non foffe non folamente atta al Matrimonio ° % 
ma con ancora naia^e neppure ili Padre era al mondo, perchè nato li 29 

Mag» 



Qi~) Gal. Gatt. pag. 79. 
(i) Gio: Bonif. lib. io. pag. 53S. 
Ci ) Dom. Aufir. T. 1. pag. i}6. 
( 4 ) Gatt. pag. ij.o. 



CAPITOLO QUINTO. i8r 

M.ig°io dell'Anno 1359. Io fpero di non incorrere in ifpropofiti di tal 
fitta, perchè efami uà attentamente le Epoche, e gli Scrittori. L' error 
poi a mio credere del Lequille nafee dalla fomigiianza de' nomi , perchè 
poco avanti (i) all'anno 13S4 dice, che Leopoldo Duca d' Auftria pro- 
mife in ìfpofa a Federico IV fuo Figlio, detto in lingua Germana Mìt 
Àtr lurtn T.tfchen , Ziliola figlia di Francefco Juniore da Carrara: e in 
quello cafo la chiama Ziliola , e non Cecilia, Il qua! fatto !o vedremoat- 
teftato dal Gattaro (2), e da altri. Da quello matrimonio di Vences- 
lao con Ziliola da Carrara nacquero Rodolfo HI, e Alberto III, il pri- 
mo de' quali morì del 1419, il fecondo del 1422; e allora Sigifmondo Im- 
peratore conferì il Ducato, ed Elettorato di Saflbnia a Federico il hel- 
licofo già Langravio di Turingia , e di Mifnia li 6 Giugno 1423. Oltre 
li fopraddetti due figliuoli ebbe una femmina chiamata Anna maritata io 
Federico Duca di Brunfuich , dalla quale nacque Anna Moglie di Fede» 
rico IV d' Aulirla . 

Che poi la fteflaZiliola , morto il marito, paffafie alle feconde nozze con 
Ermanno Conte di Cilla, me lo attefta 1* Arbore Genealogico, e Giaco- 
mo Zabarella nella fua Genealogia Polonica in varj Stemmi, ne' quali 
pone, che Barbara moglie di Sigifmondo Imperatore fotte fua Figlia.- il 
che viene confermato dall'Arbore medefimo. Ed oltre a quelli Jacopo Pap. 
pafava Barone di Ruifpair in Baviera afierifee aver ciò rinvenuto negli 
Arcbivj delia Famiglia Bavara . Su quelli fondamenti appoggiato io mi 
fono riputato in diritto di porvela. Né mi fa impreflìone alcuna l'ennu- 
merazione de' quattro Ermanni Conti di Cilla, li quali al dire del Cri» 
tico {3) non poterono aver in moglie una Carrarefe, come niun' auto- 
riti ha fatto contro !e prove da me addotte la leggenda de' tre Ottoni 
di Ottemburg (4) . 

Ecco in brevi parole giuftificatò il Promemoria, fopra del quale per 
maggior validità avrei potuto addurre molti altri Scrittori , da me efami- 
nati: 



fj 1 ) Lequil. pag. 2i6. 
(1) Gatt. pag. 644. 
<}) Difert. 1765- P a §. 1 9- 
14) Difeit. 1765. pag. ij. 



ila MATRIMONI 

nati: 6 forfè molti altri fentiranno con quelli, come a dire Girolamo 
Enninges, l'Albicio, Girolamo Faloe , li quali io non ho potuto rinveni- 
re, o confultare. Credo però, che ciò bafti . 

E poiché il Critico ( i ) mi propone, che una Ziliola fu (lata Moglie 
di Enrico Conte di Gorizia, il che abbiamo noi puredimoftrato parlan- 
do' poco fa delle tre Donne Carrarefi di quefto nome, lo prego correg- 
gere nel fuo Tentamen te. della prima, o della Seconda Edizione , poiché 
quella non fu altrimenti figlia di Jacopo Vili Primo Signor di Padova, 
ma di Jacopo X. Né gli faccia obbietto, fé il Cortufio dice: Filiam Magni 
Jacob! 3 perchè anche il Decimo così viene da lui nominato. Che fia il ve« 
ro ècco le fue efpreflioni (2) Secundus Jacolus de'Carrarìn eptans fapien- 
ter . , . Poi .' . . Màgnns Jacobus de Cerarla Tadua Dominus Generali* gau- 
dens... Et (3) proditor Magni Jacob! de Cari-aria... Major (4) vero Ja. 
cobus . E in feguito ora lo chiama femplicemente Jacobus } ora Magnusja- 
sobus , e fempre parla di Jacopo X, perchè degli Anni 1345 » e feguen- 
ti. Quindi all'anno 1350 fcrive il pafTo favorito dal Critico, che io pu- 
re ho trovato nel*MS. Saibante (5) quafì ad unguem, colla differenza, 
che invece dì fcrivere Magni Jacobì , fcrive Magnifici J acobi (6). Quella 
è dunque la terza figlia di Jacopo X nominata da Guglielmo Ongarel- 
lo ( 7 ) nata di Lieta Forzate. E vale a direCarrarefe, e Margherita ne* 
due Conti di Stumbergh, o Stuberbergh, e Ziliola in Enrico Conte di 
Gorizia. Dal fecondo letto nacquero Giovanna, e Lieta : la prima in 
Ulrico Conte di Monfort, e la Seconda prima in Luca Savello, pofeia 
in Ottone Conte di Ottemburgh, nate daCofhnza da Polenta, il che ab. 
biamo dimoftrato. Di Jacopo Vili Primo Principe di Padova detto Ma- 
)or , Grandi*, Magnus , quantunque qualche Scrittore e' iftruifca efTer ri- 
ma- 



( 1 ) Ibid. pag. so. 

C*) Cortuf. lib. 9. cap. 4. pag. 917. 

C3) I<*. P a g 9'8- 

(4) !d. lib. 9, cap. io. pag. osi, 

( 5 ) MS. Bibl. Saib. pag. 197. 

(<$) Berti. Scard. lib. a. ci. io. pag. iji, 

C7) Gugl. Ong MS. pag. 



CAPITOLO Q_U I N T O. i8j 

marte delle Figliuole legittime, io non ho rinvenuto fé non che Taddea 
maritata in Martino della Scala: Dell'altre non ho da alcuno Scrittore 
fondato argomento per maritarle. Ma il Vergerio feioglie ogni quift io- 
ne dicendo ( i) : Ziiiolam etenim natam fuam ( parla di Jacopo X) Htn 
rito Goritis, Corniti matrimonio collocavit, 'qua, poft ire ve tempus abfque prole 
vita deceftt ( i ) . 

Abbiamo promeflò nel Capitolo Primo di moftrare, che la Famiglia d' 
Auftria procurò di contrarre Parentela con querta da Carrara, e che da 
erta per, Cognazione difeende. Eccone dell'una proporzione , e dell' altrfa 
le prove. Galeazzo, e Andrea Gattaro ( 3) quali con le medefime paro- 
le dicono, che Francefco VI mandò M. Michele da Rabatta, e Nicolò 
da Montazzo per Oratori in Alemagna al Duca Alberto d'Orterich per 
trattare con lui lega, e parentando inqueftomodo: Che il Signor M. Fran r 
ce/co da Carrara gli prometteva di dare M. Ziliola Figliuola di M. Trance- 
feo Novello fatto nuovo Signore dj Tadova dandogli per parte dì dote allora 
Feltre, e Cìvldale di Belluno e quefta per fuo Figliuolo Leopoldo , e fornita 
la guerra gli darla Ducati xocmille d'oro. La qual cefa /entità dal Conte 
di Virtù, fu mandato {ubilo da lui M. Galeazzo Porro in Alemagna , il qua- 
le . . . difturbo il detto parentado , et apprefento in dono al Duca Ducati 6omille 
d' oro per nome del detto Duca . In fimil guifa s'efprime Diego Lequil- 
Je (4), ponendo il nome di Federico IV figlio di Leopoldo. Il Conti- 
nuatore della Cron. Ertènfe (5) all'anno 1384 dice: Dux Auftria Domi, 
nus Tarvìfìi ipjam Civìtatem dedit D. Francìfco de Carrarìa prò zoomille Du- 
catìs , & accepit quandam Neptem prafati D. Francifci prò quodam ejus Nato 
in XJxorem (6). Querta Ziliola poi fu dertinata nell'anno 1393 a M.Ga- 
briello Vifconti Figlio Naturale di Gio: Galeazzo, promettendo quefti 

di 



Ci ) Verg. pag. ,78. 

(1) Vide Barth. Zacco MS. T. I. lib. 4.. pag. 185. 

Ci} Gatt. pag. «44.. 

(4) Dom. Auft. T. 2. pag- Z i6. 

CO Contiti. Chron. Eft. pag. 505. 

CO Andr. Gatt- pag. 819. 



i84 MATRIMONI 

di dare al detto Gabriello il Dominio di Verona, e Vicenza; ma li Ve- 
neziani colle loro mire politiche, che tendevano più in là, fturbaron® 
tal Matrimonio , procarando forte data al Marchefe Nicolò d'Erte ; il 
che fu la rovina della Cafa da Carrara . Segui queft' ultimo matrimonio 
nell'anno 1397 ( 1 )■• Infineqaando abbiamo veduto la feconda Ziliolama- 
ritata in Venceslao Duca di Saftbnia dell' antichiflìma progenie d'Afca- 
nia , non afcendeva 1' onore della Famiglia da Carrara coila colleganzadi 
qu«lla d* Ausburgh. 

Come quefta derivi per Cognazione dalla Cafa da Carrara , anzi come 
nella ftefta maniera procedano tutte le Famiglie oggi Regnanti non mi 
allungherò maggiormente a dichiarare, perchè opra già lavorata da mol- 
ti, e principalmente dall'Autore dell' Arbore Genealogico della Famiglia 
da Carrara, e Pappafava da me fopraccitato , e che io mi darò l'onore 
d'indirizzare al Cavaliere, cui è quefta tenue operetta dedicata, e in 
molti Efemplari farà inferito. Taddea figlia di Jacopo Vili Primo Signor 
di Padova fu Moglie di Martino dalla Scala. Da quefta ebbe Mattino Bea- 
trice foprannomata Regina, che maritò in Bernabò Vifconti Signor di Mi- 
lano , oltre due Figlie, e Mafchi . Efamini il Critico le Genealogie de' 
varj Principi, nelle Famiglie de* quali furono collocate le molte Figlie 
del detto Bernabò, & principalmente Verde in Leopoldo Duca d'Auftria, 
dal quale derivarono l'uno dopo 1' altro Ernefto , Federico, Maflimiliano, 
Filippo, Carlo V, e Ferdinando I Imperatori. 



CON. 



(O Gattaro pag. 814. Gio; «attilla Pigna 



185 

CONCLUSIONE* 



Equ\ abbia fine quefla mia ( qualunque ella fiafi ) leggiera fatica. 
In efla io ho con ogni (tudio procurato di efporre candidamente 
ciò che della Famiglia da Carrara dagli Autori più accreditati, 
da'Documenti , da'JVISS. mi viene fuggerito; e ciò rapporto {blamente ad 
alcuni punti, de'quali mi veggo chiamato dal Critico a ragionare. Non ho 
taciuto li biallmi , e non mi fono diffufo nelle laudi: quelli , perchè to- 
glierebbefi la fede a quelli fcritti, e non mi riufcirebbe di occultarli 
agli occhi degli eruditi, a' quali per altrui mano fono (lati fatti noti: 
quelle, perchè io fono perfuafo, che la Famiglia da Carrara non abbifo- 
gni di adulazioni , o di mendicati encomj , potendone concedere ad al- 
tri de 1 veri fenza patirne ella alcun detrimento. Onde quantunque oggi 
a privato (lato ridotta la rimiriamo, la fua (leffa modeflia , e le azioni 
di quelle Perfone, che la compongono, non la rendono certamente agli 
cechi del Mondo indegna della forte, e grandezzadi que' tempi, la cui 
memoria ferve ad e(Ta di fprone per calcare le veftigia lodevoli impref- 
fe da' loro Maggiori, e per fuggire le falfe, ed ofetrre. 

Alla Difsertdzione del Critico io non m'ho oppodo di fronte, perchè 
a dir vero non è e(Ta lavorata contro di quella Famiglia; e perchè con- 
verrebbe efporla tutta alla luce, quando io credo far cofa grata al fuo 
Autore nel ritenerla nel mio Studio fegreta . Egli la eompofe a folo fine 
di compiacere ad un Cavaliere, che della faa Erudizione molto y affi- 
da; non già per darla alla luce co' Torchi. Da ciò nafee, che fembrerà 
in qualche luogo ofeura la mia rifpolla , non eflfendo pienamente nota fa 
propofizione , che ferve di baie alla difefa , e alla Critica. 

Ed a lui rivolgendomi, io lo prego illantemente a perdonarmi , fé dal- 
la fua opinione mi allontano. A ciò m'ha indotto l'amore della ve- 
rità, non già alcuna pafiìone privata, o defiderio di farmi conofeere. 
Il fuo nome non apparifee in quello Libro: io temo troppo dell'altrui 
giudizio, e troppo di me (leftb diffido per apporvi il mio. Lo configlio 

A a ìnoU 



lB6 CONCLUSIONE. 
inoltre a non fidarli delle citazioni degli Autori; ma ad efaminarli da 
fé medefimo, Se ciò fatto avelie, non farebbe comparfa al Mondo quel- 
la parte della fua Difsertazione , che tratta della Origine della Fami- 
glia Carrarefe; perchè avrebbe conofciuto , che al carattere dell' Idon- 
eo è diametralmente oppoflo il porger Favole per Morie: che vale a 
dire appunto Lucciole per Lanterne. E nulla ottante la fua Difserta* 
zione avrebbe apparenza di qualche verità, quando in tal guifa crol- 
la da' fondamenti . Le efpreflìoni poi avvanza.te da lui contro di quella 
Famiglia pongono in fofpetto il Lettore; e ( mi perdoni ) non conven- 
gono ad un Efpolìtore, che deve tener fi neutrale. Imperciocché ricer- 
candoli nell' IlloriQo un fincero, ed egual intereffe, col quale vada ret- 
tamente porgendo e trattando le materie; vedendoli apertamente, che 
il Critico ora con un* adulatrice prodigalità ha magnificato le azio- 
ni degli amici, ed all'incontro con indegna avarizia, temendo la veri- 
tà, ha froda-to fpeflb- la gloria delle giufte imprefe e i caratteri one- 
fti, de' Principi della Famiglia da Carrara a lui per non fo qual ragio- 
ne" Politica divenuta nemica, e talora anco con un improprio concor- 
fo d'argomenti ha efagerato li difetti di quelli, o con iotereflata reni.' 
tenza diminuito gli onori, non potendoli accularlo d'ignoranza, bifogna 
neceflariamentè confettarlo per troppo appaiììonato , e commiferare piut- 
toflo , che biafimare , un cosi bellp , ma così difettofo Scrittore. In fat- 
ti rare volte avviene, che le pattìoni dell'animo , potenti per Io più a fo- 
prafFare la prudenza noftra, non tramandino qualche fegno dell'interna per- 
turbazione, e che confidando noi. talora di poterla fimulatamente sfoga- 
re , non incorriamo precipitofamente in una incauta manifeftazione de' 
noftri penfieri. Sopra le Genealogie, e notizie da lui elìbitemi d'alare 
Famiglie, non è del mio argomento il trattare. Dirò bene con candidez- 
za, che potto l'animo mio in diffidenza dalle fallaci fue atterzioni, fopra 
quella da Carrara, vi rimane anche rapporto a quelle una forte, e ra- 
gionevole dubitazione, la quale reitera in me giuftamente impretta ezian- 
dio fopra l'altre Opere di quello Scrittore. Si ricordi il Critico del det- 
to dell' Ecclefiaftico Mellus efi a, fapìente ( non fento così di me ) corri, 
fi , quttm (ìultorum adulatione decìpi. E di Arittotile; Amor , & odium éf 
proprium commodum f&pe faciuitt judlcem non cegnofeere verum . Io mi prof» 

tetto 



CONCLUSIONE. 187 

telro da Cavaliere, che ben farò obbligato al Critico, ed a qualunque , 
cui giungerà per le mani quella mia povera fatica, fé de'molti errori, 
che dentro vi avrò fparfi , mi correggeranno. E fé io non mi vergogno 
di confeflare tutto giorno di avere apparato moltiffime cofe da perfone 
idiote, e alle quali il folo lume naturale privo di Audio fuggerifee le 
idee delle materie Metafilìche^ e Meccaniche , quantomaggiormente devo 
desiderarmi da! Critico, e dalle Perfone di confumato ftudio la correz- 
zione ? Nel che mi vorrà forfè imitare egli medefimocol ritrattare quel- 
lo ha fcritto intorno all'Origine della Famiglia da Carrara , e agli inde- 
centi titoli a'Perfonaggi di quella attribuiti nelle due mentovate Difser- 
Cazioni . Io ho lavorato quell'Opera in minor fpazio di tempo di quello 
forfè talluno può immaginarli, confederando la varietà della materia, h 
proiiffità dell'Epoche, e l' efame degli Autori da me citati: ma ( co- 
me in fu '1 principio ho detto) avendo li materiali preparati, e dagralt 
tempo difpofti , non mi fu difficile fare la fcelta de* più opportuni , e di 
collocarli a fuo luogo: Cosi non può dire di fé medefimo l'Autore del- 
la Critica, né quanto alla prima, né quaato all'altra fua Difsertazione 
del 1766, in cui alla pag. 14., e 50 tratta della forgente di moltiflìme 
Famiglie Italiane, e Tedefche , delle quali certamente non aveva una 
fondata cognizione: onde poi meco cadrà d'accordo, che a favellare con 
fondamento della Origine, dell'Arme, de' Perfonaggi , del Dominio, e 
de'Matrimonj delle Famiglie da Carrara gli era d'uopo d'una affai più 
profonda erudizione , e d'uno ftudio indefeffo, e diuturno. Nò vale cer- 
tamente il dire, che gli fieno mancati li libri a tal lavoro neceflkrj, co- 
me eg!i fi efprime, perchè ciò maggiormente a mio credere lo condan- 
na. Io pure ho defiderato molti Autori, li quali non m'è riufeito di rin- 
venire, come Girolamo Enninges delle Genealogie Univerfali, il qual 
libro è citato molte volte dall'Arbore: maavendone inmio favore molti 
altri, ed effendo quello in ogn'altra fua aflèrzione verace ,conghietturar 
doveva, che di fuo capriccio non avelie efibito un'Autorità ideale, e 
fittizia, quando il Critico non ha per fuo feudo, fé non una favola, e 
l'autorità di Scrittori Oltramontani, e moderni. Sa ognuno qual fia il 
Filofofico mìo ritiro, nel quale altri libri non mi fi fomminiftrano, fé 
jion que'pochi, che con molta diligenza io ho raccolto. Mi conforta ad 

A a 2. acqui .e- 



i$8 CONCLUSIONE. 

acquietarmi il Critko nella dotta fua Difsert. del 1766 alla pag. 25 co» 
Angelo Poliziano: g>«/ notijfìmtt quoque infinitts teflimoniis confirmant . Masi 
che diremo poi di quelli > che decidono e# cathedra nttllìsteftimonlts > an- 
zi fabulìs ?- 

Quanto all'Albore Genealogico da me pofto in calce di quefta , fappia 
ognuno) che egli è lavorato Culla bafe di Carte Pubbliche, e private, e 
fopra Autori MSS, , e ftampati: e non patifce eccezione. Sono citate 
te Date foltantos che Te voleffi-mo proddurre le Carte tutte, fi dovrebbe 
fpogliare un intero Archivio, dal quale a me fu concedo di eftrarne le 
cognizioni neceffarie . Sì vede delineato da! Primo Luitolfo, fino a Mar» 
ftlio XXV > e vale a dire per trentatre età. Dal detto Luitolfo fino a Ja- 
copino I io non mi faccio garante. Abbiamo Iftrumenti, Autori, Docu* 
menti, e i nomi ancora de' Ca-r rarefi; ma non puoffi provare una, legale 
éifcendenza dal Padre al figlio . Queft' Iftrumenti , e Autori li ho appo- 
rti \ né di più aggiungo. Non così da Iacopino l figlio di MarfiIio> dal 
quale Tempre con Carte Pubbliche, e private fi trae h discendenza legit- 
tima di tutte le Famiglie, vale a dire della Carrarefe > finché £u eftino 
ta quella Linea, e della Pappafava fino al giorno prèfente. 

In fine, checché pofTa il Pubblico giudicare di queda Operetta , io no» 
ne vò premio mercenario da alcuno, poiché non farà efpofta in vendita .j 
ma da me medefimo alle perfone curiofe, e amanti di tali materie, fen~ 
za prezzo, qualunque fiata ne venga richiedo, graziofamente fommini-* 
finta. E mi chiamerò affai più,, che di preziofi doni , e di ricche pen» 
fiorii contento del fincero giudizio, che qualche Uomo di lettere vorrà 
degnarti* di efporre, per incoraggiarmi aprofeguire l'applicazione alle An- 
tichità , fé farò onorato di compatimento ; e per emendarmi, fé ere» 
dera-ffi degna di corresz ione . 



AV- 



1»9 

AVVISO 

DELL' AUTORE. 



ERa già compiuta non Colo, ma prefentata eziandio allo Stampato- 
re la prefente Operetta, quando fu avvertito 1' Autore efler ufci> 
ta alla luce colle Stampe dì Antonio Zatta Stampator Veneziano 
l'Opera intitolata: lren&anì Jullanorum Diplomati* Cenjura é^c del Co; 
Ridolfo Coronini ec. ec. Quello Autore colla vada fua erudizione non 
contento di favellare della Famiglia Giuliani di Triefte, e di (indicare 
quel Diploma, che la riguarda, al Paragrafo XX a Carte 39 ci porge 
il Privilegio conceffò da Francefco Juniore da Carrara aMichiel da Rab- 
batta , di cui noi abbiamo parlato nel Capitolo fecondo. E quL»di poi a 
Carte 43 alla nota 18 vedefi delineata una par.ce della DifTertazione MS. 
la quale noi abbiamo efaminata fino adora, e che volevamo tener occul- 
ta col nome del fuo Autore : ma poiché egli defidera di farli conofce- 
re; e per l'altra parte noi dovremmo variare, e sfigurare la noftra Dif- 
fertazione , quando tutta quella del fopralodato Scrittore voleffimo dare 
alle (lampe, lafcìaremo lui in libertà di produrla tutta, o una qual- 
che altra porzione, e folo aggiugneremo qui tutto il detto Privilegio 
e la Nota ancora, perchè ognun vegga, chi di noi due intenda meglio 
l'Idioma latino rapporto all'Arme propria di Francefco da Carrara, 
abbia in generale ragione rapporto alla Nota, già in qualche parte qui 
fopra ne' due Primi Capitoli da noi confrontata, aggiungendo folamen- 
te alcune .note, onde veggafi la pagina della noftraDifsertazione al paflb 
da noi confutato. Efifte preflo di noi la Copia Autografa, perchè non. 
fia pofta in dubbio la fedeltà , con cui abbiamo accennate le parole 
delio Scrittore, quali egli le na dettate. E quindi il mondo faprà , che a 
noftro difpetto fiamo coflretti a pubblicare, che JaDifsertazione , alla qua- 
le noi rifpondiamo è opera tutta del CO: RIDOLFO CORONINI . 



ipo AVVISO 

De Juììnnorum Armìs fatis fuperque difceptatum nemo dnbitaverìt , qui 
vel prima Heraldici Studii rudimento.* delibavit: nibilominus tamen ( i ) $, 
quantum de Rabattenfi Jìemmate gentilìtìo pr&cedentibus mentionem inteseci- 
mus p aragrcphis , fpeciminjs loco anecdotum bic fubdere placet Diploma , vi. 
gore cu)us Francifcus Carrarius (2,) Patavii Princeps proprium FamM & /uà 
Carrarienfis Scutum anno 1393 contulit Equiti Michael! Seniori de Rabatta , 
qttod poflea etiam Succejfores ipftus perpetuo retinuere \ ut inde inter alia dif- 
cas, Heraldica artis terminai , Iren&ano Diplomati familiare: , nondum adhuc 
fuìjfe cùgn'ttos S&culo XIV, fed pofteriorìbns dnntaxat &tatibus furrexìjfe . Ecce 
ipfum Diploma ex Autographo deprcmptum , quod hodìe poffidet Antonius 
S. R. 1. Comes de Rabatta Sac, C&f. Reg. & ApoflolicA Majcfiatis Cubìcu. 
ì.trlus , 

, „ In ChrifH nomine Amen. Francifcus de Carraria, Carrarie Dux , 
,, Se Angui'ìarie Comes, ac Civitatis Padue , ac DiftrisSus Dominus , 
jì & Capitaneus Generalis. Ad memoriali! pofteròrum. Humanum Ge- 
„ nus prima culpa fic obruit ut minime leta deinceps vita mortalium, 
,, requietaque, fed militia, Job tede, diceretur. Nec contra unum dun- 
„ taxat hofiern ludìandum, fed adverfus trigeminum quendam quali Ge- 
,, rionem videlicet Mundum , (tk , ac Principem Mundi hujus tenebra- 
,, rum harum militandum Apollo! ica prodit audìoritas. In quibus nimi- 
„ rum peftibus folus innatus cupiditatis, Se ambicionis irrequieta decer- 
a, tatione circumvolans in amorem proprium mentes accendit , amor- in 
,, oblivionem recti dejecit, in bella demum ipfa redi oblivio precipita- 
„ vit; que primum nulla tella preter pugnos, unde nomen pugna forti- 
ni tur, cognovere. Nullo ordine, nullave laudis cupidine gerebantur, 
„ Nota ordinis robur erat. Aceeffìonis, a ut contumelie refpecìus } robur 
j, excitabat. Poft increbuere viatorie, quibus non formidarent modo , fed 
,, admirarentur vidìi viclores. Inde fadìwm ed, quod dum e/Te in admi- 

„ ratio- 



( 1 ) Si offervi l'eleganza . 

£j) Sfuge la difficoltà, non accenna fé il Vecchio, o il Giovine . Vedi Cap. z- p.ig. 5-9- 



DELL* AUTORE. i 9 x 

„ ratione pulcrum duci tur avidius quifque prò vicìona ludìaretur; qmm 
,, alii v ir ì1>lis defperantcs confilio fibi , ingeniique acumine peperere. Ica 
,, gradatim ars ex (celere; ex arte Iex dimicandi, ex dimicandi lege 
,, premia, ex premiis denique gloria prodivit. Ne quem vero virtuti* » 
,, ignavieque prò fuffragiis meritorum digna notatio preceriret, Duces 
„ bellis , figna public» , fiugulorum infignia , fupìkia item atque iguomi- 
„ nie fegnibus, premia Strenui* decreta fune. Hinc Civice, muralefque 
,, Corone > hinc laudes esimie magnis fub Imperatoribus , fortiumfacino- 
,, rum teftibus , benemeritos infignibant. Quibus omnino in rebus fic pri» 
,, mani autoritatem fortita funt figna , ut prò incolumitate illorumque 
„ tucella non modo Imperatores ipfi, veruni totefimul Acies, certacum 
„ flrage ( tantum valuit honefti, ac fidei gloria! ) dimicarent. Quam- 
,, quam igitur be.'.'orum ab improntate elementa prodierint, ufumtamen 
„ Signorum, acque Infignium mortales quodam velut caradere diferimi- 
„ nanter peperifife judicancur. Hic populorum, Urbiumque fequeftrare, 
„ atque refferre decora cenfecur: Hic Regum generoforum $ hic Civium 
,, diferetione veneràbunda , genusaltaque geflafpe&antiumobtutibuìs fubi- 
i d cit. Ex quo falus deinceps Rerum publicarum, & probitatis calcar 
,, emanavit, dum in ipfo Inlìgni propriam quifque dignitacem recogno- 
3j feit, & recognofeendo diligit, tueturque diligendo. Enimvero quem- 
j, admodum Sacra tiffimo, & triumphali Crucis Infignio aDeorum Culto* 
s, ribus Chriftiani fecernimur, ita Mortalium cetus, nec cetus modo fed 
j, ipfe etiam privatarum Familiarum imagines per vexillorum notas dif- 
,} crimina fortiuntur. Porro bella cum ferveant nifi figna ipfa impetus 
3, labantium j atque laborantium moderentur, ac dirigant , quid erunc 
„ nifi error cecus , & amotùdiferimine moles indiferimen ruitura ? Quid 
„ quod alius humeris Avorum Infigne gettando tanquam in lucedimicans, 
3, ne domefticas funellet imagines, contendit vitam prò laude pacifei , 
33 cum interim fine Infignibus indecor alius, quali in tenebris arma te- 
3) nens, fine pudoris te/te redditur pronus in fugam . Cum itaquè tanta 
3, videatur majeftas Infignium, canta lignificano meriti, neceffitas deni- 
,, que tanta virtutis, quemadmodum fine labe dedecoris geftandurn eft , 
j> ita fummo animi confilio venerandum precipue iliufire preconiis, fpe- 
,, ciofiflìmis tropheis famofum, ac magnis demumnominibus Sacrum . Et 

„ lìcet 



193 AVVISO 

w licet magna fint queque Iargiuntur a Principe, aurum » equi, pregia, 
», Servi ad Sufceptores cundìa in difcreto meritorum titulo queunt prò. 
j, fluxifte ceaiferi. Infignium vero, quibus aut proprie virtutis , aut do- 
,, mefticarum Imaginum fplendor elucet donum , invidiam habe_re poteft, 
„ crimen non poteri. Ad imam bellice virtutis integritàtem , &fideira» 
„ nirn decus adfcribendum. Que nimirum gemine dotes, fidei fincerevh- 
s , deJicet, & virtutis ita in Sapiente ac Strenuo MiliteDomino Michae- 
,, le de Pozali de Rateata nato olim egregii viri Antonii ejufdem loci, 
5 , preter alias ejus miras , multiplicefque virtures, & prò flatus, &ho- 
s , noris Carrigere magnitudinis incremento perpetuam excubationem , in- 
3 , faticabilcmque maximarum rerum folicitudinem , tum fub gìoriofe me- 
3 j morie illudri quondam, Se Magnifico Domino Genitore meo Domino 
5 , Fnncifco de Carraria , tum apud me quoque Deo propiciante ultrici- 
9 , bus atque vidìricibus armis vendicante Urbem meam Patavii ac vendi- 
s , cantem fplendidifiìmis facinoribus claruerit s ut dignifTìrnurn etiam ar- 
„ bitrer benemeritum J. ~q. Se nòlofum proprie gentis Infigni eximia pre- 
j, miorum compenfarione refpicère. Quam ob rem munere, quod incli- 
3 , tum emanare valet a Principe, domeftici videlicet fplendoris Infignio 
„ fidem ejus, atque virtutem, quam profpera adverfaque fortuna fem- 
s , per indefefla integritate prefatus quondam Dominus Genitor meus, Se 
„ Ego fumus experti , honeftandam adaugendamque decrevi . Utquemad- 
„ modum exigentìbus ipforum meritis provexi ad gforiam militarem, fic 
„ mee quoque Arme fpedìaculo reddatur illuftris , ad quod donandumei, 
, indulgendumque tanto quidem promptiori, gratiorique mente dirigor, 
„ quanto tenacius recolo prefatum illuftrem quondam Dominum Genito- 
3 , rem meum hujufcemodi illum honore decorare , noftreque Domui te- 
„ flatius unire firmiter deftinafle. Ego igitur intentionis paterne fidelis 
„ executor ( i ) mea quoque gratiflìma voluntate prefato Domino Mi- 

„ chse« 



Ci) NOTA DEL CORONINE. Confale Chvonicon nsfirum Goritienfe Seeund* Editionit 
p#g- 341- *& nnnum 1394. Ubi de ultima hujus Ftantifei Seniori s Carrarienfìs voluntate non- 
nulla ex Baus^ero producuntut . 
Vedi Capitolo i. pag. 59. 



D E L V A U T O R E. 19} 

il chaeli preferiti, & debita menti) letitia , oc inclininone venerabunda 
,, prò fé fuifque Heredibus mafculis duntaxat , natis ex ipfo legitime, 
„ & nafcituris impofterum fufceptanti vetuftum Infigne Gentis Carrige- 
,, re flameum videlicec (i) Currum in Canapo albo fecundtim fubje&am 
ti picìionem, quo videlicet (temmate in meis pidluratur Vexillis, largi- 
ti tione perpetua impartior. Deinceps illud in Anufis fculptum geftmdi 
n (ignandique cum co. In fuifque Edibus pingendi, in Scutis, vexillis, 
» Torneis, nec non Domi, ac Militie prò voto libere utendi . Quin et- 
,, iam cum Infigni fuo proprio in picìuris, vexillis, Scutis, ae torneis, 
,, ac omnibus aliis modis , ficut eiplacuerit unacommifcendi , concedens 
„ eidem largienfque omnimodam facultatem. Item & Cimerium meum 
„ ab Ala, ut quemadmodum cuncla ejusftudia , conatus, voluntasomnis , 
„ animufque individua femper fide profalute, gloriaque amplitudinis 
,, Carrigere excubuit, ita meis exornatus Infignibus unum ex Carrigera 
„ Gente ad fempiternam ejus, & fuorum laudem fé fore glorietur. Vel 
„ edam dicìam Armam (2) Currus flammei immutandi, commutandam 
,> portandi prout fibi placuerit hoc modo, & forma videlicet (3),Cur- 
», rum flammeum in Campo albo cum cona rubea circumcirca di&um 
>, Gampum , & in ipfa cona rubea quattuor capita Boum auree pittura- 
li ta, hoc modo videlicet, unum fupra puncìamTymonis: duoque in mar- 
» gin* a lateribus, & quartum in fine dicìi Plaullri, &cone. Non tari- 
li tum ipfum & ejus heredes fuperius expreflatos ad hanc ipfius Arme 
t , Plauftri comrautationem (4) arcuando; fed in hoc ipfos tamen dimit. 

B b „ ten- 



C 1 ) Ecco l' Arme Carrarefe : Carro roffo in Campo bianco . 

CO Sempre l'Arma Carrarefe Carro roffo. 

C3) Non abbisogniamo di gran commenti per ifpiegar la parola , immutanti commutarteli , per- 
chè neffuno niegherà, che non ifpieghi mutare, cambiare , permutare , variare ec. Vedi Ambr. 
Calep. pag 2.9 1. e 184. Non ho mai creduto di dovermi fervire di quehlibro per ifpicgare il 
Latino ; Qui non v' è il Marttriontm . L' arme di Francefco da Carrara è Currus fiammeus 
in Campo albo. Item Cimtrium ab Ala. Ma fé Michel da Rabatta vuol cambiar l'arme ; ec- 
co quello deve fare. 

(<j.) Ecco Terrore; e fé io ho avuto ragione di negare V ornato delle 4 tefte di Bue co- 
me 



194 AVVISO 

„ tendo in fua libera voluntate. Ad teftimonium quoque fuperflitumqufe 
,, memoriam quanta gratitudinis profecutione, quam arjftiflìmo animi pi. 
s, gnore fidelitatem ejus, atque virtutem memoratus illuftris olim , 8c 
,, Magnificus Domi n us Geni tor meus , Se ego amplexi fumus , quatenus 
,, etiam ceteri fpeculantes quam fpeciofifiìnu benefitiorum compenfatio- 
„ ne apud CarrigeramDignitatem merita colocentur emula virtute Car- 
a , rigere Domus favorem, & benevolentiam eftuent adipifci . 

„ Atìum Padue currente Anno Domini Noftri Jefu Chrifli ab ejufdem 
3) Nativifrate millefimo trecentefimo nonagefimo tertio: Indizione prima , 
3 , Die Jovis vigefimo Menfis Novembris fub Logia Cancellane Prefati 
3, Magnifici Domini. Prefentibus Nobilibus, Egregiis , Specìabilibus } Se 
„ Sapientibus Viris Dominis Fantino Georgio Milite quondam Domini- 
,, ci Marci Georgio, Albano Badoario quondam Domini Andree Badoa- 
„ rii j Se Jacobo Gradenico quondam Domini Marci Gradenico Milite de 
„ Venetiis Ambaxiatoribus Illuftris Dominii Ducalis Civitatis Venetia- 
j, rum, & Andalo de Bentevoglio quondam Domini Michaelis, ac Ram- 
„ berto de Bazareliis quondam Domini Bazarelii de Bononia Ambaxiato- 
„ ribus Magnifice Communitatis Bononie. Ac Generofis, &StrenuisVi- 
;, ris Dominis Phebo dalla Turre quondam Generofi , Se Egregii Viri 
j, Joannis Sciavi dalla Turre habitatore Padue incontrata Scalone. Con- 
„ rado Bojano quondam Nobilis Viri Giulii de Bojanis de Civitate Au- 
j, ftrie , Rizardo quondam Domini Enrici de Vaivafone Patrie Forijulii 
3 , habitatore Padue in Contrata Sancii Nicolai , Francifco deDocìis quon- 
3 , dam Nobilis Viri Pauli de Docìis dePadua de Contrata Sancii Andrèe s 
3, Francifco nato Egregii Militis Domini Arechoani de Buzacarinis de 
3, Padua de Contrata Sancii Urbani , Alidofio Forzate quondam Egregii 
3 , Militis Domini Ludovici de Monte Merlo, feu de Forzate de. Padua 
sì de Contrata predi&a Sandi Nicolai: Militibus, nec nonNobiljbus, Se 

» Sa- 



une proprie dell'Arme, delle Jsifegne, de' Coni,, tutti de' Carrarefi , come al Capitolo a di 
quefta. Farei torto al lettore, fé lo tenefli di vantaggio occupato in queflo. evidente gran. 
Eiporrone prefo dal noftro Conte , che pur forive in lingua Latina . 



D E L L* AUTORE. iqj 

li Sapientibus Viris Dominis Benedicìo qaonci.un Egregii Phifìci Doflo. 
„ rati Magiftri Matthei de Gyrlandis de Senis habitatore Padue inCon- 
„ trata Parentie Vicario Generali prefati Magnifici Domini Padue , Frati* 
,, cifco quondam Ser Henrici de Confilvis de Padua de Contrata San- 
il de Margarite, Francifco de Belgrado quondam Ser Johanis de Padua 
,, de Contrata Domi Legum Docìorìbus: Et Egregio Viro utriufque 
,, ( juris ) Dottore Domino Antonio quondam Ser Tyfonis de Sancìo de 
„ Padua de Contrata Pontis Molendinorum Generofo, & Sapiente Viro 
,, Domino Raymundo de Flifco Comite Lovanie, nato quondam genero- 
li fi Viri Domini Tedila de Flifco de janua ( Genua ) Comitis Lovanie 
,, habitatore Padue in Conciaia predicata Parentii . Nobilibus quoque & 
„ Generofis Viris Nicolao quondam Domini Johanis deStrafioIdo, Afqui» 
„ no, & Jacobutio Fratribus, & filiis quondam Nobilis Viri Domini Pre- 
„ gonee de Sbrojavacca Patria Forijulii , Nicolao quondam Rodulphi de 
„ Portis de Civitate Auftrie, Se Johane quondam Egidii de Civitate Ali- 
j, Urie. Et circumfpedìis, ac prudentibus Viris Domino Johane quon« 
„ dam Domini Conufini de Ravenna s habitatore Padue in Contrata 
„ Sanfte Sophie Prothonotariodignifiìmo, ac Cancellano Cancellane Pre- 
„ fati Magnifici Domini Padue , Bandino de Braczis quondam Ser An- 
„ gnoli de Bandino de Padua de Contrata Sancìe Lucie, & Francifchi- 
,, no de Foffadulti quondam Ser Anfonii de Travifio, habitatore Padue 
3, in Contrata Sancii Bartholomei Notariis & Scribis dicìe Cancellarle 
» Teftibus ad hec vocatis , habitis, aggregatis, & aliis &c, 

( xS) 



j signum Notarli „ Ego Marcus quondam Ser Nicolai dà Guar~ 

"- J „ narinis de Padua de Contrata, & con. 

jjs.tèn. ( i ) .... o Sancii Andrea , & Quartefario Pontis - altina- 

Bb % „ ti 



s 



C » ) Non contea, ... ma conttnsm ■. 



i 9 ^ AVVISO 

i, ti Imperiali authorieate Nourius, & praefati Maglifici Domini Pa- 
} , due Cancellane Scriba omnibus premi flis dum fic per prefatum Ma- 
,, gnificum Dominum Padue concederentur , & fierent , prefens fui, St 
,, rogatus fcribere, & publicare de Magnifici Domini Mandato fcripfi , 
,, Se publicavi , fignoque meo confueto Tignavi ec* " 

Segue la Nota del Coronini al fuaccenato Privilegio apporta fotto il 
n. i8. nella Diflerta2Ìone intitolata: Irtnean* Juliantvum Dsplcmatìs. Cat- 
tura (lampara , e confrontata col noftro MS. 

,, ( i8) In medio Membrana effigiata comparent ( i ) Inftgnia Carrarìenfia , 
quorum exemplum invenìet LeBor in Tabella 1, &ri ìncifa fui \Num. 111. A 
àixteris confpìcitur Carrarienfe Cìmerìum a nobis exhìbìtum fub Num. IV. a, 
fivijlri.s vero p-Horis arte elabovatum txbìbetur Scutum cum fuis figuris , ea oc- 
tjtjione conceffum fupra memorato Equiti Michaeli eie Rabatta , quod in diala. 
Tabella reprtfentatur fub Num. V. Non ìngratum Lettori futurttm confido fi hoe 
loco mèam de Cognomini} , & Carrarìenfis Scuti gentilltii origine fententiam 
manifejtavero(z): Se taluno domandale la ragione, perchè da' Carraresi 
nell'Arma fi abbia adoperato una limile figura? Rifpondo, che diverfi 
ne fiano i fernimenti. Quelli, che con Agortino Paradifì afTerifcono, che 
un Carro vermiglio in Campo d'Argento denoti Trionfo Marziale , fi van- 
no immaginando, che in querto Simbolo il Carro denoti la Vittoria da. 
Jacopo VII riportala contro Cane Scaligero, della quale al Tuo nicchio 
di fppra fu fatta menzione. V'ha poi degli altri, che credono invenzio- 
ne aflai moderna l'Armi parlanti, cioè efprimeati colia figura il Co- 
gnome di chi le ufa; e quelli tali fi persuadono, che Jacopo IX Serto 
Signore di Padova adoperarle folamente il primo fra Carrarefi L' Arma 
col Carro corrifpoodente al proprio Cognome, Ma tanto gli uni che gli 

al* 



C i ) Si ammiri fempre 1' eleganza Ciceroniana . 

(i) Avvertati , che qui fi porrà quella parte della Difert. i7«5^-cojne è flampata ,e folo fi 
«oreranno le variazioni col MS. Nel detto MS. incomincia alla pag. ij;. Abbiamo fatto qual- 
che minuta offervazione Copra l'eleganza di quefto Autore nella Lingua Latina: laici?, re mo la 
t&rij-a al lettore sii ammirarla nell' Italiana. 



D E L L' A U T O R E. t 97 

altri s'incannano ben all' ingroflb. Imperciocché quantunque io col Mu- 
ratori non !u abb.iftauza pcrfuafo , elì'eie più aiuiclie delle altre ( i ) le 
Armi parlanti; non però di meno certiflimo è, che ancor quelle fono 
di una gtande antichità. D'efempio, e prova fervirci pofi'ono moltiffi- 
me Famiglie antiche, e fegnatamente la Famiglia fignatelli , che porta 
tre pignate negre in Campo d'oro; la Cica!*, che porta una Cicala ap- 
punto; la Cicogna una Cicogna; la Spinola Genovefe una Spina da Bot- 
te; la Captili un Capello; la Pettami fette monete volgarmente in lin- 
gua Schiava dette Petachi ; la Famiglia Cbìefa una Chiefa; la Cavalli un 
Cavallo; la Tacco/i una Taccola; la Leoni un Leone; la Moro un Moro; 
la Molino un Molino; la Sbrojavaca una Vacca» la Lanci Patrizia Roma, 
na una Lancia in palo; la Palombari una Colomba; la Vitale/chi due Vi- 
telli; la d' Arco tre archi negri in Campo d'argento: la Barbarig* fei 
Barbe negre in Campo pure d'argento. Cosi per forpaflar tant'altre, la 
Nobililììma Famiglia Or/ina , e Colonna nelle lor Armi pofero anticamen. 
te un Orfo ed una Colonna; e per fine 1" illuftreCafa de'Torrianì , o fia 
della Torre, Signora una volta di Milano (riguardevole anche oggidì in 
Francia, e nel Friuli ) elefle per fua Arma una Torre (2). Né di mi- 
nor antichità fecondo me era la fopra riportata Arma parlante da'Car- 
rarefi , eh' eflendo flati una volta carrtggiatort , da tale loro preffejfio- 
ne ( 3 ) indubitatamente trafiero e l'Arme, ed il Cognome (4): In fat- 
ti Spenero ( appoggiato fopra l'autorità dì Lazio ) pare, che favorifea 
firmi opinione; mentre così parla in quello proposto. Currum (5) ( in 
Sento ) dedìJJ'e dici tur apud Vvolfgangum Laùttm Lib. XII. Migr, Imperator 
viro Plehjo , qui re vehhnliirìtt vitata toltr/tverit , & infciusCifAris filldm , 

vel 



CO MS. 17^3. Di tutte. 

(2) Vedi nel Capitolo ! la rifpofta a quella filafiroccola , 

C 3 ) MS. 1755. Meflieri . 

(4) Ved. nel fuddetto Capitolo I. interamente rifpofto , 

C 5 ) Vedi ibid. dimoflrato il paffo adulterate , 



i S 8 A V V I S O 

vsi amìcam raptam habuerìt Conjugem; Eum vero Padu& Maretrionem fe° 
tìt (i), unde Carrariorum nomen . Ciò fegui fecondo quello che io per 
congettura rilevar poffb dal Sanfovino al principio del Secolo undeci- 
mo (i); quando da Corrado II detto il Salico, un certo Litolfo fìgliuo-» 
lo di Gumberto fu dichiarato Signore di Carrara, con mero, e mirto Im- 
pero, e podeftà di Sangue '*.' 

„ Quindi, fé mi è permeilo di dirlo francamente , per mio fentimento 
prende un granchio notabile il chiariflìmo Muratori , ideandofi di vede- 
re nel Cimiero dell'Arma Càrrarefe una Sfinge (3). Decimiti &reus ir* 
Mufeo Patavino Lazara, &. Rom& argenteus apud eruditìffimum Vìrum Frati* - 
cifcum Valefium exifiens , currum pr&fert cum cìrcumpofitìs Litteris FRANCI- 
SCUS D E CARARIA ; in poflica imagìnem Spbingis oflendit. babentem hinc inde 
AA. <fy in limbo hanc infcriptìonemSEPTIMUS DUS ( hocefl Dominur ) TA- 
DUE • Similes alias Nummos cum Spbinge , fed abfque epigrapbe, & cut» bl- 
fce Siglis tantum FF. aut RR\ alìofque cum curru bine. inde lilio; & alio: 
demum cum curru bine inde cajjide vidi. Sed ne lettori nimis firn gravis , pr&ter- 
mìttc . E cosi parimente fembrami deviare dal vero il celebre Liru= 
ti (4)» quando della Sfinge Carrarefe nel Capitolo XXVI della Mone- 
ta propr. e forali, ch'ebbe corfo nel Ducato del Friuli a carte 207 s° 
efprime con quelli termini. Poffedo inoltre ( die' egli ) tre altre Monete 
Padtvane di Rame finora inedite . Due dì quefle fono indubitatamente Car~ 
rarefi, della terza non. vi è fegno , lettere, che pojja moflrarcelo , La pri- 
ma di quefte ì graffetta , e grande più di unti di mezzo Modulo Romane , e 
pefa Carati trenta . Ejja ha da una parte il femplice carro- fenz alcuna pa- 
rola intomo, e dall'altra parte haparìmente in uno Scudo V lnfegna del Car- 
ro con fopra il Morioni. , fopra del quale vi e ( NB, ) una Sfinge con due 

AH 



C 1 ) V„ Ibid. Vocabolo del Pattaffio di Brunetto Latini 
(O Ved. Ibid,, 
( 3 ) Ved. Cap. 1, 
(O Ved. Cap. ». 



DELL* AUTORE. j 99 

Al», ed una tefta di Uomo con corna, che piegano all' in anzi , e dai lati fo. 
no dui rami o di f rondi , o di fiori parimente fenta letttra . La feconda è 
foco più piccola, e pe/a Carati ventìquatro . Quefla ancora da una parte ha 
un Carro fempUcemente , e fenza parola intorno, e dall'altra parte un Mo- 
tìcne con uno Scudo /etto, e [opra una ( NB ) Sfinge con ali , ed una tefta 
di Uomt con Corna alte t dritte intorno ; neppur quivi fono parole, ma dai 
lati del Morioni fé ne veggono due per parte , corrofe alquanto a me fembra~ 
no una F. R. ed una innanzi ed una dietro la te/la della ( NB ) Sfinge, 
le quali parimente a me pajeno una F. R. dalle quali fi ha motivo di poter 
dire, che tali Monete foffero fatte coniare da uno de' due Frane efebi da 
Carrara " , 

,, Ancorché (1 forpaflaflero leCorna, indebitamente (1) (fecondo h de- 
scrizione di Lattanzio, Diodoro Sicoio, Plinio, ed Alberto Magno) 
appropriate alla Sfinge, vorrei che m* infegnaffe col Muratori ilLiruti; 
qual connefiìone abbia un tal Moftro col Carro Gentilizio de' Garra- 
rcfi. ? " 

,, Mi fovviene bensì d'aver ietto (t): Sphinga Monflrumfuiffe, aUs , &Un- 
gues habens in ftmilitudinem Harpya.rum , quod ìnfidens fcopulo vìa imminen- 
ti , infolubilia anigmata sran/euntibus proponebat , & quotquot dilfolvere non 
poter ant , unguibus, éf alis interficiebat . /ELnigma autem erat e)ufmodi . 
Quodnam animai mane quadrupes, meridie bipes , ve/peri tripes efjet : Cujus 
anigmatis nodumQedipus Ha dijfolvit, ut hominem effe diceret , qui in infan- 
tia manibus , ó" pediiut repens verìus quam incedens , quadrupes eft : FaBus 
vir , ut quì.wuUo alio quam pedum adminiculo nititur , bipes : ìngravef centi- 
bus autem annìs , affumpto Scipione, tripes . Quam folutìonem Illa tam egre 
tulit , ut fé ftatim de faxo precipitarti , Hine fumpfit crìginem adagium m 
. Terentiana Andrìa : DAvUS SUM, NON QEDIPUS " • ■ 

», Davo in quell'incontro fono anch'io per verità, perchè ooncapifco s 

lo 



Ci) Ved. Cap. a. 

( a ) Ved. ibid. .Erudwioni tratte da Ambrofio Calepino 



zoo AVVISO 

lo ridico un'altra volta, donde provenga, che un Uomo Sommo, comft 
era il Muratori, invece de'foliti Buoi per attaccar fotto il Carro d'un 
Contadino Padovano (i), che fu il primo Carrarefe, vada in cerca di 
Sfingi ne* deferti della Tebaide, e nei paefìpiù. remoti dell'Etiopia . Sphin. 
ges ( fcrive Diodoro Sicolo ) ó* apud Troglodytas Aethiopefque nafcuntur . 
Invece de'foliti Buoi diffi , conciofiacchè quattro tefte d'oro di fimili 
animali in Campo roffb oltre al Carro fuddetto componevano lo Scuro 
Gentilizio de" Carrarefi , fé non prima, almeno al tempo di Francefco il 
Giovane (i) ultimo Signore di Padova, che nel privilegio concetto nelP 
anno 1393 al Cavaliere Michele da Rabatta defcrive la fua propria Ar- 
ma con quefte identiche parole (3): Currum fiammeum in Campo albo cum 
tona rubra circumcìrea , & in ip/a corta rubra quatuor Capita Boum auree 
pitturata hoc modo vìdelicet : Unum fupra punStam Tymonis : duoque in mar- 
gine a lateribus , <& quartum infine diBi plaufiri , & cone . Certamente 
quattro tefte di Manzo convengono affai meglio al Carro rurale, come 
non meno fenza comparazione convengono le Corna in fronte, che ap- 
parirono nelle monete fuddette, meglio ai Manzi, che alla Sfinge de- 
fcritta da diverfi Autori accreditati.* Spbinx Monfirum, cujus caput, éf 
tnanus PuelU, corpus Canis , ala. avis } vox hom'.nis, unguts Leonis , cauda 
Draconìs (tmiUludinem referebant " . 

5, Per fincerirmi maggiormente della verità dopoché dal P. Martino 
Bauzer Gefuita, Hiftor. MSta. Rer. Noricor. & Forojulenf. Lib. VII. 
mi era flato infinuato il paflaggio , che fece l'Arma Carrarefe nella ri- 
guardevole Famiglia de'Rabatti: Michaeli (de Rabatta) memorato pr iter in. 
fignìa alia beneficia Francìfsus Senior (4) conmlerat Scutum f amili a fus, , 

ac 



Ci ) Sì oflfervi la modeftia della efpreffione . 
C 1 ) DUert. 176;. pag. 16. dice il Picchio penultimo. 
C 3 ) Vedi pag. i«3. nota n. 3. 

(4) Il P. Martino non aveva letto l'Inftrunseato 1393 , quando al Vecchio, pluttofto che 
il Giovane lo attribuifes . 



D E L L' A U T O R E. iot 

ae uttlmìs Tabulis fuìs , fi quo Cafu concìderet Carrarienfis F amili* , diSlum 
Rai/tifar» , Patavini Domimi h&redem fcripferat , vulgato Patavii publico 
Infirumtnto («): non ho mancato d'andare in traccia con ogni diligen- 
za poflibile anche del genuino Armeggio di quello Illuftriffimo Cafato, 
quale finalmente mi riufcì di rilevarlo dal Diploma Originale di Ferdi- 
nando II. Imperatore fpedito in Erberftorff, col quale li Sig. allora vi- 
venti Antonio, e Michaele da Rabatta furono efaltati al titolo, digni- 
tà, e rango di Conti del Sacro Romano Impero alli VIII d'Ottobre del 
1634. Scutum vidtlicet Magnum rubrum ad omnia quatuor latera inmtdum 
antiquorum Carrarìenfium Armorum , fiavum , five aureum {Tauri caput 
reprefentans , & Inter il! a capita a/iud Scutum in quatuor partes aqttales ai 
angulos rtEtos divi/um , in cujus inferiori fìnifira , & fuperiori dexU* 
ra flava five aurea parte Aquila nigra biceps , utroque capite corona 
Regia infignita , & alis late expanfis , pedibufqut diduElìs volaturicn* 
fi fimìlis ( a ) , & in c&teris duabus partibus in campo albo , \five ar- 
genteo currus diEia, Familia. de Carrara appareat , in medio autem bu- 
jufce intermedìi Scuti antìquum propria. Familia ve/Ira. Scutum album , r ig Meliu''. 
five argenteum cum rubro col Hai lo triplici in fundo , & duabus alts A- 
quilinis rubri* expanfis , Inter fé averfis , & media, celi iddi eminen~ 
titri partì ìnftjlentibus , corona tamen Regia fuperìus impofita auSlum con. 
fpiciatur ( 2 ) . Mi Ci potrebbe replicare, che fin qui s' abbia da me 
dimoftrata 1* infofiìilenza della Sfinge rifpetto allo Scudo Carrarefe ; 
ma che principalmente vada di prefente in queftione : Se fimil fi. 
gura anche fi abbia d'efcludere dal Cimiero, nel quale appunto tan. 
to il Muratori , quanto il Làuti la vogliono collocata ? A ciò ris- 
pondo , che 1' efclufione dallo Scudo importi per confeguenza an- 
che P efclufione dal Cimiero : ipfa, figura, ( Scuti ) dice Spenero , 
repetuntur in apice , ut figura hu)us primaria ift'ms r-:eptaculum aque 

C C fiat , 



CO Ved. Cap. i. 

Cz)J3a quello Inflrumer.to venghiam in cognizione, che la Famiglia Rabatta immutavi* 
cómmuiavh l'Arme propria di Francefco da Carrara, come ho fcritto nel Cap. z. 



zq& AVVISO 

fiat , ac Scutttm fui* . Né vai dire che nello Sento Carrarefe prò. 

adotto, colle Medaglie dalli poc'anzi '■■mentovati due eruditiflìmi Sog- 
getti non comparifea la teda dì Manzo , e che per confegnenza 
la medefima non pofTa effere ripetuta nel Cimiero in vece della pre- 
tefa tefta di Sfinge ; perchè per teftimonianza dell' ifteflb Spenero 
anticamente fi ometteva qualche figura talvolta nello Scudo per col- 
locarla di fopra nel Cimiero . Exemplo Dttcum Brttnfvicenfium liquet , 
nowunquam etpud veteres , Simbola antiquiora cum alìis in Scuto locutn 
eedere coatta funt , in apicem affumpta effe , ne omnino memoria peri- 
ret . Ita enìm Equus Saxonictts Clypeo exclufus Jn torum ojfide fatte 
Uno de' motivi poi , per i quali io mi \ figuro non trovinfi la te- 
da di Bue nello Scudo delle più volte mentovate Medaglie , farà 
probabilmente la piccolezza delle Medaglie ftefle : la poca perizia 
dell'Artefice , che nello Stampo non fi averà fidato di poter efpri- 
mere quattro tefte di Bue in uno Scudetto compendiofo, nel quale 
con gran fatica gli farà appena riufeito d' intagliare rozzamente il 
folo Carro ( i ) " . 

„ Per altro V Ala doppia del Cimiero Carrarefe, che fi trova nel- 
le Medaglie fuddette non ha la minima correlazione colla tefta erro- 
neamente creduta della Sfinge : perchè femplice , e feparata fopra 
una pelle d* Armellino comparifee nel citato ; Diploma originale di 
Francefco il giovane ( z ) dell' anno 1393 ; e così pure fopra un 
Cufcino ( 3 ) in quello di Ferdinando II anche fopraccitato dell'an- 
no 1634 t di cui anzi in feguito al già prodotto eftratto fono le 
formali ? Scuto ìncumbant tres Galet. , quarnm dextra clathrata , & 
flava t fi vt deaurata, sutn phalerìs ab utroqut iatere nigri* > & ft* m 

vis 



(O Ved. nel Cap. 2. rifpofto all' ingegnofo. ritrovato . 

(O MS. pag. 17. diceva il Vecchio .Si fciive ! Non lo aveva ancor letto; e dopo letto 
«uovi errori , e abbagli ! 
( 3 ) Explic. Terminum . 



DEL L* AUTORE. 205 

vìi , five aurei* , midi» vero itidem clathrata , & flava , Jeu deau- 
rata , coronarne Regìa ornata , cum phaierìs a dextro lattre nigris , & 
fiavìs , five aurei s , & a finiflro rubri s , ó« <i/£;j , (ìve argentei* , ó* 
fini/Ira antiqui fermi ferrei , yJW argentea colori* fere in totum clau- 
f» , cum phalerì* utrìnque rubri* , ó> /t/£/* , five Argenteìs : /*# ut e 
dextri Galea Ceno ex antiqui* Rabattenfibu* Infignibus Pìleus ruber , ei- 
que impofitA dui Ala, aquilina rubri , medìi vero Aquila in Scuto de- 
(cripta , & fini/tri pariter ex antiqui* Carrarienfiéus Infignibus pulvi- 
nar , eia uè ìmfofita Ala aquilina cum fiammis emineant . Prout hic 
omnia, in prifenti noftro Diplomate TiEioris induflria, coloribus fui* diftin- 
fi a videro lìcet " , 

,, Haec defumpta fune ex Diflertationé '. dell'Orìgine , Cognome , Ar- 
ma, e Genealogia di Cafa Carrara, in gratiam Excellentiffimi Fri- 
derici Comitis Turriani a me confcripta anno 1765 ( 1 ) , tc 

,,(19) SigiJ/um Cereum pendens- Francifci Junioris Carrarienlìs Prin- 
cipis, quo munitum eft Rabattenfe Diploma, exhibetur in Tabella L 
senea fub Num. VI. 

NOTA . Quella è la fedele, e lincerà copia dell'Inltrumento Rabattenfe, 
e della Nota dal Critico aggiunta. Egli s'è compiacciutoin sì fatta gui* 
fa di queir' ultima , che vuol nominare come eftratta dalla Difser- 
tazione 1765 dell' Orìgine , Cognome, Arma, e Genealogia della Cafa Car- 
rara, che non ha dubitato di trafciverla , e ftamparla fenza tanti fcru- 
poli» o efami. Non credo, che egli vorrà da me, che gli accordi cotal 
nome veramente a quella convenirli, ovvero, che il Mondo Letterario li 
acquieti nella fua opinione , troppo in compendìo, confufamente e con pò- 
co Audio, verità, ed efame efpofta , quando noi feor^iamo di mille ab- 
bagli infetta la Diftertazione > e crollare le bafi medelìme, fopra Squa- 
li s'è compiaciuto fondarla per mancanza di efatto criterio, di poca in- 
telligenza dell'Araldica, e Diplomatica ( per fervirmi de'fuoi termini ) 
e perfino della (leflTa Lingua Italiana, e Latina: quella guaita dalla con- 

Ce 2, tinua 



• 
C 1 ) i«. Luglio 1765. Gorizia di facciate n. 32.. 



*o4 AVVISO DELL' AUTORE. 

einua fua convenzione co'Tedefchi; e quelli colla indefeffa fua appli- 
cazione al barbaro latino delle antiche Carte. Se egli non ha voluto ef- 
porre tutta intiera la fua pretefa DifTertazioné» io non debbo certamen- 
te avere il coraggio di farle godere il giorno colle (lampe > quando per 
altro in quali ogni fua parte è da me qui fopra brevemente confutata Sl 
£ combattuta „ 




Ha 




Prt- 



* o j 



Prove dell" oltre ferrilo Arbore della Famiglia da 
Carrara , e Pappa/ava, 



LUITOLFO i. 

Della Stirpe de'Conti di Roflìglio- 
ne> e di Borgogna. 

Venne in Italia. Fabbricò il Cartel- 
Io di Carrara A. 900. 

Moglie : Elifabetta figlia dì Ce- 
lare. 

Autori : Pietro Paolo Vergerio , Gio- 
vanni Ravennate. 

MILONE I. 

Signor di Carrara, Conte d'Anguil- 

lara , e Pernumia . 
Autore: Gio: Ravennate. 

RODOLFO I. 

Signor di Carrara, Conte d'Anguil- 

lara, e Pernumia . 
Aut. Gio: Ravennate, 

GQMBERTO I. 

Signor di Carrara, Conte d' Anguil- 
la ra , e Pernumia A. 900. 
Aut. Gio: Raven. Arb. Geneal. 

MARSILIO I. 

Signor di Carrara, Conte d'Angui I- 
Uraj e Pernumia , Capitano de' 



Padovani contro gli Unni . A. 912, 
e fu uccifo. 
Aut.Jac. Cavat. I. 2. p. 37- Gugl. 
Ong. 1. z. cap. 7. Arbor. Cen. 

VULCANO I. 

Signor di Carrara, Conte d'Anguil- 
lara, e Pernumia. Morì A. 924. 

Carte private nell' Arch.Pappafava ; 
ed Aut. Lor, Pignorio, Arb. Gen. 

FEDERICO I. 

Signor di Carrara Conte d'Anguil- 
iara, e Pernumia. Morì A. 590. 
Aut. Arb. Gen. 

GUMBERTO IL 

Signor di Carrara, Conte d'Angui!- 
lara , e Pernumia . Morì l'anno 980. 
Viveva l'A. 912. 

Moglie Rogentruda. 

Carte Private Pappafava alT A. 
1395. Inftrumento 1027. 1. Luglio 
Ind. X ; ed Aut. Gio.« Bonif. I. 3. e. 
143. 

LUITOLFO II. 

Signor di Carrara , Agna , S. Siro , 
e molti altri Cartelli , e terreni 
del Padovano. Fiorì l'anno 1000. 
Inftrum» 



zq6 
Inftrum. 1027 1 Luglio 1068 6 Ago- 
fio 106S. 31 Maggio. 1077 
20 Ottob. 1095 31 Maggio , 

GUM BERTO I. 

Signor di Carrara, e Pernumia, Con- 
te d'Anguillara, Agna S, Siroec. 
Inftrum. 1077 20 Otr. 

ARTUCIO I. 

Signor di Carrara , Pernumia , Agna , 
S. Siro , Conte d'Anguillara ec. 
Inflrum. 1068 6 Agofto . 

ENRICO I. 

Signor di Carrara , Agna , S. Siro ec*. 
Conte d' Anguillara , e Pernu- 
mia ec. 
Jnfirum. 1068 31 Maggio . T095 31 
Maggio. 

LUITOLFO III. 

Signor di Carrara , Agna , S. Siro ec. 

Conte d'Anguillara e Pernumia ec. 

Confole di Padova 1117. 
Aut. Ang. Portenari 1. 4.cap. 6."c. 
131. Jac. Cavat. I. a. e. 57. 

M I L O N E II. 

Signor di Carrara, Agna , S. Siroec. 
Conte d'Anguillara e Pernumia. 
Inftrum. 1095 31 Maggio; ed Aut. 
Jac. Cavat. J. 2. e. 57. 



MARSILIO II. 

Signor di Carrara ec. Conte d' An- 
guillara ec. Confole di Padova A. 
112. 

Aut. Ang. Portén. 1. 4. cap. 6. e. 131. 
ed Inftr. 1109 5, Giugno. 

MI.LONE HI. 

Signor di Carrara ec,. Conte d'An- 
guillara ec. detto Milonne. Con- 
fole di Padova A. 1108. Morì l'A, 
1108. 
Moglie Richalda . 
Inltrum. no© 24 Sett. 1109 5 Giu- 
gno . Ed Aut.Ang. Porten. f.4. 
Cip. 6*. e. 131. Gio:Bonif,1.3. 
e. 143. 

N. N. 

Quello è porto come figlio dì Enri- 
co I. perchè quattro, e non fet- 
te furono i Figli di Milone III, 
E ciò fi deduce principalmente 
dall' Inftruménto di Privilegio di 
Enrico IV Imperatore 1114 23 
Gennajo, in cui nomina Enrico j 
Mar/ilio, Uberto, Ugolone ger- 
mani: ed Enricone, Litolfo, e 
Gumbe/to finalmente Germani. 

Inftrum. fudd. A. 1114. 23. Gen. 
Ind. VII; ed Aut. Gio: Bonif. 
e. 143. 

UGO- 



zoy 



U G O N E I. 

Signor di Carrara ce. detto anche 

Ugolone . 
Inftrum. 1114 23 Gen. ; ed Aut. 
Gio: Bonif. 1, 3. e. 143. 

UBERTO I. 

Signor di Carrara éc. 
Inftrum. n 14 23 Gen.; ed Aut. 
Gio: Bonif. ìbii. 

ENRICO II. 

Signor di Carrara ec. 
Moglie. Adelafa 
Inftrum. m* 23 Gen. ; ed Aut. 
Gio: Bonif. ibld, 

MARSILIO IH. 

Signor di Carrara ec. Mori in Guerra . 

Inftrum. uh 23 Gennajo 1109 5 
Giug. 1149 5 Sett. 1160 15 
Ott. Neil' Inftrumento 1109 
vien detto Tutore Enrico , 

ENRICO HI. 

Signor di Carrara ec. detto anche 

Enricone . 
Inftfum. 11 14 23 Gegnajo. 

LUITOLFO IV. 

Signor di Carrara ec. 
Inftrum. 1114 23 Gen. 



GUMBERTO IV. 

Signor di Carrara ec. 
Inftrum. 1114 i-i Gennajo. 

MARSILIO IV. 

Signor di Carrara ec. Confole di 
Padova 11 52. 

Moglie Galearca . 

Aut. Ang. Porten. 1. 4. cap.6.c. 1 32. 
Bern. Scard. 1. 1. ci. 14. e. 82. 

Inftrum. 1160 15 Ott. 1149 5 Sett. 
Il fuddetto Inftrumento è di- 
retto a Marfilio; ma, facen- 
do menzione del Padre fuo mor- 
to in Battaglia, non ne dichia- 
ra il nome. Quello ignoto Pa- 
dre è encomiato da Federico. 
Nomina altresì una Matilde fua 
Cognata . 

MARCO I. 

Signor di Carrara ec. 

Quello non è poflo da alcuna Ge- 
nealogia : ma folo per Fratello 
di Marfilio è nominato nell'In- 
ftrum. x 15*1-5; Nov. Da detto 
Inftr. fi deduce , che aveva Mo- 
glie . 

IACOPINO I. 

Conte d* Anguillara , è Pernumia , 
Signor di Carrara , Agna,S. Siro, 

Bor. 



ao8 

Borgoforte, Cona , Bagnoli , Con- 
felva , Patriarcato , Garturo ce. 
Podeftà di Trevlgi 1174. Mori 
1191. 
Da quello, t dal Padre fi trae con- 
tinuata la ferie della Famiglia da 
Carrara, comprovata da Autori, 
e da Iftrumenti come fegue. 
Aut. Gio: Bonif. 1.4. e. 165. P.P. 
Vergerlo Co-' AlfonfoLofchi e. 
320. Frane. Sanfov. 399 > ed 
Inftr.1182 jNov. 1184150». 
1191 4 Luglio , 1192 20 Fe- 
brajo. 1210 5 Maggio. 121 5 6 
Maggio . 
Moglie. Maria figlia di Alberto 
di Baone Conte, e di Palma fo- 
rella di Ezzellino HI da Ro- 
mano . Aut.,edlnftr. fliddetti. 

PIETRO. CONTE I, 

Signor di Carrara ec. 
Inftrum. 1192 zo Febr. e 1215 6 
Maggio, 

ALBERTO IL 

Signor di Carrara ec. detto anche 

Albertino. 
Inftrum. 1192 20 Febrajo. 

MARSILIO V. 

Signor di Carrara ec. Morì avanti 
l' A, 1210. 



Inflrum. n9i 4 Luglio. 1192 20 
Febrajo. 12105 Maggio 1215 
6. Maggio. ed Aut. Bern. Scard. 
1. 3.cl. 13. e. 273. Co: Lofchi 
e. 320. Frane. Sanfov. 

UGDCCIO I. 

Signor di Carrara ec. 
Inflrum. 1192. 20. Feb. 

JACOP.INO IL 

Signor di Carrara ec. Morì prima 

del 1262. 
Inftrum. 1192 20 Febrajo 1262 13 
Ott. ed Aut. Co: Lofchi e. 320. 
Sanfovino, e P. P. Verg. 

ALBRICIO-LEON E I. 

Signor di Carrara ec. Morì Giovi- 
ne. Non viveva del 1230. 
Moglie . Berta figlia di Ca- 
roto . 
Inftrum. 1210 5 Maggio. 121S 6 
Maggio. 1230 7 Ott. 1241 
io. Ag. 1275.2. Marzo 125?. 
13 Maggio 1x76 8. Giugno. 

BONIFACIO I, 

Signor di Carrara ec. Morì avan- 
ti il Fratello Vedi MS. Saib. e. 32. 
Inftrum. 1210. 5. Maggio 1215. 6. 
Maggio. 

AL- 



ZOO 

ALBERTINO III. JACOPO IV. 

Signor di Carrara ec. Secondoge- Signor di Carrara ec. 

nito. Mori prima del Fratello. Inflrum. 1262 13 Ottobr, ed Aut. 

In(trum. ino 5 Maggio, 1215 6 Sanfov. 

Maggio, e 1276 8 Giugno; ed 

Aut. Bern. Scard. Co: Lofchi J A C O P I N O V. 

Sanfov. Gio: Bonif. ì. 3. e. 143» 

Signor di Carrara ec. 
P. P, Verg. . b ,. . . „. e 

Moglie. ... dal Fieico . 

Inftrum. 1262 13 Ottobr. ed Aut. 
Sanfov, 



JACOPO III. 



Signor di Carrara, ec. Vedi Dif- 

fertazione Cap. 3. PIETRO-CONTE II. 

Influirti. 1210 5 Maggio, 1215 6 

■ Ai o Signor di Carrara ec. Podelta diCi- 

Maggio , 1230 7 Ottobre, 1058 ° 

... o r i- j vidal di Belluno A. 1224, e 1245. 

15 Maggio , e 1258 7 Luglio; ed 

, ^ t r 1 • Aut. Ang. Porten. 1. 6. cap. 5. 
Aut. Bern. Scard. Co: Lofchi '* 6 v 

_ r „. D c ■,., c. 207. Morì prima del 1274. In- 

Sanlov. Gio: Bonir. ibid. ' 

({rum. 1230 7 Ott. 1241 i° Ago- 
G I O V A N N I I. Ilo, 1258 13 Maggio, 1274 io 

Gennaro, 1276 8 Giugno, 1279 

Signor di Carrara ec. Combattè con- _ „ „. ,,. 5 

° 15 Gen. 1289 20 Giugno, e 129» 

tro Eccelino da Romano. Aut. _ . 

29 Settembre. 
Gio: Bonif. I. 5. e. 264. FuPode- 

ftà di Cividal di Belluno 1213 , e F NT R I C O IV 

1242. Aut. Ang. Porten. 1. 6. cap. 

5. e. 207. Gio: Bonif. 1. 6, e. Signor dì Carrara ec. detto anche 

286. Franceko .Morì prima del 1275. 

MoglieBarbara figlia di Albertodal- Inftrum. 1230 7 Ottobr. 1241 io 

la Scala Signor di Verona, che Agofto, 1275 2, Marzo, e 12.79 

morì l'an. i2977"Aut. Enninges ci- 15 Gennaro. 

tato dall'Arbore, Sanf. ed Inflr. 

1262 14 Ott. IACOPINO VL 

Signor di Carrara ec. detto il pr:-. 
Dd mo 



mg Pappafava , La ragione di que- 
llo cognome è nella Difsert, Ca- 
pitolo 2. Lo aflunfe prima del 
1258. Morì prima de! 1289. 

Aut. tutti li citati nella Diflert. 
Inftrum. 1258 13 Maggio, 127+ 
16 Gen. 1289 20 Giugno, 1298 
29 Sett. 1279 15 Gen. 1311 9 
Marzo, 1318 16 Marzo, 132* 
14 Giugno, 1364 18 Nov, 1276 
8 Giugno . 

Moglie Almotta , Adalmotta , Eleo» 
nora Maltraverfa figlia di Bou- 
traverfo. Inftrum. fopraccittati; 
ed Aut. Berti. Scard. 1. 3. ci. 14. 
e 360. Tebald. Cortei. MS. Co: 
Lofchi Sanfov. Gio: Bonif. P. P. 
Verg. ed. altri. 

BONIFACIO li. 

Signor di Carrara ec. Morto prima 

del 1300. 
Moglie: Maria figlia di Antonio da 

Gonzaga. Arb. Gen. Inftrum, 1258 

13 Maggio, 1258 7 Luglio, 1300. 

5 Setr. 1348 4. Giugno, 

MARSILIO Vili. 

Signor di Carrara ec. 

Moglie . , . figlia di Ugguzzone Mag- 
giore da Garturo Nobile Padova- 
no .Inftrum. 1318 KSMarzo e 134? 
4 Giugno. 



FRANCESCO fi. 

Signor di Carrara ec. Inftrum, 1279 
15 Gen. 1298 ^9 Sett, Aut. Gio; 

Bonif. P, P, Verg. Cortei], Co: 
Lofchi Sanfov. 

ALBRICIO-LEONE II. 

Signor di Carrara ec. Nato 1255, 
Morì 1279. Inftrum. 1279 8 Mag- 
gio « 

Tettò 1279 8 Maggio. Inftr. 117? 
2 Marzo, e 1279 *5 Gen. 

BONIFACIO IV, 

Signor di Carrara ec. Morto prima 

del 1311 9 Marzo . 
Moglie Beatrice Inftrum. 22 

Otr. 1289 20 Giugno. 1304 Ji. 

Nov. 1364 18 Nov. 

MARSILIO IX, 

Signor di Carrara ec. 

Moglie Agnefina figlia di Armano- 
leflo dalFiefco. Inftrum. 1329 18 
Ott.1289 2oGiugno, 13484GÌU- 
gno, 1348 4 Giugno , 131.8 16 
Marzo, 1321 14 Giugno, 1364 
18 Nov. ed Aut. Cortei. Ong. 



PIE- 



il l 



PIETRO-CONTE III. 



IACOPINO VII. 



Signor di Carrara ec. Signor di Carrara ec. Morì 1319. 

Moglie Aycarda figlia di Pietro Vi- Moglie Fina... 

tardo. Inftrum. 1300 5 Sett. 1348, 4 Giu- 
Inftrum. 1189 20 Giugno e 136418 gno; ed Aut. Lofchi Sanfov. Bo- 

Nov. nif. P. P. Verg. 



ALBERTINO VII. 

Signor di Carrara ec. 

Moglie... figlia di Rinaldo Scrovi- 
gno Nob. Pad. Autori PP. Verg. 
Gugl.Ong. e. 321. Corte/. Alb. 
MufT, Jib. 12. Scard. Co: Lofchi 
Sanf. Gio: Bonif. ed Inftrum. 1289 
20 Giugno, 1298 29 Sett. 1318 
i6Marzo, 1321 14 Giugno, 1348 

4 Giugno, 1364 18 Nov. 

UBERTINO VI. 

Signor di Carrara ec. Nato 1254. 

Gugl. Ong. e. 207. Morì 1319. 

P. P. Verg. e. 141. 
Moglie Buonafemina o Fina 
Aut.Jac. Fi!. Tom. Vita B. Giordano 

Forzate e. 128.129. Inftrum. i$oo 

5 Sett.1320 26 Feb. 1348 4Giu- 
gno. Ved. Cortei/. Scard. Co: 
Lofchi, Sanfov. Gio: Bonif. P,P, 
Verg. ed altri. 



PIETRO V. 

Signor di Carrara ec. detto anche 
Perenzano. 

Moglie... Fiefca. Inftrum. 1348 4 
Giugno; ed Aut. Bibl. Saib. all'an- 
no 1297. Bern. Scard. Co: Lof- 
chi Sanfov. Bonif. P.P. Verg, 
Ong. ed altri . 

JACOPO Vili. 

Signor di Carrara ec. Primogenito. 
MS. Saib. e. 106. Vedi laDifser- 
tazione Capitolo 2 , 3,4. Nato 
1264. Morì 1314 22 Nov. Prin- 
cipe I di Padova eletto .24 Lu- 
glio 131 8. 

Moglie I.Brumerza figlia di Rolan- 
do EBglefcni. Aut. Cortell. pag. 5. 

Moglie II. Anna figlia di Pietro Gra- 
denigo Doge di Venezia. 

Inftrum. 1348 4 Giugno ; ed Aut. 
Scard. 1. 3. ci. n. e. 275. Cor- 
tell. Co: Lofchi Sanfov. Bonif. 
P. P. Verg. e Dif. noftra. 



Dd 2 



PIE- 



z\ 



PIERO-CONTE IV. RINALDO f. 

Signor di Carrara ec. Signor di Carrara ec. 

Inftrum. 1318 16 MarEO ; ed Auf. Moglie Furlana figlia di Rinaldo 

Sanfov. ScrovigHO. Aut. Verg. pag. 172. 

Cortei, e. 15. Scard. Lofchi San» 

ALB RIC IO. LEON E III» fov. Bonif. ed Inftrum. 1318 1.6 

Marzo. 1311. 14 Giugno. 1364. 
Signor di Carrara ee. „ . T 

° iC- Nov. 

Inftrum. 1298 29 Sett. 

FRANCESCO IV. 

Signor di Carrara ec. Morì prima 
Signor di Cirrara ec. Mori Gio- , , 

del 13 18. 

I (Ir urn. 131S té Marzo; ed Aut. 

Pi Pi Verg. p. 174. 



PIETRO -CON TE VI'. 



vi ne 
A.11.C. Arb. Gen, 



BRUSCO I. 



MARSILIO X. 



Signor di Carrara ec. Mori Giovi- _. ,. _ _, . . „ r 

, Signor di Carrara ec. Principe IV 

ne. Aut. MS. Saib. pag. 137. ,. „ , , 

■ , .. ... ai Padova eletto 27 Marzo 154?. 

Moglie: Amabiha figlia di Oliviero „ ■•'./..*- T „ , „ 

Uccilo da Jacopo X da Carrara 
Lenguazza Nob. Pad. Aut. Nuzia- .. , ... . „ ,. _._, 

, kT , T „ li 6 Maggio 1545. VediDifiert. 

le 1304 1 Nov. ed Ilirum. 131 1 

Gap. 2 , 3 , 4. 
9 Marzo. Teftòi3i2 adi.12 Ot- .. ,. A r „. r . T „ 

Moglie. Agnefe Viiconti . Iftrum. 
tobre. Inftrum. 1364 iS Nov.. „ . njr _. 

1318 16 Marzo, 1321 14- Giug; 

O B I Z Z O I 1348 4 Giugno; ed Aut. Scard; 

Co: Lofchi, Sanfov. Bonif. Verg, 
Signor di Carrara ec. Morì 29 Nov. 

i3>9. Aur. Cod. Zi bar. N I C Q L O I. 

Moglie... figlia di Antonio Milite „. .. _ .. v . ';>. 

Signor di Carrara ec. Mori in Chiog- 
detto Poibi . Inllrum. 1-31-8 16 . ,. ^ , „ r 

già di Ottobr. 1344. Aut. Cortul» 
Marzo, 1321 14 Giugno, 1348 , „ 

1. 8. e. 14. 
4 Giugno, e 1364 18 Nov. v . c .. , , . 

* Moglie Eleaa figlia di Salvino Tur - 

riano. 

Mo- 



Moglie II. Giacoma Vicentina In- dovano. Morta 13^5. V. DifTert. 

ftrum. 1320 26 Fcbr. 1324 30 Apr. ibìd. 

1348 4Gi;i^no; ed Aur. Correli. Moglie II. Beatrice figlia di Guido- 

Scard. Co: Lofchi Sanfov. Bo- ne da Correggio. Spofata 1334. 

nif. Verg. eDifl'err. noftr. Cap. Iftrum. 1348 4 Giugno. V. Dil- 

z , 3 , e fiifleg. fert. HU. 



N. F E M I N A. 

Figlia di Ubertino VI. Maritata in 
Guglielmo Dente. Aut. Cortell. 

UBERTINO VIIF. 

Signor di Carrara ec. Principe III. 
di Padova. Eletto Ji io Marzo 
1338. Vedi Didèrt. Cap. 2, 3, 
4. Mori 29. Marzo 1345. 

Moglie: Giacobina figlia di Simeone 
da Correggio. Aut. Cortuf. 1» 8. 
cap. 3. V. DifTert. ìbìd» 

Moglie II. Anna Malatefta de'Prin- 
cipi di Rimini fpofata 13425 24 
Aprile. 

Inftrum. 1348 4 Giugno V. Dif- 
ferì, ìili, 

MARSILIO XI. 

Signor di Carrara ec. Nato 1294. 
Principe II di Padova eletto pri- 
ma 11 Sett. 1328; poi 1337. 

Vedi Differì. Cap. 434. Morì 
21 Marzo 1338 d'anni 44. 

Moglie I. Kartolommea Figlia di 
Manfredo Scrovigno ' Nobile Pa,- 



T A D D E A I. 

Spofata a Martino dalla Scala Signor 
di Verona. Morto 1376. Aut. Gir. 
dalla Corte 1. 12. e, 279. V. Dil- 
fert. Cap. 3 , ^ 

GUGLIELMO I. 

Baftardo. Uccife Jacopo X Signor 
di Padova V A. 1350, e fu ucci- 
fo. Vedi Dirtert. Cap. 3 , e 4. 

IACOPINO XII. 

Signor di Carrara ec. Fatto Cava- 
liere da Cane dalla Scala 1328. 
Morì Prigione iti Pendife. 

Moglie Alca o Caja da Camino fi. 
glia di Gueccello, e Sorella di 
Ricciardo. Aut. Gio: Bonif. e, 
436. Jac Fil. Tomafmo Vita B. 
Giord. Forz. cap. 2.9. Verg. e. 175. 
Scard. Sanfov. Bonif. ed Inrtrum. 
1321 14 Giugno j 1J64 11 Nov 
e 1374 2.0 Febr, 



EN- 



2!4 

ENSELGARDE II. 

Prometta, in Ifpofa a Martino dalla 
Scala, cui fu fpofataTaddea figlia 
di Jacopo Vili. Vedi DifTert.Cap. 
3)4,5. 

BEATRICE il. 

Morì 1370 23 Maggio. Aut, Jac. 
Salom. edlftr. 4,09. VediDifsert. 
Cap. 5. 

N. F. 

Maritata in Bianchi rio da Prata , Ve- 
di Diflert. Cap. s. 

JACOPO X. 

Signor di Carrara ec. Principe V 
di Padova eletto 7 Maggio 1345. 

Uccifo da Guglielmo I 19 Dee, 1350, 
V. Diflert. Cap. 3 , 4. 

Moglie I. Lieta Figlia di Marzio For- 
zate Co: di Montemerlo. V. Dif- 
fert. Cap. 3,64. Spofata 1318. 

Moglie II. Coftanza figlia di Gui- 
done da Polenta. Spofata 1341. V. 
Diflert. ed Irtrum. 1348 4 Giu- 
gno, 1348 9 Giugno, e 1374 23 
Febr. 

J A C O P I N O XI. 

Signor di Carrara ec. Principe VI 
Ai Padova affìeme con Frane. VI 



luo Nipote. Eletto 22 Dee. ijsa' 
Morì prigione , Vedi Difsert. Cap, 

3, e 4. 

Moglie: Margherita figlia di Guido- 
ne Gonzaga. Spofata 19 Gen. 1353. 
Vedi Difsert. Cap. 3 , e 4. 

GENTILE I. 

Maritata in... Naturale di Martino 

dalla Scala Difsert. Cap. 3. 
Aut. Bartol. Zacco MS. T. 1. Hb. 

4. e. 271, Cortuf. 1. 8. pag. 11. 
e 910. 

BEATRICE. 

Maritata in Bembo Vifconti Signor 
di Milano , detta anche Regina. 
Vedi fua Prole nella Diflert. Cap. 
3>e4. 

ALBERTINO X. 

Signor di Carrara ec. Fu imprigio- 
nato col Padre. Liberato da Fran- 
cefeo VI, e reftituito ne' fuoi be- 
ni . Irtrum. 1364 18 Nov. Cam- 
biò l'Arma Gentilizia. Vedi Di f- 
fert. Cap. 2. 

Moglie. Catterina figlia di Enfedi- 
fio Conte di Ruvolone Erede de' 
Beni Paterni . 

Inftrum. 1364 iSNov. 1374 23 Feb. 
1391 *7 Apr. 405 4 Ag. ed Aut. 
Sanfov. Verg. 

NI. 



ni 



NICOLO' li. 

Signor di Carrara ec. Cofpirò con- 
tro il Fratello. Imprigionato in 
Monfelice V. Diflert. Cap. 4. 

MARSILIO XII. 

Signor di Carrara ec. Conte del La- 
zio, Compagna Romana creato 
da Gregorio XI Papa. V. Dif- 
fert. cap. 5, And. Gatr. e. 231. 
nell'A. 1376. Gio: Bonif. I. io. 
e, 545 > e 547. 

Cofpirò contro Francefco VI due 
volte. Morì in Venezia. 

MARGHERITA. 

Dalla prima Moglie. Maritata in 
Ottone di Stumberg. V. Diflert, 
Cap. 5. 

GILIOLA I, 

Della prima Moglie, Maritata in 
Enrico Conte di Gorizia 1350, 
V. Diflert. Cap. 5, 

CARRARESE I, 

Della prima Moglie. Maritata in Fe- 
derico di Stumberg 1341. Vedi 
Difsert. Cap. 5. 



FRANCESCO VI. 

Signor di Carrara ec, Signor VII 
di Padova . Eletto col Zio li n 
Ott. 1350. Vedi Diflert. Cap, 
3> e 4. 

Moglie. Fina figlia di GattaroBuz- 
zaccarino, Spofata 1345. Morta 4 
Ott. 1378. Egli morì prigione in 
Monza 6" Ott. 1393. Vedi Dif- 
fert. Cap. 3 , é*4;ed Iftr.1358 5 
Maggio, 1364 18 Nov. 1373 > 7 
Feb. 140J 24 Ott., ed infiniti 
Autori . 

LIETA H. 

Della feconda Moglie. Maritata in 
Luca Savello 1363 Maggio. Ve- 
di Diflert. Cap. 5. 

Secondo Marito . Ottone Seniore 
Conte d'Otcemburg. V. Diflertaz, 
Cap. 5. Morta 1389. 

GIOVANNA I. 

Della feconda Moglie. Maritata iq 
Ulrico Conte di Monfort. Ved. 
Diflert. Cap. 5. 

BONIFACIO VI. 

Abbate di Praglia de* Monaci Cafiì- 
nenfi . Cofpirò contro Francefco 
VI 1373. Prigione in Caftelbaldo. 

Vedi 



• aro* 
Vedi Differt. Gap. 4. Gatt. e. 
2,05. e 209. 

IACOPINO XIII. 

Signor «li Carrara ec.Nato 18 Giu- 
gno 1354. Aut. Cortuf. 1. io. 
cap. 9. e. 939. Dopo l'infortunio 
del Padre condotto dalla Madre 
in Mantova. Morì combattendo 
fotto il Duca d'Angiò in Puglia. 

JACOPO XIV. 

Signor di Carrara ec. educato pref- 
fo Francefco VI. Fatto Cavaliere 
nella prefa di Verona. Morì 1405 
di Pefte. Teftò 1405 4 Agofto. 
Aut. Scard. I. 3. ci. 13/pag. 307. 

Moglie. Taddea da Polenta Inftr. 
1405. 4. Agofto. Teftatrice 1459 
3. Sett. Inftrum. 1401 io Ott. e 
1459 3 Sett. 

JACOPO XV. 

Naturale. Cofpirò contro Francef- 
co VII. Morì foffbcato dal fuoco 
. accefo da fé nella prigione 1405. 
Moglie figlia di Bartolommèo 

Contarini Nob. Veneta Vedi gli 

Autori delia Differt. 



CARRARESE II. 

Maritata in Federico Conte d'Ot- 
tingen. Vedi Differt. cap. 5. 

G I B I O L A II. 

Maritata in VvenceslaoDuca di Saf- 
fo nia morto 1388. Spofata 1367, 
Vedi Differt. cap. 5. 

Marito Secondo. Ermano Conte di 
Cilla. Vedi Diflert. Cap. 5. 

FRANCESCO VII. 

Signor di Carraia ec. Principe Vili 
di Padova. Eletto 29 Giugno 
1388. Perduto UDominio lo rac- 
quiftò li 19 Giugno 1390. Nato 
29 Maggio 1359 alle ore 24. Mo- 
rì in Venezia li 16 Gennajo 1406. 
Vedi Differt. Cap. 3 , e 4. 

Moglie. Taddea figlia di Nicolò Se- 
condo Marchefe d'Ette. Spofata 
1375. Vedi Differt. Cap. 3 , e 4. 
Vedi glifteffi Autorijedlnftr. 1391 
17 Aprile, 1405 24 Ott. 1405 io 
Nov. , e mille altri Documenti 
Pubblici j e privati . 

CATTERINA II. 

Maritata in Stefano Frangipane Con- 
te di Vegia , e Segna : Spofata 1372. 

Il Marito morì 1389. Vedi Differt. 
Cap. 5. 

CON- 



CONTE I. 

Naturale. Nato di Giuftina Maco- 
nia Nob. Pad. Gran Capitano V. 
Differt. Cap. 3. Fatto Principe 
d'Alcoli in Puglia da Ladislao Re 
di Napoli. Morì 1410, VediDif- 
fert. ibid. 

MARIA I. 

Maritata in Luigi Storiato Nob. Ve- 
neto, Procuratore di S. Marco. 
Aut. Scard. 1. 3. ci. 14. e. 364. 

Marito Secondo. Francefco Conta- 
rini Nob. Ven. cui portò in Do- 
te Piazzola , e Salla Ville delPa. 
dovano con fuperbi Palaggi . Scard. 
ibid. Dopo la morte del Marito 
ritornò in Padova i' A. 1476, 

O B I Z Z O IV. 



217 

Inftrum. 1459 3 Sétt. 1456 14 Feb. 
1493 20 Feb. e 1518 22 Ag. 

ALBERTINO XII. 

Depofe il cognome da Carrara» e 

fi chiamò folo Pappafava . Mori 

1428. 
Moglie. Maddalena Capodilifta figlia 

di Federico Nob. Padovano. 
Inftrum. 1401 io Nov. 1405 4 Ag. 

1421 io Nov. e i486 6 Marzo, 

GILIOLA HI. 

Prometta a Federico IV figlio di 
Leopoldo Duca d'Auftria. Poi a 
Gabrielo figlio Naturale di Gio: 
Galeazzo Vifconti . Sposò Nicolò 
Marchefe d' Efte . Vedi Differì. 
Cap. 5, 

STEFANO I. 



Signor di Carrara ec. Si ritirò in Naturale. Vefcovo di Padova. Si 



Firenze l'A. 1405. Infeudato da 
Gio: di Caftiglione V^fc. di Vi- 
cenza A. 1407. 21. Luglio. 
Inftrum. 1405 4 Ag. 1407 21 Lu- 
glio. 

JACOPO XVI. 

Nato Poftumo A. 1405. Morì 1449, 
Moglie . Ricca figlia di Pietro Mon» 
tiniano Nob, Pad. 



ritirò in Firenze 1405 colla Fa- 
miglia . Morì 1409, Vedi Diftert. 
Cap. 3. 

UBERTINO XI. 

Signor di Carrara ec. Nato in Fi- 
renze A. 1390. Vi ritornò 1405. 
Morì 1406. Vedi Differì, Gap. 3. 



Ee 



FRAN- 



si;8 



FRANCESCO VITI, 

Signor di Carrara ec Nato 2SGÌU- 
gno 1377. Vedi Differì:, Gap, 3» 
Morì in Venezia 1406 19 Gen. 

Moglie . Alda figlia di Francefco 
Gonzaga. Inftr. i 493 2oOtt. Vedi 
Differt. Cap. 5. 

J A C. XVII. 

Signor di Carrara ec. Principe di 
Verona . Morì in Venezia 19 
Gennaro 1406. Vedi Differt. 
Cap. 3. 

Moglie Bellafiore figlia di Gentile 
Varano Signore di Camerino, e 
Marchefe della Marca, Spofata 
in Novemb. 1402. Vedi Differt. 
Gap. 3. 

MARSILIO XIV. 

Signor di Carrara ec. Tentò di ri- 
cuperare lo Stato. Vedi Differt. 
Gap. 3. Morì in Ven. 

Moglie Maria figlia di Luca , dai 
Fiefco. Vedi Difiert. Cap. 3,. 

ARDIZZONE I. 

Prìncipe III. d' Afcoli. Morì fenza 
prole. 

Moglie. Antonia , Sorella legittima 
di Francefco Sforza , che fu Duca 
di Milano. Vedi Differt. Cap. 3. 



OHZaO "IH. 

Principe II d'AfcoIi, Si ritirò in 
Firenze nel 1405. Vedi Differt, 
Cap. 3. 

OBIZZO V. 

Pappafava. Nato 1440. Morì 15*9 
Tello 22 Ag. 15 18. 

Moglie I Catterina figlia di,,..Ca« 
podivacca Nob. P ad. 

Xnftrum. 1520 27 Luglio. 

Moglie II. Catterina figlia di Am- 
brogio Lignarrolo, 
Inftrum. 1518 22 Ag. S5*° *7 Lu * 
glio. 1459.3 Settemb. i486 6 
Marzo. 

UBERTINO XIII. 

Pappafava. Nato 14*8. Infeudato da 
Pietro Barbo Vefc di Vicenza 9 
Ott. 1452. Morì 1487. Teftò 6 
Marzo i486. 

Moglie. Lucia Magliolo figlia di 
Antonio . Erede de' beni Pa- 
terni. 

Inftrum. 1452 9 Ott. i459 3 Sett *. 
i486 6 Marzo. 151S22 Ag. U*© 
29, Ott, 1529 a6 Dee. 



N. F. 



N. F, 

Da Carrara te... Maritata inGio. 
fia Acquaviva Duca d'Atri. Vedi 
Difsert. Cap. 3, 

Jacopo xvm. 

Pappafava, Morì 1519» 

Moglie Agnefe figlia di..,. Leoni 

Nob. Pad. 
Inftrum. 1312 16 Gen, 1518 22 

Ag, 14S6 6 Marzo. 

PIETRO-CONTE IX, 

Pappafava. Primogènito. Iftituì la 
Primogenitura . Tello i$iz i6Gen, 
Morì 1513. 

Inftrum, 1512 16 Gen, *4S6 6 
Marzo . 

ALESSANDRO I. 

Pappafava , Dottore , Aut. Bern. 
Scard. J. 2. ci, 3. e. 181. Morì 
1.529. Tello. 1521 290tt.e 15^9 
26 Ott, 

Moglie, Livia figlia di Venceslao 
Buzzaccarino Nob, Pad. Spofata 
1489. 

Ijlrum. 1518 22 Agofto , 152029 
Ott. 152926 Dee, 1541 9 Giu- 
gno, 1550 13 Giugno, i486 6 
Marzo, e 1533 18 Marzo, 



zig 

GIO: FRAN.CESCO L 

Pappafava, Imbecife, 
Inftrum. i486 65 Marzo, 

ANTONIO II. 

Pappafava, Morì 1495. Teftò 17 Set. 

tembre 1494. 
Moglie Elifabetta figlia di Antonio 

Capodivacca Nob. Padovano . Spof, 

1490» 
Iftrum. 1486 6 Marzo, u94 1 7 
Settémb. 1512 16 Gen, e 1318 
22 Agofto . 

F R A NCE.SCO X. 

Pappafava, Dottore. Aut. Scard. 1. », 
ci. 8. e. 182, Morì i55°» 

Inftrum. 1512 16 Gen. e 1518 a*- 
Agofto. 

BERNARDINO T 

Pappafava. Cavaliere, Nato 1503, 
Morì 1581. 

Moglie, Nicolofa figlia di... Con- 
te di S.Bonifacio. Nob. Pad. Mor= 
ta i593« 

Inftrum. 1512 16 Gén. 1518 22 Ag, 
e 1556 13 Giugno, 



E e 2 



RO« 



zzo 



ROBERTO L 

Pappafava. Morì 1558. Tettò 1556 
13 Giugno. 

Moglie I. Lucia figlia di Girolamo 
Capodivacca Nob. Pad. Morta 
1522. Inftrum, 1520 29 Otf, 

Moglie li. Lucrezia figlia di Pie- 
tro de Lido Nob. Pad,Spofata 1523. 
Vedi Nuziale 1523 8 Giugno. 

fnflrum. 1512 16 Gennaro, 1520 
29 Ottobre, 1523 8 Giugno, 
1556 13 Giugno^ e 1572 18 
Giugno. 

FRANCESCO IX. 

Pappafava. Cavaliere. Nato Aprile 

1490. 
Moglie. Angela figlia di Raffaello 

Leoni Nob. Pad. Inftrum. 1531.11 

Febr. 
Inftrum. 14-94 17 Settembre, 1512 

16 Gen. 1518 22 Ag. 1531 n 

Febrajo . 

JACOPO XIX. 

Pappafava. 

FRANCESCO XX 

Pappafava. Capitano di Corazze per 
la Serenifs, Repubblica di Veni" 
sia. 



Moglie . Elifabetta figlia di Pie. 
tro Leoni Nobile Padov. Spofata 
1575. 

MARSILIO XVIII. 

Pappafava,. Nato 1549. Morìi6i9, 
Moglie Laura figlia di Ludovico Dot, 
to Cavaliere Nob. Pad. Spefau 
1577. Morta 1624, 

UBERTINO XV. 

Pappafava . Mori avanti il Padre 
nel 1555. Inftrum. 1556 13 Giù» 
gno. 

Moglie. Adamante Figlia di Spe» 
rone Speroni Nob. Padovano , e 
Letterato famofiffuno . Spofata, 
1554 23 Febr. 

Inftrum. 1554 23 Feb. è 1556. 13-. 
Giugno, 

M ARSILIO XVII. 

Pappafava . Dott. Morì prima del Pa» 
dreneli555. Inftr. 1556 13 Giug, 

Moglie. Livia figlia, del fuddetto 
Speroni . 

Inftrum. 1572 18 Giugno, 1613 1% 
Dee, e 1556 13 Giugno. 



RI- 



RINALDO II. 

Pappafava. Cavaliere. Morì 1556. 
Moglie . Piera figlia di Girolamo 

Rinaldi no. Morta 1574. Inftitim, 

1556 13 Giugno. 

FAVA L 
Pappafava. Morì 15 52» 

BONIFACIO IX. 

Pappafava .. 

Moglie. Cecilia Amadinh 

ANNIBALE II. 

Pappafava. Nato 1579. Morì 1&32. 

Air. Jac. Salom. pag. 1 5 r. 
Moglie. Margherita figlia di Giro» 

lamo Sanguinazzo Nob, Pad, 

ROBERTO II, 

Pappafava . Nato 1554. Priore di 
S. Stefano. Cavaliere del Gran 
Colaro di S. Michele. Cameriere 
della Chiave d'oro di Maffimilia- 
iio Duca di Baviera. Tettò s6r3 
12 Dee. Morì 1614. 1. Gen. 

Moglie I. Lucrezia figlia di Fedi- 
rico Conte Sarego Nob. Verone- 
fé. Spofata 1573. 1, Aprile", 



ZZI 

Moglie il. Ifabella figlia di Scipio-, 
ne Coftanzo Nob, di Cipro, Spo- 
fata 1518. 

Inftrum. 1588 18 Maggio , 1556 
13 Giugno, 1572 18 Giugno, 1613 
12 Dee. 1631 1. Giugno e 1^73 
18 Giugno . Vedi Diflertaz. 
Cap. 3- 

ALESSANDRO IH. 

Pappafava. Cavaliere. Uccifo ne f 
Tornei 1572. 

Moglie I. PantafiJea figlia di Leo- 
nello Conte di S.Bonifacio. Spo* 
fata 1571. VediNuz. 1570 13 Gen. 

Moglie IT Daria figlia di.... de' 
Dauli, Dotti Nob. Pad. 

Inftrum. 1556. 13. Giugno . Te- 
iìò 1572 18 Giugno, 1570 14 
Gen. 

FRANCESCO XII. 

Moglie Maria 'figlia di.,,. Dotto 

Patr. Pad. 
Inftrum. 1556 13 Giugno. 

BONIFACIO X. 



FRANCESCO XIIT, 



STE- 



Moglie t Gattérina figlia dì Gafparo 
STEFANO II, Bororaeo Cavaliere , e Nob. Pad» 

Nuz, 1602 12 Giugno, 
N ato l6 °4- Inftrum. 1613 12 Dee. 1631 t 

Moglie. Maria figlia di Matteo Giugno, 163* 27 Luglio- 
Zamb..., 



BONIFACIO XI. 



UBERTINO XIX. 



Mori 161 1. Abbate di S, Nicolò di 
Cavaliere del Redentore, Teftòi679 Sebenico . Canonico di Pad., e 
25 Aprile. Morì 1680 19 Ago- Vefcovo d'Adria, 

ito. Fatto Nob. Veneto co'figli Inftrum, 1613 12 Dee. 1631 1 Giu- 
di Marfilio XIX fuo fratello 22 gno . 
Dee. 1652. 
Moglie, Pefara figlia di. Bartolam- JACOPO XXI, 

meo Pefaro. Nobile Veneto, 
ìnftrum. 1613 12 Dee. 1631 1 Giù- Nato 1580. Educato alla Corte dì 
gno, e i63© 19 Agcfto. Baviera col Padre dopo la Guer- 

ra d'Ungheria tornò in Padova, 



SCIPIONE I. 



Morì 1640. 

Moglie. Anna Guidabona Baronef- 

fa di Perzauzer, Raufphir, e Sa- 
Nàto 1686. Cavaliere di Malta, , . . Tr ,. r\- n -„ 

„ chfeam 111 Baviera. Vedi Dmert. 



Commendatore , Gran Croce , 
Gran Priore di Medina, Grande 
Ammiraglio. Militò fotto IaRep. 
di Ven. 

Inftrum. 1613 12 Dee, 1631 t Giù- PENTESILEA. 

gno. Vedi DifTert, Gap. 3. 



Cap. 3. 
Inftrum. 1613 12 Dee, e 1631 ic 

Giugno, 



M A 1 R S I L I O XIX, 

Primogenito del primo letto. Mi. 
litò fotto la Repub. di Ven. Mo- 
li 1640. Teftò 1631 27 Luglio. 



Maritata in Rinaldo 171 Pappafa- 

va. Vedi Nuziale 7 Giugno 1583» 



RI- 



zzi 



RINALDO III, 



FEDERICO HI. 



Mori 1615. 

Moglie. Pantafilea figlia di Alcfian- 
dro III Pappafava Vedi Nuz. 7 
Giugno Ì5S3. Morta 1540. 

BERNARDINO V. 



ANTONIO V. 



Nato 1606. Fatto Nob. Veneziano 
con Bonifacio XI Aio Zio alli %% 
Dee. 1651, 

Moglie. Laura figlia di Federico 
Capodilifta rei. diFrancefco Mar- 
chefe Alvaro. Nato i9Gen. 1604. 
Spofata 1531 zy Maggio. Tenta- 
trice 15 Gen. 1659. 

Inftrurn, 1631 27 Luglio . Fedi 
Battefimali de'fuoi Figli. 

LEONELLO I. 



UBERTINO XX. 

Nato 1639. 



Nato Gemello con Piera 1596. 
Moglie Catterina figlia di,,. Bel- 
loni Nob, Pad. 



UBERTIN CARLO XXL 



FRANCESCO XV. 



Nato 1625. Tello 1693 13 Marzo. Nato 1585. Morì 1620. 

Moglie I Anna figlia di Marc' An- Moglie . Maria figlia di Ludovico 



tonio de'Dauli, o Dotti, Spofata 

1644. 
Moglie II. Giuftina Orologio q. An- 

tonio rei. di Gafparo Orologio . 

Teflatrice 1668 21 Nov. 
Inftrum. 1693 13 Marzo, e 2iNov< 

1668. 



Dottori Nob, Pad. 



STEFANO III. 



RINALDO V. 



JA- 



4-34 

IACOPINO XXIII. UBERTINO XXIII. 

Marchfcfe . 

Moglie , Andréana Quirini ,Nob, 

Vén. 

MARSILIO XXIV. 

M A R S ILIO XXI. Marchefe Vivènte. 

Nato a Febr. 1633, Vedi Fede 

Batt « ALBERTINO XXII. 

Moglie. Maria figlia di Giovanni 

Soranzo Cavaliere, Nob. Vene- 
giano. Nato 1682 n Ottobre . Morto 

Inftrum. 1659 *5 Gennaro, 1656 *7'—» 

io Ottobre, 1662 28 Gennaro, Mo S lie • Andreana Vendramino . 

1803 27 Aprile , e 1717 « A- Nob - Ven - s P° f « J 7 ir « 

prile. 



BONIFACIO XIX. 



ARTOLOMMEO I. 



Nato 1638. Nato 1679 11 Febraro. Morto 17... 

Moglie I.... Fafanina Nob. Bolo- 

gnefe . 
Moglie II. Marianna da Mollo 
RINALDO IV. Nobile Ven. Spofata 1751. Vi- 

vente. 
Nato 1613. 

Moglie. Alba figlia di GiotMalfat. 
to Nob. Pad. 



G!0 



*M 



GIOVANNI II. 

Nato 4 Novèmbre 1665. Teftò 
1717 ii a Marzo, Morì 1717 xx 
Marzo. 

Moglie. Angela figlia di Annibale 
Tafca Nob. Ven. Spofata 1687 
25 Febraro. Erede de* beni Pa- 
terni . 

Iftrum. 1703 17 Aprile. 1717 *x 
Aprii, e 1687 25 Feb. 

JACOPO XXV. 

Moglie . Maria Antonia Muffato 
Nob. Pad. 



ANNIBALE V. 

Nato 1690 15 Gennaro. Morto 28 

Aprile 1 766, 
Moglie. Beatrice Flangini figlia di 

Coftantino Cavaliere Nob. Ven. 

Spofata 17 18 9 Febrajo . Vedi 

Fed. Batt. * j Gen. 1*90, e Nuz, 

9 Febr. 1718. 

FRANCESCO XIX. 

Cavaliere , Vivente . Commenda- 
tore. 

Moglie. Catterina figlia di Alfonfo 
Conte Antonini, Erede de' beni 
Paterni. 



MARSILIO IXXIL 

Moglie. Poliflena Porto Nob. Vi- 
centina . 



RINALDO VII. 

Commendatore di Malta , Morto 
17.... 



V I C E N z o r. 

Nato 29 Marzo 171 8. Vivente. 



GIO: ROBERTO HI. 

Nato 18 Giugno 172.2. Vivente, 



Moglie. Laura figlia di Domenico 
Valvafone Conte di Valvafone, 
Frata, de'Sig. di Cuccagna. Spofa- 
ta 11 Febrajo 1767. 
Nato 27 Gennajo 1754 del fecondo Nuziale, 
letto. Vivente. 



JACOPO XXVIL 



Ff 



R O B E R TG IX. ' J A -G O P O XXVIIL 

Nato x* Maggio 173^ Vivente, Vivente* 
Moglie . Luigia figlia di Filippo 

Salbi. Spofata zz Sett. 1762* [MARSILIO XXV. 

Nato 44 [Decembre 17 6 ?. Vi- 

vent» c 



CA- 



2%J 



CATALOGO 

DEGLI AUTORI, 



DA QUALI SI E' ESTRATTA LA DISSERTAZIONE, 



ALbertìnì Muffato Hi/i. Aug. 
extat upuii Muratori Rer, Ita. 

iu. T. x. 

Galeazzo , e Andrea Gattaro ìbìd. 

T. XVII. 
Codice Pappafavio Antichifs, Mèm. 

br. 
Abbate Gio: Brunacci de Re Num- 

maria Tatav, Ven. 1744. 
Arbore Genea). della Fara. Garrare- 

fe, nel mio Archivio, in Rame 

coli* Epoca 1645. 
Tbebaldtts Ccrtelìerius de Fam. Ili, 

Pat. MS. nel mìo Archìvio. 
Giigl. Ongarello Cron. di Pad. MS. 

ibid. 
Bartol. Zacco Ift. di Padova. MS. 

ibid. 
Ferretti* Vìcentìnus , Hifl. Rer, in Itah 

Gefl. ab A. 1250. ad A. 13x8 apud 

Murat. T. IX. 
Monachiti Pat. de reSus geftis inLom- 

bar dia ab A, X207. ad A. 1270, 

ibid. t. vili: 

Parìfìus da Cereta Cbron, Veronenfe 
ab A- il 17 ufque ad A, 1278. 
ibid. T. VIIL 



Rolandìnus de fafìis i» Monarchia 

Tarvifina lib. 12. ab A. 11 80 «/- 

que ad A. 1260. ibid. 
Laurintiì de Monacis Fccerìnus III 

ibid. 
Nicolai Stneregi Chron, ibid, 
Paulus Jovius III, Vìr, Vita Bafileu, 

1567. 
Antonìì Godìi ab A. 1194 ad A. 

1260 apud Mur. T. VIIL 
Gherardi Mauripi de rebus geftis Fc~ 

cellìni de Romano ab A. x 1 87. ad, 

A. 1237. ìbìd. 
Chron. Pat. Anonìmam ab A. 11 74 

ad A. 1399. Extat apud Mur.Ant» 

Medìi Alvi. T. IV. 
Joannes de Maniaco Belli Foro Julìfn» 
fis ab A. 13 66 ad A, 1388. ibid, 

T. III. 
Bonincontro Morigia. Cbron. Modett» 

ab Orig. Modcctì& ad A. J349- 

Mur. Rer. Ital. T. XII. 
Raffainì Care/ini. Contìnuatìo Cbron, 

Andre* Danduli. ibid. 
Jùannis Bembi Chron, Venet. ibid, 
Galvanus a Fiamma de Vicecomitibus 

ab A. 1328 ufque ad A, i?4&. ìbìd, 
F£ a Jfi 



Ji>: Cornatavi Parmenfis Hìfi. ah A. 
1301 ad A. 1355. Cum Addit, ai 
A. 1479- ibi A. 

Cron. Annoti. Zena . Incipit: Com- 
minali la Cren, della Magn. ìndi- 
ta , & nobìl Città di Venezia . Ex- 
flieit al A. 1501. Al margine 

142.*. 
Vìt& F.pìfc. & Patìarch. Aquìl. Anon. 
Antoniì Belloni . Aliud Addit. éf 
aliud . Mur. Rer. Italie. T, 
XVI. 
Tetri Tauli Vergeriì Vita Carr/trien- 
fìum Prìncipum ad annum circiter 
1355. ibi A. 
Idem MS. in Arch. Pappaf uva ■> e t_ra * 

dotto preffb di me . 
Brevìarium Italie. Anon. ad A. 13 54 

Mur. Rer. Italie. T. XV I. 
Petrus Azarius Chron. de Ceftis Prin- 
cìpktn Vicecomitum ab A. 1250; ai 
A. 1362. ìbid. 
Jo: de Mujfìs Ghron. Plaeent, ab. A. 

2?. 2 ad A. 1402. ibid. 
Gio: Morelli Cronica . Firenze 1718. 
Annui. Mediai, ab A. 1230 ad A. 

1402. ibi A. 
Caftellus Ae Caftello Chron. Bergom. 
Guelpbo-Gibellinum ab A. 1378 
ad A. I407. ibid. 
Svzomeni Hìft. ab A. i]6i. aA A. 1410. 

ibiA. 
Tetrus Boninfegni Hift. Florent. Fior. 
J1581. 



Bonaccorfo Croiàea, di Pifa . Fr. 

1720. 
Goro Dati IO. di Fir. dall-A. 1380 

fino al 1405. Fir. 1735. 
Fogli Bracciolini Hift, Florent. Veri, 

1715. 
Gir. Bardi Cronol. Fir. Giunti 

1581, 
Benedicci Collutìi Di/e, Florent. Fior. 

17 4 7. 
Hìft. Rom. Fragmenta AuB. Anon, ab 

A. 1327. ad A. 1354. Mur. Ant. 

Meiii JEvi T. UT. 
Bonament. AlipranAi Chron. Manh 

ab Orìg, Urb. aA A. 14 14. ibìA,. 

T. V. 
Angelo Portenari. Felicità di Pad» 

1623. 
Bern. Scardeonìus de Ant, TJvb. Pat. 

& Claris Civ. Pat. Bafiles. 1560. 
Sertorii XJrfatì Mon. Pat. Pat, 1652-, 
Nicolò DoglioniCompend. Univerf. 

Ven. 1601. 
Nicolò Machiavello. Opera X550. 
Gio: Matteo, e Fi!. Villani. Vert. 

ad Ift. de' Giunti 15591 e Fir. 

1577. 
Mattel Villani^ ejufque filli Theol. 

Hìft. ab A. 1348 ad A. 1364. 

Mur. Rer. Italie. T. XIV. 

Gir. da Ila Corte 111. di Verona, Ven. 
i744. 4 

Frane. Sanfov. Orig. e Fam. del- 
le Faro. IH. d'Italia. Veti. 1581, 

Fra 



**. 



Fra Paolo Morìgia Irtor. delle An- 

tich, di [Milano. Ven. 1592. 
Bem. Corio lft.di Milano. Vcnez. 

T554. 
Jo: Baptìfix Viri Rer, Vmet. Pat. 

1692. 
Gio: Bonifacio IO. di Treviri. Tre- 

vigi I59 1 » 
Torello Saraina Irt. Veron. Vero- 
na 1649. 
J. Didacut Lequilla de Orìg. & 

Ant. Auftriaca, Familis. Oeniptn* 

ti 1640, 
Gianotto d'Arezzo Poeta del Sec. 

XV. MS. preflo di me. 
Chrift. Matthia. Tbeatr. Nifi. Amfiel. ■ 

1656. 
Andrea, D «ridilli Cbron. Ven, ad A. 

1339. Mur. Rer. Italie. T. XII. 

ìd. MS. antico preflo di me. 
GuHelmì , & Àldrigbett'i- Certufìi « 

Hi fi. de Novitatibus Pad, & Lomh. 

ab A. 1256 ad A. 1364. Mur. 
• Rer. Ita!. T. XII. 
Ad.iit.ìmenta duo ad Cortuf, ibid. 
Riccerdano Malefpini Ift. Fiorent. 

Fìr. 1718. 
Pier ZagataCron, di Verona. Ven. 

i7'4 5. 
Giorgio Stella Annal. Genov. 
Jac, Salomonius de Infcript, Urbis T?at t 

Paf. 1701. 
Idem de lnfcript. Agri Pati Pdf. 

169$. 



Gafparo Sardi. Ven. 1556. 

Jo: Mìcbaclis Bruti Hi/I. Fior. Lug- 

d mi i 1561. 
Fra Leandro Alberti Defcrit. d'Ita!. 

Ven. 1581. 
Gio.- Batt. Pigna Hift. de' Princip 

d' Erte . Ven. 1572. 
Rapbaelli VolateranniTomi Tres . Ro- 
ma 1506. 
Statata Communitatis PaduA Ven, 

1528. 
Caroli Sigtnìi. Opera omnia . 
Dinti'fti Petavii Ration. Temp. ParU 

fiir 1663. 
Biondo da Forlì-, 
Andrea Dei , <fr Ang. Fura ab A. 

n36 ad A. 1352. 
Gio.- Ravennate MS, ne!l' Arch 4 

Pappafava . 
Malvezzi Jac. Cron. Brìx. ab A. 

1332. Mur. Rer. Italie. T. XIV. 
Cbron. EJfsn/e Anon. ab A. noi ad 

A. 135^. Continuata ejufdemab A. 

1365 ad A. 1403. Addii, ad eun-- 

dem ab A. 1173 ad A. 1477 • Mur, 

T. XV. 
Annal, C*fenates Annon, ab A. 1162* 

ad A. 1362. Ibid. T. XIV. 
Jo\ de Barano Cbron, Mutin. ab A.. 

1002, ad A. 1363. Id. T. XV. 
Chinatii , Danielis , Tarvif. de bello 

apud Fojfam Clodiam Ibid. 
Cron. Anon. Avoc. Vecchia Incipit: 

Cronica di tutte le Cafe Nobili Ve- 

nez*. 



«**,. Expltcit J689. MS. pretto di 
me . 

Caroldo Gio: Jac. Cron. Ven. MS. 
Tomi due preffo di me. 

Marino Sanuto Cron Venez. MS. 
ìbid. 

Cron. Delfina Ven. ìbid. 

Cron. Anon. Fam. Venez. Incipit, 
Incominci» la origine delle Nobili . 
Bxplicit y 1427. Tutti erano malt rat- 
tati, ibi A, 

MS. Codice N. 1090. della Bib!. Sai» 
bante di Verona. Incipit: Confil- 
tui gefta magnifica Divi memoria 
Viri illuftris Dn. Dn. Francifci Se- 
ntori* de Carraria MS. pretto 
di me. 

Gio: Bafilio. De Fam. Pat. MS. 
ìbid. 

Gio: Buono MS. de Fam, Tatav. 

ìbid. 

Elia Cauriolo III. di Brefcia, Yen, 
1744. 

Leonardo Aretino Ift. del Popolo 
Fiorent. tradotto da Donato Ac- 
ciaioli lib. 12,. Ven» 1476, 

Henrlci Calder il MS. de Antiq. & 
Ceftis Tat. Pretto di me. 

Frane. Guicciardini Ift. . d' Italia . 
Ven. 1563. 

Jac. Cavatiui Hifi. Cxnobiì. S. J affi- 
na. Pat. Ven, 1606. 

Sabellìcus Op. Omnia Tomi Tre/. Ba* 

file* 1569, 

I L F 



Betrarchs, op. latina Omnia, Ven» 

Vita del B. Giordano Forzate di 
Jac. Fi!. Tomafino. Udine 1650. 

Co: Alfonfo Lofchi Compendj Ift. 
Vie. 1668. 

Francefco Guillimano MS. 

Pignorio } Lorenzo, Origini di Pa- 
dova . Pad. 1623. 

Andrea Tiraquelli . Opera Omnia . 
1588. 

Lud. Ant. Mur. Antiquità Eftenfi . 

Notizie.... de' Letterati del Friuli 
di Gio: Giufeppe Lituti Vànez, 
1760. 

Hift. di M. Berti. Giuft. trad. da 
M. Lud. Domenichi .Venez. 1545. 

Squittinio della Libertà Orig. Ven. 

Squittinio Squitiniato di Raff. dal/a 
Torre. Ven. 1654. 

Memorie Iftor. della Città di Pifa dì 
Monlìg. Paolo Tronci Liv. 1682. 

Cronica di Marco Guazzo. Ven. 

Amelot Hi fi. da Gouv. de Venife , 

Lyon 1740. 
Marci Zuerii Boxhornìi Hijt. Univ. 

Lugd. Batt. 1652. 
Hiftoire de la Repttè. de Venife depuis 

fa Fondatlùn par M. VAhbe Laugitr- 

a Paris 1759. 
Codice Bibl. Farfetti . 
Lud. Anir. Mur. Annali d'Italia. 



I. N E. 



IN- 



INDICE 

De Capitoli contenuti nella prefente Di/Jert anione . 

*f Ntroduzione. Pag. i 

Capitolo I. Origine, n 

Gap. II. Arme. 43 

Cap. III. Perfone. 64. 

Gap. IV. Dominio. 118 

Cap. V. Matrimonio 165 

C©nclusione. 185 

Avviso dell'Autore. iSp 
Prove Dell' oltrefcritto Arbore delia Famiglia da 

Carrara, e Pappafava. 205 

Catalogo Degli Autori, da quali fi è eitratta 

la Diffe nazione., 227 







Xrr*t4 . 


Cirrìgt . 




Zrrutn . Corrige, 


[. !. 


. lin. 2. 


col quale 


colla quale 


P«g. 


-- 12 


Nono 


Nonno 




Annot, 


177? 


176?. 




--2J 


fuperflue 


fupeiflua 


6. 


lin. 15. 


feufano 


feufa 


- 


- Annot. 


Guev.lib. 5 


Guev. lib. 4 


8. 


lin. 19. 


Cauf. cor- 


Ciuf, corru- 


£- 


- Annot. 


Ann. Eden 


Ant. Eden. 






rupt. Art. 


pt. art. 


34 


-- 8 


Muzzito 


Muzio 


IO 


-- 3 


dalla 


della 


35 


- - 5 


da Lazze 


da Lozzo 




-- ii 


intitolarcmo 


intitoleremo 




-- >3 


Ritolfo 


Ridolfo 


il 


-- 9 


de Carraena 


de Carraria 


38- 


-Annot. 


lib. t. pag.28 


lib- 1 : 4:18 




— >5 


Gonti 


Conti 




--23 


Culla 


culla 


il 


2 


Guiccatdini 


Guicciardini 


19- 


- Annot. 


Langior 


Laugier 




- - IO 


e fu eh 


e fu chi 


4i 


-- Tir. 


Cap. Secondo 


Cap. Primo 




-- 19 


HonariaCar- 


Honavia.Car» 




- Annor. 


Tac. de mar. 


Tac. de nior 






rarienfis 


rarienfis 


42 


6 


Primo 


Prima 


13 


! — 15 


commanda- 


commendatur 


45 


-- 21 


remone 


temone 






tur 




48 


- - IO 


Anno I2ji 


Anno 1258. 




-- *5 


Li tu Ho 


Litolfo 


*>9 


-- 6 


venghifmo 


veniamo 


14 


-- IO 


illii 


illi 




-- II 


migliori 


migliore 
infiniti 




--20 


Salile» 


Salica 




-- 12 


infinitti 




-- *i 


attributo 


attribuito 




-r 13 


nelle 


nella 




--27 


prxfacta 


profecìa 


5o 


-• 9 


noftra 


roftra 


H 


--marg. 


, Mail'. 


MulT. 




-- 14 


d'oro 


d'oro ) 


16 


— 1 


iilins 


illius 


5i 


-- 4 


femanato 


femenato 




-- 15 


qnam 


quam 




-- 21 


ferpe 


ferpa 






qnidem 


quidem 




-- 22 


picole 


pizole 




-- 19 


alii tu 


alii in 


SS 


-- 16 


fatte 


fìtte . 


'7 


- - 6 


vtndicant 


vindicant 




- - 27 


Palatii 


Palatiis 




- - 21 


Litalfi . 


Litolfi 


54 


-- «3 


iftarunt 


iacìarunc 




.-24 


Patevini 


Patavini 




--16 


abitationum 


abitatioisiis 




-- *5 


• xquis 


aquis 


55 


- - 18 


Corsa 


Co ne 




--20 


conftrudis 


conftrueridis 


57 


--.22 


volea 


vale a 


18 


1 


medie 


medio 


%9 


-- 3 


dal 


del 


J 9 


-- Tir. 


_ Introduzio- 


Capitolo Pri- 




-- 1$ 


Pauzer 


Bauzer 






ne 


mo 




- - 16 


In quelle 


In quella 


ZI 


--24 


Garro 


Carro 


60 


-- 3 


Cona 


Cone 




--29 


baccecole 


Vazzecole 




- - 22 


rattificata 


ratificata 




-- 34 


Epocha 


Epoca 


6t 


-- 19 


era, proprio 


era propri» 


2£ 


-- >3 


prafecìo 


profefto 


6? 


- - 6 


Faccio 


Taccio 




-- 24 


maritano 


meritano 


65 


z 


per la 


per le 


*3 


--24 


orrore 


errore 




-- 13 


elfi e la 


elTì , e la 




— 


cos 


così 


66 


-- 17 


Longio 


Langio 


lin. 


ult. 


nn' 


un 




- - 18 


Jac. Cavatro 


Jac.Cavaccio 


z 4 


"- '3 


egli occhi 


gli occhi 


67 Annot.- 7 


Onger 


Ongar 




- - marg. 


Noabilis 


Nobilis 




- - 16 


Sebante 


Saibante_ 




-- 28 


Donato 


donato 


68 


- - 6 


agreditur 


aggredituf 




-- *5 


pravoluta 


provoluta 


69 


- - 4 


dallo 


dello 


ij- 


-Annot, 


Ann. Eft. 


Ant. Eft. 




- - 6 


qui 


qui 


17 


-- IO 


della cui 


delle cui 




- - 21 


Martino 


Mattino' 


28 


-- 29 


ed 


Ad 




- - 25 


Fabticò 


Fabbricò 


ap 


-- 16 


fu i2iy 


fu nel ni? 


7® 


- » I 


luogi 


luoghi 




-- 34 


fudetto 


feudetto 


71 


Annot. 4 (4)Ortuf 


. (4) Cortuf. 


3° 


.- 14 


Sorega 


Sarega 


73 


-- 5 


certamina 


cercamine 


3< - 


- Annot. Ragg.Cent.; 


Regg. Cent. 1 


75 


Annot. 4 (4)Cartuf. (4) Cortuf. 


3* 


-= 9 


Gurvaea 


Gueyara 


76 


t- 8 


Qrifti 

* 


Chriftì 
Er- 



ErrAta , 



Corrige 



Errata, 



Ctrrìge 



fzg.76 lin. 11 Crifte 

Annot. 3 C 3 > Cartuf. 
ibi 4 Bonif.Morig. 
77 . . 3 Acchettati 
Annot. 1 ( 1 ) Cartuf. 



7S 



79 
80 



Ss 



ibi 3 Cartuf. 
ibi j ( 3 ) Cartuf. 
. . 2 Porli 
. . 16 Giacopo 
. . '22 degli ingegni 
'. . 4 ad ifmifura 
. . 3 Ferrarino 
4 ed altri Ac- 
ce» 1 fé 
Annot. z ( a) Cartuf. 
. . 4 fedus 
. . 11 Fundendo 
Annot. 5(6) Gatt. 
ibid. 3 C 1 ) Verg. 
81 . . 13 ricevete 
Annot. 5 C 5 ) Ande. 

83 . - 20 ottene 
. . 29 dove 

84 Annot. 2 (1) Difert. 
8$- ... 1 le quol 

87 • . 20 gratas 

88 . . 7 vò 
Annot. Pag. ic. 

51 . . 8 quoque 

94 . . 29 Archiepifco- 

pl. 

95 Annot. 4 (4) Cartuf. 
97 '9 Perfonà 

Annot. Pag. 
08 . . 12 Conj 
' Annot. R. P. 
ibi Dom. 

io preferito 
25 Conj 
11 fopran noma- 
to 
— 22 Difertazione 
101 Annot. Cap. II. 
J02 . • 1 Barbano 
. . 5 Havhauod 
. . io Ardiazione 
. . . 16 traccie 
103- ». 2. Cavalliere 
...'. 14 dagli 
. . 16 Difertazione 
Annot.! Bapt. Vern. 
. « ibi Ci) Scard. 
104 . . 26 ftragge 



99 



100 



Crifta ì 


Pag.ioj lin.igBrezuolo 


Brazolo 


C 3 ) Cortuf. 




. . 20 la quale 


le quali 


Bohinc.Morig. 


106 


Annot. Cartuf. 


Cortuf. 


Acchetati 




ibi J56 


566. 


( 1 ) Cortuf. 


107 


. . 4 Tebus 


Febus 


Cortuf. 




. . 8 temevano 


tenevano 


( 3 ) Cortuf. 




. . 19 comandati 


Comandanti 


Forlì 




Annot. pag. XX 


pag.11. lin. 6. 


Jacopo 


108 


. . io potenza 


partenza 


degl'ingegni 




ij portas 


partes 


a difmifura 


109 


. . 22 Alba 


Alda 


Ferratine 




Annot. Annot. 93 


Annot. §. j 


ed altri. Ac- 


no 


Annot. Marfilii de 


Marfilii Dni 


colfe 


112 


Annot. Scar pag.deo.Scardeonio 


CO 'Cortuf. 




nio 




fìdiis 


1J 3 


. . 8 Obizzonne 


O'oizone 


Tundendo 




•> • 14 partos 


partes 


CO Gatr. 




ibi Braccii 


Bradi 


C3) Verg. 


114 


. . 7 potria 


potrei 


ricevette 


115 


• • 7 rampolt 


rampolli 


CO Annot. 




17 Cavalliere 


Cavaliere 


ottenne 


116 


. . 19 ampullofì 


ampollofi 


che 




ult. dagl 5 


degli 


(a) Differì. 


' "7 


• . 2 quelle 


quella 


le quali 


"9 


lin. ult. delli 


degli 


grates 


120 


tic. Perfone 


Dominio 


ve 


121 


.. lin.i attroci 


atroci 


pag. io. 




Annot, Boeh. 


Boxhorn. 


quoquo 




ibi Una di' 


lftor. di 


Àrchiepifcopi 


122, 


• • 7 da Lezzo 


da Lozzo 






Annor. pag. 17^7, 


pag. n?7. 


(4) Cortuf. 




ibi Cortuf. 


Ferr- Vicent. 


perfone 






Cortuf. lib. 


pag- . 






1. cap. 22*. 


Coni 






pag- 787. 


P. P. 


I2J 


• • 1 longein 


longe in 


Dan. 




• • 2 fbrme 


ferme 


proferito 




Annot. (3) 


CO 


Coni 


124 


• • 11 addeat 


addebat 


fopranomati 




Annot. TJng. 


Ong. 




125 


Annot. (i) 


CO 


DifTertazione 




ibi Cart. 


Cortuf. 


Cap. 11. 


126 


• • 4 Cartuf. 


Cortof. 


Barbiano 




• • 16 turba 


turbae 


Havhevod 




Annot. Cartuf. 


Cortuf. 


Ardizzone 




ibi Gab. 


Gali. 


tracce 




ibi lib. 3-p3g.i7i lib.f-pag.i7i 


Cavaliere 


127 


• . 2 profeclusei 


flePrsEfeftus ifee 


dagl* 




. . 4 opportunità opportunità- 


■ DifTertazione 




te 


te 


Bapt. Verus 




..11 la figlia 


Je figlie 


C4) Scard. 




. . 20 dalla 


della 


ftrage 


K25 


1," . .-• i vaccillantt 


vacillante 
-- 5 



Et r/tta, Corrige. 



Errat* . Corrige . 



Pag. 119. .. f recederei 
131 . . 11 pongano 
. . 11 Con; 
. . 17 Cartuf. 

133 Annot. Cartuf. 

134 . . 16 cmn 
• • 17 falus 

Annot. Cartuf. 

ibi cnp. 5. 

J35 Annot. Cartuf. 

ibi Mal?; 

ibi Cartuf. 

136 . . 19 Canie 
Annot. Cartuf. 

ibi (3) Cartuf. 

137 . . 11 Sabine 
. . 15 Sabine 

138 Annor. Norig. 

139 Annot. Gafp. Bandi 

ibi (7) Cartuf. 
ibi Cron.Gnez- 
zo 

140 . • ij gì' 

lin. uh. Carrufio 
Annot. Carrufio 

141 . . 10 Cartufio 

2.$ libertini 
Annot. Ci) Cartuf. 
141 . . 6 Perefio 
. . 11 Cartufio 

143 . . 7 adixerit 
. . 11 ett 

. . 17 pollò 
Annot. (1) Cartuf. 

144 . . 6 Coftafìo 
. . 8 Cartufio 

Annot. (3) Cartuf. 
ibi CO Cartuf. 
ibi CO Sanfov. 
ibi di Giovanni 
14$ lin. 6 Conciufe 
146 Annot. T. 3. 
149 lin. i? Rogat 
Annot. N.' aj 
1 J2 lin. 30 Aetinenfis 
. . 31 Anar 
. . 33 Chraftus 
ibi Gerdezier 

153 ; lin.' 5 Maravia 

154 . „ 2 xquo 
..25 Succefiore 

ijy . n aequo 



decedere: if? Annot. C3) Cartuf. CO Cortuf. 

porgano 1 56 lin. 11 impiegarvi impegnarvi 

Coni '/' . . 16 Numi fnute Numifmata 

Cortuf. lin. ult. CO C4) 

Cortuf. Annot. CO Tom. Ci) Tom. 

eum ibi CO Caroldo C4) Caroldo 

folus 158 lin. 4 leccarla recarla 

Cortuf. . . 6 Dominio Domino 

cap. 1. ijg . . 1 f Ongonienfis Strigonienfis 

Cortuf. . Annot. Cartuf. Cortuf. 

Muli". 163 lin. 3 egual agevol 

Cortuf. 164 lin. 5 mendacia menzogna 

Canis 1 6? . . 7 de' da' 

Cortuf. Annot. lin. 3 tant* , e unt' 

C3) Cortuf. 166 lin. 26 que' quei 

Saline . . 28 Cartoni celioni 

Saline ibi China china 

Boninc. Mo- 167 . . 3 Aumberg. Stumberg. 

rig. . . 14 quellaFamigl. quelle Famiglie 

Gafp.. Sardi Annot. pag. 606 pag. 409 

C7) Cortuf. 168 lin. 27 quare qua in 

Cron.Guaz- 160 . . 18 dalla della 

zo 170 . . 2 Parente , e parente 

gli . . 23 Arma Arme 

Cortufio 171 Annot. pag. 310. pag. 310. 

Cortufio ibi Cartuf. Cortuf. 

Cortufio ibi pag. 900. pag. 906. 

Ubertinus 172 lin. 11 Sanfogne Sanfogna 

Ci) Cortuf. . . 14 titoli: titoli! 

Parifio . . 24 Giacobina Giacobino 

Cortufio 174 . . q Lequilla Lequille 

edixerit . „ 16 Bnngenfis Brigenlìs 

cito Annot. Excus Ex curf. 

portò 17? lin. 27 Ciole Cile 

Ci) Cortuf. 176 . . 4 Lenzoch Lanzoch 

Oftafio . . ìj Outemburg. Ortemburg. 

Cortufio 179 . . 10 Lofche Lofchi 

CO Cortuf. . . 13 C 1572 C «371 ) 

C2) Cortuf. 180 . . 18 1357 1367 

C4) Sanfov. . . 27 13^7 1367. 

di Ferratine . . 28 al mondo atto 

Conclude 181 . . 21 Ruifpair Raicfpair 

T. IV. 181 . . 2 Faloe Paletti 

Rogas . . 21 Stuberbergh '. Stubenbergh 

N. 23 183 . . 15 1393. 139?. 

Stetmenfis 186 . . 14 temendo tacendo 

Anhalt 188 lin. 9 dal quale del quale 

Chrafìo 192 .. Not. Coronine Coronini 

Gerdezter 195 .. Not. contenario centenario 

Moravia 206 col. z 

equo lin. 8. Milonne Milonone 

fucceflo ibi lin. 11 Richalda Richelda 

equo z©8 col. 1 1. 2, Confelva Confelve 

ibi - 



Errata é Ctrrtge, 



Errata, Corrige. 



ibi lin. 17 Baone Conte Conte di 




Baone . 


Pag.iiocol. 




a lin« 15 Inftr. 22 


Inftr.13 12.22 


z»5 coh 2 




lin. Morto 


Morta 


214 col. 1 




lin- 8 ed Iftr. 


409 e. 409. 


ibi col. 2. 




lin. 14 Bembo 


Bernabò 


ibi lin. 29 40J. 


1405. 


21 y col. 2 




lin. 6 Gactaro 


Pattaro 


216 col. 2 




lin. 4 Gibiola 


Giliola 


224 col. 1 




lin. i2 1803 


170?. 



Pag. 217 col- 

1 lin. 1 Muffato 

228 col. 2 

lin. 1 Bonaccorls 
Cronica 
di Pifa Fr. 
ibi lin. 24~0pera 
ibi liar 28 Theol. 
ibi lin. 33 e Fam. 

229 col. 1 

lin. 11 Lequilla 
col. z. lin. 16 Fura 
ibi lin. 29 Barano 

230 col. 2 

lin. 2j di Gouv. 



Muffati 

Buónsccorfo 
Pitti €ron. 
Fir. 

Opere 

Phil. 

e Fatti 

Lequille 

Tura 

Bazano 

du Gouv. 



Reliqtia fenfum non mutant. 

Il Benigno Lettore attribuir dee alla lontananza deW Autore 
gli errori trafeorfi nella frefente Differì azione. 



( - 



■ ■■;- 
■li 



sa FamiqUcL 



TtCLUvA MARIA -ANT ONJA ELTSABE TTA IA COP O XX VITI 

mali 

Tras\ 

molti 
auro 

catti 





da Carrara 




*-S appagava 



Of W* 



a 



3 0112 098538124